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Neonomicon: Alan Moore vs H.P. Lovecraft… Primo round!

Non prendo mai alla leggera un fumetto di Alan Moore, il
più delle volte i lavori del mago di Northampton mi lasciano sempre senza
parole. Eppure, con “Neonomicon” qualcosa ha scricchiolato… Incredibile, ma vero!

“Neonomicon” nasce dalla volontà di Alan Moore di dire
la sua sui racconti dell’immenso Howard Phillips Lovecraft. Solo l’idea di
poter trovare quei due nomi nella stessa storia, dovrebbe far venire a chiunque la
voglia di correre a leggere questo libro, in effetti, le premesse erano
davvero buone.
Il libro è composto da due parti, la prima intitolata
“Il cortile”, l’avevo già letta ai tempi della prima edizione della Magic Press
diversi anni fa, purtroppo non avevo mai letto la seconda parte (intitolata,
appunto, Neonomicon) anche se ne ho sentito parlare in maniera quasi mitica. Sono circa mille le storie che girano intorno a questo fumetto, anche quella di una
ragazza americana che si è sentita male durante la lettura per via del contenuto estremo, storia vera o mossa pubblicitaria? Non si sa, quello che
so è che ai tempi per me, leggere “Il cortile” fu una vera esperienza.
Scritto da Moore e disegnato da Jacen Burrows, il breve
racconto aveva come protagonista l’agente dell’FBI sotto copertura nel
quartiere di Red Hook, lo sbirro razzista Aldo Sax non è molto bravo a celare
lo schifo che prova nei confronti degli abitanti del quartiere, e non vede
l’ora di portare a termine la sua indagine su una macabra serie di omicidi. Tutti compiuti da persone di diversa estrazione sociale, ma con identiche sanguinarie
modalità. Tutti gli indizi ruotano intorno al Club Zothique di New York e all’inquietante
personaggio di Johnny Carcosa.

La copertina de “Il Cortile” prequel di “Neonomicon”.
Se siete lettori abituali dei romanzi e dei racconti del
solitario di Providence, solamente leggendo questo breve riassunto, il vostro
“Senso di H.P.” avrà pizzicato svariate volte, anche perché “Il cortile”, seppur
breve, è un racconto stracolmo di citazioni alle storie di Lovecraft, ogni
pagina è colma di riferimenti, non mi reputo un esperto di Lovecraft, ho
letto molte cose e sono riuscito tranquillamente a cogliere molte delle
strizzate d’occhio sparse da Alan Moore nella storia, ma il racconto è così
farcito di riferimenti colti che solo un lettore “professionista” di H.P. riuscirà a coglierli.
Ricordo bene la mia prima lettura de “Il Cortile”: era
inverno e dovevo prendere un treno, uno di quelli regionali, salgo a bordo e
stranamente a metà vagone trovo dei posti liberi, mi metto a sedere comodo e mi
immergo nella lettura. La storia di Moore è talmente malsana e ipnotica da
trasportarmi da quel treno a Red Hook. Ero così concentrato a leggere, che
nemmeno il caldo mi ha distratto, sì, perché solo quando ho chiuso l’albo ho
capito come mai quei posti erano liberi: ero seduto accanto all’unico bocchettone
del riscaldamento, spinto al massimo per scaldare tutto il vagone. Gli altri
viaggiatori battevano i denti, io sudavo, ma grazie al racconto di Moore e Burrows
non mi sono accorto di nulla (storia vera).

Un bel posticino tranquillo dove trasferirsi…
Devo dire che rileggendo “Il cortile” ho riprovato le
stesse emozioni, no, non il caldo, intendo dire quel senso di malsano che ti s’incolla addosso. Quello che ho potuto notare in questa rilettura è il tocco
realistico (sembra quasi un episodio di “The Wire”) che Moore ha
voluto imprimere alla storia. Il risultato è micidiale, un vero racconto di Lovecraft aggiornato all’era delle serie tv moderne. Al che mi sono detto: se la prima storia (poco
conosciuta) mi è piaciuta così tanto, figuriamoci la portata principale, ovvero
“Neonomicon”! Ecco, qui sono iniziati i guai.
Pare che un bel giorno, a casa Moore, sia arrivata una
cartella esattoriale del governo inglese, che invitava il Mago di Northampton a
pagare un grosso debito fiscale accumulato negli anni, si dice per colpa dei
(costosi) gingilli da occultista acquistati dal vecchio Alan. Dicono che non
ci sia niente di meglio delle circostanze sfavorevoli a solleticare la
creatività di un artista, quindi Moore decise di dare un seguito a “Il Cortile”
che tutto sommato era stato un buon successo commerciale.
In tanti anni passati a leggere libri di Alan Moore, non mi era
mai capitato di imbattermi in una storia che non fosse personale, in “Neonomicon” sono presenti tantissimi dei tratti distintivi della letteratura di Moore, ma
purtroppo anche una certa frettolosità nel risolvere le trame, probabilmente
aveva già il fisco inglese alla porta di casa, mentre buttava giù le pagine.

“No il fisco no! In nome di Cthulhu il fisco è un abominio!”.
Il risultato è un lavoro che potrebbo definire alimentare e purtroppo la cosa si nota (e nemmeno poco) tanto che “Neonomicon” è uno dei pochi libri di Moore che riporta un suo rarissimo errore. Ambientando la storia a Salem, Moore cita la cittadina di Innsmouth, quando si sa che Lovecraft si ispirò sì a Salem, ma non per creare Innsmouth bensì Arkham. Ma non è nemmeno questo il grosso problema di “Neonomicon”, vi parlo velocemente della trama e poi ci arrivo.
L’indagine viene affidata agli agenti Lamper e Brears,
quest’ultima con un passato da sessodipendente che ancora la tormenta e che
inevitabilmente la rende la (prevedibile) vittima sacrificale di questa storia,
tanto valeva chiedere a Jacen Burrows di disegnarle un bersaglio in mezzo alla
fronte.
Indagando sull’ex agente Aldo Sax, i due agenti finiscono a Salem,
dove scoprono il negozietto di cianfrusaglie per occultisti (e maniaci del
sesso) chiamato “Whispers In Darkness”, il retrobottega del negozio ospiterà la
scena più lunga a controversa di tutto il racconto, se dico Orgone, Cthulhu e
Dagon, sono sicuro che i lettori di Howard Phillips Lovecraft avranno già
capito molte cose.

Hybrid children watch the sea. Pray for Father, roaming free…
Il bello de “Il Cortile” era il modo sottile di suggerire
che i protagonisti della fumetto fossero lentamente scivolanti dalla loro
realtà, in un mondo dove gli orrori descritti da H.P. Lovecraft sono parte della realtà, tutte le citazioni davano più di un indizio in questo senso. Invece, in “Neonomicon”,
Alan Moore decide di giocare a carte scoperte, forse per fretta, forse per
volontà di scrivere qualcosa di più esplicito e meno d’atmosfera. Attraverso
alcuni frettolosi dialoghi, ci viene spiattellato il fatto che la setta che
opera a Salem, si ispira ai romanzi del solitario di Providence, togliendo molto
del fascino e della serpeggiante inquietudine alla storia.
Da qui in poi “Neonomicon” diventa più simile ad un
fumetto di Garth Ennis che ad uno di Alan Moore, che per me non è nemmeno un
problema visto che io vado pazzo per i fumetti del creatore di Preacher, però
da Moore è legittimo aspettarsi altro. Inoltre, leggendo il secondo racconto,
non sono quasi mai riuscito a togliermi dalla testa il discorso fatto da Grant
Morrison che qualche tempo fa sosteneva che nella maggior parte delle storie
di Moore, ci sono donne violentate. Ora, Morrison è una divetta che spara a
zero su Moore, solo perché il barbuto scrittore non gli ha mai dedicato le
attenzioni pretese, ma è difficile non riflettere su questa sua affermazione leggendo questo libro.
Per una trovata, però, mi sento di spezzare una lancia a
favore di “Neonomicon”: la protagonista è miope e nella scena più drammatica
del libro, è costretta a togliersi anche le lenti a contatto. Moore e Jacen
Burrows sfruttano bene la vista sfocata della ragazza, accentuando l’orrore, ma
anche il senso d’impotenza della donna. Ora, mi auguro che non vi sia mai
capitato nella vita, ma da omino )ormai ex) dipendente dalla lenti a contatto, ho davvero
compreso quanto ci si possa sentire spersi se privati della propria vista, per di più in un luogo per nulla amichevole.

La copertina alternativa che omaggia i fumetti della EC Comics.
Purtroppo, almeno una trovata (che vi risparmio, vi ho già
detto troppo della trama) mi è sembrata al limite del tragicomico e nel finale
(non imprevedibile) Moore torna su territori che conosce, ovvero la percezione
del tempo e dello spazio, che tutti noi affrontiamo quotidianamente, peccato
che in “From Hell”, Moore avesse già espresso lo stesso concetto, in maniera
molto (ma tanto!) più riuscita.

Quello che posso dire è che se siete alla ricerca di un
fumetto in grado di alzare l’asticella del mostrabile in un fumetto mainstream,
“Neonomicon” può fare per voi, ma non posso non sottolineare la disparità di
qualità tra la prima storia e la seconda. Detto questo, resta una lettura
consigliatissima per tutti quelli che amano Lovecraft.
La cosa davvero positiva, è che posso considerare il
secondo racconto di questo volume, come una scivolata nel grande percorso di
Moore. il mago di Northampton evidentemente aveva un piano a lungo
termine ed è già tornato a scrivere racconti Lovecraftiani nella sua nuova
serie intitolata “Providence”, che vi assicuro è tutto un altro paio di maniche.
In arrivo prossimamente su questi schermi… Se Cthulhu lo concede.
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