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Never Back Down – No Surrender (2016): Michael Jai White VS Seguiti in Home Video

Non so voi, ma
io ho una teoria tutta mia sulle T-Shirt, vi faccio un esempio così è più
facile spiegarmi: non indosserei mai una maglietta di un gruppo che non
conosco, perché se qualcuno dovesse mai farmi una domanda, semplicemente non
saprei cosa rispondere. Ora sono consapevole del fatto che non esiste una
“Polizia della T-Shirt” che interroga i passanti sulla loro effettiva
preparazione, ma in ogni caso l’idea mi mette a disagio… Poi chiedetevi perché
mi vesto sempre di nero.

Come sono
arrivato a parlarvi di magliette? Facile! (Se seguite il flusso mentale di
questo pazzo…). Quando penso alla saga di “Never Back Down” mi viene sempre in
mente la maglietta che aveva un mio compagno di squadra (uno con cui non avevo
grossa intesa, pallacanestro esclusa) che un giorno arrivò con la maglietta del
film ad allenamento, quando gli chiesi se gli era piaciuto, la sua
risposta fu una cosa del tipo: “Che film?”.
La
t-shirt l’aveva avuta gratis da qualcuno che lavorava presso la promozione del
film, lui la indossava perché le frasi stampate sopra suonavano “Abbastanza
tamarre” (mi pare fu queste l’espressione esatta). No, sul serio, poi
criticatemi perché mi vesto sempre di nero.



“L’unico che mi ha criticato la maglietta è ancora in trazione”.
Quando uscì il
primo “Never Back Down” nel 2008 ricordo un grosso tam tam mediatico, l’idea
era quella di sdoganare le arti marziali miste presso il grande pubblico con un
film dal target giovanile (nel cast anche Amber Heard), una filmetto onesto che
se siete abituati a guardare film “di menare” risultava meno peggio del
previsto, ma a distanza di anni ricordo solo l’ormai famigerata t-shirt, il che
è tutto dire.
Nel secondo
capitolo compariva, oltre ad una serie di veri campione della MMA, anche il
grande Michael Jai White, ormai esperto di seguiti di film famosi usciti direttamente in home video. “Never Back Down 2: The Beatdown” non solo era
interpretato da MJW nei panni del lottatore Case Walker, ma era anche diretto
da lui e se questa saga è ancora in piedi lo dobbiamo proprio a White,
protagonista assoluto anche del questo terzo capitolo.



Ditelo a LUI che “Mad Max Fury Road” è un filmetto da niente.
Questa volta,
Case Walker viene assoldato dal suo amico, il campione di MMA Brody James (Josh
Barnett) come allenatore personale, in vista del suo scontro con Caesar “Psycho”
Braga, uno che “Psycho” lo è per davvero, visto che ogni volta che qualcuno
accenna ai suoi trascorsi (alla Oscar Pistorius) con la ex moglie lui (s)braga
malamente e devasta tutto. Il fatto che sia interpretato dall’enorme Nathan
Jones (visto in Mad Max: Furiostrada nei
pochi panni di Rictus Erectus, non potete mancarlo, era quello grosso come la
Blindosisterna) dovrebbe farvi intuire che Brody abbia davvero bisogno di tutto
l’aiuto possibile.
Quindi, si
parte tutti per la Thailandia, non solo perché così il film costa meno, ma perché Brody è lì che si allena, anche se pare più interessati ai
passatempi locali che ad allenarsi (la scena del sollevamento pesi con le due…
Ehm, ragazze, lo ammetto mi ha fatto ridere), qui entra in azione Case, duro e
puro poco propenso ai compromessi a riportare il campione sulla retta via, ma
siccome il film dura quasi 100 minuti, tranquilli, le cose si complicheranno
ulteriormente.



Vola come una farfalla, mena come MJW.
Confesso la
mia ignoranza, non conoscevo Josh Barnett, l’attore (si fa per dire…) che interpreta
Brody in questo film, ad una prima occhiata mi è sembrato un ex giocatore di
Football, in realtà si tratta di un campione di MMA, in ogni caso vi basta
vederlo recitare per capire che con lo sport andiamo bene, con la recitazione,
invece, siamo proprio alle aste, ma poco importa perché tanto il film è tutto
incentrato su Michael Jai White, ditemi che avevate dubbi in merito?
La pellicola è
il palcoscenico del nostro che per tutto il tempo si allena, solleva pesi,
prova le mosse prima di metterle in pratica con qualche giovinastro che mette
in dubbio le sue tecniche definite “Old school”, o spernacchiandolo citando “I
tre dell’operazione drago” (“boards don’t hit back”) di fronte alle spartana
(ma efficacissima) tecnica di allenamento.



“Tu prendi in giro me? Con quei Fuseaux addosso?”.

White è in una
forma splendida e ci crede un sacco, quando lo vedi prendere da parte due
aspiranti allievi e spiegargli che tirare pugni ad un sacco non serve a nulla,
viene voglia di vederlo anche solo fare un film dove parla per due ore di
tecniche marziali senza nessuna velleità di trama, ci si potrebbe appassionare
lo stesso senza nessun problema poco ma sicuro.

Cercando di
schivare tutti i clichè di un film del genere, purtroppo Michael Jai White si
fissa sul fatto che il suo personaggio debba essere sfaccettato a tutto tondo,
quindi lo porta fuori dalla palestra e lo mette al centro di una serie di
scenette che dovrebbero approfondire Case Walker, dimostrando che comunque MJW
quando non si tratta soltanto di menare, davanti ad un macchina da presa ci sa anche
stare, quindi tocca pupparsi tutta la sottotrama romantica che porta via fin
troppo tempo, così come la redenzione di Brody che azzoppa la parte centrale
rendendola lenta e noiosa.
Le motivazioni
del cattivissimo capoccia della lega di MMA (interpretato da Esai Morales) sono
ben poco approfondite, così come il personaggio di Caesar Braga, di lui
sappiamo che è pazzo e pericolosissimo fine, per fortuna quando “Never Back
Down: No Surrender” inizia a fare quello che ci si aspetta da un film del
genere (ovvero scene di lotta ben fatte) ci si dimentica presto dei difettucci
e diventa tutto un gran divertimento. Non vi aggiungo altro, il combattimento
finale riesce a distinguersi dai canoni del genere grazie ad un trovata
semplice, ma efficace.



“Mira el dito?”
Ci sarebbe
ancora una questione da trattare: l’ambientazione Thailandese, che richiede il
suo tributo di sangue.


Iniziamo con Jeeja
Yanin che viene inserita a forza dentro la trama, con un personaggio del tutto
inutile che serve solo ad allungare il brodo e il minutaggio del film, davvero
sprecata per una parte del genere che pare quasi un’imposizione necessaria a
mettere qualche nome in cartellone e rendere il film appetibile anche per i
mercati locali.
L’unica cosa
che posso aggiungere è che guardando Jeeja Yanin conciata in quel modo, mi è
venuto in mente l’episodio di “How met your mother” in cui Robin andava in
palestra vestita come una che si vuole allenare davvero, quindi niente trucco,
capelli in ordine e vestiti aderenti che magari fanno fare bella figura, ma per
allenarsi sono solo un intoppo. Malgrado Yanin sia bravissima, ormai mi era
scattato il paragone nella testa e proprio di prendere seriamente la sua parte
mi è risultato impossibile!



How i met your Jeeja.
Ma poteva
secondo voi la Thailandia non giocarsi il suo marzialista più rinomato? Ovviamente
no! Quindi, un po’ a sorpresa (per me sicuramente) ad un certo punto ciccia
fuori Tony Jaa, non faccio in tempo ad esaltarmi nella speranza di vedere
qualcuna delle sue ginocchiate, che il suo cameo si riduce a “Tony Jaa nella
parte di Tony Jaa”, fa dei versi fa “Fanboy” francamente imbarazzanti e, di
fatto, la sua presenza si riduce ad elemento comico, una gag che fa talmente
poco ridere nel suo essere avvilente che non mi sento nemmeno di illustrarvela. Vi dico solo che c’entra il film “Snowdogs”, sì, quello con Cuba Gooding Jr che
guidava la slitta con gli Husky… No, sul serio, imbarazzo e senso di fastidio.

“Facciamo pure ‘sta pagliacciata con Tony, dai”.
Insomma, se
sorvoliamo sulla presenza di Tony Jaa (che per fortuna dura pochissimo) e sulla
voglia di Michael Jai White di fare per forza la parte del personaggio
sfaccettato, “Never Back Down: No Surrender” tutto sommato si lascia guardare,
White è tirato come una spina e non perde un colpo e in questi seguiti di
titoli famosi per il mercato Home Video fa il bello e il cattivo tempo, non mi
stupirei un giorno di vederlo prendere a calci gli alieni di “Starship
troopers”, se mai dovesse uscire il quarto capitolo, potrebbe anche accadere! 
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