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Nico (1988): Trent’anni sempre con la stessa faccia

Io non l’ho mai capito Steven Seagal, sul serio mi è
simpatico e quello che volete, ma diciamo che per numero di espressioni
rapportate al livello di popolarità se la gioca con Chuck Norris. Non ho mai
capito come abbia fatto a diventare così celebre.

Oggi campa di rendita sfornando film girati in Bulgaria con
una puntualità non richiesta, fa più parlare per la sua amicizia con Putin, per
i concerti con il suo gruppo e per i meme su Internet, quasi tutti legati al
suo fantasmagorico numero di espressioni facciali, che poi a ben guardare, sono
più o meno le stesse di Ryan Gosling. Ma lo dico sempre, in tanti (troppi!)
pensano che il numero di facce e faccete che un attore sa sfornare, siano
sinonimo di talento, Johnny Depp ci ha fatto su una carriera redditizia.

Steven mi fai l’imitazione di Ryan Gosling? Perfetto!

No qui la questione è più profonda, qualcuno mi spiega come mai
quell’assoluta rarità umanoide di Dolph Lundgren viene ricordato per un solo
film (se chiedete quale, potete smettere di leggere questo blog per sempre) e Steven
Seagal è ancora il preferito di tantissimi? Non ne ho davvero idea, eppure so
dove tutto questo è iniziato, con “Nico” il film che oggi compie trent’anni e
che siamo qui a festeggiare! Quindi passate a trovare il Zinefilo che ha da dirci qualcosa sul film!

Non potete non aver visto “Nico” in vita vostra, anche solo
cinque minuti, penso che sia il titolo che attenta al record di film più replicato
di sempre sul palinsesto di Rete 4, resta ancora oggi un solido film d’azione,
un po’ bacchettone nel cuore ma con momenti riusciti, e se dico sempre che i
primi cinque minuti di un film, sono quelli che ne determinano tutto l’andamento,
i primi cinque minuti di “Nico” hanno fatto di più, hanno dato il via a tutta
la carriera di Steven Seagal.
Lo sappiamo tutti che l’ego di Steven Seagal è
sproporzionato, non c’è una singola cosa che fa nella sua vita che non diventi
un monumento a sé stesso, anche quando si lancia in cause umanitarie sembra
sempre che debba risolvere tutto da solo, l’industria Steven Seagal crea soldi
per finanziare la vita abbastanza sopra le righe di Steven Seagal, per darvi un’idea,
come si chiama la linea di coltelli e armi da taglio che da anni vende? Steven
Seagal. cioè se tu vuoi uno dei coltelli di Steven Seagal devo proprio andare
nel negozio e dire che vorresti comprare uno Steven Seagal, e lo chef Tony…
MUTO!

“Pronto Vladimir? Che ci devo fare con Cassidy? Ok fettine sottili sarà fatto”.

La leggenda vuole che Steven Seagal (gioco alcolico? Ci
facciamo un goccio ogni volta che scrivo Steven Seagal?) abbia salvato di suo
pugno la sceneggiatura di “Above the Law” tra quelle scartate per un possibile
film di Clint Eastwood, però non ci credo, perché dicevano lo stesso anche di “Il
codice del silenzio” (1985) precedente film del regista Andrew Davis, che oltre
al regista ha parecchio in comune con “Nico”.

Oltre ai traffici illeciti, la presenza di alcuni Zii
magheggioni e il cattivo interpretando dal grande Henry Silva, i due film si
somigliano abbastanza, il nostro Steven Seagal qui è accreditato come
produttore e sceneggiatore per aver adattato alla sua vita il personaggio di
Nicola “Nico” Toscani, che nella versione italiana diventa anche il titolo del
film, “Above the Law” sarebbe molto più aderente alla trama, ma si sa che in
uno strambo Paese a forma di scarpa, i titoli d’azione con il nome del
protagonista vanno forte Rocky, Rambo…
Jimmy Bobo!

Fermati, o Nico spara!

Ecco perché i cinque minuti iniziali di “Nico” sono così
importanti, perché di fatto portano in scena la vita di Steven Seagal, con
tanto di sue vere foto da bambino, e il suo viaggio in Giappone in giovane età
per diventare un maestro di Aikidō. Sulle note fatte di sassofoni a buttare e
flauti orientaleggianti della solida colonna sonora di David Frank, una cosina
che urla fortissimo la parola “POLIZIESCO!”, quella che va in onda è la vita di
Steven Seagal, perché da trent’anni questo fa il buon Steven, interpreta sé
stesso, al massimo una versione migliorata di sé stesso, e non serve avere più
di una espressione, quando quella che hai è più che sufficiente per
interpretare Steven Seagal!

Poi ci vuole bravura e una buona dose di culo per poterlo
fare, mi ha colpito il dettaglio delle basette del 17enne Seagal, lunghe fino
al mento, anche io le avevo così a 17 anni (e prima di ridere vorrei vedere voi
come eravate conciati a 17 anni!), e malgrado ciò lui è ancora qui a fare lo Steven
Seagal, ed io a scrivere di lui, quindi visto? Alla fine ha vinto lui.

Solo il look da adolescente è sopra la legge (del buongusto).

Quando poi entra in azione la parte romanzata della vicenda,
il film entra davvero nel vivo, dopo aver insegnato le arti marziali ai maestri
Giapponesi (almeno dal film pare che sia andata così), Steven Seagal
Nico Toscani è stato arruolato dalla CIA per le sue porcherie in Vietnam, qui
ha il dispiacere di conoscere Kurt Zagon (Henry Silva) torturatore di
professione con la predisposizione per le soluzioni da iniettare alle sue
vittime. Siccome Nico è un uomo di grandi valori e tradizioni questo schifo non
lo tollera e fa piazza pulita degli uomini di Silva con i suoi colpi len-ti-ssi-mi,
dati con il dorso della mano, in pratica quelli che faccio io quando mi
esibisco nel corpo a copro con i miei cani, in particolare con quella disgraziata maculata che si diverte a zomparmi
sullo sterno mentre sono al letto, per poi esprimermi la sua gioia per avermi
così dolcemente svegliato, prendendomi amorevolmente a zampate in faccia. Ve lo
giuro, volete difendervi dall’entusiasmo mattutino del vostro cane? Una mossa
alla Steven Seagal è quello che fa per voi!

Però vorrei vederti contro il mio cane Steve-O, secondo me ti metterebbe in difficoltà.

Basta! Ho chiuso con questa porcate in stile “Bugia, bugia,
bugia dice la CIA” (cit.), io me ne vado, e così fa Nico, che torna negli stati
uniti. Perché se Steven Seagal, vuole mettere fine al suo turno in Vietnam, non
deve aspettare l’approvazione dei suoi superiori, gli basta andarsene e finita
così, tante care cose.

Tornato a casa nella sua Chicago, Nicola “Nico” Toscani vive
come ogni buon italo americano sotto lo stesso tetto “Io Mammeta e tu”, la
moglie Sara Toscani è interpretata dall’attrice meno credibile al mondo nei
panni di un’italoamericana, ovvero una giovanissima Sharon Stone, fresca fresca
di un ruolo quasi identico nel mitico “Action Jackson” (1988) e poco prima di
mandare in tilt il cervello di Schwarzenegger (e i nostri ormoni) in Atto di Forza.
“Ti prego Pòlveron vieni a salvarmi, portami via da tutto questo”.

Il modello del poliziotto duro e puro contro il crimine è
vecchio quanto il cinema, vecchio almeno quanto l’Ispettore Callaghan, però bisogna dire che in “Nico” si vede
tutto lo sforzo produttivo, non somiglia nemmeno lontanamente a quella robaccia
precotta che oggi Steven Seagal sforna per motivi puramente alimentari, anzi, a
ben guardarlo nemmeno Seagal assomiglia a se stesso, pare più che altro il suo
fratello minore magro e per assurdo, come meno capelli di quanti ne abbia ora,
e anche meno tinti a dirla proprio tutta.

Fa un po’ senso vedere Sharon Stone fare la moglie di Steven
Seagal, oppure Silva venire malamente picchiato nel finale, e se guardate bene
nella scena dove Nico picchia un intero bar per due secondi netti si vede anche
quel mito di Michael Rooker, ah! Per non parlare della spalla, che non solo è
nera e prossima al ritiro come Roger Murtaugh
ma è interpretata da una leggenda vivente come quel gran mito di Pam Grier,
una che al cinema già sgominava i cattivi a colpi di sensualità (e tettate)
quando Seagal era ancora sull’aereo di ritorno al Giappone, mentre qui le tocca
il ruolo semi marginale della spalla, sarebbe stato un ottimo candidato per la
non-rubrica Strambi Sbirri se non
fosse stato per l’ego di Seagal.

“Cerchiamo di stare calmi ok? Qui abbiamo appena fatto sfumare una rubrica”.

Eppure Andrew Davis sa il fatto suo, uno specialista che in
carriera ci ha regalato ottime cosine, come il mio Steven Seagal preferito (Trappola
in alto mare, 1992), “Il fuggitivo” (1993) e un mio piccolo cult personale,
forse solo mio, “Uccidete la colomba bianca” (1989). Qui il regista tiene il
ritmo abbastanza alto e porta in scena Nico e il suo mondo fatto di rispetto
della legge al netto di una famiglia composta per metà da quegli
Italoamericani, con le catenine d’oro al collo, quelli che di solito
ufficialmente fanno i soldi con lo smaltimento dei rifiuti e cui è meglio non pestare
i piedi, avete presente no?

Insomma Nico Toscani è il tipo di paradosso che funziona per
un film un po’ reazionario nel cuore, nessuno è “Above the Law”, al di sopra
della legge, tranne Nico che non si fa troppi problemi a pestare e uccidere
tutti quelli che osano andarci, che siano piccoli viscidoni come Tony Salvano (Daniel
Faraldo) o grandi bastardi come Henry Silva, che ovviamente è il vertice della
piramide, di questo scontro che vede in un angolo Steven Seagal e nell’altro la
corrottissima CIA.

“Facciamo una bella punturina e passa tutto”.

Questo intreccio prevede alcuni clandestini nascosti nel
retro di una chiesa, un traffico di C4, e un senatore in vista, tutti pezzi di
un puzzle comunque ben organizzato, una trama che ha il difetto rivista oggi,
di sembrare un po’ vecchiotta solo perché fiera rappresentante di una tipologia
di film replicata mille mila volte al cinema, ecco forse il difetto vero sono
le parti di congiunzione che portano avanti l’indagine, quelle forse sì un po’
lunghe o in qualche caso forzate, tipo ho sempre trovato un po’ una scemenza il
fatto che Nico riesca a fiutare l’odore del C4 nella scena della chiesa, però
bisogna anche mettersi nell’ottica di tutta l’operazione e ricordarsi che l’ombra
lunga dell’ego sconfinato di Steven Seagal è sempre dietro l’angolo, la polizia
di Chicago non ha l’unità cinofila, non serve, perché tanto nessuno ha un fiuto
migliore di Steven Seagal!

 Detto questo “Nico” manda a segno alcune scene d’azione
molto ben fatte, un classico come l’inseguimento in auto vede Steven Seagal
appiccicato al tettuccio della macchina come se fosse uno di quei pupazzetti da
lunotto posteriore con la ventosa, anche se il momento che preferisco è il
pestaggio nel vicolo, in cui Steven Seagal si esibisce nelle sue mosse
lentissime ma efficaci per disarmare tutti i cattivoni, per poi inseguire a
piedi l’ultimo fuggitivo. No sul serio l’avete vista la corsa di Steven Seagal?
Non capisco come uno con così tanto rigore nelle arti marziali, e immagino
anche controllo del proprio corpo, possa correre in quel modo, ma avete visto
come agita le braccia? Pare un pinguino a cui hanno dato fuoco alla punta della
coda, mi fa morire vi giuro!

Mi fa senso vederlo così, sembra il fratello magro di se stesso.

Ma “Above the law” funziona al meglio quando veste i panni
del western travestito da poliziesco, Nico sospeso e senza distintivo esce vivo
dalle mitragliate dei cattivi, e con la sua pistola assolutamente non regolamentale,
risponde per le righe, la scena «Non vorrai mica portarci a spasso così?» BANG!
«E uno! Meglio andare a spasso no?» è da applausi, anche perché mette in chiaro
che quello che stiamo vedendo sono le avventure dello sceriffo Nico, eroe dagli
antichi valori, nella cittadina di frontiera di Chicago.

Uno di loro, avrebbe sicuramente preferito andare a spasso.

Per altro trovo molto più risolutivo, anche a livello di
messa in scena e di catartica morte del cattivo, la sparatoria nel parcheggio
coperto, quella che termina con la retromarcia della morte di Nico alla guida
dell’auto, piuttosto di quello che poi è il vero finale del film, la scena di
tortura da cui Nico si libera fin troppo facilmente (spezzando le fascette? Uhm
posso accettarlo dai muscoli di Arnold, non dalle braccette di Seagal), ma poco
male, alla fine “Nico” resta un film solidissimo che con un protagonista più
carismatico forse avrei gradito molto di più, perché le parti che lo compongono
non sono affatto male.

Ma vediamo l’azione al rallentatore! (che poi è la normale velocità di Seagal).

Anche se io il vecchio Steve-O non sono mai riuscito a
capirlo, e nemmeno forse ad apprezzarlo in pieno per motivi di semplice e puro
gusto personale, alla fine “Nico” è la miccia che ha fatto esplodere il mito di
Steven Seagal nel mondo, e sicuramente qui da noi in uno strambo Paese a forma
di scarpa, ci sarà pure un motivo se lo hanno replicato tutte quelle volte su
Rete 4 no? Tranquilli, tempo un paio di settimane lo passeranno ancora, magari
pure in prima serata. Auguri Nico!

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