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Nightmare 3 – I guerrieri del sogno (1987): guardami mamma, sono in televisione!

Elm Street è una via molto lunga, siamo arrivati al civico numero tre, dove troviamo uno dei capitoli più amati della saga.

Nightmare 2 – La rivincita è stato un successo al botteghino esagerato, anche se non ha mai convinto davvero nessuno alla New Line che negli anni si è parecchio impegnata a cercare di nascondere il secondo capitolo sotto il tappeto e questo spiega perché per il terzo Nightmare, la casa di produzione costruita da Freddy ha voluto fare le cose in grande. Bisognava riavere a bordo il papà di Freddy, Wes Craven.

Piccolo problema: zio Wessy era più indaffarato di un uomo con una gamba sola ad una gara di calci nel sedere nel tentativo di dare una direzione alla sua carriera, “Dovevi essere morta” (a breve su queste Bare!) gli stava creando più di un grattacapo, però l’occasione per correggere quelli che per il maestro di Cleveland erano stati i difetti del secondo Nightmare era un’occasione ghiotta, quindi Craven da sempre convinto che il suo film sarebbe stato benissimo come figlio unico la butta lì: “Sentite se mandassimo Kruger nel mondo reale, a perseguitare gli attori del mio film, sapete una cosa del tipo… Meta-narrativo”. I tipi della New Line si guardano in faccia, guardano in faccia Craven, momento di imbarazzante silenzio. «Sei una sagoma Wes fai morire dal ridere! Ma hai anche qualche idea seria?».

Ok, non credo che sia andata proprio così, ma in buona sostanza sì, perché l’idea metanarrativa di Craven viene accantonata (ma tornerà, anche in questa rubrica…) in favore di qualcosa di più convenzionale, se nel primo film aveva funzionato Nancy contro l’uomo nero, aumentiamo la posta in gioco, espandiamo il concetto e aumentiamo il numero di ragazzini impegnati a combattere Kruger.

Di solito sono impegnati a combattere solo l’acne, ma stanno per avere problemi ben peggiori.

Qui le cose cominciano a farsi confuse come in un sogno incubo, Craven si mette al lavoro sulla sceneggiatura collaborando con Bruce Wagner, lo scrittore da cui David Cronenberg ha tratto il suo “Maps to the stars”. A Craven è piaciuta la sua sceneggiatura per un film poi mai realizzato intitolato “They sleep by night”, a cui vorrebbe aggiungere il tema caldo dei suicidi tra adolescenti, però capire chi ha scritto cosa comincia davvero a diventare un problema, di sicuro Wagner, intervistato nei contenuti speciali del Blu-Ray, si è attribuito la paternità della prima versione della scena del ragazzo manovrato come un marionetta da Kruger, usando i tendini delle sue braccia. Facile capire perché Wagner andasse a genio ad un uomo colto come Craven, lo scrittore voleva un film molto onirico quasi alla Luis Buñuel, in cui ogni morte era simbolica, infatti nella sua versione il ragazzo veniva ucciso quando Kruger lo costringeva ad attraversare l’autostrada (scena che sarebbe tornata nel settimo capitolo), come un adulto irresponsabile che invece di proteggere un giovane, lo spinge verso il pericolo. Ecco, tutti ottimi propositi, ma senza Craven troppo impegnato per dirigerlo il film, ci vuole qualcuno che lo faccia e qui i piani autoriali di Wes e Bruce finiscono zampe all’aria.

Burattino senza fichi fili.

La produttrice Rachel Talalay (ritroveremo anche lei attraversando Elm Street) convince il produttore Robert Shaye che Chuck Russell potrebbe essere l’uomo giusto, la sua sceneggiatura per “Dreamscape – Fuga dall’incubo” (1984) sembra quasi un capitolo apocrifo della saga di “Nightmare”, infatti è un film che Craven ha sempre odiato con tutto se stesso. Quindi, mentre Craven esce dalla porta contribuendo poco o nulla alla trama (ma ritrovandosi con il suo nome in locandina che, poi, era quello che interessava avere alla New Line), Chuck Russell entra dalla finestra e trasforma [Cassidy inspira forte] A Nightmare on Elm Street 3 – Dream Warriors [Cassidy espira forte] nel suo parco giochi, visto che per scriverlo, si porta dietro l’amico Frank Darabont.

«Ragazzi, quanto amo la magia del cinema!»

Ora, difficilmente troverete in giro qualcuno con più stima per “Frankuzzo” Darabont di me, ma ha ragione Lucius: nell’ammucchiata di sceneggiatori capire chi ha scritto cosa è davvero un casino. Di sicuro Chuck Russell e Frank Darabont sono i responsabili di aver definitivamente trasformato Freddy Kruger in un personaggio sopra le righe, il chiacchierone che tutti conosciamo in reazione al secondo capitolo in cui non proferiva verbo e anche alle idee originali di Wes Craven.

“Nightmare 3 – I guerrieri del sogno” è il capitolo più amato dal pubblico dopo il capostipite, è pensato per essere a dimensione di ragazzo (ovvero il target di pubblico a cui il film si rivolgeva alla sua uscita) e, infatti, fu un grosso successo, costato solo cinque milioni di fogli verdi con sopra facce di altrettanti ex presidenti defunti, ne portò a casa poco meno di quarantacinque conditi da un’altra ventina grazie al mercato del videonoleggio.

Edward Freddy mani di forbice droga.

Di mio sono un animale parecchio strano, mi riguardo sempre volentieri tutti i capitoli della saga di Nightmare e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere (cit.), non so decidere quale sia il mio capitolo preferito ad ovest del primo, per il semplice fatto che il mio Nightmare preferito, banalmente, è proprio il capostipite diretto da Craven perché oltre a mettere una fifa blu è anche squisitamente politico, insomma ha tutto quello che mi piace trovare in un Horror. I seguiti me li ricordo per le singole scene memorabili e quelle di  [Cassidy inspira] A Nightmare on Elm Street 3 – Dream Warriors [Cassidy espira] sono davvero molte, così tante e così popolari da aver sovrastato la fama di un film che, a livello di storia, non inventa certo l’acqua calda, ma s’impegna moltissimo ad ampliare l’iconografia di Freddy Kruger, non sempre in modo coerente bisogna dirlo.

Si comincia sulle note di “Into the fire” dei Dokken, pezzo con cui Kristen cerca di tenersi sveglia per non sprofondare ancora in uno dei suoi terribili incubi. Ad interpretarla è una giovanissima Patricia Arquette al suo esordio cinematografico e a quanto dice Robert Englund di lei intervistato in merito, pare che sul set tutti i giovani protagonisti del film facessero a gara per stabilire chi fosse quello più innamorato di lei. Avete voluto un set pieno di adolescenti? Questi sono i risultati.

Tutti, ehm pazzi, per Patricia (questa mi è uscita davvero ambigua, ma mai quanto il serPene)

Malgrado i Dokken a fare casino Kristen si addormenta e l’apparizione di Kruger sotto forma di diabolico lavandino le fa guadagnare due bei tagli netti altezza polsi e un ricovero per tentato suicidio in una clinica in cui il dottore di riferimento Neil Gordon (Goldman nella versione italiana) è interpretato da Craig Wasson, il biondo di “Omicidio a luci rosse” (1984) di De Palma e uno degli infermieri è Laurence Fishburne quando era ancora magro. Poi dicono la malasanità, forse era meglio continuare a non dormire ammazzandosi di Coca Cola Light.

«Le ho offerto anche la pillola rossa e quella blu, ma dice che preferisce continuare con la caffeina»

Giusto per dirvi di che posticino tranquillo sia la clinica, aggiungo solo che la caporeparto è una vecchia retrograda convinta che tutti i problemi dei ragazzi siano frutto dei loro ormoni («Sì, è il mio pistolino che vuole uccidermi!»), mentre uno degli infermieri propone le cosacce alla bella Taryn (Jennifer Rubin) quella del gruppo con problemi di droghe, in cambio del libero accesso all’armadietto dei farmaci. Poi chiediamoci perché questi di notte sognano Freddy Kruger!

Al gruppo di sostegno si aggiunge la rediviva Nancy Thompson (Heather Langenkamp) sopravvissuta al primo film e in quanto tale, come tutti i reduci di un Horror che si rispettino, ora sfoggia una ciocca da capelli bianchi (ricordate Poltergeist? Oppure Ash Williams? Le tradizioni vanno rispettate). Nacy arriva giusto in tempo per terminare la sinistra filastrocca di Freddy Kruger che anche in questo capitolo della saga, il miglior doppiaggio del mondo pensa bene di modificare ancora una volta, generando la terza versione in tre film e il tassametro corre.

«Mamma mia quanto è invecchiata», «Aspetta di finire a fare CSI Cyber, poi ne riparleremo»

Il lavoro del dottor Gordon/Goldman e di Nancy serve a poco, visto che il primo ragazzo viene ucciso da Kruger trasformato in una marionetta umana e lanciato nel vuoto dalla torre dello spettrale edificio. Sì, perché da qui in poi “Nightmare 3 – I guerrieri del sogno” diventa il Freddy Kruger Show, prima che il vero Freddy Kruger Show cominciasse ufficialmente, infatti la serie televisiva “Freddy’s Nightmares” ha esordito sul piccolo schermo solo nel 1988, due stagioni composte da quarantaquattro episodi, in cui alla moda di o di “Alfred Hitchcock presenta” o di I racconti della cripta, Freddy era presentatore e protagonista. Non è detto che non rientri a far parte di questa rubrica a tema.

«Ci sarà qualche vicina sexy da spiare anche qui?»

“A Nightmare on Elm Street 3 – Dream Warriors” contribuisce anche ad aggiungere un tassello importante al passato di Freddy Kruger, la spettale (in tutti i sensi) suora Mary Helena (Nan Martin) con sorpresa finale sulla sua identità è il personaggio con cui Wes CravenFrank DarabontChuck Russell e Bruce Wagner gli sceneggiatori etichettano Kruger come il “bastardo della violenza”, figlio di una poveretta violentata per giorni da mille maniaci chiusi nel manicomio criminale, altro che Bad to the Bone, chi siamo “bad” fin dal concepimento!

Suor Maria Sofferenzia dell’ordine delle penitenti olimpioniche.

Quello che ho trovato sempre poco efficace è il metodo scelto dal mucchio selvaggio di sceneggiatori per uccidere Freddy Kruger in questo film, l’idea di ritrovare i suoi resti mortali e di seppellirli in terra consacrata toglie qualcosa alla sua mistica, secondo me, di fatto viene equiparato ad un qualunque altro demone proveniente da qualsiasi altro horror, per essere un film che si chiama “I guerrieri del sogno” il lato onirico della storia è piuttosto maltrattato, anche dagli stessi guerrieri!

Sì, perché Nancy (un po’ per caso) scopre che Kristen ha il potere di invitare gli addormentati accanto a lei nei suoi sogni, una specie di catalizzatore che Stephen King in uno dei suoi libri avrebbe spiegato alla grande, mentre qui è la trovata da digerire per riunire insieme gli Avengers onirici.

Kruger seguendo la lezione degli antichi Romani applica il classico divide et impera uccidendoli tutti singolarmente, sfruttando le loro paure i loro desideri più nascosti, questo genera assassini memorabili, come la popputa infermiera sexy che attira il ragazzo muto, salvo poi trasformarsi in Freddy. Ma considerate che qui ad essere pettoruta è solo Stacey Alden, perché nei piani originali la bionda nuda avrebbe dovuto sfoggiare il testone bruciacchiato di Freddy, per fortuna il buon gusto ha prevalso, perché va bene Robert Englund con il silicone in faccia, ma anche Robert Englund siliconato no, grazie!

Come la ricordi la sera prima…
.. Come la ritrovi dopo la sbronza la mattina dopo (scena tagliata del film)

A proposito del mitico Robert Englund, dopo essere stato una presenza minacciosa e muta nel secondo film, qui l’attore si prende il palcoscenico e al suo linguaggio del corpo così minaccioso e folle, si aggiungono anche le improvvisazioni, quando Kruger uccide la ragazzina che sogna di lavorare un giorno in tv, spuntando dal televisore la frase «Welcome to prime time bitch!» è stata improvvisata da Englund, esattamente come il dialogo con Zsa Zsa Gábor (nei panni di se stessa) durante il talk show. Nel 1987 Zsa Zsa era una presenza fissa delle televisioni americane, ricordata più per quello che per il suo glorioso passato di attrice, forse il definitivo momento in cui Kruger si è consacrato come icona mondiale, attraversando lo schermo, del cinema e della televisione.

Da Zsa Zsa a ZACK! ZACK! Il passo è breve.v

Basta dire che questo singolo omicidio, insieme a James Wood che amoreggia con il televisore, è la singola scena più replicata di sempre dal miglior programma televisivo italiano (l’unico per cui valga la pena possedere una tv) ovvero Blob. Quindi, questo terzo capitolo è così famoso e amato anche perché dal mondo degli incubi, Kruger è saltato direttamente nei nostri televisori, per diventare parte della cultura popolare, fumetti, merchandising, videogiochi, costumi di Halloween, il più mediatico tra tutte le maschere degli Slasher degli anni ’80.

Ho visto questa scena più volte grazie ad Enrico Ghezzi che a Chuck Russell.

Capite che davanti alla popolarità di un personaggio così, tutto passa in secondo piano, anche i “Guerrieri del sogno” con il loro nome da locale ambiguo, non sono poi tutta questa potenza. Quando i ragazzi capiscono di poter usare l’assenza di regole del mondo onirico per poter essere chi vogliono e avere il potere necessario ad affrontare Kruger cosa fanno? Si scelgono il poteri di lanciare raggi laser dagli occhi? Fulmini tonanti dal culo? Di alterare la realtà con uno schiocco di dita oppure strizzando l’occhio? Ma va!

Kristen sceglie il potere di fare la ginnasta, roba che certi calciatori dopo alcuni goal fanno capriole più giustificate. Kincaid che è grande e grosso, sceglie la super forza, utilissima contro uno che può spuntarti alle spalle e tagliarti la gola ridendo in qualunque momento. Il mio preferito resta il ragazzo nerd e paraplegico, appassionato di magia che decide di diventare il Mago Pignattini, quello che Kruger affetta usando solo i mignolini.

Ma forse è il grande Mago Magazzo?

Menzione speciale per Taryn che approfitta del potere dei sogni per farsi un “makeover” degno di un programma a caso di Real Time, sfoggiando un notevole look da gotica Punk, solo per affrontare Kruger usando due coltelli. Ma benedetta figliola, quello ha quattro lame lunghe mezzo metro attaccate ad una mano e tu il temperino da Boy Scout delle giovani marmotte? Ma i sogni non costano niente, sognate in grande! Vi va bene che siete adolescenti del 1987 altrimenti qualche “matusa” vi accusava subito che non avere più fantasia sempre attaccati a ‘sti cellulari!

Ha telefonato la Ororo Munroe punk di Chris Claremont, rivuole indietro il suo look.

Mentre i “Guerrieri del sogno” si fanno umiliare, a fare il lavoro sporco ci deve pensare il dottor Goldman che prima ripesca le ossa di Kruger dal cofano di un’auto rossa tipo Christine (che poi era l’auto che si vedeva nell’ultima scena del primo capitolo) in cui John Saxon le aveva riposte e poi deve vedersela con lo scheletrino danzante di Kruger. Ma non aveva poteri solo nel mondo dei sogni? Vabbè, ho capito, la messa in scena dei singoli momenti supera a destra la logica della pretestuosa trama.

Chuck Russell da questo punto di vista ha fatto un ottimo lavoro: pur disponendo di un budget bassissimo, ha trovato il modo di far sembrare “Nightmare 3 – I guerrieri del sogno” molto più grosso e costoso. Basta dire che pur di girare la scena del maiale, quello cotto e lasciato marcire su un vassoio nell’incubo di Kristen, Russell con un budget ormai ampiamente terminato è uscito, si è procurato un vero maiale da una vicina rosticceria e per farlo scattare a ringhiare di colpo come gli vediamo fare nel film, ha trovato un volontario che lo animasse, ficcandogli un braccio dentro stile Muppet, da un foro ricavato nel tavolo (storia vera).

Don’t you, forget about me dream (Breakfast Club sarà sempre il film più citato della storia)

A proposito di effetti speciali, una delle scene più ricordate del film, è sicuramente l’enorme serpente Kruger che cerca di divorare Patricia Arquette, un mostrone gommoso e rosa che termina con il testone di Robert Englund che più lo si guarda e più… Beh, sembra proprio un pene. Nel tentativo disperato di mitigare, all’esperto di make up Kevin Yagher è stato chiesto di dare alla bestiaccia una mano di verde per farlo sembrare il più possibile un serpente… Niente da fare, sempre ancora un grosso pene che cerca di mangiarsi la Arquette, forse l’unica trovata freudiana abbastanza pensata da Frank Darabont e Chuck Russell che sarebbe stata approvata anche dal professor Wes Craven.

“Nightmare 3 – I guerrieri del sogno” è un film che ha creato quintali di iconografia lanciando per sempre Freddy Kruger tra le maschere dell’Horror più amate di sempre, uno di quei film in cui si tende a ricordare più i pregi che i limiti (comunque chiari) a cui manca solo un dettaglio: un capitolo della “faida” tra Wes Craven e Sam Raimi che sta tenendo banco su questa Bara.

Dopo che Craven ha inserito nel suo Nightmare una scena di Evil Dead, la risposta di Raimi non si è fatta attendere, infatti in Evil Dead 2, appeso alla parete del famigerato capanno, è ben visibile il guanto artigliato di Freddy Kruger. Il dettaglio singolare è che una delle storie più celebri provenienti dal set di “Nightmare 3” riguarda proprio la sparizione di uno dei guanti di Kruger.

«Proprio questo guanto qui, l’unico e il solo»

Il responsabile potrebbe essere Mark Shostrom che ha lavorato ad entrambi i film, ma considerando che Evil Dead 2 è uscito solo un anno dopo il terzo film di Nightmare… Che sia lo stesso guanto? Di sicuro Raimi non ha perso tempo, infatti se aguzzate la vista troverete il guanto anche in un episodio della serie tv “Ash vs. Evil Dead” (episodio 2×08), in cui nel finale della seconda stagione Ash torna nel capanno trovando tutto come prima, guanto compreso.

Sopra Evil Dead 2 sotto, il ritorno di Ash allo chalet (alcune cose non cambiano proprio mai)

Per l’amichevole faida tra Craven e Raimi e questo terzo capitolo di “Nightmare” è davvero tutto, ma la saga di Freddy Kruger continua, ci rivediamo qui la prossima settimana, non mancate, Elm Street è una via davvero lunga.

Sepolto in precedenza venerdì 10 aprile 2020

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