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Nomads (1986): Antropologia metropolitana

Era da un
pezzo che avevo in testa d’iniziare una nuova rubrica dedicate a qualche
regista degno di ammirazione, se devo essere onesto, ho più idee per questo
blog che vero tempo per metterle in pratica (ma datemi tempo…), ero partito con
idee bellicose con un sacco di nomi grossi, tutta gente di cui mi piacerebbe
parlare, ma alla fine, un nome fra tutti continuava a grattare la porta, guarda
caso, anche lui si chiama John.

Dopo John Milius e il Maestro John Carpenter, mi sono deciso a
chiudere il cerchio e completare questa ideale “Trilogia del John” parlando di
un filmaker dalla filmografia non sconfinata, ma grandiosa, perché John
McTiernan ha mandato a segno alcuni titoli clamorosi, forse è lui il vero padre
di tanto cinema moderno, prima di perdersi per strada e finire alla cinta
daziaria di Hollywood, a causa di cattive scelte e parecchie sfiga, in questo
un destino simile a quello di Milius.
John
McTiernan, uno che ha creato tanta di quella iconografia che, iniziando a
parlare di lui, avrò l’occasione di prendere la deriva per almeno un paio di
rubriche “Spin-off”, eppure, malgrado tutto, nessuno rende mai omaggio a questo
regista come davvero merita, nessuno parla mai di John McTiernan? Bene, allora
lo farò io! Benvenuti alla nuova rubrica… John McTiernan had a gun!


“Nomads”, il
film d’esordio di McTiernan è folle e affascinante, con un soggetto
molto originale e uno spunto iniziale rischioso e ancora oggi quasi mai
sfruttato, una roba da niente, nella prima scena del film, il protagonista,
MUORE!

“No tranquilli, mi sento bene, posso arrivare fino alla fine del f…” , “Defibrillatore!!”.

In un ospedale
di Los Angeles, un uomo gravemente ferito viene ricoverato d’urgenza, a
prestargli le prime cure è la dottoressa sexy Eileen Flax (Lesley-Anne Down),
lui ricoperto di sangue delira frasi in francese, fa in tempo a sussurrare
all’orecchio della donna una frase apparentemente senza senso e poi tira i
calzini lasciando questa valle di lacrime.

“Tutti quegli anni di studio, e poi guarda come mi riduco”.

La dottoressa
scopre che l’uomo era l’antropologo francese Jean-Charles Pommier (Pierce
Brosnan), lo scopre nel modo più assurdo possibile: grazie ad alcune visioni
sempre più lunghe e traumatiche, la donna rivive gli ultimi giorni della vita
di Pommier, il suo arrivo a Los Angeles con la moglie Niki (Anna Maria
Monticelli), ma soprattutto, lo studio che l’uomo stava conducendo su una banda
di punk che lo aveva preso di mira. Possibile che questi moderni nomadi urbani
siano un’incarnazione degli spiriti della culture studiate dall’uomo nei suoi
viaggi precedenti?

“Voi pensavate, ma per diventare 007 bisogna fare prima la gavetta!”.

Ora, potete
immaginare che un film in cui il protagonista schioppa nella prima scena, non è
propriamente un affare semplice da gestire per nessuno, figuriamoci per un
regista esordiente, ma John McTiernan sa il fatto suo ed il film, oltre a
scriverlo, lo dirige anche, il risultato è un thriller con forte venature
horror che mostra pochissimo sangue, ma ti incolla allo schermo fino al suo
(ottimo) finale.

Pierce Brosnan
fino a quel momento aveva fatto solo una parte in un altro gran film (Quel
lungo venerdì Santo, 1979), malgrado sia Irlandese di origine, funziona
piuttosto bene nella parte del Francese (malgrado i problemi di finto accento) e sullo schermo ha un’ottima chimica
con Anna Maria Monticelli che interpreta sua moglie, ma nella realtà
era fidanzata con McTiernan che, oltre a scrivere e dirigere, trova pure lavoro
alla fidanzata. Quando distribuivano la timidezza il nostro John dev’essere
rimasto a letto a dormire.

“Si vado a letto con il regista, e allora?”.

Gestire un
intero film, rimbalzando tra la dottoressa Flax e le visioni sul passato di Pierce
Brosnan, non è una scelta facile per mantenere l’attenzione dello spettatore,
eppure la storia procede bene senza eccessiva confusione, anzi la confusione
c’è, ma è del tutto funzionale allo svolgimento della storia.

Sì, perché la
pellicola ha svariate anime: inizia come un thriller, prende la svolta del
dramma umano e psicologico, verso metà cambia ancora direzione abbracciando
atmosfere horror e nel finale piazza pure una scena d’assedio, girata in pieno
giorno, il che non è affatto un dettaglio da poco.

Provate a vendere il ghiaccio a QUESTO Eschimese!

Non sempre
tutto funziona in maniera cartesiana, ma per una volta non è affatto un limite,
anzi aumenta il livello di coinvolgimento. Ad un certo punto del film anche se
sei comodo sulla tua poltrona, ti ritrovi a chiederti: “Cosa sta succedendo? Chi
è quella suora inquietante? Chi sono “Loro” e cosa vogliono?”. Esattamente le
stesse domande che si pongono i protagonisti nel film.

Tutto questo
funziona proprio grazie alla regia di McTiernan che non dirige affatto come un
regista esordiente, anzi, forse tra tutti i film del regista, questo è quello
più curato di tutti, se di McTiernan avete sempre pensato che fosse uno tutto
sparo-sparo-esplosione!, “Nomads” potrebbe farvi cambiare idea, quando l’antropologo
pedina la banda di punk, sembra di guardare un film di Brian De Palma e poi,
grazie anche un ottimo montaggio serratissimo, il nostro Johnny è capace di
mandare a segno scene riuscitissime come quella dell’assedio finale.

Mica male per uno famoso per le sparatorie no?

Menzione
speciale per la porzione più smaccatamente horror: la scena della suora
solitaria (e non vedente) che si muove nei corridoi del convento è una di quelle cose che
potrebbe strapparvi più di un brivido, ancora mi ricordo la prima volta che ho
visto il film, in seconda serata mentre ero a casa da solo, non vi dico che
gioia!

Chissà cosa direbbe Jake Blues di QUESTA Pinguina.

Da
sottolineare anche l’ottima colonna sonora firmata da Bill Conti, azzeccare le
musiche giuste per un film non è impresa da poco, figuriamoci poi, se il film è
particolarmente strambo come “Nomads”. Conti fa un ottimo lavoro, il tema
principale è ossessivo, ma non invasivo, insomma ricalca alla perfezione
personaggi e situazioni della pellicola.

Ogni tanto la
trama si perde e vaga (nomade) fino alla quasi risoluzione (più o meno) del
mistero, quello che non cala mai è il ritmo che funziona alla grande,
ma la vera forza di “Nomads” è il suo singolare soggetto, nel 1986 McTiernan
aveva trentacinque anni e vi posso assicurare che è da trent’anni che aspetto
di vedere un film che per originalità possa gareggiare con “Nomads”.



Segni di continuità: La famosa tecnica di volo “Hans Gruber”.
L’assunto
iniziale è intrigante e davvero poco battuto, in ogni cultura del mondo, il
nomadismo esiste ed è spesso condannato o emarginato. La banda di bikers dal
look spudoratamente anni ’80, dei nomadi moderni che vagano per la città
liberi da ogni vincolo, vivendo fuori dagli schemi della società, proprio per
questo sono considerati una banda di spostati capaci di creare soggezione e
timore negli, stanziali? Ad esempio, lo stesso Jean-Charles arriva a definirsi
imborghesito, per aver abbandonato i viaggi antropologici, in favore di una
bella casa a Los Angeles.
Di fatto, i
Punk di McTiernan non sono né buoni e né cattivi, sono quasi delle presenze
aliene, non hanno nemmeno un nome, una delle più caratteristiche del gruppo, la
biondona con il ghigno inquietante, nei titoli di coda è accreditata solo come “Dancing
Mary” e il capo del gruppo come “Number One”.



Solo a me ricorda Madonna nel video di “Like a virgin”?.

Questi punk
sono corpi estranei in una società altamente urbanizzata (non mancano le inquadrature
dall’alto su Los Angeles a sottolineare il concetto), il loro stile di vita è
alternativo e minaccioso, ma anche morbosamente affascinante per il
protagonista, molto di questo fascino lo dobbiamo anche alla forza registica di
McTiernan che non lascia spazio alla noia e trascina lo spettatore in una
storia complessa, in sospeso tra realtà e visioni, tra razionale ed
irrazionale… Non so cosa abbia fumato McTiernan per scrivere questa storia, ma
la voglio anche io!

Nella scena di
assedio finale, questi punk diventano aggressori senza volto, un’incarnazione maligna che somiglia alla gang che assedia il Distretto 13 Carpenteriano, ma per la loro natura metaforica
potrebbero essere cugini degli zombie Romeriani.



“Dai! Con la moto in casa no, ho appena passato lo straccio!”.

Un film strano
e pazzo, originalissimo nel soggetto e sghembo nell’andamento, eppure
magnetico, girato con grande stile, da consigliare a tutti e da riscoprire nel
caso non lo aveste mai visto.
Sapete qual’è la cosa bella? Che è solo il primo
di quelli diretti da John McTiernan! 

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