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Normal e Sul tuo cadavere (2026): doppietta d’azione

Post domenicale con due titoli d’azione, due titoli freschi freschi targati 2026 che per un motivo o per altro mi hanno attirato… Parliamone!

Normal (2026)

Ben Wheatley che cosa ti hanno fatto. Ed io che contavo così tanto su di te, eri come un fratello, guardati ora, una carriera che iniziava con roba come High-rise e continuata con quel gioiellino di Free fire e poi cosa è accaduto? Finito a dirigere roba su commissione come il peggio galoppino. Mi è preso un dolore alla coronaria destra quando ho realizzato che questo “Normal” era l’ultima fatica di Wheatley, perché era il classico caso di: «Non illudermi così! Non farlo!»

Si, perché da una parte abbiamo una trama che per quanto pigra, non puoi sbagliare, infatti a scriverla è Derek Kolstad che ha scritto tre John Wick su quattro ma anche due Io sono nessuno su due, nel cast, nel ruolo del protagonista poi ritroviamo Bob Odenkirk, che appunto dopo due “Nobody”, fa un altro film d’azione che inizia per “N”, ora me ne aspetto un terzo intitolato, boh, “Nababbo”, la storia di un riccone che però mena, una roba così, che ne so, mica sono Derek Kolstad, chiedete a lui!

Si è avverata la profezia di Die Hard 12.

Ora, prendi una formula (… trattala male) già consolidata, mettici il regista di “Free Fire”, il risultato è il più classico dei: «Non illudermi così! Non farlo!» perché uno sarebbe anche tentato di pensare a qualcosa di almeno solido, qualcosa su commissione per Ben Wheatley, ok, ma che non preveda uno squalone, e invece niente.

“Normal” è la sagra del pilota automatico, ma uno di quelli pigri, tipo Otto quando lo sgonfiano e lo lasciano sulla poltrona dell’aereo: lo sceriffo Ulysses ha il nome più figo del mondo ma non si fa nemmeno una battuta sull’Odissea, perché tanto il personaggio di Bob Odenkirk è fondamentalmente un Nessuno (occhiolino-occhiolino), a cui frega solo di tenere botta qualche settimana, in arrivo dello sceriffo ufficiale e definitivo della cittadina di… Normal, Minnesota. E qui la pigrizia di Derek il pilota automatico sgonfio è doppia, uno perché non esiste nessuna cittadina chiamata Normal in Minnesota, ma è solo una gag che non fa ridere su una normale cittadina (ah-ah), ma piazzarla proprio in Minnesota ti fa pensare che Derek il pilota, piazzista volante (cit.) non ci ha nemmeno provato a non strizzare inutilmente l’occhio ai Coen.

«Mi arrendo e lo confesso, mi piace il cinema dei Coen»

Sulle note di “Paranoid” dei Black Sabbath ma cantata in giapponese, il film inizia con alcuni Yakuza intenti a tagliarsi i mignoli, poi si passa a Normal e alla luuuuuunga presentazione dei personaggi, tra cui, oltre allo sceriffo dal nome omerico, anche la barista Moira, fatta a forma di Lena Headey, e il sindaco Fonzie, fatto a forma beh, di Fonzie, Henry Winkler.

Questa, aperte virgolette, commedia d’azione, chiuse virgolette, prevede due rapinatori improvvisati che scoprono che nelle banche moderne non si trova più contante, tranne in quella di Normal, dove ci sono lingotti d’oro e soprattutto armi, chili di armi, che ovviamente non dovrebbero stare lì, per questo intercede lo sceriffo Bob Odenkirk per far uscire i due sfigatini dalla banca, perché tanto sono due poveretti che hanno avuto una pessima idea, mica sono cattivi veri, i cattivi veri sono quelli che hanno interessi sul contenuto della cassaforte, peccato che per arrivare ad un momento da assedio, ci vogliono qualcosa come 50 minuti, in un film che ne dura 91, titoli di coda compresi, bene ma non benissimo.

Lui se la ride, d’altra parte ha vinto.

Sorvolo sull’enorme bla bla bla delinea personaggi, perché tanto è tutto scritto con il pilota automatico come detto: il poliziotto con i trascorsi, la barista che si è rifugiata nella cittadina, anche se non avete già visto “Normal”, voi avete già visto “Normal”, fate due più due anche sul prologo a Tokyo e non vi sarà difficile capire dove il film vuole andare a parare, voi direte: almeno l’azione merita? Risposta, no.

Talmente breve, diluita e tagliata con altri dialoghi, che anche l’assedio si perde, Ben Wheatley, io ti voglio tanto bene, specialmente se poi verso la fine mi ficchi quella citazione piuttosto spudorata al più grande film d’assedio di tutti i tempi, perché è chiaro che è a QUELLO che stavi pensando, però no, no e poi no, questa roba è piatta persino Odenkirk sembra l’attore di serie Z che un tempo era famoso per i film d’azione tosti ed ora, è finito a fare le mini produzioni che escono dritte per l’home video, si vede che nessuno ci ha creduto in questa roba quindi il risultato è… Normale, nel senso che è normale che mi dimenticherò di questo film in un tempo brevissimo.

Sul tuo cadavere (2026)

Dopo il vostro normale film d’azione, passiamo al vostro normale remake americano, perché sì, perché puntuale come la morte e le tasse arriva quel titolo che non si sa perché, deve essere rifatto con cast Yankee, questa volta è toccato a The Trip di Tommy Wirkola, solo che io ho iniziato a guardarlo senza saperlo.

Dan (Jason “How I met your mother” Segel) è un regista pataca finito a girare spot-reel, che sono le pubblicità che ti spuntano suoi Social-Cosi, l’ho scoperto grazie a questo film. Sua moglie Lisa è un’attrice patacca che si atteggia da diva del teatro invece ha come unico motivo di interesse essere fatta a forma di Samara Weaving. Sono una coppia in crisi, non si sopportano più, hanno anche problemi economici e come palliativo scelgono un fine settimana in una baita, solo che Dan ha già in programma di far fuori Lisa, se non fosse per un contrattempo.

«Siamo in pericolo Lily», «Non sono Lily e smettila di fare la parte di Marshall!»

Tre criminali evasi fanno irruzione nella baiata, a guidarli Timothy Olyphant che quando non fa il cowboy fa la carogna e gli riesce benissimo, metteteci poi su tutto anche la poliziotta impersonata da Juliette Lewis e il risultato è… Competente.

Onesto? Quando ho capito che il film in realtà lo avevo già visto, non c’è Samara Weaving che tenga, perché sì, è divertente vederla ancora esibirsi nella sua specialità, imbrattata di sangue finto, urlante e in preda alla vendetta, non mi stancherò mai, ma nell’originale lo stesso ruolo era coperto da Noomi Rapace e in una scena in particolare, la sua presenza era un bel diversivo qui invece il regista Jorma Taccone, oltre a cambiare il casting, si è limitato a rifare il film norvegese nell’unica lingua che gli Yankee capiscono, lo dico? Non ha cambiato una Wirkola.

Samara, eroina della Bara, fissa su queste pagine e sempre armata.

Non avete mai visto The Trip? Allora “Sul tuo cadavere” ve lo consiglio, potrebbe salvarvi la serata, ma se lo avete già visto, un film che non è un capolavoro monumentale della storia del cinema e in compenso, e anche piuttosto recente, allora dovete solo scegliere se preferite la bionda Samara o la mora Noomi, alla fine si riduce davvero tutto a questo.

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