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Nosferatu il vampiro (1922): cent’anni di Massimo Terrore

«Un Fantasma si aggira per l’Europa.»
Si lo so, la citazione del caro vecchio Karl Marx non è completa perché il ragazzo che nel tempo qualcuno è riuscito a confondere con Chico, Harpo e Groucho aveva in testa altri argomenti quando coniò quella frase, ma quando mi capita di rivedere “Nosferatu” mi ritrovo a pensarci.

Mi è capitato anche l’altro giorno mentre ripassavo il film in vista del suo notevole compleanno, il primo in tripla cifra celebrato su questa Bara, anzi a questo proposito alla fine del post troverete tutti i dettagli per il resto della blog-festa.

Probabilmente c’era davvero un fantasma che si aggirava per l’Europa quando uscì “Nosferatu, eine Symphonie des Grauens” (salute!) nel marzo del 1922, adesso io non vorrei fare il Guidobaldo Maria Riccardelli della situazione, qualunque scuola di cinema più o meno quotata vi insegnerà che nel periodo tra il 1919 e il 1933 la storia tedesca darà origine a correnti culturali come l’Espressionismo, il Kammerspiel e la Nuova Oggettività, ma siccome qui alla Bara Volante siamo più pane e salame, quello che mi interessa è concentrarmi sullo scenario che Friedrich Wilhelm Murnau aveva attorno a se quando si mise al lavoro su questo film, destinato a diventare una pietra miliare.

Non vale canticchiarsi in testa il tema della Pantera Rosa ok? Facciamo i seri per questo compleanno a tre cifre.

La Germania in quel periodo si era trascinata fuori dalla prima guerra mondiale strisciando sui gomiti, attraversava un momento di instabilità politica e sociale, era scossa da tumulti e minacciata da epidemie,
quel clima di sfiducia anche nei confronti del prossimo, dello straniero sappiamo tutti a cosa avrebbe portato, alla nascita di un partito fondato da un signore con i baffi come Charlie Chaplin, ma decisamente meno geniale e simpatico, che amava far marciare i suoi soldati con il passo dell’oca, in divise nere come gli abiti del Conte Orlok, sotto bandiere con la svastica, che come ci hanno insegnato a scuola è un simbolo di luce in molte società e religioni, volutamente ribaltato per rappresenta il suo opposto, quell’oscurità dove vivono e prosperano i vampiri. Il sonno della ragione genera mostri come e anche peggiori di Orlok.

In questo scenario non proprio da favola, Murnau aveva un enorme desiderio, portare al cinema il romanzo “Dracula” di Bram Stoker del 1897 per cui aveva un debole, ma non i diritti di sfruttamento, quelli erano saldamento in mano alla vedova dello scrittore Irlandese la signora Stoker, Florence Balcombe. Quindi è inutile girarci attorno, il primo adattamento del Conte più famoso della storia del cinema, un titolo fondamentale per i vampiri nella settima arte e per il cinema Horror tutto, nasce da un plagio bello e buono, forse il più famoso e documentato della storia del cinema.

Un secolo e non sentirlo, ancora un bell’omino il nostro Conte. Beh più o meno.

Lo studio che fornisce al regista i fondi per realizzare “Nosferatu” è la Prana-Film, una piccola casa di produzione fondata nel 1921 da Enrico Dieckmann e dall’occultista-artista Albin Grau, molto interessata a portare in scena film dedicati all’occulto, tanto che il nome “Prana” era stato preso in prestito (mi verrebbe da dire come la trama del romanzo di Stoker) dalla religione Indù. Nel tentativo disperato di rispettare il romanzo, ma occultando il più possibile il plagio, tutti i nomi dei personaggi sono stati cambiati, ecco perché il famoso Conte qui si chiama Orlok e non viene fatta menzione della sua nemesi, il cacciatore di vampiri Van Helsing, ma non basta, Bram Stoker non aveva di certo sposato una stupida, anche perché il film non esordì proprio in un cinemino di provincia.

“Nosferatu” venne proiettato per la prima volta il 4 marzo 1922 al cinema Marmorsaal all’interno del giardino zoologico di Berlino, come portata principale di un grande evento ribattezzato “Festival di Nosferatu” in cui era stata invitata tutta la crema della società berlinese, anche se la prima ufficiale avvenne il 15 marzo del 1922, cento anni fa proprio oggi presso il cinema Primus-Palast. Ma nel frattempo Florence Stoker aveva già sguinzagliato gli avvocati.

«Sono Nosferatu il non morto!”, “Fiuuu meno male! Pensavo fossi uno degli avvocati della Stoker»

A mani basse la vedova Stoker vinse la causa, la Prana-Film finì zampe all’aria perché non aveva un centesimo per pagare e le copie del film vennero distrutte una dopo l’altra, ma per sommo disappunto dei familiari dello scrittore non tutte, alla fine degli anni ’20 una copia francese del film arrivò negli Stati Uniti e visto che con il cinema muto bastava modificare i cartelli nella lingua locale, in quella versione tornarono anche i nomi originali dei personaggi (Jonathan e Mina Harker, Dracula, Renfield e via dicendo), questo spiega anche perché ancora oggi in alcune versioni del film, la cittadina dove si svolge parte della storia non risulta essere Wisborg ma Brema (storia vera), ma fino a qui tutto questo è la storia dietro alla travagliata vita di questo film, la leggenda, oh la leggenda è molto più sfiziosa!

Il film colpì talmente tanto l’immaginario collettivo da diventare oggetto di leggenda, come quella per cui Murnau si fosse recato per davvero nei Carpazi, alla ricerca di un vero vampiro da far recitare nel suo film, in cambio di, boh non so, sangue immagino. Voce di corridoio alimentata dal misterioso attore che interpreta il Conte Orlok, qualcuno sosteneva che il trucco che regala mostruose forme al personaggio non fosse tale ma una sinistra coincidenza non ha fatto che fare da legna secca sotto il fuoco del pettegolezzo: l’attore tedesco che interpreta il vampiro sembrava uscito dal nulla, inoltre il suo nome Max Schreck è il padre nobile della mia mania di tradurre a braccio i nomi stranieri, Schreck in tedesco significa “Terrore” quindi un vampiro spaventoso interpretato da un tale di nome “Massimo Terrore” era come invitare la gazzella a correre. Anni dopo venne confermata l’apparizione in alcuni teatri e spettacoli di un tale di nome Max Schreck effettivamente somigliante al Conte Orlok senza trucco, ma ormai la leggenda era nata. Anzi a tale proposito, vi consiglio un ottimo e sottovalutato film sul cinema e su questa leggenda molto bello, “L’ombra del vampiro” (2000) di E. Elias Merhige, il regista di “Begotten” (1991) che con tecniche cinematografiche volutamente retrò, portò in scena questa leggenda con John Malkovich nei panni di Murnau e uno straordinario Willem Dafoe in quelli di Max Schreck.

«Qui siamo nel West nei Carpazi, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda» (quasi-cit.)

La trama dopo cento anni e tante trasposizioni è ormai nota, nel 1838 il giovane Thomas Hutter (Gustav von Wangenheim) lavora presso un’agenzia immobiliare a Wisborg, in Germania, ha una bella moglie che ama moltissimo di nome Ellen (Greta Schröder) ma il suo losco datore di lavoro gli offre la grande opportunità di andare fino in Transilvania a concludere un contratto con il Conte Orlok (Massimo Terrore), ora non so voi, ma io nella mia vita ho imparato che se sul posto di lavoro ti parlano di una grande opportunità, quello è il momento di infilarsi le mutante di ferro e di appoggiare le chiappe contro il più spesso muro di cemento armato in circolazione, perché come dicono nei Carpazi è cominciata la stagione della migrazione dell’uccello padulo.

Contravvenendo a molte delle abitudini dell’Espressionismo tedesco, Murnau gira parecchio anche in esterno, dimostrando di aver fatto sua anche la lezione del cinema naturalista Svedese, si vede che ho fatto i compiti eh? Ci manca solo che mi metta a suonarvi l’organetto con la colonna sonora del film mentre leggete. La natura per Murnau è malvagio o meglio, resa tale dall’ombra del vampiro che oscura tutto, ci sono iene feroci, ma anche una rappresentazione dei “vampiri” della natura, il regista infatti si sofferma su ragni che avvolgono la preda nella loro ragnatela, insetti predatori che nemmeno in una puntata di Super Quark, tutta quella roba che guarderebbe uno come Renfield (che in questa versione si chiama Knock), il tutto per sottolineare come qualcosa si stia agitando laggiù nell’Europa del’Est.

«Eccomi che arrivo Europa, che tu sia pronta oppure no»

Di totalmente allineato ai canoni dell’Espressionismo tedesco invece, sicuramente l’ombra del Conte Orlok, innaturalmente lunga rispetto alla scheletrica figura che la genera, non che Orlok di suo non sia spaventoso, artigli al posto delle dita, orecchie da pipistrello, denti da ratto e quando ciondola in giro per la stanza, va via gobbo e storto come Andreotti, in un film che dura 84 minuti, il Conte Orlok resta iconico, uno dei padri nobili di tanti cattivi cinematografici oltre che materia di cui è fatto il cinema, infatti trovo curioso il fatto che le immagini venissero impresse, “bruciate” sulla pellicola grazie alla luce, che è un po’ quello che accade anche al nostro Conte.

Stai andando forte, apri tutte le porte, gioca tutte le carte, fai entrare il sol… ARRRRGHH!

Ma devo essere onesto, ho sempre avuto un’attrazione per il macabro e il cinema dell’orrore, non sono uno che si spaventa facilmente e non lo dico per fare il ganzo, ma semplicemente perché ho un mono neurone che processa a 56k quindi anche per realizzare di stare avendo paura, il più delle volte lo faccio sì, ma a posteriori. Eppure devo dire che i film muti hanno su di me una presa incredibile, quel modo di narrate per immagini che è la base del cinema (il classico «Show, don’t tell»), ha un grande effetto su di me, l’entrata in scena di Orlok fermo sulla soglia della camera di Hutter ogni volta mi strappa un brivido, un momento iconico, ancora dopo cento anni è una rappresentazione del male e della paura in grado di regalare a chiunque un cappotto di pelle d’oca.

Eppure il Conte Orlok proprio come un vampiro, si è nutrito dell’ambiente che lo ha partorito, Murnau grazie ad un montaggio alternato, ci mostra come il potere oscuro del suo Nosferatu, il non-morto abbia effetti fino all’altra parte dell’oceano, quando l’invocazione di Ellen per il marito durante il suo incubo, sembra avere effetto anche sul Conte che si allontana con il suo passo non proprio aggraziato.

Cento anni oggi e mette ancora una fifa blu, mannaggia a lui!

A livello metaforico poi, “Nosferatu” sembra incarnare alla perfezione lo spirito del suo tempo e del Paese che lo ha generato, il suo arrivo a Brema Wisborg dopo il viaggio in mare, viene accolto dalla popolazione locale come l’arrivo della peste, che infatti si chiude in casa per evitare il contagio, tutto questo ben prima di Giuseppe Conte eh?

In cento anni su “Nosferatu” sono stati scritti libri, saggi e tesi di laurea, su questa mia sgangherata Bara non potrete certo trovare una chiave di lettura fresca, non è falsa modestia la mia, non si può scrivere nulla di nuovo su questo Classido, posso solo aggiungerlo al mio piccolo club e riconoscerne la modernità.

La paura per l’altro, per lo straniero venuto dall’Est portatore della peste che fa chiudere il popolo tedesco in sé stesso, raramente la settima arte ha saputo anticipare in maniera così netta la direzione che avrebbe preso la storia di lì a poco, la futura campagna d’odio anti ebraica e l’avvento di un partito del popolo, il Terzo Reich, sono i mali a cui Murnau ha dato forma cinematografica, non è un caso che sia la luce, ovvero qualcosa che arriva dall’esterno, in grado di spezzare l’isolazionismo (e l’oscurantismo) in cui il
popolo Tedesco si era barricato, a distruggere il mostro, ma il sacrificio di Ellen non è da sottovalutare, in quanto è lei a rappresentare quanto di buono resta nel popolo tedesco.

Per essere un plagio poi, la copia non autorizzata come spesso accade, diventa più famosa dell’originale, infatti è stato grazie a Murnau se la luce del sole è diventata la nemica naturale dei Vampiri, una trovata assente dal romanzo originale di Stoker, forse l’unico elemento che il regista mantiene per davvero dal romanzo, oltre ad alcune delle lettere scambiate tra i protagonisti è la sessualità, infatti in tal senso Murnau ci ha dato dentro, come nella scena della laida mano del Conte che sotto forma di ombra agguanta un seno alla povera Ellen, apperò Murny? Ma si fanno queste cose? Ecco perché per essere un film che oggi festeggia un compleanno in tripla cifra, “Nosferatu” resta un capolavoro di modernità, un film da studiare, oltre ad uno di quelli che mette ancora una paura fottuta, dettaglio non secondario quando si parla di Horror.

Ehi tu Orlok levale le mani di dosso! (quasi-cit.)
“Nosferatu” è l’incudine su cui sono stati forgiati tutti i film di vampiri arrivati dopo, ci sono stati adattamenti ufficiali del romanzo di Stoker, variazioni con molto più sangue e anche tradimenti passati alla storia, ma per certi versi sono tutti debitori di questo grande film nato cento anni fa, in un periodo di miseria, tumulti, in cui l’ombra del Conte rappresentava e anticipava orrori che sarebbero arrivati di lì a poco. In tale senso trovo significativo che Orlok, il male, il portatore della peste, uno dei più grandi malvagi mai visti sul grande schermo, risorga proprio ora, all’alba del suo primo secolo, in un momento in cui il mondo sta cercando di trascinarsi a fatica strisciando sui gomiti fuori da una pandemia e mentre la guerra è tornata sul suolo Europeo. Un Fantasma si aggira per l’Europa, di nuovo, perché ci sono film che non sono solo immagini impresse e “bruciate” sulla pellicola come un vampiro all’alba, ma sono terrore, Massimo Terrore.
Le celebrazioni per il Conte continuano, ecco qualche link da schiacciare di potenza!
SamSimon direttamente dalle pagine di vengono fuori dalle fottute pareti.
Sempre dalla pagine de Il Zinefilo Vasquez con L’ombra di Nosferatu.
The Obsidian Mirror ci suona una sinfonia dell’orrore.
Non quel Marlowe racconta di quando i Pet Shop Boys hanno presentato Nosferatu ‘nnammuratu!
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