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Obi-Wan Kenobi (2022): Obi-MAH Kenobi

Sapete cosa ho
sempre ammirato del personaggio di Obi-Wan Kenobi? Oltre al nome che suona così
figo intendo, quella sua aurea, quasi antica, con cui entrava in scena
interpretato da Sir Alec Guinness nel 1977.

Quando Luke gli dice
che sta cercando uno di nome Obi-Wan Kenobi e al personaggio sembra riaffiorare alla
mente tutta una vita precedente, come quando non ricordava di aver mai avuto un
droide, tutta roba che in parte è già stata scalfita o ridimensionata dalla Prequel Tragedy, ma che ha ancora un fascino incredibile perché “Guerre Stellari”
aveva il passo delle grandi storie, ed essendo ancora oggi, l’audiovisivo più
sviscerato, analizzato, visto e riguardato della storia, anche più di che so,
il sextape di Pamela Anderson, è normale che ogni piccolo dettaglio sia
assorto a mito, giusto così per certi versi.

Il principio è un po’
sempre lo stesso, la rotta di Kessel non era più mitica quando ci dicevano che
una sola nave era riuscita a percorrerla in meno di 12 parsec? Non so neanche
che cacchio sia un parsec però quanto mito in quelle parole, decisamente meno
di quanto poi, ci hanno mostrato per davvero (capite come utilizzo le parole)
una nave percorrere la rotta di kessel in meno di 12 parsec.

Almeno ora sappiamo perché vagava con poca memoria nel 1977, cercava di dimenticare questa miniserie.

Lo stesso principio
si applica alle parole: «Ti stavo aspettando, Obi-Wan. Ci rincontriamo,
finalmente. Ora il cerchio è completo. Quando ti ho lasciato non ero che un
discepolo, ora sono io il maestro!», «Solo un maestro del male, Dart!». Avevamo
lasciato quei due su un vulcano, per ritrovarli più vecchi nel 1977. Era
davvero necessario aggiungere altri tasselli? Oltre a quelli già raccontanti in
Rebels, che poveretta barcolla, ad un passo dall’essere buttata fuori a
calci dal canone, l’ultima speranza che le resta è che nel giro di una manciata
d’anni, Ewan McGregor diventi una copia sputata spiccicata di Sir Alec Guinness.

Quello che mi
stupisce non è tanto la volontà dei vertici della Disney, di andare ad
aggiungere l’ennesimo tassello ad una storia di cui ormai, conosciamo inizio,
fine ed epica, quando più che altro che ci abbiano puntato così poco. Parliamoci
chiaro, i ragazzi della Disney possono permettersi tutti, da James Earl Jones
di nuovo a doppiare Darth Vader (su Luca Ward non mi esprimo, ho provato ad
ascoltarlo due minuti, penso alla sua parte in “Un posto al sole” e dopo Mustafar
mi fa un po’ sorridere) oppure Hayden Christ… pessimo esempio, lui ormai lavora
in cambio di un tocco di pane.

“Doppia spada laser? Naaaa già visto!”

Jimmy Smits che
torna nei panni di Bail Organa? Eccolo! Il bassista dei Red Hot Chili Pepper per
sfidare Marty McFly e dargli del fifone rapire Lei(l)a? Eccolo servito.
Alla Disney possono avere tutti, persino Ewan McGregor, uno che aveva
amabilmente dichiarato di esserci rotto ehm, la Morte Nera sul set per Lucas, davanti
a tutto quello schermo verde e che “Star Wars”, era stata l’esperienza più
noiosa della sua vita (storia vera). Una comoda valigetta piena di fogli verdi
con sopra facce non di Yoda, ma di ex presidenti defunti ed è tutto risolto,
ecco tornare il nostro Obi-Wan, conferma che nel 1999, la scelta di casting di McGregor
era stata illuminata, una delle poche azzeccate in tutta la Prequel Tragedy.

“Quella laggiù è una valigetta piena di soldi? Eccomi, sono tornato!”

Allora io mi chiedo,
perché affidare la regia dei sei episodi di questa miniserie a Deborah Chow,
una che ha si diretto un paio di episodi di The Mandalorian, ma ha più
che altro un’esperienza televisiva e poi è chiaro ormai dopo The Book of Boba Fett, che l’ambiente controllato (spesso in interni e su fondali in
4K) in cui si girano le avventure di Mando e Grogu, sia una specie di isola
sicura nella galassia di Guerre Stellari, speriamo che resista.

La fine fatta dal povero Temuera Morrison dopo le critiche per il suo Boba Fett.

“Obi-Wan Kenobi” ambientata
dieci anni dopo Episodio III, si gioca un Obi-Wan Ben impegnato a fare
vita monastica e a sorvegliare Luke su Tatooine, sorvolo sugli evidenti
parallelismo tra un vecchio Jedi in ritiro che però i fan(atici) hanno
odiato e questo vecchio Jedi in ritiro che invece sembrava più gradito, si sa
che il “fandome” di Star Wars è uno dei più bizzarri della galassia.

Bizzarro almeno
quanto puntare tutto sulla giovane Lei(l)a (Vivien Lyra Blair) che ammetto, mi
era più simpatica nella sua versione adulta, con Obi-Wan chiamato a salvarla che la mette
in pericolo più volte, confermandosi come il peggior bambinaio della
galassia
un Maestro sempre molto sportivo con i suoi allievi.

“Non ricordo di averti mai avuto come allieva”, “Meglio scordare tutto di questa miniserie”

Questa miniserie ha l’intuizione
di portare in scena, direttamente da Rebels, il personaggio del Grande Inquisitore
(Rupert Friend), salvo poi tenerlo malamente in panchina per cinque episodi,
per giocarsi inseguimenti sui tetti che per colpa di una messa in scena sciatta,
sembrano alti come piani rialzati, per scene d’azione che fanno rimpiangere il
fatto che un altro maestro, ovvero Mel Brooks, non sia più interessato e
prendere in giro prodotti che bisogna dirlo, spesso sembrano già delle auto-parodie.

Il Grande Inquisitore, ma inquadrato da lontano è il Piccolo Inquisitore.

Da questo punto di
vista il terzo episodio è un mezzo disastro, capiamoci bene, tutti i prodotti,
anche i titoli che fanno parte della SACRA TRILOGIA hanno errori e svarioni più
o meno piccoli, ma se scegli di mostrare la rotta di Kessel percorsa in meno di
12 parsec, ti esponi già di tuo al rischio di togliere quella, per comodità
chiamiamola magia, che certe storie si portano dentro, che sanno evocare senza
bisogno di mostrare tutto, ogni singolo momento mancante o volutamente non
raccontato.

Potrei stare qui ad
analizzare lo “Psicodramma della sbarra laser”, ovvero il momento in cui Obi-Wan
in fuga con Lei(l)a, prima si impegna moltissimo per mettere fuori uso l’ostacolo
laser sul loro cammino, per attraversarlo usando quella specie di trattore a
cui hanno scroccato un passaggio? Ma va! Per scappare a piedi, allora mio mi
chiedo, Deborah Chow benedetta figliola, puoi almeno evitare d dimostrare così
palesemente che ci sono due comodi metri per lato attorno alla sbarra, che
poteva essere raggirata senza difficoltà? Ah ma ho capito! Pedro “Mando” Pascal
si diverte a rifare la scena della costola di Moffetta di Aldo, Giovanni e
Giacomo con Nicolas Cage, quindi per introdurre la sua ex socia Vipera
della famiglia Martell, ovvero Indira Varma nei panni di Tala Durith direttamente da Giocotrono,
avete inventato questo complicato sistema di citazioni? Faccio difficoltà a
trovare una logica, lo ammetto. 

“Da che parte sei arrivata?”, “C’è un metro attorno alla sbarra. Maestro tzè!”

Per non parlare del
primo scontro tra Obi-Wan e il suo ex allievo (su questo il doppiaggio ha preso
una vacca per le balle), sorvoliamo sul fatto che il Jedi utilizza la
spada come l’APP torcia del telefono pur di non combattere e che in realtà, era
già a conoscenza del destino del suo Padawan fin da Episodio III, più
che altro trovo ben poco logico che prima Darth Vader-Fenner (qui comincio a
sembrare Luca Ward) spenga le fiamme usando la Forza e poi di colpo, si
dimentichi di averlo fatto un minuto prima, lasciando così clamorosamente
scappare l’uomo a cui ha giurato vendetta. Vi rendete conto che non potete permettervi
questo tipo di facilonerie, parliamo sempre della saga in cui ogni frase, ogni
dettaglio, ogni rumore selezionato per gli effetti sonori è stato studiato e
analizzato religiosamente dai fan(anatici). Prodotti girati e scritti in
maniera così sciatta, sono l’equivalente di sanguinare davanti ad uno squalo,
armato di spada laser di plastica, ma sempre uno squalo. 

Su Mustafar tocca diventare bravissimi con il barbque, non ci sono alternative.

Da questo punto di
vista “Obi-Wan Kenobi” è una serie grossolana, che funzionicchia giusto quando il Jedi scopre di avere l’APP torcia sul telefono e dedica alla spada Laser l’uso
per cui è stata costruita, anche se purtroppo guardandola, questa miniserie
scricchiolata da tutte le parti. 

Pensate cosa farà quando scoprirà Tinder.

Dopo aver speso
tutto per mostrarci finalmente un giovane Luke decente e convincente, la
miniserie diretta da Deborah Chow fa fare alla tecnica della De-aging un balzo
indietro di dieci anni, già che erano in ballo, avrebbero potuto almeno
cancellare il doppio mento ad Hayden Christensen, anche se capisco i tecnici
degli effetti speciali, quel carciofo non è molto amato, la prova vivente che
George Lucas ci odia e lo farà in eterno.

Quel matto di Supergiovane (cit.)

In generale “Obi-Wan Kenobi” risulta essere sciatta tanto da generare una serie di incongruenze più o meno grandi, tenute insieme da quella moderata malinconia che evidentemente, a tanto pubblico piace moltissimo, basta sentire l’asma del vecchio Darth per esaltarsi. 

Di fatto il senso della miniserie è chiaro, personaggi spezzati, che devono ritrovare loro stessi oppure reinventarsi un posto nella galassia (come la Terza Sorella e le sue motivazioni lacunose e ballerine), il problema è che questo percorso viene scritto e raccontato a colpi di non-sense. L’ultimo episodio si gioca per lo meno un duello tra ex amici diretto discretamente (a differenza di tutte le altre scene d’azione della miniserie) che azzecca qualche momento emotivo, grazie soprattutto a McGregor, ma la sensazione è che per arrivare fino a qui, si sia allungato il brodo oltre misura per cosa? Un’apparizione di due secondi di Liam Neeson? Una lista di incongruenze lunga come la vostra spada laser? Era davvero necessario raccontare – per altro con questo livello di pressapochismo – una porzione di storia che di fatto già conoscevamo e che risultava migliore quando era solo suggerita?

Insomma la
sensazione che ho è che l’attenzione dei vertici della Disney/Lucasart sia
altrove, appena ci si sposta un minimo dalla competenza di Dave Filoni, siamo
perduti. Questo mi fa pensare che forse sarebbe davvero ora per “Guerre
Stellare” di smetterla di rimestare, aggiungere tasselli spesso inutili alla
storia dei personaggi principali e dedicarsi ad altro, mi fa anche sperare per
la serie personale di Ahsoka Tano, trattandosi della creatura prediletta di
Filoni con il ca… voletto che la lascerà in mano ad altri.
 

Come al solito vi
ricordo lo speciale della Bara dedicato a Guerre Stellari.

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