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Obsession (2026): fai attenzione a quello che desideri

Sta per arrivare un’infilata di titoli Horror in uscita da qui alle prossime settimane, molto ma molto interessante, ad aprire la fila è questo “Obsession” che, posso dirlo? Era quello che tra tutti, mi sembrava il meno sfizioso. Ben felice di essermi sbagliato, il mio obbiettivo è sempre quello di trovare buoni film ed essere stupito così è sempre piacevole.

Anche se va detto che “Obsession” è arrivato da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, sull’onda di una serie di osanna non da poco, anche perché il genere Horror gode di un ottimo stato di salute e spesso, viene sfruttato da molti registi come trampolino di lancio, qualcuno è fedele e resta a bordo, altri invece si beccano la popolarità e poi si affrettano a prendere le distanze. Per questo anche la critica, è sempre un po’ alla ricerca della prossima cosa o nome grosso, il talento, meglio se giovane da esaltare subito e magari da triturare domani. Per certi versi potremmo dire che “Obsession” ha dei tratti in comune con Talk to me, anche qui al centro della storia abbiamo un oggetto MacGuffin e dietro la macchina da presa, un regista che arriva dal mondo del web, Curry Barker è quello del canale “That’s a bad” idea dedicato a siparietto comici gestito con il compare Cooper Tomlinson, anche se nel mezzo, tra quello e il suo esordio in un lungometraggio Horror, Barker ci ha infilato il mediometraggio “Milk & Serial” (2024), sua prova generale con il genere.

Il primo paradosso del protagonista, è giovanissimo ma lavora in un negozio per vecchi.

Bisogna quindi tenere conto che Barker arriva da un linguaggio differente, nato nel 1999 il regista è un rappresentante della Gen Z, cresciuta senza che il cinema fosse il media centrale e principale, infatti la sua storia parte da lontano, perché a voler essere puntigliosi, siamo davanti ad una versione del racconto del 1902 di W. W. Jacobs, un archetipo horror come la zampa di scimmia, anche se probabilmente Barker conosce quella storia più per la versione dei Simpson che per altri riferimenti, proprio per il discorso della non centralità del cinema per la generazione Z.

Il protagonista, Baron “Bear” Bailey (Michael Johnston) è un ragazzotto che lavora in un negozio di musica, introverso, timido e storicamente cotto della sua amica di vecchia data Niki (Inde Navarrette), o meglio, i due hanno un rapporto non chiarissimo, almeno dal lato Bear della coppia, che è incastrato in un vorrei ma non posso (o meglio, non voglio) emotivo un po’ fumoso, infatti il film si apre con le buffe prove generali di una possibile dichiarazione non proprio convintissima.

Love Hurts (didascalie che potete cantare)

Tutto cambia quando in un negozietto esoterico, per gioco Bear pesca una “One Wish Willow”, un bastoncino della fortuna, che promette di esaurire un desiderio una volta spezzato, un desiderio per la vita, che solo la morte può interrompere, ovviamente Bear decise di usarlo così: «Vorrei che Niki mi amasse più di chiunque altro.», seguono casini.

Ero convinto che “Obsession” sarebbe stato una sorta di Whistle un po’ meno orientato agli sbudellamenti, oggetto esoterico MacGuffin della settimana, personaggi molto giovani, trame di amore e morte, per fortuna Curry Barker è più sveglio di così, perché firma una sorta di prodomo di Together, che trattava temi simili dal punto di vista di una coppia di Millennials.

“Obsession” è un gioiellino che inizia come molti Horror ben visti dalla critica, con un ritmo da lenta cottura che accelera impercettibilmente fino a farti precipitare in una spirale di follia. Un film che riesce a far ridere, a risultare grottesco, a volte anche a farti provare un’incredibile tristezza per i protagonisti, disseminando qua e là momenti di paura ben fatti. Sì, perché Bear riesce ad uscire dalla “Friendzone” (odio questi anglicismi…) e inizialmente ne è ben felice, solo che le attenzioni di Nikki cominciano a diventare sempre più pressanti se non proprio spaventose.

«Avere una fidanzata adorante non è stressante»

Il film di Curry Barker parla chiaramente di un tema caldo, che viene descritto di solito con un’espressione alla moda, ovvero una relazione tossica (frase fatta che se possibile, odio anche più degli anglicismi…), però dal punto di vista di chi l’ha generata, lavorando sull’ambiguità morale di fondo: Bear lo sa bene che Nikki è stata privata del libero arbitrio, eppure il suo desiderio egoistico gli impedisce di fare qualcosa per rimediare, almeno fino a quando non sarà tutto ormai degenerato.

Pur essendo il classico Horror strapieno di temi ed espressioni fighette che piacciono tanto alle penne stipendiate, bisogna riconoscere a Curry Barker di essere più talentuoso e meno ruffiano di molti altri suoi colleghi ben più paraculi nel far leva su certe dinamiche. “Obsession” parla in modo efficace di dipendenza emotiva, solitudine maschile e consenso, portando alle estreme conseguenze dinamiche come la paura dell’abbandono, il desiderio di controllo e la gelosia, che è tutta roba di cui la cronaca (anche nera) è purtroppo piena, per altro, facendolo molto bene.

Ci sono momenti in cui è chiaro che Barker si sia fatto le ossa con i siparietti di “That’s a bad” perché i momenti comici non mancano, ma sono quel tipo di comicità che sta un passo prima del disastro, e proprio perché il regista non fa parte della generazione che ha avuto solo il cinema come unico modello (o per lo meno il principale), manda a segno almeno un paio di scene toste che sembrano pronte per diventare virali sui Social, anche se condivise per fare una battuta facile e magari, fuori contesto, come la scena della sfuriata nel locale ad esempio.

«… Forse è meglio se restiamo amici!!»

Eppure “Obsession” funziona e mi ha colpito, perché sa dosare benissimo l’umorismo e il terrore, ma anche tutta la gamma di emozioni nel mezzo, personalmente mi ha fatto percepire un’infinita tristezza per la condizione di Nikki, il tocco e il modo di raccontare la quotidianità, filtrata dalla commedia mi ha ricordato certi esordi Indie, più che Linklater a volte proprio il Kevin Smith più malinconico.

Una scena in particolare, sembra che sia stata sforbiciata dal regista per ottenere un visto censura meno restrittivo che altrimenti, avrebbe ammazzato il suo film, ma devo dire che da tempo non mi trovavo davanti un Horror così capace di descrivere un’intera generazione, probabilmente da tempi di It Follows non accadeva, tutte le difficoltà relazionali e i rapporti di coppia mai davvero chiari e netti, con la tendenza a fuggire dalle etichette, qui vengono raccontati bene, senza mai essere lanciati in faccia allo spettatore, difetti? Probabilmente in alcuni passaggi si tende un po’ all’effetto ripetizione, ma considerando che si tratta di un film d’esordio, che per altro, era molto più facile sbagliare che azzeccare, devo dire che sono impressionato dalla prova di Curry Barker, che ora si beccherà tutti i suoi meritati osanna, domani poi verrà triturato e sputato, visto che all’orizzonte per lui lo attende l’ennesimo rilancio di Non aprite quella porta. Poveretto, spero mi smentisca come ha fatto con “Obsession”, glielo auguro di cuore.

Felissa Rose ha messo su una carriera da Scream Queen con un’espressione molto simile.

Una menzione non speciale, ma ultra speciale, se la merita interamente Inde Navarrette, non vorrei dire che metà della riuscita va ricercata tutta nella sua prova, ma quasi. Una capacità di reagire, rispondendo in maniera tempestiva ai vari cambi di registro della storia, riuscendo sempre ad intercettarli tutti, con l’aggiunta di un vero talento nel risultare sinistra, a volte Barker le dedica solo un primo o primissimo piano, e lei si inventa quel sorriso che riesce ad esprimere totale amore e totale dolore nella stessa espressione, non vorrei sembrare esagerato, ma in certi momenti guardando il film, mi sono ritrovato a pensare alla prova di Margot Kidder per De Palma, un gran modo di mettere il proprio nome sulla mappa geografica dei talenti.

Insomma, mi piace essere stupito e smentito quando vado al cinema, se questo è solo il primo titolo dell’ondata Horror in arrivo, mi sfrego le manine e non vedo l’ora di fare surf su questa grande onda a bordo della mia Bara.

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