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Operation Fortune (2023): il mondo non è ancora pronto per James Bald

Deve essere interessante un viaggio nella testa di Guy
Ritchie, un regista che non sembra poter star fermo, selezionando soggetti in
modo bizzarro: rifacimenti di classici della tv, Re Tamarri, marchette di Popolino, titoli in puro stile Ritchie e remake di film francesi però con Jason
Statham.

Ora, mescolate tutte queste bizzarre scelte e il risultato
elaborato dal cervellone elettronico dei Tre Caballeros, potrebbe essere questo “Operation Fortune”, ma quando piove,
grandina.

Non so se lo sapete, perché i telegiornali non ne hanno
parlato molto, ma nel 2022 è scoppiata una guerra in Ucraina, lo so, una notizia passata in sordina. Sta di fatto che
la Miramax ha pensato bene di tenere il film di Ritchie in panchina, anche solo
per fare qualche modifica al modo in cui i gangster ucraini venivano rappresentati nel film. Ve lo ripeto, i vertici della Miramax erano preoccupati
per la rappresentazione di una banda di criminali, vi aggiungo Storia Vera (con
le maiuscole) perché altrimenti so che non ci crederete mai.

Nemmeno Guy Ritchie si capacita di come io sia riuscito a riassumere metà della sua filmografia.

Risultato? Il film che in originale si intitola “Operation
Fortune – Ruse de Guerre” esce in sordina in una manciata di sale a cominciare dalla Turchia, ma solo dopo aver esaurito il budget a disposizione per la promozione, per via dei continui rimandi. Da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa è stato sparato dritto su Sky Cinema proprio mentre è già in circolazione il trailer del prossimo film di Guy Ritchie, che di stare fermo proprio non è capace.

Ma posso essere onesto? Vabbè ho un’intera Bara per farlo, secondo me “Operation Fortune” è nato anche per assecondare la voglia di Jason
Statham di interpretare James Bond, un desiderio che resterà per sempre
inascoltato, per due ragioni, la prima, passare da Daniel “piagnisteo” Craig al
nostro, sarebbe un’iniezione di testosterone davvero troppo esagerata per i
canoni cinematografici contemporanei, ma soprattutto per via della seconda
grande motivazione, il mondo non è pronto per un agente 007 calvo, si chiama
James Bond non James Bald.

Un modello per tutti i maschietti scarsocriniti che non amano radersi.

Anzi, bisogna dirla proprio tutta, il problema principale di
“Operation Fortune” non è di averne avuta poca di fortuna, quando di risultare
un film situazionista, studiato a tavolino così tanto da far passare Jason
Statham per un agente segreto tostissimo, un uomo-esercito sì, ma con tocchi
simpatichini come una serie di fobie, tutte curate a colpi di vini costosi da
sgargarozzarsi, nel tentativo di dare classe ad un hooligan che ama i completi
da uomo come l’attore inglese.

La trama è presto detta, qualcuno vuole mettere le mani sul
solito oggetto MacGuffin chiamato “La maniglia”, con cui si potrebbe diventare
il ras del quartiere pianeta. Per recuperarlo ci vuole il super agente Orson
Fortune (Giasone) libero di mettere su la sua squadra, gli unici due tasselli
fissi sono i volti noti che hanno il compito di illustrargli la missione,
ovvero il contatto con il primo ministro inglese, qui interpretato da Eddie
Marsan (sempre un piacere vederlo recitare anche tre minuti) e il facente
funzione di “M”, ovvero il capo del super agente, qui interpretato da Cary
Elwes, a cui non sarà parso vero di ricevere copioni anche in mesi dell’anno
che non fossero dicembre.

Natale arriva in anticipo quest’anno Cary!

La banda messa su da Orson è composta da lui in persona, a ricoprire
tutte le funzioni, da quello che fa bella figura in smoking fino allo sfonda
porte, Swat-umanoide e picchiatore di sgherri. Infatti mi sono chiesto il senso
del personaggio di J.J. Davies interpretato da Bugzy Malone, basta dire che in
una scena lo sentiamo chiedere a Giasone se sa pilotare un elicottero, cosa che ovviamente sa
fare benissimo, quindi penso che la sua funzione sia quella di fare numero e di
alzare battute a cui Statham possa rispondere in modo sagace.

Ed ora, l’atteso paragrafo su colei che può farmi guardare di tutto, Aubrey Plaza!

Menzione specialissima per Aubrey Plaza, una che potrebbe
convincermi con la sola presenza a guardare qualunque cosa, figuriamoci l’ultimo
di Guy Ritchie, dove si ritrova a coprire il ruolo della fatalona che cambia un vestito da sera in ogni
scena, mentre risolve tutti i mumbo-jumbo informatici muovendo le ditine sulle
tastiera, con quella sua aria, sempre tra lo scazzato e il sardonico, mentre chiama
tutti “amore”, fulmina chiunque a parole e dice le frasette piccantine che ti
fanno pensare: non ci credo che lo abbia detto davvero. Insomma perfetta anche
nei ruoli più infami, d’altra parte se può uscire al meglio nella parte della
fidanzata scassa-cabbasisi o la mamma
MILF da Horror perché non anche
questo?

Quando mi ricapita di avere Aubrey nella posa delle eroine della Bara?

I problemi di “Operation Fortune” sono essenzialmente due,
il primo sta nella svolta che è stata bruciata sul tempo da Il talento di Mr. C, con la differenza
che lì il divo di Hollywood arruolato dai servizi segreti, che fa amicizia con
un miliardario patito di cinema che è cattivo sì, ma non così tanto, era Nicolas
FUUUUUUUUUUUUUUUCKIN Cage, qui invece è Sua Mosceria in persona Josh Hartnett
che interpreta cosa esattamente? Dalla prima scena sembrerebbe almeno una
parodia del divo che fa i suoi stessi stunt, quindi qualcuno in odore di Tom
Cruise, ma poi con il passare dei minuti, si conferma essere solo un Josh Hartnett
qualunque, tanto che quel gioiello di Ford Mustang del 1966 rossa fiammante la
guida un vero pilota nell’unica scena di inseguimento del film, mica il sedanorapa Hartnett.

Meglio mettere un’immagine di questo gran ferro piuttosto che quel ciocco di legno di Hartnett.

Qui non abbiamo “Papi Pedro” Pascal, ma a portare avanti la tradizione
di Guy Ritchie delle “Nemesi” troviamo Hugh Grant che ultimamente, sfoggia la
capacità di rubare la scena. Il
monologo finale con esplosione vale da solo come prova di bontà della sua
prestazione e trovo molto ironico che l’ex campione mondiale dei pesi massimi
delle commedie romantiche, si sia rifatto una carriera accolto a braccia aperte
solo da Ritchie e dal cinema di genere. Vedi Ugo che succede a far film con i
componenti sbagliati della famiglia Roberts? Per fortuna puoi contare su di
noi.

I pregi di “Operation Fortune” sono tutti in bella vista,
dura 114 minuti ma ha un ritmo bello alto, i dialoghi hanno lo stile di quelli
di Guy Ritchie, pur non essendo i migliori tra quelli che ha mai scritto.
Suonano tutti molto bene, filano via belli lisci e come ti aspetteresti da un
film così, ogni personaggio ha sempre la battuta pronta oppure qualcosa di
sagace da dire, peccato che a fine film, non ci sia nemmeno una riga di dialogo
davvero memorabile, una battuta, una “frase maschia”, niente.

Ugo, la gioventù perso tra le commedie romantiche e una serena pensione d’azione.

Il film si guarda, spesso anticipando alcune delle trovate
oppure divertendosi per altre, come la rapina a ritmo di “Raindrops keep fallin’
on my head”, che va detto, risulta il quarto miglior utilizzo di sempre di quel
pezzo sentito al cinema dopo l’originale, Spidey 2 e Clerks 2. Guy mi dispiace,
per te solo la medaglia di legno.

Il problema principale è che “Operation Fortune” sembra The Misfits con il budget – e di
conseguenza nomi e facce – che Renny Harlin non poteva permettersi. Non è un
caso se il film dello svedese sia finito sui palinsesti di Rai Due, mentre l’ultima
penultima fatica di Guy Ritchie sembra destinato ad occupare la prima serata di
Italia 1 per i prossimi anni.

Anche perché parliamoci chiaro, non è un brutto film,
semplicemente sa molto di già visto e non risulta mai davvero memorabile, basta
dire che il personaggio di Orson Fortune è indistinguibile da molti di quelli impersonati da Jason Statham, potrebbe essere perfettamente a metà tra i suoi
ruoli più ironici, tipo Spy o quelli più
muscolari, come The Mechanic.

«L’uomo con la mimetica nera, Drugo, quello sì che era un avversario» (cit.)

Insomma, il mondo non è ancora pronto per James Bald, mi
dispiace Giasone, anzi credo che con questa sfiga nell’aria il mondo non sia
pronto nemmeno per Orson Fortune, in ogni caso con il ritmo con cui lavora Guy
Ritchie, sono sicuro che questa coppia di inglesacci la rivedremo presto, in un
modo o nell’altro.

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