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Orange is the new black – Stagione 3: Sono tornate le mie WIP preferite

I film WIP
(Women in prison) sono stati un sotto genere dell’exploitation molto in voga
negli anni ’60 e ’70, titoli come “The Big Bird Cage” o “Femmine in gabbia” di
Jonathan Demme fino ai film di Roger Corman. Ma nel 2015, quando si parla di
WIP c’è soltanto: “Orange is the new black”.


La seconda
stagione, a mio avviso, è stata la migliore in assoluto (finora) di questa serie, quindi
c’era grossa attesa per questa nuova stagione della serie Netflix, in 13
episodi abbiamo visto un po’ di tutto: momenti divertenti, ma anche pallosi,
tristezza e felicità, ma un paio di cose saltano agli occhi fin da subito.
Al pari della
terza stagione dell’altra grande serie Netflix, ovvero House of Cards, anche
qui la storia ha un respiro più ampio, già confermata per una quarta stagione,
gli sceneggiatori si prendono tutto il tempo per ampliare le trame.



“Tutte le new entry del cast vengano da questa parte…”
A mio avviso,
l’altro grande fatto che ha influenzato questa terza stagione è stato il cambio
di regolamento nell’assegnazione degli Emmy Awards: nell’ultima edizione OSTNB
ha fatto il vuoto vincendo sia nella categoria commedia che in quella dramma, ma
per effetti di un cambio di regolamento, questa serie potrà partecipare solo
come “Drama”, quindi le trame si sono fatte più pesanti e la cosa si avverte
non poco nel corso di questi 13 episodi.
Riformata la
coppia Piper (Taylor Schilling) e Alex (Laura Prepon) la stagione si gioca gli
episodi iniziali incentrandoli sul loro rapporto, anche se la loro storia
d’amore ha ben poco altro da aggiungere rispetto a quello raccontato fino a
questo momento, dimenticatevi le scene di sesso bollenti, appena Alex si mostra
più fragile, Piper perde interesse per lei, molto più interessata a monetizzare
il suo tempo a Lichfield, non ci pensa due volte a scaricare l’amore della sua
vita, in favore
di
un traffico illegale e
di un’Australiana con il tatuaggio delle Tartarughe Ninja.



Anche se siamo alla stagione tre, dimenticatevi di vedere cose a tre, tra queste tre, mettetevi l’anima in pace (tre volte).
Si era già
ampiamente visto nella seconda stagione, ma qui Piper conferma l’andazzo, a mio
avviso Netflix dovrebbe fornire una scopa di saggina a tutti i suoi spettatori,
da rompere sulla gobba della biondina quando inizia a fare troppo la stronza
(cosa che succede puntualmente), qui si conferma la donna arrivista lontana
dalla sparuta ragazza della prima stagione, la sua svolta da “Heisenberg delle
mutande usate” è inevitabile, ma anche tra le cose meno interessanti di una
stagione che ha lasciato il passo al dramma (o alla Black Comedy) sacrificando
gag e momenti simpatici lungo il tragitto.
Bisogna dire
che questa terza stagione manca di un vero cattivo, non troverete la Vee che ha
tenuto banco fino a questo momento, ma gli autori hanno avuto l’intuizione
giusta, ovvero quella di “Expanding the band”, ovvero di dare più spazio ai
personaggi che fino a questo momento sono rimasti nell’ombra.
Manca
completamente il punto di vista dei personaggi che vivono “fuori”, tutti i
protagonisti sono incarcerati o basano la loro vita sull’esistenza delle
prigione (i secondini), il risultato è una condizione di prigionia per tutti,
ma anche di fede, argomento su cui battono fortissimo tutti i flashback
dedicati ai personaggi e tutti quelli che vediamo nell’episodio 3×13.
Boo, Dogget,
Norma, Caputo, ma anche la signora Cinese dello spaccio, sono protagonisti
dei loro singoli episodi, che risultano più o meno interessanti, a sorpresa
quella che ne esce meglio è proprio Boo, fino a questo momento una “Butch” come
dice il suo tatuaggio sull’avanbraccio, ovvero un clichè di Lesbica, che si
rivela essere più tormentata (e interessante) di tanti altri personaggi della
serie.



Una di quella volte in cui sei contento di non dover risponde alla domanda “Ti piace il mio nuovo taglio?”.

Certo, non è
tutto pesche e crema, perché l’assenza di una vera e propria trama
orizzontale, richiede il suo tributo di sangue, il secondino abbandona a metà
stagione senza una vera spiegazione e il mio personaggio preferito (Nicky!)
viene condotta alla cinta daziaria di questa serie, con una trovata efficace a
livello emotivo, ma del tutto irrealistica.

Ma ci sono
lividi e mazzate per tutte: Sophia precipita nella scala sociale del carcere e
Doggett è al centro della scena più tosta di tutta la stagione (il finale
dell’episodio 3×10…. Gulp!).
Il finale
non mi ha convinto per nulla, la fuga con bagno nel lago della durata di 15
minuti, mi è sembrata un maldestro tentativo di concludere una stagione più
Black che Comedy, con un metaforico bagno che dovrebbe ripulire dai peccati, ma
anche dalla pesantezza della stagione. Il risultato mi è sembrato
eccessivamente prolisso e zuccheroso, ma l’allargamento del cast pare non
essere finito, non alla luce dell’inquadratura che conclude la stagione.



Tarallucci e vino per tutte!
Insomma, alti
e bassi, per una serie che sembra, ma spero di no, non avere più molto da
dire, ma sicuramente non sono mancati dei momenti memorabili… Eccoli! Il courtside
countdown le 10 migliori azioni della stagione!
1. Utilizzare
le strisce di Calvin & Hobbes per fare poesia, un modo facile ed efficace
di comprarmi e farmi felice.


2. L’arresto
di Nicky che viene portata via sul furgone… Se ne va la migliore, in gloria, ma
se ne va.



Braccia incrociate ad oltranza finchè non ci restituite Nicky.
3. L’episodio
Boo-Centrico, che ovviamente snocciola il maggior numero di scene lesbo di
tutta la stagione, ma pone sotto una nuova luce un personaggio che fino ad ora
era sembrato solo un clichè.


4. Il passato
della signora Cinese dello spaccio che sembra uscito da un film di John Woo!
Uno dei migliori Flashback mai sfornati da questa serie.


5. Il Sex-drama
di Crazy Eyes… Ammettetelo, lo volete leggere anche voi!



La donna che metterà fine all’impero di terrore di J.K. Rowling.
6. Lori Petty,
che entra in questa serie a gamba tesa e anche se il suo personaggio è solo
uno specchietto per le allodole, lei recita come una che si diverte un sacco (e
si vede!), godetevi la sua chiacchierata con il rabbino (“Mi piace come
controllate tutti i media”) o quando canticchia “The cat can back”… Fantastica!



Bentornata Tank Girl, ci sei mancata un sacco!
7. Il ritorno
di “Pornstache” debaffizzato, mentre parla con la mamma che lo chiama “Sweet
pea”.


8. Red che
imita Terminator: “I’m BACK!” e che prende le distanze dal cibo precotto della
mensa.


9. La
testardaggine ottusa di Caputo, stressato e con la responsabilità verso tutti,
quando poteva solo fare la Rockstar…

10. Dogget che
in versione “Anni ‘90” sembra una Mercoledì Adams con i ciuffi biondi e si
spreme la lacrima più dolorosa di tutta la stagione. Mentre con Boo organizza
il remake di “Uomini che odiano le donne”.



Anche se a vederlo così sembra più il remake di IT.

Per questa stagione è tutto, tra alti e bassi, sono sicuro che appena Netflix metterà a disposizione la quarta stagione l’anno prossimo, sarà di nuovo spalmato sul mio fidato divano a guardarmela.

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