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Orange is the new black – Stagione 6: Litchfield prison blues

Di solito le serie tv
quando raggiungono il traguardo delle sei stagioni iniziano a mostrare il
fianco e ad avere il fiato corto, l’idea che mi sono fatto è che a “Orange is
the new black” portino bene i numeri pari, perché malgrado i difetti, che poi sono
sempre un po’ gli stessi di questa serie, la sesta stagione è stata di mio
gradimento. Resterò sul vago ma lo dico per correttezza, da qui in poi SPOILER!



Come fai a dare una
continuazione logica e sensata ad una storia? La fai dirigere a James Cameron. Ok, ma se non puoi
permetterti il vecchio Jimmy cosa fai? Facile, ne scrivi una che tenga conto
delle conseguenze. La sesta stagione di OITNB (salute!) fa proprio questo,
tiene conto degli eventi legati alla rivolta nel carcere di Litchfield, visti
nella quinta stagione e costringe
tutte le ribelli a fare i conti con le loro scelte.
Una bella mescolata di
carte che è difficile trovare in altre serie così longeve, e che denota una
certa dose di fegato, ma anche la necessità di dover trovare il modo di gestire
un cast veramente vastissimo. Bisogna dire che un certo panico si percepisce
anche a livello di scrittura, i primi sei episodi sono quasi tutti dedicati al riassestamento,
dopo la grande rivoluzione della rivolta, a pagarne le spese sono alcuni
personaggio anche estremamente caratteristici, fate un minuto di silenzio per
Boo, che in tutta questa sesta stagione si vede per due secondi (netti) per poi
sparire dai radar.



“Si può sapere dove sono tutte le altre latine? Siamo rimaste in quattro”.

Anche perché come ogni
seguito che si rispetta, questa stagione si gioca la carta di espandere il
mondo in cui le protagoniste agiscono, ma se le tue protagoniste sono delle
carcerate, l’unica cosa che puoi fare è introdurre l’ala di massima sicurezza
del carcere di Litchfield, un regno di terrore fatto di guardie dal manganello
facile e i vari blocchi della prigione storicamente in lotta una con l’altra.

Si perché se per i primi
sei episodi, ogni personaggio dovrà confessare, patteggiare o rischierà il
processo per la sua condotta durante la rivolta, intanto la showrunner Jenji
Kohan e la sua quadra di sceneggiatori, inizia ad introdurre i temi e i
personaggi che terranno banco nella seconda parte della stagione, a partire
dalla tue temibili sorelle Carol e Barbara Denning, il loro storico odio ha
reso le “Cachi” del braccio “C” e le “Blu” del braccio “D” nemiche naturali,
una faida iniziata tra le sbarre che Frieda Berlin (Dale Soules) conosce bene e
proprio per questo, l’anziana detenuta per salvarsi la pelle cercherà in ogni
modo possibile di raggiungere la terra promessa del braccio “B”, quello dove
sono ospitate le detenute parecchio in là con gli anni, un paradiso dove tutte
vestono in rosa ribattezzato “Florida”, se avete dimestichezza con la cultura
Yankee non è difficile capire il perché.



Si Suzanne, te lo spiego più tardi il perché, abbassa pure la mano.

In un attimo le compagne
nella prigione di minima sicurezza si ritrovano separate e alle prese con
secondini impegnati in un lugubre gioco a punti, da calcolare in base ad
accoltellamenti, risse, punizioni o anche solo crisi di pianto, insomma anche
in questa stagione “Orange”, con quel suo gusto dolce e amaro non le manda a
dire sulla condizione delle prigioniere nelle carceri americane.

Se non bastasse tutto
questo scenario con cui fare i conti, una menzione speciale la merita la
stronzissima Madison Murphy detta “Badison”, classica bulla in tutto e per
tutto, interpretata con una discreta faccia come il culo da Amanda Fuller, che
per caso e dopo un’opportuna verifica, mi sono ricordato aver interpretato la
parte della sorella minore di Alex Vause Laura Prepon in “That ’70s Show”,
il mondo (delle tv) è piccolo a volte!



Adorabile vero? Si chiama proprio i vaffanculo dal profondo del cuore.

Il bello di una serie
come “Orange” sta nel fatto che quando un personaggio fa una scelta cretina, il
più delle volte non è (troppo) colpa di uno sceneggiatore poco talentuoso, ma
di una svolta del personaggio che il più delle volte risulta realistica, quante
volte nella vita vi siete incazzati quando ne avreste potuto fare tranquillamente
a meno, oppure avete fatto una figura di merda perché in quel momento vi sembrava
la cosa giusta da fare? Ecco, guardando questa sesta stagione, molte delle
uscite, qualcuna anche un po’ matta di alcuni dei personaggi, mi sono sembrate
comunque logiche proprio sotto quest’ottima.


Certo bisogna sempre
tener conto del solito andamento della serie, calmo e lento nel districare le
trame e le sotto trame, con una parte centrale in cui la storia ristagna un po’,
anche se lo dico fuori dai denti, ho sentito molto meno questo difetto rispetto
alle altre stagioni, precedenti, e anche il finale mi è piaciuto parecchio. Senza
ombra di dubbio mangia gli spaghetti in testa a quello della terza stagione, e come andamento e per
le vicende, la stagione numero sei per quanto mi riguarda è risultata molto più
frizzante della quinta, che per
essere stata quella della rivolta, si è giocata le carte migliori solamente nel
finale. Proprio per quello dico che forse i numeri pari sono quelli che portano
bene ad OITNB, a conti fatti, le mie stagioni preferite sono state proprio la numero
due, la quattro e questa.



Aspettando la stagione sette, hai tempo a farti le treccine Chapman.

Anche perché alla luce
del finale, è chiaro che “Orange” abbia imboccato l’ultimo miglio della sua
storia, salvo smentite clamorose, Netflix ha dichiarato che la settima stagione
sarà quella conclusiva, ed un po’ si spero, perché una serie che può permettersi
di organizzare il proprio finale di solito trova la sua conclusione ideale. Inoltre
Chapman, Alex, Cray Eyes, Taystee e tutte le altre hanno ancora qualcosa da
dire, spero solo non colpisca la maledizione dei numeri dispari perché sarebbe
un vero peccato!

Sarei un po’ tentato di
raccontarvi tutte le svolte, ma poi vorreste rinchiudermi a Litchfield, quindi
mi limiterò a segnalarvi come alcuni personaggi apparentemente di contorno, in
sei stagioni hanno saputo costruirsi un ruolo fondamentale, ad esempio Taystee
che ricordiamolo, era quella che aveva avuto l’occasione di lasciare la
prigione senza fare mai più ritorno (non me li dimentico certi dettagli), ma ora
è l’ideale rappresentate del movimento “Black Lives Matter” di questa serie.



“Pensare che io già stavo fuori da qui!”.

Mentre un personaggio
volutamente squallido come Joe Caputo (Nick Sandow sempre molto bravo) sembra
quasi giunto alla fine della sua parabola, per altro, menzione speciale per la “Fig”
(Alysia Reiner) contro Courtney Cox, Bruce Springsteen e il video di “Dancing
in the dark”, confesso che da Springsteeniano mi ha fatto molto ridere quella
scena.

A proposito di momenti
mica male, menzione speciale per una delle mie preferite, la sempre più sfatta
Nicky (Natasha Lyonne) e la scena del suo Bar Mitzvah, ma nemmeno la finta
telefonata con Red, con dialoghi in codice per non farsi beccare dai secondi
resta davvero notevole.



Laura Prepon deve aver rivisto da poco “Le ali della libertà”.

Insomma, a me “Orange”
continua a piacere, e mi sembra avviata verso il suo naturale finale, il che a
questo punto è anche la cosa migliore che potrebbe capitare a questa serie, poi
saranno dolori trovarne un’altra all’altezza!

Non perdetevi inoltre il post del Cumbrugliume sulla sesta
stagione di “Orange”, e l’elenco completo di tutti i libri visti, redatto da
Lucius sulle pagine di Non quel Marlowe!
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