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Ouija – l’origine del male (2016): giocare a Monopoli ogni tanto, brutto?

Una porta cigolante si apre su una fredda cella umida. “Flanagan, il capo vuole vederti”. Pallido, smunto, con barba e capelli lunghi sporchi, il regista un tempo noto come Mike Flanagan strizza gli occhi accecati dalla luce che non vede più da giorni.

Condotto a forza di spinte davanti a Jason Blum, l’omuncolo si getta ai piedi ai piedi del suo leader invocando il suo perdono. “Siiiiiireeeeee la prego! Non vedo la mia famiglia da giorni, non ricordo nemmeno più i loro volti, mi liberi! Pietà!”
“Un altro film
Flanagan e poi forse ti lascerò andare, devi farmi un film sulla tavoletta
Ouija”, “No la prego signore! Tutto ma la tavoletta Ouija noooooooo!”.
Niente da
fare, la “Blumhouse productions” è in fissa con la famigerata tavoletta
disturba spiriti resa celebre da mille mila film horror, sarà anche per il
fatto che la Hasbro, che ha ereditato i diritti di sfruttamento e vendita dalla
Parker Brothers, ci dà dentro a vendere il suo gioco da tavolo e un Horror
resta sempre il modo migliore per alimentare le frescacce legate alla tavoletta
che permette di comunicare con l’aldilà, l’opzione “You and me” dell’otre
tomba.

Rosse, du du du in cerca di guai.
La Blumhouse
ci aveva già provato nel 2014, con il film Ouija,
una delle più infami porcate che io abbia avuto la sfortuna di vedere in vita
mia. Ma la Hasbro richiede il suo tributo di sangue e Jason Blum, noto
spilorcio, preferisce fare film ispirati alla tavoletta per sedute spiritiche,
anche perché costa decisamente meno di un altro prodotto Hasbro, ovvero i Transformers,
che Giasone lascia molto volentieri a quel paperone di Michael Bay.
Se non altro,
questa volta Blum si è guardato bene da prendere un’altra vacca per le balle e
ha deciso di affidare il film al suo uomo di fiducia, lo stesso Mike Flanagan
che con questo titolo manda a segno il terzo film uscito nella stesso anno, dopo
l’home invasion con il “Mute” attivato Il terrore del silenzio e la favoletta horror moscia Somnia (Before I Wake).
Inoltre, per
essere proprio sicuro di non avere nessuna connessione con l’inguardabile film precedente, questo “Ouija – L’Origine del Male”
è un prequel, ma solo perché è ambientato nel 1965 e se non fosse per la
tavoletta del titolo, non ci sarebbe nessun altro punto di contatto con quell’obbrobrio.

“Spiriti aiutateci ad esorcizzare la bruttezza del film precedente…”.
La trama non
so nemmeno se ho voglia di raccontarvela, perché non si discosta di un
millimetro da tutti gli altri film della stessa tipologia, se non fosse per le
pettinature e i vestiti in stile anni ’60 delle protagoniste. Abbiamo la solita
mamma Alice Zander (Elizabeth Reaser) rimasta vedova con due figlie e tanti
debiti, che passa le giornate a lamentarsi di non avere più un centesimo, ma
comunque organizza sedute spiritiche del tutto fasulle (quindi come TUTTE le
sedute spiritiche) senza mai accettare soldi dalle persone che a sua detta
aiuta. E già questo dovrebbe farvi capire della grana grossa con cui sono stati
scritti i personaggi e la situazione iniziale.
Il trio si
completa con la figlia grande, la rossa Pualina “Lina” Zander (Annalise
Basso, già vista nel primo film di Flanagan, l’ottimo “Oculus”) e la bimba
piccola Doris Zander (Lulu Wilson). Ovviamente, siccome la Hasbro paga non può
mancare la tavoletta, nella prima metà del film pare quasi di vedere il
contratto firmato da Flanagan, che gli impone di mostrare la scatola del gioco
da tavolo Hasbro ogni dieci minuti di pellicola, tanto che il nostro Mike s’inventa anche un’inquadratura ardita dall’alto con la confezione assoluta
protagonista.

“Ecco brava, fai vedere bene il prodotto che la Hasbro paga bei soldi”.
Siccome la
tavoletta Ouija viene mostrata così spesso, anche le regole di utilizzo ci
vengono illustrate fino alla nausea: non giocare da solo, non utilizzarla in un
cimitero, saluta sempre lo spirito. Ecco, vi dico solo che la trama è talmente
vista e rivista che una di queste tre regole rappresenta la (non proprio
impossibile da prevedere) svolta del film e per essere ancora più chiari e
scontati, ad un certo punto ciccia fuori un personaggio che ha il compito di “Fare
gli spiegoni” in modo che anche l’ultimo spettatore in sala, che sta giocando a
Candy Crush sul cellulare, capisca tutti i passaggi del film.
La verità è
semplice, Mike Flanagan non ha ancora replicato il successo di “Oculus – Il
riflesso del male” (2013), il suo film d’esordio che ho trovato ottimo e che
lo ha messo sulla mappa geografica, per quanto abbia apprezzato l’esperimento
low cost di Il terrore del silenzio (Hush) Flanagan sembrava già una ex
promessa dell’Horror dopo Somnia (Before I Wake).
Sapete qual’è la
cosa incredibile? Che malgrado sia il prequel di un film oggettivamente, cerco
una parola per non urtare la sensibilità dei lettori, ok ci sono… Di merda!
Malgrado sia una marchetta per vendere un gioco da tavolo e malgrado il
fatto che la trama sembra scritta da un generatore automatico di
banalità sulla tavoletta Ouija, Mike Flanagan riesce a piazzare un paio di
colpi.

“Ti prego, dimmi che non è di nuovo qui dietro di me che fa le facce”
Non sto
dicendo che “Ouija – L’Origine del Male” è un brutto film salvato da un grande
autore cinematografico, sarebbe troppo, siamo chiaramente di fronte ad un
filmaker che cerca di tirare fuori il meglio dalle pessime carte che si ritrova
in mano. Lo fa affidandosi a tutte le sue manie da regista, che in quattro film
si ripetono fin troppo spesso per non essere volute.
Protagonista con
i capelli rossi come in “Oculus”, un’ossessione per i mostrini in CGI che
spuntano assolutamente a capocchia cambiando (quasi) tutto lo scenario del film
e una certa fissa per i cinque sensi dei protagonisti dei suoi film, la
protagonista di “Hush” era sorda, quella di Oculus tradita dai suoi occhi (e da
uno specchio malvagio che suggeriva immagini fasulle), mentre qui Flanagan è
fissato con la bocca delle protagoniste. Certo che poteva venirmi fuori anche
meno equivoca questa frase ora che ci penso.

Guarda il lato positivo, puoi risparmiare sul rossetto.
Bocche chiuse,
bocce (delle bambole) cucite e la piccola Doris che con la sua bocca ultra
deformata sembra uscita da un J-Horror, anche perché stiamo parlando di un film
dell’orrore che esce in sala e viene dato in pasto ad una selva di ragazzini
annoiati, quindi l’inventiva è bandita, se volete vedere il sangue e qualche
idea, dovete buttarvi sull’horror indipendente. In un mare di spaventelli
preconfezionati, Mike Flanagan manda a segno una scena finale davvero riuscita,
che da sola non salva il film, ma è l’ennesima prova che il talento non manca
al regista, se solo riuscisse a fuggire dalle segrete in cui Jason Blum lo
tiene incatenato.
Lo dico a
chiare lettere, in modo da non essere frainteso: “Ouija – L’Origine del Male” non
è un bel film, non vede nemmeno da lontano i migliori horror dell’anno. Ma se c’è
qualcosa di buono (e qualcosa di buono c’è davvero) in un film precotto fatto
per vendere giochi da tavolo, lo dobbiamo tutto a Flanagan che, ancora una
volta, rimanda la sentenza definitiva: nuova promessa dell’horror o regista già
finito? Provate a consultare una tavoletta Ouija magari, perché questo film non
è la pistola fumante che stiamo aspettando.
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