C’era un tempo in cui la HBO era davvero un canale per spettatori adulti, non come adesso che manda in onda storie di lupi e draghi dove ogni tanto spuntano qualche culo e un paio di tette… Benvenuti ad Oz signore e signore, a mani basse una delle migliori serie tv di tutti i tempi, scusate se è poco. Confesso di avere un debole per la HBO dei tempi andati, alcune delle mie serie tv preferite di sempre sono state prodotte da questo canale, ma “Oz” gioca davvero in un altro campionato, perché prima di Tony Soprano, degli spacciatori di Baltimora e degli impresari funebri di Six Feet Under, la serie ideata da Tom Fontana (che è quello che nella sigla si fa tatuare la scritta OZ sul braccio, storia vera) e prodotta da Barry Levinson ha spostato in avanti il limite del descrivibile nella televisione americana.  |
| Questa dalle mie parti si chiama dedizione, grande Tom! |
Qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, questa serie passava in chiaro su Italia 1 se non ricordo male, ad un orario improbabile, ma, come sempre, per distinguerci solo le prime quattro stagioni sono state trasmesse, come se il palinsesto di seconda serata e le martellanti pubblicità non fossero già abbastanza. Ora, come ho già avuto modo di dirvi, se c’è una cosa che mi fa friggere sulla poltrona sono le scene di stupro, ecco, forse l’unica altra tipologia di storia che mi colpisce con il colpo segreto del malessere sono i drammi carcerari, questa serie ha tutte queste cosine, quindi restare svegli la notte, sfidando le infinite pubblicità era vero masochismo.
Ero piuttosto convinto di aver visto una marea di episodi di “Oz” tutti rigorosamente in ordine sparso perché da seguire in tv non era affatto semplice, ma per anni mi è rimasto sul gozzo non averla potuto vedere come merita dall’inizio alla fine. Per questo con la mia Wing-Woman abbiamo rimediato alcune settimane fa, la ricordavo come una serie tosta, angosciate, bellissima, ricordavo bene, aggiungete anche che non ha perso un grammo della sua potenza e, malgrado il fatto che oggi viviamo nella “Golden Age” delle serie televisive, “Oz” è ancora un fottuto capolavoro!
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| Il carismatico Kareem Said, uno dei pochi mussulmani non stilizzati del piccolo schermo. |
Sei stagioni, otto episodi a stagione (tranne la quarta che è doppia, sedici episodi) da 55 minuti ciascuno, iniziamo dai difetti che sono pochissimi, quindi me li gioco subito. Stiamo parlando di una serie iniziata nel 1997, perciò si nota ancora un certo formato televisivo che oggi è passato di moda, prima di riprendere una sottotrama “Oz” fa un brevissimo flashback per aggiornare lo spettatore sugli eventi passati, un’abitudine che è passata di moda come le buone maniere, per il resto davvero, questa serie è ancora incredibilmente moderna, ogni episodio è talmente pieno di eventi, ma gestiti con un tale ritmo che gli otto episodi di una stagione vi voleranno via, sempre se riuscirete a digerire i contenuti, poi non ditemi che non vi avevo avvisati.
Se escludiamo qualche sparuta scena ambientata fuori dalla prigione, in cui ci viene mostrata la ragione per cui il gentiluomo di turno si trova dietro le sbarre, “Oz” è interamente ambientata nel penitenziario di massima sicurezza di Oswald, “Level four” come ripeterà ogni volta il narratore della serie, il paralitico Augustus Hill (Harold Perrineau) che è allo stesso tempo personaggio della serie, ospite di “Oz”, ma anche coro greco e responsabile di introdurre fatti e personaggi, dialogando amabilmente con lo spettatore, avete presente Cantagallo del Robin Hood della Disney? Ecco, se Cantagallo fosse nero, avesse le treccine e si muovesse su un sedia a rotelle, invece di cantare sarebbe Augustus Hill.
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| Il mitico Augustus, le sue massime diventeranno lezioni di vita (garantito al limone) |
Il carcere di Oz che non ci viene mai rivelato in qualce Stato d’America si trovi (discreto colpo di genio) ha un’ala speciale, un esperimento sociale ribattezzato “Emerald city” (nel doppiaggio italiano “Il Paradiso” e fate ciao ciao alla citazione al mago di Oz), questa porzione del penitenziario non ha delle celle, ma degli “Acquari”, dietro al plexiglass i detenuti sono tenuti d’occhio giorno e notte, il piano sarebbe quello di creare un ambiente controllato dove droga, stupri e violenze sono banditi, in cui i prigionieri sono tenuti a prendere parte alle attività quotidiane in palestra e sul campo da basket interno in modo da facilitare il loro ritorno nella società. Come potete immaginare non va proprio così, malgrado l’impegno del gestore di questo piccolo esperimento sociale, ovvero Tim McManus (il bravissimo Terry Kinney).
A gestire il penitenziario è il direttore Leo Glynn (il Ghostbusters Ernie Hudson), chi non fila dritto se ne torna tra i “Normali”, ovvero i carcerati ospiti della parte vecchia scuola della prigione, quella con le care vecchie sbarre a porte e finestre per capirci.
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| Quel tamarro di Ryan O’Reily VS. Tim McManus, in uno dei loro tanti round. |
Oz diventa davvero un acquario, un ecosistema chiuso, chiusissimo visto che la macchina da presa sempre addosso ai personaggi regala un onnipresente senso di angoscia. Questo sistema è governato dalle sue regole ufficiali e da quelle non scritte, tanto che persino il vocabolario si adatta, gli “AC” sono gli agenti di custodia, la “Scrollata” è la perquisizione delle celle e le “Tette” sono la droga, vi lascio la gioia di scoprire perché si chiami così, mica vi posso raccontare tutto, no?
La popolazione è molto colorita, si va dagli Ariani guidati dal diabolico Vernon Schillinger (un enorme, gigantesco e bastardissimo J. K. Simmons più cattivo che mai) fino ai loro alleati i centauri, per passare agli altri gruppi opposti tra loro: i Latini, i Musulmani guidati dal carismatico Kareem Said (Eamonn Walker davvero in grande spolvero), per arrivare ai Siciliani, ai gay, agli Irlandesi (tra i quali i due fratelli O’Reily, Ryan e occhio soprattutto a Cyril) e per finire gli Zombie che non sono quelli di Romero, ma quasi, visto che sono i consumatori di “Tette” con il cervello bruciato.
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| Come peggiorare 15 anni dietro le sbarre? Doverli passare tutti con Vernon Schillinger! |
Per portarci in questo posticino da sogno, Tom Fontana sceglie una soluzione semplice e abusata in questo caso, ma terribilmente efficace, ovvero prendi un personaggio “normale”, uno che somiglia al tuo pubblico e attraverso di lui fai conoscere agli spettatori il luogo dove si svolgerà la storia, le sue regole e tutti i giocatori in ballo, in questo caso il nostro tizio qualunque si chiama Tobias Beecher ed è interpretato alla grande da Lee Tergesen nel ruolo della vita.
Beecher è un avvocato che ha fatto una sola grossa cazzata nella vita: ubriaco fradicio al volante ha ucciso una ragazzina. 15 anni ad Oz con possibilità di vigilata non prima di quattro “up for parole” diventerà il vostro prossimo tormentone preferito, garantito al limone. Tobias è il tipico personaggio che provocherebbe reazioni da torcia e forcone, il nostro ex avvocato occhialuto si è macchiato di un crimine orrendo, eppure vi assicuro che ve lo dovrete ripetere, perché in certi momenti, mentre lo vedrete chiuso in gabbia con certi soggetti, a subire le peggiori angherie, vi ritroverete sicuramente a provare empatia per lui. Ed è proprio quiche “Oz” vi prenderà a calci nelle palle.
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| Where they try to turn a man into a mouse (Cit.) |
Sì, perché il pubblico senza memoria dell’anno 2017, mette su la solita utilissima polemica in rete sul fatto che la serie tv di Gomorra promuova personaggio negativi, dimenticandosi che i Tony Soprano e i Walter White hanno sempre popolato il piccolo schermo. “Oz” da questo punto di vista esagera, non ha un singolo personaggio positivo, spesso anche i secondini possono non essere degli stinchi di santo (anzi!), eppure, ognuno di loro è scritto ed interpretato alla grande, quindi, per assurdo, vi ritroverete a schierarvi a favore di Cyril, di Said, di Augustus, ad un certo punto persino quel pazzo di Adebisi vi farà pensare quello che diceva Ed Bunker: la galera non redime, alimenta crimini e criminali.
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| I fratelli O’Reily, la quota Irlandese della serie. |
Nei 56 episodi che compongono la stagione ci trovate trame ben scritte, tanto che malgrado i molti personaggi in gioco, non vi capiterà mai di perdervi o di dimenticarvi il nome di uno dei personaggi principali, nel corso degli episodi si sono susseguite poche facce note (tipo Luke Perry, ma anche il giocatore della NBA Rick Fox che qui si atteggia a fare il Michael Jordan della situazione, anche se sembra più Mike Tyson per trascorsi), parecchi attori provenienti dalla altre serie HBO (tipo J. D. Williams, oppure Edie Falco) e tanti altri, qualcuno ha fatto carriera altri meno, ma in questa serie sono davvero uno più bravo dell’altro.
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| Tra le facce note, anche il cameo di Peter Criss, mitico batterista dei KISS. |
La violenza non manca e le scene di stupro abbondano, perché nella legge della giungla che regola Oz, se non sei un predatore sessuale come Schillinger o Adebisi rischi di finire marchiato con una svastica sul culo come il bestiame, oppure a fare l’amichetta di qualche energumeno, raramente riuscirai a diventare vecchio come Bob Rebadow o Agamemnon “La Talpa” Busmalis, è più probabile che dovrai fare a botte per salvarti la pelle e fare attenzione a non sbagliare a chi pesti i piedi.
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| Adebisi, l’uomo con il berretto che se ne frega di Isaac Newton. |
Per assurdo, in questo clima di testosterone e ultra violenza, “Oz” si costruisce la sua ossatura su una storia d’amore, nata nel più improbabile dei posti, tra i più improbabili protagonisti. Se conoscete la serie già sapete, altrimenti non voglio rovinarvi la visione, la dinamica con cui questa storia comincia, si evolve e termina è gestita alla grande e costellata di colpi di scena enormi, ma soprattutto dimostra la grandezza di questa serie.
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| Come mi insegna Lucius, se la storia è ambientata in prigione, una scacchiera non manca mai. |
Perché la forza di “Oz” sta proprio nel suo sconvolgere personaggi e spettatori, se sullo schermo i vari Beecher, Miguel e Ryan devono fare i conti con la loro colpa e con se stessi, allo stesso modo lo spettatore sulla poltrona sfrigola, perché nel fondo del cervello “Oz” ti costringe a farti quella domanda di cui non vuoi davvero sapere una risposta: “Se mi ritrovassi lì dentro cosa farei? Finirei come uno Zombie, un ariano o un musulmano, oppure riuscirei a non farmi ammazzare o violentare ed ad uscire come lo stesso uomo che ero una volta?”
Ribadisco: non volete davvero sapere la risposta. Benvenuti ad Oz e se te lo stai chiedendo: Totò, no, decisamente non siamo più nel Kansas.