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Paper Girls – Stagione 1 (2022): e se fosse meglio di Stranger Things? No vero?

Per una volta che una serie dovrebbe uscire per Apple Tv, la
fanno produrre e distribuire da Prime Video. Ok, non il migliore degli inizi,
ma lasciatemi spiegare.

Quando un autore di fumetti diventa abbastanza famoso, il
salto sul piccolo schermo, con una trasposizione dei suoi lavori più famosi
sembra quasi una tappa obbligata, anche per Brian K. Vaughan che ha iniziato proprio
in televisione, con gli unici episodi decenti della fase finale di Lost.

Brian K. Vaughan ha una capacità di farmi appassionare ai
suoi fumetti con una singola pagina ad effetto, per il bellissimo Y – L’ultimo uomo (adattato in maniera
disastrosa in una serie tv pessima, il cui unico tratto in comune con questa è un episodio intitolato “Weird Al è morto”, segni di continuità) era il dialogo attorno all’obelisco, per “Paper Girls” il ritrovamento della
ragazze impegnate nella consegna dei giornali nel 1988, il misterioso
dispositivo, forse Sovietivo, forse alieno, che in realtà una volta ruotato sfoggiava
un logo con un mela morsicata, aprendo nuovi fantascientifici scenari.

Non trattandosi di un adattamento firmato Apple Tv ma Prime
Video come detto, “Paper Girls” è afflitto da sfiga congenita. Già perché esce
ora, in un momento in cui chi è stanco di ragazzini degli anni ’80 con BMX e
Walkie Talkie, non ne vorrà proprio sapere delle ragazze dei giornali create da
Brian K. Vaughan e Cliff Chiang, chi
invece va pazzo per Strane cose, dopo
l’ulteriore botta di popolarità alla serie Netflix dettata dalla quarta
stagione, beh… non ne vorrà proprio sapere delle ragazze dei giornali create da
Brian K. Vaughan e Cliff Chiang.

BMX, lo so, ormai avete l’allergia a queste tre lettere (su due ruote)

La serie creata da Stephany Folsom si attirerà tutte le
critiche sterili del mondo, perché molti la liquideranno come una versione al
femminile di “Stranger Things”, oppure come la solita serie pensata da un
algoritmo, mettendo insieme malinconia anni ’80, protagoniste femminili
rappresentanti di ogni minoranza (qui ci sono davvero tutte) più varie ed
eventuali. Sono il primo a dirlo, ad un’occhiata frettolosa e senza sapere
nulla del fumetto (pubblicato per la prima volta dalla Image nell’ottobre del
2015), si potrebbe davvero giungere a questa conclusione, ma forse vale la pena
dare una possibilità alle ragazze dei giornali. Anche se lo ammetto, le apparizioni oniriche di Ronald Reagan nella serie, restano un po’ misteriose, avevano molto più senso nel fumetto originale.

In otto episodi dal ritmo piuttosto sostenuto (in questo è l’anti-Stranger
Things) la prima stagione della serie copre gli eventi grossomodo dei primi due
volumi del fumetto, quindi bisogna dire che questa serie non cerca di giocare a
carte coperte, allungando il brodo del “mistero misterioso”, le sue trame
temporali, i suoi paradossi e i viaggi nel tempo non mancano, se siete appassionati di questo
tipo di storie, le ragazzine dei giornali hanno tutto per intrigarvi, inoltre è chiaro che la storia alle
spalle qui sia fatta e finita, non si procede per tentativi come stanno facendo
da quattro stagioni i fratelli Duffer
(tiratina d’orecchi).

Questo fucsia mi sembra quello di Nicolas Cage.

Menzione speciale: date subito un premio di produzione a
chiunque abbia curato il casting di questa serie! Le protagoniste non solo sono
identiche alle loro controparti cartacee (sembrano uscite dalle tavole di Cliff
Chiang) ma sono affidate a quattro brave attrici, giovani e ben calate nel
ruolo, la nerd Tiffany (Camryn Jones), la nuova arrivata Erin (Riley Lai Nelet),
la fanatica di Hockey Mac (Sofia Rosinsky) e la John Connor al femminile KJ (Fina
Strazza), funzionano perché sono caratterizzate bene e interpretate al meglio,
parlano come ragazzine della loro età ed è facile appassionarsi alla loro
storia piena di wibbly wobbly, timey wimey… stuff (cit.)

Chi ha curato il casting, sa davvero il fatto suo, sembrano uscite dal fumetto.

Il confronto diretto con la serie Netflix sarà un problema
in termini di popolarità, anche il periodo estivo di solito non aiuta le serie
in tal senso, in ogni caso se fossi in voi proverei a superare le facili
etichette, perché potreste avere delle sorprese, a patto di essere pronti a
salire su un’altra BMX per una trama dove i Walkie Talkie hanno un ruolo
chiave, lo so, il mercato è saturo, ma a differenza di Y – L’ultimo uomo, questa
volta hanno fatto un buon lavoro con l’adattamento, inoltre “Paper Girls” è
tratto da un fumetto finito, con un finale compiuto, quindi qui non corriamo il rischio di dover fare come la concorrenza di Netflix, ovvero seguire una storia
che pare scritta in corso d’opera di stagione in stagione. Aspettando il momento in cui arriverà un adattamento del miglior fumetto di Vaughn ovvero Saga, anche se lo ammetto, non è che stia proprio trattenendo il fiato, alcune storie mi piacciono su carta, così come sono.

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