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Paper Girls Vol. 1: Tipo Stranger Things, ma molto più bello

Non si fa così
Brian! Non si fa, devi smetterla cacchio, tu non puoi continuare a sfornare
fumetti così fighi uno via l’altro, rischi di far fare una figura di niente a
tutti i tuoi colleghi.

Il Brian in
questione è Brian K. Vaughan, uno degli sceneggiatori più caldi del mondo, in
tv potreste aver visto il suo nome su qualche episodio di “Lost” (gli unici
decenti per altro) o “Under the dome”, ma è nei fumetti che il nostro ha
dimostrato tutto il suo genio, prima con quel capolavoro che è “Y – l’Ultimo
uomo” (Vertigo) e poi con il successo di critica a e pubblico Saga (Image Comics), che se ancora non
avete iniziato a leggere vuol dire che non mi ascoltate proprio!
Il suo nuovo
lavoro, sempre per la Image (qui da noi nell’ottima edizione della BAO
Publishing) si chiama “Paper Girls” e anche se sembra un modo per fare del
clamore inutile, anche uno privo di capacità di sintesi come me può
spiegarvelo: una roba tipo Stranger Things, ma molto più bello!



BMX e Saltafoss come ai vecchi tempi.

Primo novembre
1988, quattro del mattino. Nella sua casa di una piccola cittadina dell’Ohio,
Erin si sveglia salta in sella alla sua BMX e parte a fare il lavoro più
americano del mondo: consegnare giornali porta a porta in bici, così abbiamo
spiegato il titolo.

Qui fa la
conoscenza di altre tre ragazze, KJ di origini ebraiche con mazza da Hockey per
tenere a bada gli stramboidi reduci dalla notte di Halloween, Tiffany, un
ragazzina di colore che vi farà vedere “Arkanoid” con occhi nuovi (gulp)
e la rossa MacKanzie, con bomber Walkman e sigarette, una specie di versione
minorile della Imogen Poots di Green Room. Evitando bulletti vestiti da Fred
Kruger, le quattro ragazzine partono sui pedali, ma improvvisamente il mondo
impazzisce e succedono delle “Stranger things”.

Uno, due, tre, Freddy viene per te…

Cliff Chiang
il bravissimo disegnatore di “Paper Girls” ha definito questo fumetto come un
incontro tra “Stand by me” e “La guerra dei mondi” e voi adesso potete
prendere la mazza da Hockey di KJ e minacciarmi perché vi ho appena rovinato la
trama… Eh, NO! Perché vi assicuro che la vicenda non è così banale, per una
volta non ve la cavate con i soliti alieni.

“Paper girls”
è un ottimo incrocio tra il romanzo di formazione e la tipologia di storia da
invasione aliena, rifacendosi ad un’estetica anni ’80, ma in maniera meno
esplicita (e ruffiana) della fortunata serie Netflix, anche se le citazioni non mancano: oltre ai vestiti e alle
biciclette, ci sono omaggi ai Guns’ n Roses, ai videogames dell’epoca, a pagina
due, in camera di Erin fa bella mostra di sé il poster di “Scuola di mostri” (e
compare anche un personaggio di Saga,
occhi aperti), ci sono i ninja! C’è un fottio di ninja! Ma viene anche citato “Dietro
la maschera” il film di Peter Bogdanovich, con Cher ed Eric Stoltz, che nei
miei ricordi infantili è una specie di versione per famiglie di “Elephant Man”
di David Lynch, ma a mia parziale discolpa posso solo dire che saranno vent’anni
che non lo rivedo.



Con i ninja non sbagli mai, rendono tutti più figo!

Ci si
affeziona presto alle protagoniste, incastrate in una faccenda molto più grande
di loro, ma anche scientificamente coerente, pur trattandosi di fiction, non mi
va di raccontarvi la trama perché vi priverei di un paio di colpi di scena
clamorosi, tipo quello che conclude la prima storia del volume che mi ha fatto
esclamare “Sei un grande Brian!”, mentre leggevo sul bus alle 7.30 del mattino.

Posso dirvi
che Vaughan utilizza un simbolismo insistente legato alle mele, che compaiono nei
sogni deliranti di Erin e vengono citate partendo dall’albero della conoscenza,
fino a quel colpo di scena che non vi rivelo, di cui parlavo qui sopra. Oltre a questo “Paper girls”, riesce a mettere in scena fantascienza ben fatta
e coerente, che tiene conto delle differenze linguistiche (non vi sto rivelando
nulla della trama giuro!).



“Venga si accomodi pure si serva! Prenda pure una cadrega…” (Cit.)

Ad esempio,
troverete baloon farciti di strani caratteri ad una prima occhiata cinesi, in
realtà si tratta di un codice cifrato che nasconde le lettere dell’alfabeto
latino, nella versione originale della Image Comics, qualcuno si è anche preso
la briga di tradurre le singole lettere e ha confermato che le frasi scritte
sono di senso compiuto, per quanto riguarda l’edizione della BAO non so dirvi,
sono pazzo, ma non così tanto da lanciarmi in una traduzione simbolo per
simbolo!

Questa idea di
una lingua “Aliena” scritta, ma non leggibile (senza traduzione) nella pagine
di un fumetto, mi ha fatto pensare ad alcuni lavori di Alan Moore (uno che
questo colpo lo ha in faretra), anzi, tra le pagine di “Paper Girls” compare
anche un personaggio che ha proprio le sembianze del mago di Northampton,
questo e il fatto che ad un certo punto venga utilizzata l’espressione
“Fantasmare” (coniata da Moore sulla pagine di Crossed +100), mi fanno pensare che da grande il nostro Brian
voglia fare l’Alan Moore, gli auguro di arrivarci perché ha talento da vendere.

Il bello di Internet, è pieno di matti che fanno cose folli come questa.

Ovviamente, non
mancano nemmeno gli anni ’80, ma più che una serie di malinconiche strizzate
d’occhio ai film e alla musica di quel decennio, come già fatto da Stranger Things, questa serie pare
andare più in profondità nell’immaginario americano di quel periodo, senza la
volontà di edulcorare, ma forse con quella di riflettere. Ci sono rimandi alla
tragedia del Challenger, c’è almeno un personaggio omofobico e l’ossessione
tutta Yankee per le armi trova spazio. In questa storia, compare persino Ronald
Reagan, ma in vesti un po’ particolari, il suo cameo mi ha ricordato le
comparsate del Duca John Wayne, spirito guida di Jesse Custer sulla pagine di Preacher, un personaggio separato dalla
politica, quindi, più vicino all’immagine che gli americani avevano di lui negli
anni ’80. La sua politica meglio lasciarla da parte!



E’ stato attore, presidente, ed ora spirito guida.

Sarebbe carino
capire se è uscito per prima il primo numero di “Paper girls” o la prima puntata
di “Stranger Things”, in ogni caso gli anni ’80 sembrano sempre il decennio a
cui guardare, forse perché ancora carico di idee e creatività che poi purtroppo
sono andate perse. Ma forse “Paper girls” può essere l’occasione per elaborare
un intero decennio e magari finalmente lasciarlo andare, utilizzare gli stilemi
del passato, per portare il media nel futuro, il compito è grosso, ma Brian K. Vaughan
e Cliff Chiang hanno messo la prua nella direzione giusta.

A proposito di
Cliff Chiang, il disegnatore salito agli onori per il suoi disegni sulla pagine
di “Wonder Woman” di un altro Brian (Azzarello), qui fa un lavoro fantastico,
le sue matite sono morbide e perfette per delle protagoniste femminili, inoltre
è bravissimo a creare tecnologia e, diciamo, creature, via, originali e
innovative, che è proprio quello che serve quando parlo di portare il fumetto
fuori dal pantano della malinconia e delle solite idee. Contributo notevole
arriva anche dai colori acidi (per via della stramba situazione) di Matt Wilson,
un tripudio di azzurri e rosa, che crea un effetto luci al neon, che più anni
’80 di così non si può!



Meglio non fare incazzare le ragazze dei giornali.

Insomma, Brian
K. Vaughan manda a segno un altro gran fumetto che potrò consigliare a scatola
chiusa a chiunque, quindi ora smettetela di parlare di “Stranger Things” e
iniziate a leggere questo fumetto, poi ditemi se ho esagerato come mio solito,
oppure no.

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