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Paper Girls vol. 2: In viaggio nel tempo (ma senza Scott e Dean)

Vuoi anche per un’uscita ravvicinata, il primo volume di Paper Girls sembrava la risposta a
fumetti a Strangers Things, ma ridurre il lavoro di Brian K. Vaughan solo a
questo sarebbe ben poca cosa, ed è proprio il secondo volume che mette in chiaro
che anni ’80 e biciclette, erano solo il punto di partenza della storia.
Vaughan avrà
anche fatto il botto assoluto con il bellissimo Saga, ma ha dimostrato da tempi
non sospetti la sua capacità di aggiornare tematiche classiche delle storie di
fantascienza, nel meraviglioso “Y- l’ultimo uomo” l’immaginario da fine del
mondo veniva adattato ai tempi moderni, con un occhio di riguardo per i
personaggi femminili. In Paper Girls stessa cosa, a passare sotto l’effetto
della cura Vaughan questa volta sono i viaggi nel tempo.

Avevamo lasciato
le ragazze alla fine del volume precedente, alle prese con un cliffhanger
notevole, atterrate nell’anno 2016, si trovavano davanti alla Smart della
versione adulta di Erin, un paradosso temporale che si lascia alle spalle il
decennio dei Goonies e di Scuola di Mostri e prende le
distanze dalla nostalgia anni ’80 imperante.
Chiaro che l’idea
d’incontrare il se stesso futuro offre parecchi spunti, prima o poi nella vita
ci siamo ritrovati tutti a pensare come sarebbe, o anche solo cosa si potrebbe
dire ad una versione più giovane di noi stessi, il classico paradosso che
mandava in tilt il Doc Brown di Ritorno al futuro, per capirci. Qui Brian K. Vaughan sfrutta molto bene la
situazione, scegliendo di ambientare tutto nella Cleveland dei giorni nostri
che, anche grazie agli ottimi disegni di Cliff Chiang, è ancora più decadente del
solito, si capisce perché la città è stata battezzata con il non proprio
entusiasmante soprannome di “The mistake on the lake”.



Abbracciare il te stesso del passato scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero universo!

In compenso, Vaughan
sfrutta molto bene l’occasione di mostrarci il nostro mondo, attraverso gli
occhi di tre ragazzine del 1988, basta un tv piatto della Sony a mandarle in
estasi totale, ma per fortuna lo scrittore non si limita a questo ed utilizza il secondo volume per ampliare la storia fornendoci ulteriori dettagli
riguardo il funzionamento della linea temporale (una sola, scordatevi gli
universi paralleli!), ma è anche l’occasione giusta per scherzare sui nostri
tempi, il volume è uscito a luglio negli Stati Uniti, in piena campagna
elettorale, non poteva mancare una reazione a questa candidata donna di nome
Hillary alla Presidenziali americane da parte delle giovani protagoniste.

Troppo ghiotta l’occasione perché Brian K. Vaughan non la sfruttasse.

Il secondo volume, quindi, è una lunga sequenza d’azione, costellata dai battibecchi
tra le due Erin, quella giovane del 1988 e quella quarantenne del 2016, a
questo si aggiunge la rivelazione su Mac, che scopre qualcosa sul suo futuro,
tirando su un altro schermo difensivo contro il mondo, come se non bastasse già
il suo caratteraccio a renderla la ribelle del gruppo.

Bisogna dire che
l’idea di inserire la sorella minore di Erin (quella del futuro) che fa la
pilota di elicotteri, mi è sembrata una lieve forzatura comunque perdonabile,
perché quando l’apertura per la quinta piegatura si apre nel cielo sopra
Cleveland, un modo per volare fino lassù dovevano pur trovarlo le protagoniste,
no?
Cliff Chiang con
i suoi disegni è bravissimo a mostrarci le varie versioni alternative delle
protagoniste, o a creare i brutti mostroni in stile “Pacific Rim”, clandestini
indesiderati dei vari viaggi temporali, menzione speciale per i colori di Matt
Wilson, basta dare un’occhiata ai toni scelti dal colorista per capire subito
in quale punto della linea temporale ci troviamo.



Ci sono anche i mostri giganti, no sul serio cosa volete di più da un fumetto?

Insomma, il
secondo volume di “Paper Girls” funziona grazie ad ottimi dialoghi, personaggi
ben caratterizzati e un ritmo forsennato, bisogna dire, però, che i protagonisti
sparsi lungo la linea temporale, tra mazze da Hockey usate come messaggi e
versioni alternative risulta un volume di passaggio, ma che fa ben sperare per
il futuro della serie, meno malinconia anni ’80 e più fantascienza, se la
qualità resta questa, potrebbe andarmi benissimo. 

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