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Penelope (2006) vs. Black Snake Moan (2006): buon Christina Ricci!

È mercoledì, quindi prima di tutto Buon Christina Ricci a tutte le Bariste e a tutti i Baristi! Ora, normalmente il mercoledì è già una buona scusa per celebrare una delle poche costanti positive della vita moderna, ma quest’anno il destino ha voluto esagerare, perché nel 2006 arrivavano nelle sale due film diversissimi tra loro accomunati da una presenza fondamentale.

Ovvero quella donna che da oltre trent’anni continua a passare con disarmante naturalezza da principessa delle favole gotiche a concentrato ambulante di “sesso a pile”, perché se c’è una cosa che Christina Ricci ha dimostrato nel corso della sua carriera è che probabilmente si annoia a morte quando qualcuno cerca di metterla in una casella, per questo oggi ci tocca un Versus un po’ particolare.

Penelope (2006)

Devo anche confessare una cosa: “Penelope” non l’avevo mai visto, uno di quei titoli che per qualche motivo mi erano sempre passati accanto senza fermarsi, nonostante la presenza della mia storica crush (perdonate il giovanilismo) cinematografica, il fatto che in uno strambo Paese a forma di scarpa il film sia uscito dritto in home video potrebbe essere una buona ragione.

L’effetto odalisca con Christina Ricci raggiunge livelli illegali.

A spingermi al recupero, oltre all’ovvia e sempre validissima motivazione chiamata ‘Tina Ricci, è stato anche un cast che risulta più famoso oggi che allora, James McAvoy, Peter Dinklage, Catherine O’Hara, Richard E. Grant, Simon Woods, Burn Gorman, praticamente ogni personaggio che compare sullo schermo ha la faccia di qualcuno che negli anni successivi sarebbe diventato molto più noto o che comunque avrebbe costruito una carriera di tutto rispetto, guardando il film mi è capitato più di una volta di interrompere la visione solo per indicare lo schermo e dire: “Aspetta un attimo, ma c’è anche lui?”, tipo meme di Leo DiCaprio.

Un casting basato su tutti i miei talenti preferiti.

La prima impressione è stata quella di trovarmi davanti ad un film costruito appositamente per Christina Ricci, perché diciamoci la verità, se dovessi scegliere un’attrice per interpretare una ragazza vittima di una maledizione che la costringe a nascondersi dal mondo dietro il muso di un maialino, quante persone verrebbero in mente prima di Christina Ricci? Io faccio fatica ad arrivare alla seconda.

“Penelope” è una fiaba moderna che inizia alla “Downton abbey” e rilegge “La bella e la bestia” al contrario perché la giovane Penelope appartiene ad una famiglia aristocratica colpita da una maledizione che le ha lasciato in eredità un nasino decisamente porcino. Per spezzare l’incantesimo dovrà trovare qualcuno capace di amarla per quello che è e già sento in lontananza gli eserciti di cinici pronti a lamentarsi della prevedibilità della vicenda, a loro rispondo semplicemente che anche sapere in anticipo la destinazione fa parte del piacere della fiaba, nessuno legge Cappuccetto Rosso sperando che il lupo improvvisamente apra una partita IVA.

Peter “Miglior versione di Jena Plissken” del mondo

“Penelope” funziona grazie ad una premessa briosa che porta la storia nel 2006 ma soprattutto grazie alla sua protagonista, perché Christina Ricci riesce nell’impresa non facilissima di interpretare un personaggio costretto a recitare per buona parte del film dietro un trucco vistoso senza perdere nemmeno un grammo della propria personalità. Anzi, paradossalmente il muso da maiale rende ancora più evidente quello che è sempre stato il suo più grande talento: la capacità di raccontare personaggi vulnerabili senza trasformarli in vittime.

Ora, capisco perfettamente la logica della fiaba e capisco anche che la storia abbia bisogno di un ostacolo da superare, però c’è una questione che mi ha fatto sorridere per tutta la durata del film. Ogni volta che uno dei pretendenti vede Penelope e fugge inorridito come se si fosse appena trovato davanti una creatura lovecraftiana emersa dagli abissi cosmici, io continuavo a fissare lo schermo cercando di capire dove fosse il problema. Voglio dire, stiamo parlando di Christina Ricci con un nasino da maialino, cioè, sul serio?! Non so voi ma io devo fare un grosso, enorme, gargantuesco sforzo per considerarla orribile, in realtà, nemmeno così ci riesco, sarò onesto.

Boh, io continuo a non vedere nessun problema.

Poi certo, il film aiuta, c’è James McAvoy prima che diventasse il James McAvoy che conosciamo oggi, c’è Peter Dinklage che ruba scene con la stessa facilità con cui noi respiriamo (la scena del vetro in prigione fa morire dal ridere) e funziona che proprio lui sia il giornalista che vuole sbattere in prima pagina la diversità della protagonista per fare uno scoop, inoltre, c’è tutta quell’atmosfera da favola classico-moderna che gira molto bene, insomma, merita un’occhiata se vi sentite in vena ma ora, cambiamo tipologia di animale, più o meno.

Black Snake Moan (2006)

Con “Black Snake Moan” improvvisamente ti ricordi perché Christina Ricci sia sempre stata una delle attrici più interessanti della sua generazione, interessanti e sexy, in un film che sì, mercifica fin troppo la protagonista (fin dalla locandina), è stato parodiato anche dai Griffin e non ha raccolto grandi critiche, generando almeno un meme famoso dedicato allo sguardo di Sam Jackson.

Conoscete di sicuro il meme, ora parliamo del film.

Se non avete mai visto il film di Craig Brewer, sappiate che raccontarlo ad alta voce (o leggerlo nella vostra testa come state facendo ora) lo fa sembrare una follia: Samuel L. Jackson interpreta un ex musicista blues che trova una giovane donna profondamente traumatizzata, autodistruttiva e incapace di sottrarsi ai propri impulsi ninfomani. Convinto di poterla aiutare, decide di tenerla segregata all’interno della sua casa, incatenata ad un termosifone.

Sì, detta così sembra la trama di un porno che qualcuno ha scritto dopo aver mescolato Tennessee Williams, un disco blues e mescalina, eppure il film trova una sua strana direzione, soprattutto al modo in cui ‘Tina Ricci si getta nel ruolo con trasporto e grande generosità.

MA NON FA GIA’ ABBASTANZA CALDO!!!

Difficile caratterizzare un metro e cinquanta di quella che gli Yankee chiamano “White trash”, mollata lì dal fidanzato Justin Timberlake, in partenza per il fronte. Il suo personaggio è un disastro umano, ferita, arrabbiata e in preda agli ormoni, autolesionista in ogni possibile significato del termine, eppure Ricci riesce a renderla terribilmente viva.

Guardando il film non hai mai la sensazione di assistere ad una provocazione costruita a tavolino, hai la sensazione di osservare una persona che sta disperatamente cercando di non affondare, il tipo di personaggio che Christina Ricci sa rendere tridimensionale, anche se la soluzione di questo strambo esorcismo travestito da “Southern Gothic black comedy drama” (sarei curioso di sapere quanti altri film di questa tipologia esistono) ha un finale che per assurdo, è più alla tarallucci e vino di “Penelope”, che per assurdo sarebbe più giustificato ad averlo, in quanto di base una fiaba, forse anche per quello è diventato una sorta di “Scult”, noto più che altro per un meme e gli shorts di Christina.

La puntata di “Hazzard” che non ricordate (e che avrei voluto vedere a ripetizione)

Ora, mi sono auto imposto una censura al titolo del post, perché già così mi becco tutte le accuse del mondo, ma sfido chiunque a trovare una pagina che non solo ha il fegato di ricordare i compleanni di questi due film – o anche solo di ricordarli – ma anche di accorparli insieme fingendo che abbiamo in tema (anche se…) e non siano solo una scusa per farmi scrivere della mia preferita e di augurarvi… Buon Christina Ricci!

Vi ricordo che questa settimana la Bara è in versione estiva, il prossimo post è previsto per venerdì. La normale pubblicazione tornerà, tutti i giorni, a partire da lunedì 24, che abbiamo già film molto attesi e compleanni fighi da rispettare… Buon volo!

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