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Phantasm II (1988): Tall Man colpisce ancora

Quel beccamorto del Tall Man e le sue sfere svolazzanti qui alla Bara Volante potrebbero essere parte dell’arredamento, anche questa settimana continuiamo la rubrica dedicata alla saga creata da Don Coscarelli, pronti per il secondo capitolo?

Come abbiamo visto la scorsa settimana Phantasm era un piccolo film che già conteneva al suo interno molti degli elementi che hanno caratterizzato il cinema horror americano degli anni ’80, un titolo di culto realizzato con un pugno di dollari e qualche amico che ha lanciato la carriera di Don Coscarelli, anche se la svolta fantasy con il film “Kaan principe guerriero” (1982) non gli ha portato fortuna, magari visto che sono così lanciato con i film del “Don Cosca” potrei decidere di rivedermi anche quel film, ma restiamo concentrati perché a questo punto della storia, entra in scena la Universal Pictures.

I capoccioni della Universal sanno cosa vuol il pubblico: sangue, budella e morti ammazzati. Sono gli anni ’80 iniziati con il Venerdì 13 di Sean S. Cunningham, persino Tobe Hooper ha sfornato un seguito di Non aprite quella porta con litri di emoglobina “Caro Don, tutte quelle atmosfere oniriche che ti piacciono tanto, dacci un taglio, i ragazzi vogliono il sangue come in un pezzo degli AC/DC e poi ricorda la regola aurea dei seguiti: uguale al primo, ma di più!”.

Il “Don cosca” torna in azione!

Ok, non ho prove che il dialogo tra Coscarelli e i vertici della Universal si sia svolto proprio in questi termini, ho leggermente romanzato, ma il succo è questo. La Universal apre la valigetta e offre al nostro Don tre milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti trasformati in nani dal Tall Man defunti che, di fatto, sono il budget più basso con cui la Universal abbia mai prodotto un film (nel decennio degli anni ’80), ma sono esattamente dieci volte tanto il budget del primo Phantasm (storia vera). Me lo immagino il Don Cosca correre a prendersi una ciucca clamorosa per l’affare appena concluso.

Ma nella vita nessuno fa niente per niente: la Universal pretende di avere voce in capitolo su ogni aspetto del film e (a proposito di voce) impone a Coscarelli quella narrante di Mike, necessaria a riempire i passaggi della trama che il primo film lasciava volutamente nebulosi e onirici. Questa volta dev’essere tutto chiaro e poi… “Coscarelli, metti un paio di belle figliole che anche l’occhio vuole la sua parte!”.

Con lei l’occhio è sistemato. Ora pensiamo al resto.

Ecco così entrare in scena l’autostoppista Alchemy (la modella Sam Phillips), ma soprattutto la bionda Liz (Paula Irvine), ragazza dotata di poteri da sensitiva legata a Mike, i due ragazzi continuano a vedersi nei rispettivi sogni e in una scena avevano anche un momento “sbaciucchiuso” che Coscarelli è riuscito a sforbiciare dal film per non far rallentare il buon ritmo della sua pellicola (storia vera). Sì, perché il Don Cosca i soldoni ricevuti dalla Universal ha dovuto sudarseli fino all’ultimo centesimo.

Un’altra grossa interferenza della Universal ha riguardato la scelta degli attori, secondo la casa di produzione ci volevano nomi famosi, non gli illustri sconosciuti che Coscarelli aveva fatto recitare nel primo film perché erano suoi amici. La trama (con la voce narrante del protagonista) giustifica gli otto anni trascorsi tra il primo e il secondo capitolo, quindi Mike il ragazzino del primo film, cresciuto poteva essere sostituito da qualunque attore ritenuto abbastanza belloccio per il ruolo, pare che al provino si presentò anche un tale di nome Brad Pitt (storia vera), potreste averne sentito parlare in giro, pare abbia vinto dei premi di recente che, però, fu scartato da Coscarelli in favore di… Tenetevi forte: James LeGros. Chiiiii? Magari lo ricorderete in “I guerrieri del sole” (1986), ma per il resto della carriera ha fatto da tappezzeria in film di un certo livello, diretti anche da Kathryn Bigelow e Tony Scott, però sempre di tappezzeria stiamo parlando, quindi per certi versi alla fine l’ha spuntata Coscarelli, tra i tanti segni di continuità di una saga in cui i vari capitoli sono estremamente legati l’uno all’altro, anche gli attori sono sempre rimasti poco noti e quasi sempre gli stessi, come Reggie.

Nuovo Mike, nuova Liz… Vecchio e inossidabile Reggie.

La Universal non ne voleva sapere di Reggie Bannister, chi farebbe recitare un pelato con il codino? Infatti Bannister dopo Phantasm aveva abbandonato la recitazione, ma Coscarelli niente, corna per terra non ha voluto sentire ragioni, il suo amico Reggie era l’unico che poteva interpretare il ruolo di… Beh, Reggie e sapete che vi dico? Don Cosca ha fatto benissimo ad insistere perché Reggie per certi versi è il vero protagonista della saga di “Phantasm”.

In questo secondo capitolo ha molto più spazio, più scene d’azione e comincia anche la sua carriera di donnaiolo incallito, se i libri di Hap & Leonard si leggono tenendo la classica di quante volte Hap Collins diciamo, va a punti con una gentile donzella, si può fare lo stesso per Reggie nella saga di “Phantasm”, uno degli sciupafemmine più improbabile mai visto al cinema, ma anche un eroe d’azione che solo gli anni ’80 potevano partorire. Pensate che Bannister in questo film ha eseguito tutte le sue scene d’azione, tranne il salto sopra la motosega accesa, quello Coscarelli gli ha impedito di farlo per ragioni di sicurezza (storia vera).

Reggie, ma che gli fai tu alle donne?

“Phantasm II” inizia un secondo dopo la fine del film precedente, niente titoli di testa pronti via veniamo gettati di nuovo nell’azione, una caratteristica chiave di tutta la saga, “Phantasm” è un sogno dentro al sogno (e considerando che sono cinque capitoli, dovrei aggiungere ancora, dentro al sogno, dentro al sogno e dentro al sogno) a scuoterci dall’atmosfera di scatole cinesi oniriche ci pensa il doppiaggio italiano, se vi dovesse capitare per le mani una vecchia copia doppiata del film, nella parole di Mike che fanno da introduzione, suo fratello Jody morto nel primo capitolo, qui diventa sua sorella Jodie (!), uno svarione clamoroso del miglior doppiaggio del mondo che non si è nemmeno curato di dare un’occhiata al film precedente prima di doppiare una pellicola che s’intitola “Phantasm II”, si saranno fatti distrarre dai numeri romani? Forse pensavano che il film s’intitolasse “Phantasmii” come in una gag di Guzzanti.

Phantasmiiiiiiiiiiiii

Il film comincia con un breve prologo che vede Reggie alle prese con uno dei nani del Tall Man, dove l’ex gelataio riuscirà ad avere la meglio sulla creatura solo facendo saltare per aria la casa, per altro già destinata alla demolizione e acquistata da Coscarelli per 200 dollari, solo per poi farla saltare per aria per davvero come vediamo accadere nel film (storia vera).

I duri Tall Man non si voltano a guardare le esplosioni.

Il sospetto all’inizio di “Phantasm II” è che tutti gli eventi del primo capitolo fossero solo una fantasia (oppure un incubo) nella testa di Mike, fino all’ultimo capitolo uscito pochi anni fa, Coscarelli ha sempre giocato con questo sospetto serpeggiante seminando indizi, ma all’inizio del secondo capitolo bisogna motivare il vero eroe del film, quindi nel giro di dieci minuti di pellicola Coscarelli fa esplodere un’altra casa, questa volta, con la famiglia di Reggie dentro. Questo diventa il momento esatto in cui l’ex gelataio giurerà vendetta al Tall Man e prometterà di restare sempre al fianco di Mike nella sua lotta contro il misterioso e oscuro spilungone.

Da qui in poi “Phantasm II”, diventa una specie di “road movie” come direbbero gli Yankee, secondo Coscarelli fortemente ispirato ad alcuni racconti di Stephen King come una certa porzione di “Le notti di Salem” (1975), i due protagonisti viaggiano sulla mitica Cuda, la Plymouth Barracuda nera del 1971 che compare anche lei in tutti i film della saga, una specie di portafortuna un po’ come “The Classic”, la Oldsmobile Delta 88 che compare in ogni film di Sam Raimi, che non ho citato a caso, tenetemi l’icona aperta su di lui, che più avanti tornerà di moda.

“Questa è meglio di quella vecchia e scassata Oldsmobile”, “Si, ma non dirlo a Sam Raimi, lui ci tiene tanto”

Una caratteristica dei personaggi di “Phantasm” è sempre stata quella di essere piuttosto ingegnosi, Mike nel primo capitolo usciva dalla stanza in cui era rinchiuso con un trucco alla MacGyver, qui i due protagonisti, invece, utilizzano lo stesso ingegno per fare irruzione in un negozio, una sorta di ferramenta dove procurarsi le armi: Mike si costruisce una specie di lanciafiamme portatile, mentre Reggie opta per la sua versione del Boomstick di Ash Williams, una doppietta a quattro canne (una doppia doppietta!) che diventerà la sua arma d’elezione fino alla fine della saga, il tutto, però, lasciando denaro nella cassa del negozio dopo essersi serviti, guerrieri della strada come Mad Max, ma rispettosi delle leggi.

Mike e Reggie i guerrieri della strada (con le armi prese al Brico)

“Phantasm II” è un film molto più caciarone rispetto al primo capitolo, dopo aver anticipato alcune trovate (anche splatter) sopra le righe che sarebbero diventate una delle caratteristiche principali dell’horror americano degli anni ’80, Coscarelli abbraccia quelle stesse idee e soluzioni omologandosi un po’ alla massa (e alle richieste della Universal), ma guadagnando qualcosa in termini di coinvolgimento emotivo per i suoi protagonisti. Questo Reggie molto più simpatico e chiacchierone non può che attirare la simpatia del pubblico, anche se il costo da pagare sono tutte quelle atmosfere sospese da incubo che avevano reso di culto il primo film. «Do ut Des, Clarice Cosca. Do ut Des» (quasi-cit.)

«Una punturina e sistemiamo quelle zampette di gallina»

Tuttavia “Phantasm II” non esce snaturato, sarà anche il più costoso tra i film di tutta la saga, ma rispetta in pieno l’elemento splatter già presente nel primo capitolo, con più soldini Coscarelli può permettersi apparizioni ancora più sinistre del Tall Man, in questo capitolo il leggendario Angus Scrimm può contare su entrate in scena che sfiorano il Body Horror e anche nel finale, la natura stessa del sinistro spilungone assume caratteristiche sempre più aliene e demoniache, potrebbe essere in parti uguali un insettone proveniente da qualche dimensione dello spazio oppure un demone infernale, gli effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola alimentano il mito del Tall Man, al resto ci pensa la presenza scenica di Angus Scrimm che si conquista il suo posto nell’immaginario collettivo, basta dire che la sua frase «You think that when you die you go to Heaven… you come to us!» è stata campionata all’inizio di Disaster Blaster II dei White Zombie, il primo gruppo di un fanatico dell’horror come Rob Zombie.

“Phantasm II” si gioca la carta dello Splatter e della commedia (mitico Reggie che risolve il problema della porta chiusa a chiave, con un «Permetti?» e una motosega) e siccome avevo un’icona su di lui lasciata aperta, fatemela chiudere adesso: Don Coscarelli paga il debito di amicizia con Sam Raimi che pare abbia visitato il set di “Phantasm II” più volte (storia vera). Infatti, se aguzzate la vista in una scena, vedrete che in una delle buste di plastica contenenti le ceneri di qualche corpo ospitato nel mausoleo del Tall Man, sull’etichetta è ben leggibile “Mr. Sam Raimi”.

Cent’anni di salute Sam! Qui si scherza.

Coscarelli è il primo a divertirsi con duelli a colpi di motosega davvero spassosi e scene in cui Reggie riesce ad avere la meglio sui suoi avversari per il rotto della cuffia, proprio come se fosse un novello Ash Williams. Non siamo al livello dell’umorismo splastick che piace tanto a Raimi, però Coscarelli sa come intrattenere il pubblico grazie a momenti di riuscita tensione e scene d’azione niente male, basta dire che nella saga di Phantasm non manca MAI un’adrenalinica scena di inseguimento in auto, insomma grazie all’iniezione di soldini extra gentilmente concessi faticosamente sudati della Universal, Don Cosca applica la regola aurea dei seguiti – uguale al primo, ma di più! -, ma riesce anche ad espandere l’iconografia di “Phantasm”.

In questi casi di solito si dice… Groovy!

Basta pensare alle minacciose sfere volanti controllate dal Tall Man che qui diventano sempre più pericolose e difficili da distruggere, a partire da quella d’oro che sul set tutti chiamavano la sfera “Rambo” proprio per via della resilienza mostrata nella storia. Coscarelli non si sofferma troppo su alcune incongruenze della trama, ad esempio, bisognerà aspettare i successivi capitoli per intuire come mai il Tall Man voglia a tutti i costi mettere le sue grinfie su Mike, ma il ritmo del film è talmente alto e il risultato così sanguinoso e divertente per cui è molto facile farsi tirare dentro dal gioco di “Phantasm II”, godendosi in pieno il risultato finale.

Gira e spera sfera, spera sfera e gira, quel che vuoi si avvererà (cit.)

Dopo aver incassato sette milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti al botteghino, al netto del suo costo ridicolo (per la Universal), “Phantasm II” non è stato il successo sperato per la grande casa di produzione, ma è andato in positivo e di sicuro rappresenta un’altra tacca nella cintura di Coscarelli, alla fine a trarre vantaggio dalla collaborazione con la Universal è stato lui, il secondo capitolo di una saga è quello che deve espandere gli orizzonti della storia, il Don Cosca qui ci è riuscito benissimo sfornando un film ancora pieno di oscuro fascino e un sacco di motoseghe… Ogni film migliora con una motosega!

L’ultima scena poi chiude il cerchio, è quella con cui Coscarelli ci ricorda che l’incubo a scatole cinesi di “Phantasm” non finisce mai per davvero («È solo un incubo!», «No, non lo è») infatti tra sette giorni saremo di nuovo qui, sulle tracce del Tall Man, non mancate e intanto, non perdetevi lo speciale su questo film di The Obsidian Mirror.

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