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Phantasm III – Lord of the Dead (1994): al Tall Man girano le sfere

Bare Volanti, sfere volanti assassine, avete già capito l’andazzo, ottobre prosegue e con lui anche la rubrica dedicate a “Phantasm” benvenuti al nuovo capitolo!

Malgrado l’interesse generato dal primo film e il coinvolgimento della Universal (e dei suoi capitali) per il secondo, Phantasm II non è il titolo spacca botteghini che la casa di produzione sognava, le strade, quindi, si dividono Don Coscarelli nel 1989 finisce a dirigere Lance Henriksen in “Survival Quest”, ma la verità è che il buon “Don Cosca” non riesce a stare troppo lontano dalla sua creatura più famosa, anche se, bisogna ammetterlo, ci ha fatto sudare ogni nuovo capitolo, alcuni hanno richiesto attese davvero infinite.

I numeri romani ci ricordano che questa è la terza settimana passata in compagnia di questa saga.

Per il terzo film Coscarelli torna un po’ alle origini, il successo mancato gli garantisce nuovamente la leggerezza di poter fare un po’ tutto quello che gli passa per la testa, quindi oltre alle voci “sceneggiatore” e “regista”, Don aggiunge anche quella “produttore”, mettendo insieme un budget ridicolo (ma comunque molto superiore a quello del primo film), una cifra attorno ai due milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti uccisi dal Tall Man defunti, Coscarelli è pronto a girare il nuovo capitolo, la Universal si occuperà di distribuirlo, ma solo dopo aver voluto mettere mano al titolo. Ecco spiegato, quindi, il “Lord of the Dead” che compare nella locandina, un tentativo di distrarre il pubblico da quelle tre sbarrette verticali, chissà che scambino il film per un horror nuovo e vadano anche a vederlo, non come accaduto con il secondo… Veeeeero Don?

Mi raccomando, fate occhio!

Ma Coscarelli fondamentalmente delle preoccupazioni della Universal se ne frega, l’unica altra saga horror con il livello di coerenza interna tra i capitoli è quella della Bambola Assassina, perché il suo creatore Don Mancini è sempre stato coinvolto in ogni capitolo (reboot escluso). Coscarelli tenta la stessa mossa, solo che con “Phantasm III” non tutti gli riesce proprio alla grande, ma andiamo per gradi.

Il regista fa piazza pulita degli attori famosi (o presunti tali) voluti dalla Universal, quindi il ruolo di Mike coperto da James LeGros nel secondo film, torna saldamente nelle mani di Michael Baldwin, il ragazzino del primo capitolo che ora funziona alla perfezione nei panni dell’adulto tormentato, dopo una vita in fuga dall’Uomo Alto, anzi dal “Grande vecchio” come il primo doppiaggio italiano del film decide di chiamare il becchino di Angus Scrimm in questo capitolo, alla faccia della continuità interna della storia, ma in fondo il nostro doppiaggio (il migliore del mondo!) è sempre quello che in Phantasm II ha trasformato Jody, il fratello di Mike in sua sorella Jodie, quindi di che stiamo parlando esattamente?

«Il doppiaggio italiano è più efficace di un viaggio a Casablanca»

A proposito di Jodie Jody, dimenticato nel secondo capitolo, qui torna ad essere interpretato da Bill Thornbury (sempre più paffuto ad ogni apparizione, l’unico fantasma che ingrassa proveniente forse dal girone dei golosi), ma ovviamente non può mancare lui, il re senza corona, il protagonista della saga invocato dal popolo, Reggie è come sempre interpretato da Reggie Bannister che sul set con l’amico Coscarelli pare aver fatto di tutto, da sistemare le scenografie a fare l’aiuto regista, insomma, Reggie uno di noi!

Ci avviciniamo ad Halloween, ma Reggie è già in versione albero di Natale.

Per mantenere bassi i costi di produzione, “Don Cosca” mette in pratica lo Zen e l’arte di arrangiarsi, come spesso accade in una saga la colonna sonora nei seguiti, riprende il tema principale, ma diventa più epica e imponente come suono (è successo anche in Phantasm II). Bene, scordatevelo, al pari degli attori originali in questo terzo capitolo torna anche la sinistra colonna sonora, identica a come l’abbiamo potuta sentire del primo capitolo, il cinema di Coscarelli è sempre stato votato all’artigianato, si nota anche da dettagli come questo.

Sempre senza uno straccio di titolo di testa (come da tradizione della saga), “Phantasm III – Lord of the Dead” incomincia un minuto dopo la fine del suo predecessore barando un po’, visto che Reggie riesce immediatamente a recuperare la sua doppietta doppia (la “Quadruppietta”, che vale come due Boomstick) per vedersela con i temibili nani servitore del Tall Man. Reggie vende cara la pelle come suo solito e riesce non solo a coprire la fuga dell’amico Mike, ma anche a strappare una confessione importante al Tall Man (in questo capitolo più ciarliero che mai): il sinistro beccamorto e l’ex ragazzino sono legati, il Tall Man è disposto ad aspettare pur di mettere le sue grinfie su Mike. Sì, perché “Phantasm III” è sicuramente il film che si carica sulle spalle il compito di espandere ed esplorare l’iconografia creata da Don Coscarelli.

Che sia uno dei tanti indizi seminati da Coscarelli? Forse, con “Phantasm” tutto può essere.

Ecco perché qui scopriamo che le letali sfere del Tall Man contengono i cervelli miniaturizzati delle vittime del becchino (le “ruba cervelli al cromo” come le battezza Reggie) e si guadagnano anche un nome ufficiale, da “Phantasm III” in poi vengono chiamate le Sentinelle. Lo stesso succede con i nani che servono il Tall Man, il piccolo Tim (Kevin Connors) li chiama Lurkers (in italiano reso come “Burloni”, perché escono di notte a piantare guai). Già Tim, in questo film esordisce anche lui.

Sì, perché come ormai dovreste aver intuito, al vecchio Reggie ci sono due cose che piacciono tanto, la seconda è combattere il male. Ecco perché facendosi distrarre da Edna, la solita autostoppista bionda procace, Reggie cade in una trappola tesa dalla donna e dai suoi due sbroccati soci Henry e Rufus. Ma visto che Reggie è un eroe come lo potrebbe essere Ash Williams (sono il solo che vorrebbe vederli insieme combattere il male? Non credo) a salvargli la pelle ci pensa Tim, un ragazzino orfano che ha imparato a sopravvivere nella neonata guerra contro il Tall Man, sfruttando trucchi e trucchetti degni di Kevin McCallister, ma declinati in versione letale, Tomahawk improvvisati, frisbee dai bordi taglienti insomma: spuntano i ragazzini anche in “Phantasm”. Qual’è la vostra posizione ufficiale sui giovani protagonisti audaci e saccenti nei film? Non importa, tanto “Phantasm III” (e Tim) non vi faranno di certo cambiare parere sulla questione.

Tim, il nuovo sceriffo in città (si, anche il pupo ci tocca adesso)

L’ultima vistosa novità introdotta da questo capitolo è la bella Rocky (Gloria Lynne Henry) l’ex soldatessa che viene arruolata a forza nella battaglia contro il Tall Man e che, ovviamente, Reggie tenterà in ogni modo di orizontalizzarsi. Sì, perché come vi dicevo nel post dedicato a Phantasm II, i vari capitoli di questa saga si distinguono anche dal numero di successi con il gentil sesso del nostro Reggie, un po’ come Hap Collins nei libri della serie di Hap & Leonard, se vi sembra una forzatura citare Joe R. Lansdale lasciatemi spiegare.

Don Coscarelli ha dichiarato di essersi ispirato alle eroine scritte da “Champion Joe” per Rocky, in condizioni normali sarebbe una sparata ad effetto, ma considerando che “Don Cosca” è stato il primo a portare un racconto di Lansdale fuori dalle pagine (“Panico sulla montagna”, episodio della serie Masters of Horror del 2005) e che ha firmato il bellissimo Bubba Ho-tep sempre tratto da Lansdale, tendo a credergli.

Questa vale per la rubrica sui Nunchaku del Zinefilo.

Secondo Rocky, l’esercito le ha insegnato a difendersi, ma i suoi caratteristici Nunchaku servono solo ad impedire alla gente di avvicinarsi troppo, molto coerente visto che Gloria Lynne Henry conferma di non sapere proprio come utilizzarli (e me ne accorgo io che non sono certo un esperto di Nunchaku), ma di fatto “Phantasm III – Lord of the Dead” aggiunge personaggi coloriti e iconografia al mito creato da Coscarelli nel 1979, anche se, bisogna dirlo, un po’ come accaduto anche per Chucky, la svolta più comica e d’azione ha fatto storcere più di un naso ai fans, anzi chiedo scusa, ai “Phans” della saga.

L’atmosfera sospesa da incubo che ha reso grande il primo capitolo, “Phantasm III” segue la via caciarona e con il volume della radio al massimo del secondo capitolo, con meno soldi e più attenzione agli elementi interni, il risultato è divertente nella misura in cui sarete coinvolti da questi personaggi a questo punto della saga. Personalmente trovo Reggie un improbabile eroe davvero divertente e a suo modo cazzuto, un modo molto ironico quasi da cartone animato, se volessimo restare in “zona Lansdale” potremmo dire che “Phantasm III” sta a Phantasm come “la notte del Drive-in 3 – La gita per turisti” (2005) sta a “Il drive-in” (1988): tipe toste, spiegazioni dettagliate, ma sommarie sulle origini dell’elemento sovrannaturale e in generale, parecchio sangue e morti ammazzati.

L’abitante non morto medio del pianeta Terra, dopo l’avvento del Tall Man.

Se poi volete una costante in tutta la saga, state tranquilli che in ogni capitolo di “Phantasm” un inseguimento in auto non manca mai, anche questa volta la Plymouth Barracuda di Reggie è protagonista perché anche se il budget non è da capogiro, Coscarelli sa come strizzare i centesimi. Ad esempio, il finale originale pensato dal Don Cosca prevedeva Reggie e Mike in viaggio in Alaska, pronti a seppellire la sfera d’oro contenente l’essenza del Tall Man, con tanto di targa con su scritto “Qui giace il Tall Man” e una battuta sul surriscaldamento globale come unica preoccupazione (storia vera). Diciamo che per mancanza di budget Coscarelli ha trovato un degno equivalente di questa conclusione, girando tutto in interni, ma tenete a mente un dettaglio importante per il futuro: le tante scene girate e mai utilizzate nel montaggio finale dei suoi film da Don, sono state oro per questa saga che ha fatto dell’arrangiarsi una vera arte, lo vedremo già la prossima settimana.

Cosa non può mai mancare in un capitolo di Phantasm? Un bell’inseguimento in auto.

“Phantasm III – Lord of the Dead” si allontana sempre più da quell’atmosfera sospesa da incubo che ha reso grande il primo capitolo, però porta avanti quella sensazione serpeggiante per cui tutti gli eventi raccontati potrebbero essere solo il frutto delle mente (e degli incubi?) di Mike: il continuo saltellare da una scena all’altra, le spiegazioni logiche che vengono centellinate, altrove sarebbero elementi negativi in “Phantasm” sono la base e perché no, anche parte del fascino di questa saga così unica nel suo genere, con ogni capitolo che s’incastra in quello precedente seguendo la struttura di un incubo, dentro un incubo, dentro un altro incubo, come direbbe il Tall Man alla fine di questo film, non è finita, non è ancora finita.

Una delle più grandi icone della storia dell’Horror. Scusate se è poco.

Anche questo terzo capitolo ha incassato poco, come al solito, ma essendo costato anche meno e difendendosi sul mercato dell’home video alla fine il Don Cosca l’ha portata a casa anche questa volta, pronto ad imbarcarsi (forse) in un altro dei suoi economici e troppo poco ricordati film… Invece no! Il quarto capitolo di “Phantasm” è arrivato solo quattro anni dopo questo “Lord of the Dead”, solo un’Olimpiade di mezzo Don? Come mai? Del quarto capitolo parleremo diffusamente la prossima settimana, ma un ultimo paragrafo questa storiella se lo merita tutto.

Nel bel documentario “Phantasmagoria” (2005) che contiene tutti i retroscena che potreste desiderare su questa saga, Coscarelli racconta come un giorno sia stato contattato da uno dei suoi “Phans” entusiasta, che era pronto a fornirgli una sceneggiatura per il quarto capitolo del film, la trama (bisogna ammetterlo) era gustosa: con il pianeta Terra ormai totalmente conquistato dal Tall Man, dalle sue sentinelle e da un esercito di non-morti, Mike e Reggie si ritrovavano separati a combattere nelle ultime due città libere d’America, New York e Los Angeles, rese ormai delle roccaforti circondate da muri di cinta un po’ come in La terra dei morti viventi per capirci. Un’idea ambiziosa fuori portata per le tasche di Coscarelli che, però, aveva anche un titolo provvisorio davvero fighissimo, “Phantasm 1999 AD”. Il nome dell’entusiasta autore di quella che, purtroppo, è rimasta solo una gustosa fan fiction (anzi, Phan fiction in questo caso)? Roger Avary, l’ex migliore amico di Quentin Tarantino, fresco del suo Oscar per la sceneggiatura di Pulp Fiction.

Break on through to the other side, come in un pezzo di Doors.

Tenete a mente anche la “Phan fiction” di Avary, perché la saga di “Phantasm” è come il maiale nella tradizione popolare – non si butta via niente – e a proposito di maiali curiosità, visto che ormai ho scoperchiato il vado di Phandora (devo smetterla con questi giochi di parole!) vi lascio con l’ultima sconvolgente rivelazione. Sapete chi è un insospettabile “Phans”? Dite un nome improbabile vi sfido, Papa Francesco? Questo non lo so, nel dubbio vi dico peggio, un nome ancora più drammatico… GIEI GIEI Abrams. Non ve lo aspettavate, vero?

Quando sento parlare di GIEI GIEI metto mano alle armi.

Proprio lui, il mio acerrimo nemico, il Tall Man del mio Mike, anche se considerato la sua altezza e la mia, probabilmente sono io il suo Tall Man, ma in ogni caso, GIEI GIEI è tra gli appassionati famosi della saga di Coscarelli, basta dire che uno dei personaggi più inutili e peggio utilizzati della sua (in combutta con Disney) nuova trilogia di Star Wars, il capitano Phasma, deve il suo nome proprio alla passione del maledetto GIEI GIEI, secondo quel fighetto il regista il casco argentato del personaggio gli ricordava una delle Sentinelle del Tall Man e da qui la ragione del nome per il personaggio (storia vera). Ennesima conferma del fatto che GIEI GIEI Abrams abbia tutti i riferimenti cinematografici giusti, ma poi li elabori nel modo peggiore possibile quando è il suo momento di creare iconografia nuova (e non rubacchiata).

Mentre io mi appresto a tormentare i sogni di GIEI GIEI urlandogli nel cuore della notte «Booooooyyyy!» vi do appuntamento alla prossima settimana e soprattutto, se non volete provocare l’ira del Tall Man, vi ricordo lo speciale di Obsidian Mirror su Phantasm.

Sepolto in precedenza mercoledì 14 ottobre 2020

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