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Pig (2021): del maiale (e di Nicolas Cage) non si butta via nulla

A volte le storie arrivano proprio quando devono farlo, per questo ci trovano un po’ più predisposti. Per anni ho guardato tutti i film di Nicolas Cage (non proprio pochini visto quanto lavora), a breve distanza dalla mia cagnetta, l’unico mammifero più impallinato di Nick Cage del sottoscritto, le bastava vederlo o sentirlo nominare per dare di matto (storia vera). Da qualche settimana Dina non c’è più e lo sapevo che il primo Cage senza di lei non sarebbe stato la stessa cosa, non immaginavo potesse anche essere il più adatto viste le circostanze e per di più, un bel film, dettaglio non scontato vista la produzione in massa del nipote di Francis Ford Coppola.

Come ha dichiarato in un’intervista recente, Cage ha portato il suo talento (cit.) nel cinema indipendente, una scelta rischiosa tanto quanto lavorare come un matto per pagarsi uno stile di vita frizzantino, che gli fa cambiare quasi più ex mogli che (eccentrici) vestiti. Comportandosi come l’ultimo grande Divo della Terra, Cage ha scelto la libertà di improvvisare che solo il cinema indipendente può garantirti, forte della sua totale assenza dai Social-cosi che comunque, brulicano di suoi meme, il vero barometro della popolarità.

“Pig” è un film che pare abbia tutto per generare valanghe di emoticon con la risata sul web, solo a partire dal suo soggetto che prevede Nicolas Cage e il suo maiale. Sul serio, internet è esploso per molto meno di così.

Nemmeno paparazzato lingua in bocca con Miley Cyrus, il nostro Nick avrebbe incendiato l’etere più di così.

Eppure l’esordio alla regia di Michael Sarnoski (impegnato anche in veste di sceneggiatore) è il film perfetto per Nicolas Cage, una trama che applica la tecnica dell’ubriaco, imprevedibile nell’andamento, quando sembra che stia per cadere perché non più in grado di reggersi sui suoi piedi, ti assesta il colpo del KO.

La storia è quella di Rob (ovviamente il nostro Nicola Gabbia) eremita nei boschi dell’Oregon, che passa le giornate come un luddista, nel suo capanno diroccato in cerca di tartufi con la sua maialina. Ron chiama la porcellina con un fischio, i due si dividono il pranzo e insieme trovano i tartufi migliori, da consegnare in cambio di generi di prima necessità ogni giovedì ad Amir (Alex Wolff), un tamarretto figlio di papà con la sua Camaro gialla, di fatto l’unico contatto con l’umanità di Rob.

Con lei il fattore “tenerezza puccettosa” va a fondo scala.

Del passato dell’eremita conosciamo poco, una cassetta su cui è registrato qualcosa (una voce di donna), ma è chiaro che se Rob vive così è per scelta, un’auto flagellazione resa sopportabile solo dalla presenza dell’adorata maialina, che ovviamente viene rapita nel cuore della notte. Mai una gioia.

Ora, lo so cosa state pensando, da qui in poi “Pig” applica quello che potremmo chiamare il protocollo John Wick, però con Nick Cage intento a spaccare crani, sbraitare come un pazzo come solo lui sa fare, mentre lascia i suoi boschi per tingere di rosso la vicina città in cerca del suo maiale. D’altra parte se Tony Jaa ha devastato la Thailandia a ginocchiate perché voleva riprendersi il suo elefante, pensate che Nick, in preda a quella che sul web è stata ribattezzata “Cage Rage” possa essere da meno? Hanno anche recitato insieme quei due.

Invece “Pig” per certi versi diventa l’anti-John Wick, la premessa dell’animale da compagnia rapito è simile, così come l’idea di Michael Sarnoski di sfruttare l’archetipo narrativo dell’eremita che torna ad affrontare la civiltà e con essa, tutti i demoni del suo passato, però in un modo del tutto “Wickiano” (ho inventato un aggettivo? Forse), infatti ovunque Ron vada, basta la sua faccia – spesso pesta e livida – o il suo nome pronunciato per intero per seminare il terrore e vedersi aprire tutte le porte. In questo senso personaggio e attore sono perfettamente sovrapposti uno all’altro.

«Meglio porco che fascista» (cit.)

Amir è spettatore, il ragazzo rappresenta il nostro punto di vista, infatti insieme a lui scopriamo pezzi del passato e del mondo da cui arriva Chef Rob, si avete letto bene, perché ad un certo punto “Pig”, barcollando con la tecnica dell’ubriaco, potenzialmente potrebbe diventare la risposta ai palinsesti televisivi nostrani, quella che non abbiamo mai osato chiedere: Nick Cage scagliato a bomba contro l’ingiustizia gli Chef, passati da cuochi a super star in una società perennemente a dieta.

“Pig” infatti si gioca un francamente inspiegabile Fight Club tra cuochi, in cui vince chi incassa meglio, una scena che proprio non ho capito. John Wick si muove in un mondo dove sono tutti assassini, Robin Feld invece è circondato da Chef ovunque, l’unica spiegazione che mi sono dato è che questa scena in particolare serva a far capire la determinazione del personaggio, la sua capacità di non andare sotto contro nessuno e forse più in generale, l’ultimo tentativo di tenere incollati allo schermo quelli che speravano di vedere Nicolas furioso, pronto a seminare morte per riprendersi il suo maiale.

Da qui in poi “Pig” vaga come l’ubriaco di cui sopra, vale tutto, Nicola impegnato a dialogare con un ragazzino, mentre pontifica con aria da sommesso santone, uno che nella vita le ha viste tutte e anche qualcuna di più e ormai è arrivato all’illuminazione: incazzarsi non serve più a niente. Uno che giudica anime come tutti gli altri giudicano piatti stellati, la cui filosofia, a metà tra Coelho e un profeta della catastrofe, sta nel valore delle cose che contano per davvero nella vita, uno che cucina per nutrire tutto, tranne l’ego da Chef.

Vorrei Nick Cage, con questa faccia, contro TUTTI gli Chef televisivi del mondo.

Sto andando sul complicato? Probabile, perché “Pig” è così, 90 minuti di durata effettiva, percepiti? Di più, non dico il doppio ma quasi, perché il film ogni volta che sembra aver preso una direzione, scarta di lato ed evita l’etichetta, il risultato finale è a suo modo ipnotico, come un ubriaco che barcolla, resti fino alla fine perché vuoi conoscere il destino della maialina e perché nel frattempo, Nicolas Cage ha fatto ancora una volta la sua magia da sciamano pazzo.

Il suo Robin Feld sembra pensato per mettere alla prova chi si aspetta il momento “Cage Rage” per sfornare un nuovo meme, Nicola s’infuria poco, molto poco rispetto a quello che ci ha abituato negli anni e il più delle volte buca lo schermo con un silenzio inquisitorio, una prova estremamente misurata, che è molto più profonda dell’aspettativa negata del momento in cui lo vedremo sbraitare come un pazzo, un ruolo da “Grande vecchio”, che rimanda le sue prove più intime come ad esempio in “Joe” (2013).

Alla fine il suo Rob è solo uno che nel tempo si è spogliato di tutte quelle cazzate con cui la società ci insegna a gonfiarci l’ego, uno che rivuole indietro il suo maiale perché beh, a quel maiale lui vuole molto bene e basta, persino la sua “spalla”, resterà prima sconvolto e poi ammaliato da questo strambo profeta che non c’ha cazzi di essere considerato un Maestro, un Guru o un grande Chef, lui rivuole solo il suo maiale.

«Sto per avere un vecchio amico per cena stasera»

Alex Wolff è bravissimo a non scomparire nel ruolo della spalla o dell’autista di Nick Cage, il suo Amir parla ai genitori (che non ascoltano) da dietro porte chiuse e per certi versi, mi ha ricordato il personaggio di Tommaso Missile in “Rain Man” (1988), anche se in questo strambo film drammatico, che spiega senza spiegare, come nella scena della panetteria e del misterioso – ma nemmeno troppo – personaggio interpretato da Cassandra Violet, in una scena tutta ripresa da lontanissimo, come a voler lasciar soli i due personaggi a parlare tra di loro.

Anche se può sembrare assurdo, perché si tratta di due film opposti nella forma, forse il film più simile a “Pig” resta Mandy, quello era un delirio Power Metal con dosi incontrollate di motoseghe e Nicolas Cage in piena furia, questo film invece è una ballata Springsteeniana (e no, l’aggettivo non l’ho scelto a caso) che proprio come “Mandy” parla di dover fare i conti con la perdita. In entrambi i film la musica sblocca i personaggi e insieme rappresentano tutta la gamma della recitazione di Nicolas Cage, che può passare da idolo dei meme ad una prova da grande attore drammatico con la stessa scioltezza, anche se non so quanti attori oggi come oggi, potrebbero reggere la botta di un film che parla di uno che cerca il suo maiale, portando anche a casa il risultato.

«Questo è il secondo, dopo un film così, una porzione di dolce la volete?»

Il Robin Feld di Cage è un personaggio che è rimasto bloccato per troppo tempo, aveva già perso molto prima di perdere il suo maiale, non è un film che piacerà a tutti perché è difficile da “vendere” e scontenterà tutti quelli che speravano di vedere il John Wick porcino di Nick Cage per poterlo spernacchiare con comodo in rete. Il ritmo del film non è proprio dei più briosi, ma non riesco a pensarla diversamente questa stramba ballata barcollante firmata da Michael Sarnoski e impreziosita da Nicolas Cage. Non un film per tutte le orecchie, ma per quelle pronte ad ascoltare e come dicevo all’inizio, mi ha trovato nel momento giusto per farlo, se siete disposti a stare al gioco potreste non dico rivalutare Nicolas Cage ma almeno apprezzare, alla mia Dina sarebbe piaciuto un sacco, ne sono certo.

Sepolto in precedenza lunedì 26 luglio 2021

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