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Point Break (1991): adrenalina pura al 100%

Non posso dire di essere stato uno di quelli che si sono infognati con gli sport estremi, desiderando di morire su una tavola da surf su qualche onda australiana, perché (purtroppo) “Point Break” l’ho scoperto tardi, nelle repliche televisive, ma ricordo solo una cosa: alla prima visione ne uscii esaltato, non dico che sia stata una di quelle esperienze che ti cambiano la vita, ma avevo trovato un filmone da amare per il prossimo milione di anni. Malgrado questo non ho mai imparato a nuotare (storia vera).
Solo negli anni successivi (e nelle numerose visioni) imparai a riconoscere le facce che popolano questo film: Keanu “Quello di Matrix” Reeves, il grande Patrick Swayze (Ciao Patrick, ci vediamo in un’altra vita…), una bellissima e sempre stilosa Lory Petty, ma soprattutto mi innamorai follemente (artisticamente parlando) di quella signora che questo film l’ha pure diretto Kathryn Bigelow, da lì in poi amichevolmente Katrina, pronunciato con sguardo perso e occhi a forma di cuore.
Avendo apprezzato molto anche altri film di Katrina, ad un certo punto mi sono trovato in una strana condizione: non rivedevo “Point Break” da molto tempo, come spesso capita, rivedere i film con cui siamo cresciuti con occhi adulti, è una cosa che può distruggere dei miti. Per quanto riguarda questo film posso dire che da un certo punto di vista è invecchiato maluccio, da un altro, resta ancora un caposaldo del cinema d’azione, una pellicola che chi fosse intenzionato a dirigere, dovrebbe imparare a memoria.
Iniziamo con la parte dolorosa, ovvero i difetti del film che non sono pochi, lo ammetto e sono quasi tutti nella sceneggiatura, do per scontato che il film lo abbiate visto tutti, quindi da qui in poi ci sono io che ne descrivo intere porzioni, con certi Classidy non se ne può fare a meno!

Ora, se c’è una cosa che davvero mi sta sul gozzo, è la solita frase fatta che si sente troppo spesso: “Kathryn Bigelow dirige come un uomo”, cosa vuol dire dirige come un uomo? In inglese chi dirige si chiama “Director” parola valida per ambo i sessi, esiste questo luogo comune per cui le donne debbano dirigere per forza pellicole in cui si parla di sentimenti caramellosi e in cui si affoga nei lacrimoni, quindi i film d’azione di Katrina non rientrano in questa categoria.

A tutti quelli che dicono che “Kathryn Bigelow dirige come un uomo”, vorrei sbattere in faccia le inquadrature con cui la regista ci mostra Utah e Bodhi, no sul serio, Keanu Reeves entra in scena con magliettina resa aderente dalla pioggia, mentre Patrick Swayze sembra il protagonista di “Ghost”, ma con l’abbronzatura, secondo voi un uomo inquadrerebbe Reeves e Swayze in quel modo? I protagonisti sono due manzi e Katrina non nasconde certo la cosa.

Alla voce: dirigere come un uomo (see vabbè, buonanotte!)
Bisogna anche dire che l’ambiguità sessuale regna sovrana, non tanto per il fatto che Utah e Bodhi, siano rispettivamente fidanzato ed ex fidanzato del personaggio di Lory Petty, che comunque con quel taglio è molto più tosta di Keanu, bisogna dirlo. Parlo proprio del fatto che in più di un’occasione la mascolinità dei protagonisti viene messa alla berlina, non sono mai riuscito a capire se fosse una precisa scelta, o se allo sceneggiatore (che per altro è un uomo) sia scappata la mano.
Ad esempio, nella scena dell’irruzione, chi riesce a tenere testa ad un gruppo di uomini armati? Una bionda nuda uscita dalla doccia, che mena come un fabbro (storia vera). Non aiuta nemmeno il fatto che il personaggio di Lee Tergesen abbia il virilissimo nome di… Rosie. Ma il top penso sia quel mito di Gary Busey che parla della vaselina da spalmare sulla tavola da surf per scivolare meglio (storia vera).

Solo quel mito di Gary Busey può uscire indenne da un dialogo del genere.
Ma il difetto vero di “Point Break” sono i passaggi dove la storia scricchiola, per certi versi questi film somiglia molto ad un altro poliziesco di Katrina, ovvero Blue Steel, che prima di essere la mossa segreta di Derek Zoolander, era un film (Fighissimo!) con Jamie Lee Curtis nei panni di una poliziotta. Entrambi i film hanno passaggi di trama al quanto naif, ma quando arrivano le scene d’azione… Tutti zitti, parla Katrina! Rivedendolo non ho potuto fare a meno di notare alcuni dettagli quasi da Facciapalmo… Ecco che arriva il famigerato elenco puntato!

«Pensi che ne avrà ancora per molto?» , «Lo sai com’è, deve fare la punta ai chiodi»
1. Utah dopo il pestaggio con i Nazi, si mette sulle loro tracce, riesce a rintracciare la loro casa grazie al numero di targa e malgrado il fatto che sia entrato a fare parte dell’FBI da tipo… Tre giorni, senza alcun mandato, ottiene un’intera squadra di supporto per fare irruzione. Segue la scena della “Biondazza nella doccia” di cui sopra (per altro girata alla grande, la scena, non la biondazza) e, ad un certo punto, spunta Tom Sizemore, attore feticcio di Katrina, che è vestito come il cantante dei Prodigy non perché siamo negli anni ’90, ma perché è un agente sotto copertura e Utah ha fatto saltare mesi di lavoro. Chi è che approva le irruzioni all’FBI? Probabilmente lo stesso che ha studiato il sistema di code all’EXPO.
2. Tra i Nazi è impossibile non notare Anthony Kiedis, il cantante dei Red Hot Chili Peppers. Lo riconoscete perché è quello che si spara da solo in un piede. Se vi sembra che ci faccia la figura dello scemo, è solo perchè non avete ascoltato gli ultimi dischi del suo gruppo.

Ridi, ridi, ma eravate meglio quando vi drogavate.
3. La famigerata scena in cui Utah non spara al rapinatore con la maschera di Ronald Reagan, perché da una distanza che è grossomodo quella che c’è tra la Terra e la Luna, riconosce gli occhi blu di Bodhi. Ok, è chiaro che non possa davvero riconoscerlo da quella distanza, si tratta di “Linguaggio cinematografico” che va accettato così com’è, anche perché in sé la scena esce da questo film per entrare dritta nella storia del Cinema. La prova? Quando quei tre matti inglesi hanno pensato di omaggiarla (o parodiarla) in Hot Fuzz non hanno fatto altro che ribadire quando sia fenomenale.

«Have you ever fired your gun up in the air and gone ‘ahhrgh’?»
4. Keanu Reeves, circondato da svariate bottiglie di Corona (piene e vuote) discute del caso con il suo collega Gary Bussey (voluto da Kathryn Bigelow per omaggiare Un mercoledì da leoni di Milius. Storia Vera) a suo volta aggrappato ad una boccia di Jack Daniels… Tutto questo alle 9 del mattino. In ufficio.

Effetti collaterali del Jack Daniels a colazione.
5. La cosa strana è che Keanu Reeves in questo film muove le sopracciglia, socchiude gli occhi, arriccia le labbra, insomma quando recita fa delle espressioni. Non so cosa gli sia successo, ma nel corso degli anni questa abitudine l’ha quasi persa completamente.

Visto? Riusciva persino a sorridere!
7. Utah lancia il distintivo nell’oceano… Vabbè quello è un omaggio a Ispettore Callaghan il caso scorpio è tuo e a “Mezzogiorno di fuoco”, dai! Mi rendo conto che alcuni di questi punti sono dettagli che saltano agli occhi dello spettatore disilluso di oggi, mentre altri sono più che altro delle ingenuità della sceneggiatura, ma in ogni caso, bisogna metterli in preventivo quando si decide di rivedere “Point Break” oggi, anno di grazia 2016, anno della Scimmia secondo il calendario cinese.
Tutto questo fa di “Point Break” una fregatura? Assolutamente no, perché nei passaggi dove il film funziona, lo fa ancora alla grandissima! Guarda caso, sono i momenti più difficili da girare a risultare i più riusciti. Grazie alla sua “unità acquatica”, Kathryn Bigelow gira le migliori scene di surf ad Ovest di John Milius, con le macchine da presa tra le onde in mezzo ai surfisti. Ma l’unità aerea fa anche di meglio, ditemi quello che volete, ma io ad ogni stramaladetta visione resto IN-CAN-TA-TO a guardare la caduta libera di Utah e compagni.

Giro, giro, tondo, caschiamo tutti in tondo…
Ma se il primo volo è diretto alla grande, il secondo (quello SENZA paracadute) è ancora più sfrenato e pazzo, non è certo un caso se, dopo l’uscita di questo film, è scoppiata la moda degli sport estremi. Kathryn Bigelow domina aria e acqua… E la terra direte voi? A terra Katrina dà il suo meglio, la camera a mano durante la rapina (stessa tecnica usata anche in Strange Days) è forse il momento simbolo di “Point Break”, capace di trasformare lo spettatore nel quinto rapinatore della banda degli Ex Presidenti, se volete potete scegliervi anche la maschera di gomma che volete… Io vi consiglierei un certo Ex Premier italiano appassionato di barzellette, poi fate voi.
Ma tra le scene d’azione a terra, non ho dubbi, la mia preferita è il lunghissimo inseguimento a piedi tra Utah e Bodhi tra le villette. Se oggi uscisse un film d’azione, con quella stessa identica scena, sarebbe ancora moderno innovativo e girato con un montaggio che levati, ma levati proprio. La coreografia poi è ottima, sono passati anni, ma io non ho ancora mai visto nulla di paragonabile al momento in cui Patrick Swayze in fuga, lancia un cane in faccia a Keanu Reeves, ve lo ripeto, Bodhi scaraventa un PITTBULL di 40 Kg addosso a Utah… Meraviglioso! Per il cane non lo so, ma per lo spettacolo sicuramente!

Quando parlano di cani da guardia, non credo che intendano proprio questo.
Certo è anche vero che oggi, anno di grazie 2016, forse risulta un po’ difficile credere alla filosofia naif dei Surfisti, che voleva portare pace e amore nel mondo, snocciolando frasi del tipo “La pace si conquista con una potenza di fuoco superiore”, ma tutti i film prima o poi invecchiano, solo qualcuno riesce comunque a restare un classi(D)o!
Tanto classico da cambiare per sempre la percezione delle rapine in banca, al cinema (tipo “the Town” giusto per fare un titolo), ma anche nella realtà. Mi piacerebbe sapere quante rapine sono tate fatte (o tentate) da rapinatori con maschera da ex presidenti, metterei il mio dollaro sull’opzione “Un casino”.

Il monte Rushmore dei film d’azione moderni.
Sempre parlando di lascito, lo dicevo anche parlando dell’ultimo film della saga, ma giova ricordarlo, specialmente agli spettatori più giovani: vedendo questo film oggi, di fronte ad un poliziotto infiltrato che si lascia contagiare dalla filosofia del criminale pieno di carisma, potrebbe correre il rischio di scambiarlo per un Fast and Furious qualunque. Niente di più sbagliato: la Famiglia Toretto non ci sarebbe MAI stata senza questo film, perché Fast and Furious è “Point Break” con le auto tamarre al posto del Surf, non viceversa.
Questo è il motivo per cui malgrado i piccoli difetti, “Point Break” resta una pietra miliare, diretto da una che se dovessi paragonare ai colleghi maschi, lo farei solo per dire che dirige meglio di molti di loro, questo film è una delle tante prove, capace di staccare coppini sulla nuca a tante pellicole più moderne ancora oggi, in qualunque giorno della settimana, che il mare sia grosso oppure piatto.
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