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Preacher – Alamo: Texas, per Dio (Sparate dritto, bastardi)

San Antonio è
una piccola cittadina, ufficialmente americana, perché si trova da questa parte
del confine oltre cui scappano i fuorilegge nei film. Ma di fatto, per
dimensioni, abitudini, ritmi (specialmente ritmi) è una cittadina messicana
finita in territorio a stelle e strisce.

A San Antonio
ci sono due monumenti, uno si chiama Tim Duncan e gioca centro per gli Spurs da
qualche anno con discreti risultati cestistici, l’altro è un piccolo fortino
chiamato Missione San Antonio de Valero, ma la storia lo ricorda con un altro
nome: Alamo.

Il reverendo
Jesse Custer, da buon Texano, non poteva scegliere nessun altro luogo al mondo
per mettere fine alla sua ricerca di Dio onnipotente iniziata anni prima,
ovvero il giorno in cui si fuse con l’entità Genesis. Ad Alamo 180 uomini sono morti per l’ideale della
libertà e questa epopea “Western” non poteva che terminare che nel cuore del
Texas.
Sette degli
otto numeri che compongono il ciclo finale di “Preacher” raffigurano in
copertina il primo piano di tutti i protagonisti di questa storia, dipinti dal
pennello del grande Glenn Fabry. Jesse, Il Santo degli Assasino, Herr Starr,
Facciadiculo, Tulip, Cassidy e Genesis, ad oguno di loro e dedicata una storia
dove i nostri protagonisti si preparano alla battaglia.



Un sorriso che promette battaglia…
Jesse affronta
di petto il Santo, forte dell’antico detto “Il nemico del mio nemico e mio
amico” e quando si tratta del Santo è sicuramente meglio posizionarsi dal
lato giusto dei suoi revolver. Herr Starr ormai completamente folle per
l’ennesima amputazione subita, non connette più, completamente accecato dalla
sua voglia di vendetta nei confronti di Custer.



“Ha avuto come… Be’, insomma, gli è girato il boccino” (Cit.)
Ma prima
bisogna risolvere una disputa tra (ormai ex) amici. Jesse e Cassidy si
scontrano una volta per tutte, devo aver letto questo fumetto un centinaio di
volte e lo scontro finale tra questi due resta uno degli apici della prosa di
Garth Ennis, ogni singola “Punch line” tra i due duellanti è scolpita nella mia
mente come uno dei duelli più dolenti e Western mai letti in un fumetto.



Questa scena ha alcuni dei dialoghi migliori che abbia mai letto in un fumetto.
Eppure, tutti i
personaggi hanno un ruolo in questa vicenda, ho sempre amato il fatto che i due
(ex) amici ormai ai ferri corti, debbano comunque ringraziare il rispettivo
avversario, perché il piano di Jesse è destinato a diventare un massacro degno
di Alamo, senza l’iniziativa personale del Vampiro e, allo stesso tempo, l’Irlandese
comprende il concetto di “Camminare con la schiena dritta”… Motivo per cui
trovo le numerose riletture di “Preacher” qualcosa di doveroso, tutti possono
fare errori, l’importante è cosa fai per porvi rimedio.
Ora fatemi
togliere ‘sto sasso che ho nello stivale da anni: la prima volta che lessi
(BAU!) il finale di “Preacher” fu sulle pagine della rivista antologica “Vertigo
Presenta”, il curatore della rivista era Pasquale Ruggiero, forse lo è ancora,
non lo so.



…Denti venduti separatamente.
In ogni caso,
il PENULTIMO numero di “Preacher” (il #65 americano) uscì con in copertina la
strombazzante scritta gialla “Il finale di Preacher!”, peccato che il mese
successivo uscì davvero l’ultimo numero della serie. Non ho mai capito il perché
di questa manovra, ma Pasquale Ruggiero nel suo editoriale di apertura presente
in ogni albo, si giustificò dicendo una cosa del tipo: “Vabbè stavamo a scherzà”. In ogni caso, non ha mai nascosto il fatto che il finale della serie non era
di sua gradimento. Non accuso nessuno, ma resta il fatto che la professionalità
per me è un’altra cosa.
Anche se Pasquale
Ruggiero potrà non essere d’accordo, secondo me il finale di “Preacher” è
quello giusto, quella Splash page finale è quella che con cui vorresti sempre
vedere nei finale di tutti i film Western, se avete letto il fumetto sapete di
che parlo, altrimenti… Cosa state aspettando?



La copertina dell’ultimo numero di “Preacher”, visto di peggio in vita mia…
Con “Preacher”
ho terminato, di certo non ho terminato di tornare sistematicamente a
rileggermelo, posso assicurarvi che al pari del vino buono, con il tempo
migliora, cose che capitano con le buone storie, figuriamoci con i capolavori
del fumetto.
Hasta Luego,
pellegrini.

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