Home » Recensioni » Preacher – Fino alla fine del mondo: La famiglia è per sempre (ma anche l’amore e John Wayne)

Preacher – Fino alla fine del mondo: La famiglia è per sempre (ma anche l’amore e John Wayne)

Continua la
ricerca di Dio del reverendo Custer e dei suoi compari (iniziata nell’albo
precedente Texas o Morte) ed è il momento delle confessioni per Jesse, ma anche
di quello che probabilmente è il miglior ciclo di storie di tutta la serie,
capolavoro non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente…

Come detto
“Preacher” è una serie violenta, che non tira via la mano quando è il momento
di mostrare scene di sesso, anche parecchio bizzarre o disturbanti (e nelle
seconda metà di questo volume Gesù DeSade vi fornirà tutta quelle che volete…),
una serie rivoluzionaria, grondante umorismo nero, satirica e per qualcuno
anche blasfema, quello che non si dice mai, è che “Preacher” è una storia
d’amore, una di quelle belle, non quelle robe melense da mammolette.


L’Amore al tempo del predicatore.
Tulip vuole
sapere perché Jesse l’ha scaricata 5 anni prima a Phoenix, la prima a vuotare
il sacco è lei, raccontando i suoi trascorsi e del come ha fatto a diventare
una sicaria, ma rapiti da due vecchie conoscenze del reverendo, i redneck Jody
e TC (tranquilli, da queste parti si parlerà in dettaglio anche di loro in
futuro…) Jesse e Tulip sono costretti ad una notte di attesa dalla terrificante
Nonna di Jesse, qui Custer ha il tempo di raccontare tutti i trascorsi della
sua famiglia e citando uno dei capitoli “Come ho imparato ad amare il
Signore”.
Non
spiccicherò una sola parola (o quasi) per raccontarvi quello che succede o
riassumervi il racconto di Jesse, vi dirò solo che la mia copia del volume Magic
Press cade a pezzi (letteralmente!) per il numero di letture che mi sono
concesso negli anni del ciclo di Anneville.
Il passato di
Jesse inizia subito forte con un omicidio, a pagina uno, pronti via, il suo
racconto è un “Coming of age” Sudista, fatto di Fede forzata nel Signore e una
famiglia che in confronto, quella di “Non aprite quella porta” vi sembrerà la
famiglia Bradford, lo so che è un’affermazione forte, ma leggete per credere.
Garth Ennis non tira indietro la mano e strapazza i suoi personaggi, ma anche
noi lettori, vi giuro che dopo ogni rilettura del volume, i colpi di scena
continuano a colpirmi in piena faccia con la forza di un treno, non oso
immaginare cosa potrebbe essere per qualcuno leggere questo volume per la prima
volta, in ogni caso lo consiglio a tutti.


Tipo “Stand by me” ma con più matrimoni tra fratello e sorella.
“Fino alla
fine del mondo” è la storia d’amore di due coppie che per stare insieme, sono
costrette ad affrontare l’inferno. Da una parte abbiamo John Custer e Christine
l’Angelle, i genitori di Jesse, in uno dei (tanti) dialoghi riusciti bene, John
di ritorno dal Vietnam dice alla futura moglie “Christine l’Angelle: “Che io sia
dannato se non è il più bel nome del mondo” e lei gli risponde che il brutto è
quello che quel nome si porta dietro e qui arriviamo alla vera bellezza (o al
vero orrore) di “Fino alla fine del mondo”.
La famiglia ci
condiziona, volenti o nolenti siamo tutti figli del nostro ambiente e sposare
una persona, vuol dire sposare anche la sua famiglia, con tutto quello che ne
consegue, leggendo questo volume, è impossibile non immedesimarsi nei
personaggio. Ora, io spero davvero di cuore per voi che nessuno abbia una
famiglia come quella che ha avuto Jesse, però durante la lettura (anche la
centesima) è impossibile non riflettere su quanto la formazione ricevuta sia
fondamentale a determinare le persone che siamo. Jesse e Tulip, così come John
e Christine devono affrontare tutto questo e lo fanno per amore, due coppie
disposte a tutto pur di condividere la vita con la persona amata, fino alla fine
del mondo e, per fortuna, nella vita può capitare di immedesimarsi anche con
questa parte della storia.
Trattandosi di
amore, io sfido chiunque a trovare da qualche parte, una dichiarazione
per il Duca John Wayne come quella che ha fatto Garth Ennis in questo volume
ed è proprio qui che “Fino alla fine del mondo” si mette in tasca tutti i
lettori uomini, sì, perché anche qui, non ho potuto fare a meno di immedesimarmi
con il piccolo Jesse che vede El Grinta al cinema per la prima volta e
impara ad amare il West, inutile dire che questa parte della storia è
autobiografica per Ennis, gli Irlandesi hanno una venerazione per John Wayne (e
per Johnny Cash) e lui non è da meno.


Parola del Duca, quindi puro Vangelo pellegrino…
Ho citato i
bei dialoghi, quello di John Custer a suo figlio, per quanto mi riguarda è il
più bello di tutti, non ve lo cito, ma se dovessi provare a riassumere cosa
vuol dire essere un uomo, dovrei per forza parafrasarlo, perché tanto non
potrei mai trovare parole migliori, schiena dritta, non farsi mettere sotto e
cercare di essere uno dei buoni, perché di cattivi ce ne sono già troppi.


Non sono lacrime, e che mi sudano le palpebre…
La seconda
metà del volume cambia tono, ma parla sempre di amore… Beh, diciamo amore nel
senso più fisico, però,dai.
Jesse a Tulip
vanno a San Francisco e ritrovano Cassidy, nella storia arrivano finalmente
quelli che saranno i cattivi ufficiali da qui alla fine, ovvero: il Graal, la
potentissima associazione segreta impegnata a trovare (o conservare) un Messia
in vista della fine del mondo, inoltre fa il suo esordio uno dei cattivi più
folli mai visto in un fumetto, Herr Starr, il personaggio con il più alto
quantitativo di parolacce per numero di dialoghi mai visto, veramente, leggendo
ciò che Ennis gli mette in bocca c’è da farsi una cultura di
parolacce.


La parola che state cercando è “Cazzuto”.
Questa seconda
metà è decisamente più grottesca, infatti Starr inizia ad accumulare
mutilazioni fisiche, ci rimette un orecchio per colpa di Tulip e ci rimette…
No vabbè dai leggetelo e basta!
Ennis ci dà
dentro con il grottesco, Gesù DeSade e le sue feste sono qualcosa che farebbe
sembrare il Bunga Bunga una gita parrocchiale. De Sade è il più sadico e
decadente cattivo visto da parecchi anni a questa parte e da allora secondo me
detiene ancora il titolo. Aggiungete i due spassosi “Detective Sessuali” Bob
Glover e Freddie Allen e il quadro è davvero completo.
Ennis ha dichiarato
che dopo la chiusura di “Preacher” non avrebbe mai più scritto nulla riguardo a
nessuno dei personaggi della serie, al massimo, avrebbe potuto scrivere una
miniserie sui due Detective sessuali, non lo ha mai fatto, però sarebbe stato
divertente, ammettiamolo!


Una volta ho salutato uno allo stesso modo ma si è offeso, forse non aveva mai letto Preacher.
Il reparto
disegno come al solito è nelle ottime mani di Steve Dillon e se la prosa di
Ennis è folle, Dillon a quelle follie deve dare una forma. Ricordo un’intervista a Garth Ennis che spiega tutto, diceva: “Ok, io posso inventarmi un
personaggio assurdo come la nonna di Jesse, ma poi Steve deve passare mesi, con
quella strega che lo fissa dalle tavole da disegno”… Direi che non c’è bisogno
di aggiungere altro.
Concludo
citando l’altro grande artista che ha contribuito al mito di “Preacher”, cosa
sarebbe questa serie senza le copertine pittoriche di Glenn Fabry? Potrei
perdere ore a cercare di dirvi quanto io stimi questo straordinario artista,
oppure posso dirvi di guardare il mio Avatar. E’ sempre lo stesso da decenni.

Per questo
volume è tutto, ma la corsa della serie “Preacher” non si ferma qui, abbiamo
ancora un sacco di albi da rileggerci… Restate Tonnati!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Star Wars – Episodio III – La vendetta dei Sith (2005): addio “Prequel Tragedy”, non è stato un piacere

    Ogni volta che si parla della “Prequel Trilogy” di Star Wars di solito fioccano insulti e bestemmie, Episodio III è l’unico film che riesce in qualche modo ad uscirne abbastanza [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing