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Preacher – Incontri e addii: La calma (si fa per dire) che precede la tempesta

Di nuovo in sella con il quarto volume della avventure di
Preacher, “Incontri e addii” è il volume più tranquillo di tutta la serie, il
che vuol dire che ci sono solo Vampiri, riti Vudù e un misterioso motociclista
nero vestito.

Dopo essersi lasciati alle spalle la battaglia di Masada contro il Graal, i nostri tre protagonisti si ritrovano a New York, Tulip per
sbollire l’incazzatura accumulata nei confronti di Jesse, si concede una serata
di sole donne con la sua vecchia amica Amy. Garth Ennis caratterizza la mora con
davvero poco, tenete a mente il suo nome, perché più avanti questa mangia
uomini tornerà a fare capolino.
Anche se bisogna dire che il più incazzato di tutti resta
Herr Starr, che in questo volume si vede poco, impegnato a cercare di digerire
l’ennesima mutilazione subita per mano di Jesse, non vi rivelo altro, ma la
scena con i cappelli e le parrucche resta una delle più divertenti di tutta la
serie.

Herr Starr, il fashion victim.
Jesse per scoprire qualcosa in più su Genesis e cercare
di capire dove è andato a nascondersi Dio Onnipotente, porta il gruppo a New
Orleans, ma sulla strada verso la città Cajun, il trio di protagonisti
incontrerà una faccia (di culo) nota e degli aspiranti Lestat, les enfants
du sang, che vorrebbero mettere la mani su Cassidy…
Come detto “Incontri ad addii” è un volume un pochino più
tranquillo, ma non aspettatevi due autori sazi di successo, che non sanno come
far andare avanti la storia, anzi, questo ciclo di racconti si prende tutto il
tempo necessario per approfondire i personaggi e gettare un po’ di guacamole
sulle loro dinamiche.
Inutile girarci attorno, senza rovinare la lettura a
nessuno, devo ammettere che ho sempre trovato la confessione di Cassidy una
scena da caduta delle palle. Eppure resta un passaggio fondamentale e ho
sempre trovato brillante il modo in cui Garth Ennis gestisca tutta questa
porzione di storia, sempre dal punto di vista di Tulip, che qui è assoluta
protagonista.

Se dovessi scegliere, forse questa è la mia pagina preferita di Preacher.
E’ proprio la bionda sicaria a chiacchierare con il
vampiro Irlandese, a vedersela da sola con i les enfants du sang (facendogli il
culo a strisce, bisogna dirlo), a salvare la situazione tra le paludi del
Bayou e a fare una chiacchierata con Xavier, il personaggio che più di tutti
conosce la vera natura di Cassidy. Trovo logico che l’ultima vignetta del
volume, sia proprio un primo piano sul volto preoccupato di Tulip,
ammettiamolo, sono le donne quelle a capire per prime quando le cose andranno
male, sono anche le più brave a valutare gli estranei di puro istinto. Per la mia esperienza è così, io sono un testone come Jesse, anche se porto il
soprannome di Cassidy.
Proprio il personaggio a cui ho rubato il nome qui viene
visto sotto una nuova luce, se prima era solo un mattacchione, qui
inizia a dimostrare che dietro quegli occhiali potrebbe esserci di peggio e
anche se ogni volta che rileggo “Incontri e addii” la sua confessione mi fa
cascare le balle, è un passaggio fondamentale della storia, che più avanti nel
racconto darà i suoi frutti… Ricordatevi la faccia preoccupata di Tulip.
Garth Ennis è bravissimo a scrivere sempre dialoghi
originali, realistici, ma soprattutto funzionali, lui è uno dei pochi autori,
che potrebbe scrivere un intero fumetto, solo con “teste parlanti” (il gergo
per personaggi che parlano) e renderlo interessante. Se Tulip dubita di
Cassidy, l’irlandese cementa la sua amicizia con Jesse, i due si trovano d’accordo
su tutto, anche sulla passione per il comico satirico Bill Hicks (una scena che
da sola vale la lettura del volume), e l’odio profondo per Billy Ray Cyrus…. Chissà
cosa avrebbero detto Jesse e Cass se avessero saputo che Billy Ray avrebbe dato
alla luce la sua adorabile figliola Miley Cyrus. Non so voi ma io vorrei
davvero sapere cosa pensa Garth Ennis di tutto questo!

Ovvero come ho imparato a fregarmene e ad amare Bill Hicks.
Proprio a New Orleans inizia la lunga sottotrama
dedicata a Facciadiculo, il suo incontro con il Sergente (che ricorda
volutamente l’odioso agente di Elvis Presley) dà il via all’arco narrativo
dello sfigatissimo personaggio e non si può parlare della “Big Easy” senza
finire a parlare di riti Vudù.
Personalmente adoro la scena in cui Jesse, con l’aiuto di
Xavier (e del pitone Luther) si sottopone al rito per entrare in contatto con
Genesis. Si rischia sempre di scadere nel banale quando si parla di Vudù, Ennis
e Dillon hanno trovato un modo originalissimo di mostrare la trance di Jesse, la
soluzione grafica scelta mi sta a cuore, un cinema dove viene trasmetto “Genesis”
un film con protagonisti i personaggi in gioco e come narratore, il Duca John
Wayne… Visto di peggio in vita mia.
In questa porzione di storie, Jesse viene a conoscenza
degli eventi che noi lettori abbiamo già potuto leggere nello speciale dedicato alle origini del Santo degli assassini e tutto è pronto per rimettersi in
viaggio alla ricerca di Dio, ma non prima di un bel massacro, tra teste
mozzate, proiettili che fischiano a cattivoni morti ammazzati… Anche se il
volume è quieto come un piccolo Fonzie, stiamo sempre parlando di “Preacher”
che diamine!

Glenn Fabry ci regala la sua interpretazione di un rito Voodoo (Ohh-Ohh!).
Per altro una piccola curiosità, in una delle copertine
interne del volume, Glenn Fabry rappresenta una dei Les enfants du sang con lo
stesso look (ma svariate tagli di differenza) di Death, la sorella di Sandman,
come sempre grazie ai disegni di Dillon e alle copertine di Fabry, le immagini di
questa serie sono sempre al top.
Insomma, il volume più riflessivo della serie, non
raggiunge gli apici dei primi due cicli di storie, ma se tutte le storie di
transizione sfoggiassero questo talento, magari non vivremmo in un mondo
migliore, ma leggeremmo sicuramente fumetti migliori.
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