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Preacher – L’Orgoglio d’America: These are the hands that built America

Dopo l’apice
assoluto del volume precedente Fino alla fine del mondo, il terzo capitolo
dedicato al Predicatore Jesse Custer potrebbe sembrare un piccolo passo
indietro, ma mai come questa volta la raccolta in volume (Magic Press) di
questo ciclo di storie non fa che confermarmi quello che già so: Garth Ennis
scrive come un’Ira di Dio.

Jesse e Tulip
sono in viaggio verso la Francia per andare a salvare Cassidy, finito nelle
mani del Graal, a Masada, città roccaforte della potente organizzazione, si
scatenerà il finimondo… Letteralmente!
“L’Orgoglio
d’America” del titolo, è un chiaro riferimento alla “cazzima” con cui il
predicatore Americano (anzi, Texano) si rivolge all’alto Padre del Graal, ma
l’orgoglio d’America vero, Ennis lo mostra nella prima e nell’ultima storia del
volume, ideali prologo ed epilogo dello scontro di Masada. Due storie molto
simili anche se con location molto differenti, ma che di fatto riassumono
quello che per Ennis è la spina dorsale di un Paese, gli Stati Uniti d’America,
di cui lui, Irlandese (del Nord) ha saputo decantare le lodi meglio di tanti Americani.



Una delle icone di “Preacher” il mitico zippo di Jesse.
Nella prima
storia al banco nel bar dell’aeroporto, Jesse incontra Cosmo (Spaceman in
originale), un commilitone amico di suo padre John, la storia è un dettagliato
spaccato della vita dei soldati in Vietnam, ma è anche l’esordio di una delle
icone più riconoscibili di tutta la serie, il mitico Zippo di Jesse ed ora
ditemi quello che volete, ma la storia di come John Custer sia venuto in possesso
di quell’accendino, non solo è qualcosa di paragonabile all’altrettanto mitico
orologio d’oro di “Pulp Fiction”, ma è anche il più sentito omaggio al Duca John
Wayne che io abbia mai visto nella mia vita.
La doppia
storia che conclude l’albo, invece, inizia sulle sponde del fiume Limmey, nella
Dublino della rivolte di Pasqua del 1916, qui è lo stesso Cassidy a raccontarci
di suo fratello e dello strambo modo in cui è diventato una creatura della
notte, grande occasione per Garth Ennis per dare due picconate anche alla
politica Irlandese.

Ma se la prima
storia omaggiava John Wayne, il racconto di Cassidy (non ve lo dico il suo vero
nome, dovete leggere il volume per saperlo…) è un sentito omaggio a New York, a
mio avviso gli unici che hanno saputo descrivere la magia della grande Mela
oltre ad Ennis, sono stati i Pogues, guarda caso, irlandesi anche loro.



Penso che Garth Ennis avesse la stessa faccia la prima volta che ha visto New York.
Basterebbero
queste storie a fare di “L’Orgoglio d’America” un volume meraviglioso da
consigliare a tutti. Porzioni del passato di Jesse e Cassidy che sono un omaggio alla spina dorsale degli Stati Uniti. 



La prima storia, intitolata in originale “Spaceman and Texas” parla di amici che scoprono la lealtà uno nei confronti dell’altro, combattendo spalla a spalla nella peggiore nella “Sporca guerra”. Allo stesso modo Cassidy, in fuga da un altra guerra, trova una nuova vita e una nuova casa nel nuovo mondo, reduci del ‘Nam e immigrati Irlandesi, quelli di cui canta Bruce Springsteen e di cui Ennis scrive, le mani che hanno costruito l’America (anche se è il titolo di un pezzo degli U2). Oh! E queste storie non sono nemmeno quelle principali del
volume!
Sì, perché,
l’azione vera è la liberazione di Cassidy, torturato da uno dei (tanti)
personaggi pazzeschi e scritti alla grande di “Preacher”. A proposito di
personaggi assurdi, meriterebbe un capitolo a parte l’Alto padre del Graal, la
più grossa (in tutti i sensi) stilettata alla figura del Papa piazzata da
Ennis, ma tranquilli, in carriera è riuscito a fare anche di peggio quando ha
sfornato il primo volume de “Le cronache di Wormwood”.

Jesse e il suo difficile rapporto con i Francesi.
Il volume ci
presenta finalmente quello che in Fino alla fine del mondo ci era solo stato
spiegato, ovvero: il Messia che il Graal ha protetto per tutti questi secoli. Ora, se la Chiesa cattolica è impazzata quando uno scrittore da niente (Dan
Brown) ha sfornato un romanzetto all’acqua di rose (“Il codice Da Vinci”)
dovete solo augurarvi che non scoprano mai cosa si è inventato Ennis in questo
ciclo di storie!
Non voglio
rovinarvi la lettura, ma in questo volume Jesse riceve qualche altra
informazione si Genesis, Herr Starr si guadagna un’altra mutilazione piuttosto
caratteristica, una cicatrice, ma in una parte del corpo capace di generare
giusto una paio di momenti ironici e, tranquilli, Ennis ve li farà notare
tutti.
Ma forse il
mio momento preferito è lo scontro tra le truppe del Graal e il Santo degli
Assassini, uno dei personaggi più fighi di “Preacher” che qui scatena i suoi
temibili revolver.



Un plotone di soldati contro due Colt Walker… Voi su chi scommettete?
Steve Dillon disegna il tutto con feroce convinzione, passa dal Vietnam al
disegnare grottesche sue Santità senza batter ciglio. 

Per nostra fortuna, il
viaggio del Predicatore è appena cominciato, ci sono ancora un sacco di volumi
che ci aspettano.
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