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Preacher – Salvation: C’è un nuovo sceriffo in città

Salvation, salvation, salvation is free. Salvation,
salvation, salvation is free.

Scusate, è più
forte di me, ogni volta che mi capita sotto gli occhi il settimo volume Magic
Press dedicato a “Preacher” non posso fare altro che cantarmi per ore l’omonimo
pezzo dei Cranberries, per altro quasi compatriotti di Garth Ennis.

Uno straniero
con una benda sull’occhio arriva a Salvation, popolazione 1626 persone, un
posticino sperduto del Sud degli Stati Uniti, pieno di gente tranquilla che si
fa i fatti propri. Ogni weekend la cittadina diventa teatro delle
angherie di un gruppo di gringos venuti a bere e a fare baldoria, finanziati
dal ricco imprenditore locale. Lo straniero accetta la stella di sceriffo e
diventa il rappresentante della legge a Salvation.
Se state
pensando a film western come “Mezzogiorno di Fuoco” non avete sbagliato poi di
tanto, “Salvation” risulta un volume leggibile anche da chi dovesse essersi
perso tutti i numeri precedenti di “Preacher”. Non sappiamo ancora come Jesse
Custer sia sopravvissuto o abbia perso l’occhio (per quello dovremmo attendere
la lisergica penultima storia di questo volume), per far schiarire le idee al
suo personaggio dopo la doppia batosta di Guerra sotto il sole e Mangiatori diuomini, Garth Ennis riporta il suo protagonista alle basi e per “Preacher”,
Ennis e tutte le persone come si deve, non può esserci base migliore di una
bella storia dal sapore Western.
Il riccone
locale, proprietario del vicino macello delle mucche si chiama Odin Quincannon,
uno dei cattivi più folli e grotteschi mai usciti dalla mente (a sua volta
folle e intinta di Guinness) di Ennis: basso, pelato e con gli occhiali a culo
di bottiglia, un odioso bastardo con la brutta abitudine di parlare di se
stesso in terza persona e il portafoglio per comprarsi chiunque… Ora che ci
penso uno così in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra
conoscenza lo abbiamo avuto per anni.



Il tenero Odin Quincannon, uno dei personaggi più matti usciti dalla mente di quel pazzoide di Ennis.
Aggiungete al
fianco di Odin una rigida avvocatessa con sinistre passioni da dominatrice filo nazista
e il quadro non è nemmeno ancora lontanamente vicino al grado di follia che il
cattivone di turno di “Salvation” riuscirà a sfoggiare, c’è ancora almeno una
scena che non vi descriverò MAI che alza per sempre l’asticella dell’umorismo
nero di questa gloriosa serie a fumetti.
Come sempre,
Ennis riesce a riempire le sue storie di personaggi di contorno delineati alla grande con davvero poco, come la vice sceriffo Cindy, o il simpatico avventore
del Bar di origine Tedesche, comprimari di lusso, ognuno con il proprio arco
narrativo ben strutturato e fondamentale anche per Jesse: proprio dalla sua
esperienza di sceriffo a Salvation, il Predicatore ritroverà la forza
necessaria per rimettersi in sella e ricominciare la sua caccia all’Onnipotente.



Ogni volta che mi rileggo “Salvation” questa battuta mi fa morire dal ridere…
Senza
rivelarvi nulla, tornano anche delle vecchie conoscenze direttamente da Fino alla fine del Mondo, come ad esempio la sorella di Billy-Bob, ma soprattutto un
altro personaggio che rappresenta uno dei colpi di scena meglio preparati di
tutta la gestione di Garth Ennis.
Per il resto “Salvation”
funziona alla grande, si fa spudoratamente il tifo per Jesse Custer, in quello
che è a tutti gli effetti il suo “One Man Show”, quasi un disco solista, visto
che Tulip e Cassidy in questo volume non si vedono e il nostro Jesse prende a
calci i cattivi come un eroe di un film d’azione degli anni ’80. Per altro
Ennis non perde l’occasione per dire la sua anche sulla famigerata questione
razziale Americana. Pensate davvero che lo scrittore Nord Irlandese, con una
storia ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti, avrebbe perso l’occasione
di sfottere una nota, come definirla… Mi verrebbe da dire massa di coglioni, ma
dirò associazione, nota per il caratteristico look con cappucci bianchi a
punta? Ecco proprio no, per altro, proprio in “Salvation” si può assistere ad
uno dei più creativi utilizzi dell’espediente dal Deus ex machina, che qui
assume tutto un altro valore.



Qualcuno spieghi a Jesse che un molo con il mare in tempesta non è il posto più sicuro dove consumare peyote…
Le ultime due
storie concludono le sottotrame lasciate aperte, nella
penultima storia ci vengono chiariti i punti aperti generati dal finale di
Guerra sotto il sole e quella conclusiva è l’occasione per Ennis
di raccontare un’altra storia ambientata nel Vietnam, infatti il protagonista è
Cosmo, il veterano che ha servito insieme al padre di Jesse, John Custer, visto
in L’Orgoglio d’America.

Rimpatriata tra vecchi amici.
Insomma, “Salvation”
inizia con un pezzo dei Cranberries e un ottimo esempio di Western moderno e
si conclude con un omaggio ai caduti in Vietnam, che potrebbe essere riassunto
da un pezzo di Bruce Springsteen. Il tutto rappresenta l’ottimo rilancio di
Jesse Custer, che alla fine di questo volume torna dalla donna della sua
vita e ricomincia la sua caccia a Dio, come dice lui alla fine della storia “Porto
l’inferno con me”.
Limousines rush
down Pennsylvania Avenue, rustling the leaves as they fall
And apology and
forgiveness got no place here at all, here at the wall

Bruce Springsteen, The Wall.

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