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Preacher Special – Quei Bravi ragazzi: Se questi sono quelli bravi, figuriamoci i cattivi…

La copertina
di Glenn Fabry raffigura i protagonisti di questo volume speciale, direttamente
dalle pagine di “Preacher” due storie dedicata a Facciadiculo e alla coppia
Jody e T.C.

Sarebbe
riduttivo dichiarare che “Preacher” è una serie strapiena di personaggi
bizzarri, alcuni dei più coloriti li potete trovare in questo volume. Si parte
con “La storia di tu-sai-chi” scritta dal solito Garth Ennis per le matite del
disegnatore Richard Case.
La storia
inizia con un omaggio (ma facciamo più una presa per il culo) al film “Forrest
Gump” per approfondire il passato di Facciadiculo, il ragazzino
visto nel primo volume di Preacher Texas o Morte.
La storia ci
porta nel pieno degli anni ’90, assistiamo al racconto di formazione di un
ragazzo che di fatto era un perdente, anche prima di diventarlo a tutti gli
effetti. A sua discolpa possiamo portare un ambiente familiare non proprio
idilliaco, con madre alcolizzata e timorata di Dio e padre… Lo Sceriffo Hugo
Root, anche lui visto in Texas o Morte.



Hugo Root, il
candidato al premio “Padre dell’anno”… A volte essere orfani è meglio.
Ennis non tira
indietro la mano, perché se da una parte caratterizza il protagonista come uno
sfigato, dall’altra non perde tempo a giustificarlo, il futuro Facciadiculo ci
viene mostrato come un ragazzetto fragile troppo propenso a seguire i cattivi
maestri, che sia il suo amico Pube (un pazzarello con un soprannome che è tutto
un programma) o Kurt Cobain. Proprio il suicidio del Leader dei Nirvana spinge
il ragazzo a tentare di emularlo, portandosi via la faccia con un colpo di
fucile.
La capacità di
Garth Ennis è quella di passare dal grottesco al drammatico senza far scadere
la storia, ma la cosa che ho sempre apprezzato di “La storia di tu-sai-chi” è
proprio il fatto che non le manda a dire. Personalmente sono cresciuto in piena Era Grunge, il mio amore per il rock viene proprio da quei ragazzi con capelli
lunghi e camice di flanella di Seattle, l’influenza, anzi, il mito di Kurt
Cobain su di me ha sempre aleggiato, finchè sono mi sono stufato di persone che
idolatravano il leader dei Nirvana solo per la sua prematura fine. Sono sicuro
che voi stessi potete citarmi dieci amici che vi hanno “spiegato” tutte le
canzoni dei Nirvana con riferimenti alla morte… Strano! Pensavo scrivesse di
caramelle gommose e orsetti del cuore…



Non si esce vivi
dagli anni ’90.
Non vorrei
caricare una storia come questa di troppi significati, ma preferisco di gran
lunga “La storia di tu-sai-chi” a tanto buonismo di plastica intorno a Kurt
Cobain.
La seconda
storia è stata tradotta “Quei Bravi ragazzi”, forse in omaggio al film di
Scorsese, mentre il titolo originale “The good old boys” sembra uscito da un
altro film “The Blues Brothers”, i protagonisti sono Jody e T.C. visti nel
volume Fino alla fine del mondo.



Cody si esibisce
nella classica posa dell’eroe, con tanto di bionda abbracciata alla gamba…
I due redneck,
si ritrovano alle prese con una sexy Avvocatessa (ex modella) e un Rambo, il
classico eroe dell’azione un po’ sborone, che somiglia anche a Sly Stallone
nelle fattezze e, credetemi, non è un caso.
Garth Ennis,
pur scrivendo fumetti, ha sempre dimostrato idiosincrasia per gli eroi d’azione
da fumetto, quelli impeccabili che non sbagliano mai, come se li considerasse
dei duri di plastica, basta vedere il trattamento riservato a Wolverine sulle
pagine di “Punisher” o a Lobo su quelle di “Hitman”. Qui Jody e T.C. si fanno
beffe del sosia di Stallone, sempre senza perdere il loro solito “adorabile”
(virgolette obbligatorie) modo di fare.



“Voi siete i good old boys?” (Cit.)
Per altro, la
storia rappresenta la prima collaborazione tra Garth Ennis e il disegnatore
Spagnolo Carlos Ezquerra. Ennis si è formato leggendo (e scrivendo) sulle pagine
della rivista inglese “2000 A.D.” quella che pubblicava il Judge Dredd, di cui
proprio Carlos Ezquerra è stato il disegnatore più rappresentativo, eppure i
due artisti devono essersi annusati e piaciuti, perché “The good old boys” è
solo una delle loro tante collaborazioni, i due si sono ritrovati sulle pagine
di “Battlefields”, ma anche di altri fumetti creati da Garth Ennis, come “Just a
Pilgrim” o il gustoso “Bloody Mary”.
Insomma, il
volume è volutamente grottesco, scanzonato e provocatorio, ma senza perdere la
vena autoriale o la carica sovversiva tipica dello scrittore Nord Irlandese, inoltre è un volume in grado di dimostrare l’ampiezza dell’universo di
“Preacher”, se anche dei personaggi di contorno possono diventare protagonisti
di storie interessanti, è sempre un buon segno.
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