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Preacher – Stagione 2: Santi, vampiri e predicatori

So che in molti
hanno dubitato di questa serie ed inizialmente anche io avevo dei dubbi perché, potreste averlo intuito, il
tizio che va in giro facendosi chiamare Cassidy potrebbe essere appena appena appassionato
della serie a fumetti creata da Garth Ennis e dal compianto Steve Dillon (che la terra ti sia lieve).


Quel matto di Seth
Rogen, insieme ai compari di sempre Evan Goldberg e Sam Catlin con la prima stagione di questa serie ha
dimostrato di avere le idee piuttosto chiare, non un adattamento pagina per
pagina, ma un prodotto televisivo che sta in piedi sulle sue gambe, pur
abbracciando in pieno lo spirito e la follia di Garth Ennis, limiti della
censura permettendo, ovvio.
Fin dagli ultimi
episodi della stagione precedente è stato chiaro che Rogen e soci si sono presi
delle libertà, anche grosse nel modificare il passato dei personaggi e non
mi riferisco al fatto che Tulip nella serie sia l’etiope naturalizzata irlandese Ruth Negga anzichè una specie di Cameron Diaz con il carisma.
Quello che mi
preoccupava sul serio era il famigerato “Ritmo AMC”, quello che vuole che tutte
le serie di punta di questo canale procedano con l’andamento “Calma, calma,
ritmo lento” che hanno sfoggiato anche i primi dieci episodi di “Preacher”. Quel
classico “Non succede niente” che può tradursi nelle palle ripassate con la
tela smeriglio di serie come I Camminamorti, oppure quel niente in cui in realtà succede di tutto come in
quel capolavoro di “Breaking Bad”.



Cosa serve essere nel cast di Preacher se non puoi fare un po’ il figo?

Ecco, sono bastati
i primi tre episodi, ma forse anche solo il primo, della seconda stagione
di “Preacher” per capire che la musica era cambiata, il viaggio “On the road”
alla ricerca di Dio onnipotente del reverendo Jesse Custer della sua ragazza
Tulip e del loro compare, il Vampiro irlandese Cassidy è iniziato per davvero
ed oltre alle teorie cospirazioniste sull’utilizzo dei prepuzi asportati di
Cassidy, abbiamo un ottimo ritmo, azione, sangue senza tirar via la
mano, blasfemie assortite e una squadra di poliziotti falciata dai revolver del
Santo degli assassini, in una scena che omaggia palesemente una delle più
cazzute del primo ciclo di storie del fumetto.

“Ragazzi mettete via le armi, vi ricordate come è finito nel fumetto no?”.

“Cosa vi avevo detto? Così imparate ad ascoltarmi”.

Sapete cos’è
accaduto anche che mi ha dato la prova che questa serie ha davvero messo il
culo sui binari giusti? Il fatto che la solita associazione americana ultra
religiosa, abbia protestato con AMC chiedendo non solo la cancellazione della
serie, ma anche delle scuse ufficiali da parte dell’azienda per il contenuto
altamente blasfemo (a detta loro) messo in onda, serve che aggiunga il
solito storia vera o vi basta conoscere un po’ gli Americani per crederci?

L’inizio, come
detto, è una discreta bomba, inseguimento in auto con pellicola sgranata e il
Santo, inarrestabile assassino sulle tracce del nostro trio, interpretato davvero
molto bene da un azzeccato Graham McTavish.
Il primo indizio
raccolto dal trio porta la scombinata compagine nella patria del Jazz, ovvero
New Orleans, sì, perché pare che l’Onnipotente sia ossessionato da un rarissimo
pezzo intitolato “A walk to the peak” e quale posto migliore della “Big Easy”
dove ascoltare del Jazz fatto come si deve? Problema: la cittadina nota per il
suo folle martedì grasso è anche la zona delle operazioni del famigerato
Viktor, da cui Tulip stava fuggendo fin dal pilot della serie.



“Quindi stiamo cercano un locale Jazz, a New Orleans? Quanti episodi dura la stagione, 963?”.

Dominic Cooper e Ruth
Negga sono sempre più a loro agio nei panni di Jesse Custer e Tulip, apprezzo
il fatto che entrambi non siano i due tostissimi chiodi da bara del fumetto, ma
due personaggi con debolezze che stanno prendendo forma sotto i nostri occhi,
basta vedere il modo libertino con cui il Predicatore utilizza il Verbo, solo
nella prima puntata della serie Jesse lo utilizza quasi più volte che nei 66
numeri della serie a fumetti!

Chi, invece, si è
trovato alla grande nei panni di Cassidy è Joe Gilgun che qui continua a
furoreggiare, incredibile che in certi momenti sia lo squilibrato vampiro irlandese a cercare di fare da paciere tra Jesse e Tulip, quando nel fumetto è
spesso LUI il vero motivo della zizzania, però le dinamiche tra i tre
personaggi funzionano e poi ditemi pure che sono di parte (avreste ragione), ma
Cassidy è sempre il migliore! Giuro non è una frase messa qui per assecondare
la mia scarsa autostima, lo penso sul serio.



Cass non credo che il gioco del coltello si faccio in questo modo.

Come detto, la
serie non ha paura di prendersi licenze rispetto al fumetto originale, ad
esempio ho trovato molto azzeccato l’utilizzo del personaggio di Dennis, che i
lettori ricordano dalla prima trasferta newyorkese dei personaggi la loro prima
tappa del viaggio (a New Orleans ci arriveranno molto più avanti), ma è solo una
delle strizzatina d’occhio non invasive gettate nella mischia per i lettori,
spero che abbiate notato i poster di Bill Hicks e la foto del Duca
John Wayne, non messi certo lì a caso.

Proprio il
personaggio di Dennis rappresenta una novità che ci aiuta ad approfondire il
personaggio di Cassidy, persino il Santo degli Assassini subisce qualche
piccola modifica, devo ammettere che l’idea del camioncino blindato e della
raccolta di anime in provetta mi ha fatto un po’ storcere il naso, ma alla
lunga e sparsa sui tredici episodi di questa seconda stagione anche questa
svolta a metà tra il misticismo e la fantascienza trova il suo spazio e
contribuisce al colpo di scena finale, che non è davvero niente male anche solo
a livello di coinvolgimento…



Se questo è un Santo, figuriamoci i diavoli come sono.

… Ok, lo so che
accadeva (quasi) la stessa cosa nel fumetto, però in maniera
abbastanza diversa a confermare il fatto che questa serie abbia tutto per
appassionare i neofiti, ma allo stesso tempo per non essere una pallosa replica
con attori della trama che abbiamo letto mille volte tra le pagine scritte da
Ennis e disegnate da Steve Dillon.

Forse la parte
che mi ha convinto meno della stagione sono stati quei due o tre episodi
centrali in cui Tulip turbata dal suo incontro con il Santo si lancia in
costanti sfide con la morte, ecco forse del trio è proprio il personaggio di
Tulip quello che andrebbe ancora sviluppato, in troppi momenti i suoi cambi di
umore rischiano di farla passare per un’isterica. Seth Rogen, Evan Goldberg,
prendete appunti grazie!



Anche nella serie, quando vedo questa faccia, scoppio a ridere pensando a cosa gli accadrà.

Inoltre, in questa
stagione “Preacher” introduce alcuni comprimari storici della serie, anzi,
alcune nemesi storiche, una in particolare, ovvero Herr Starr. Ora,
io non so dove abbiano pescato l’attore Pip Torrens (anche se ha recitato nell’ottimo
The Crown), ma il suo Starr è
assolutamente perfetto, basta guardare l’episodio 2×07 (“Pig”) che tra ehm…
Maiali volanti e l’esilarante scena dell’addestramento, introduce il
personaggio e con lui il famigerato e potentissimo Graal… Se siete ansiosi di
saperlo sì, non mancano nemmeno i tormenti (di ogni genere!) che Starr è
costretto a subire per colpa di Jesse Custer, insomma lo spirito dei personaggi
resta intatto. Venite a dirmi che Lara Featherstone qui non è bionda, Julie Ann
Emery è assolutamente perfetta per il ruolo!

Due facce che i lettori riconosceranno al volo.

La seconda
stagione di “Preacher” si ritaglia il suo tempo per sfornare scene molto riuscite,
guarda caso, nell’episodio diretto da Seth Rogen (2×02 “Mumbai Sky Tower”)
Cassidy si mette a fare festa in puro stile, beh… Film di Seth Rogen! Non si
smentisce mai quel ragazzo.

Menzione speciale
anche per le scene d’azione, nel primo scontro con i soldati del Graal Dominic
Cooper risulta un po’ scolastico nell’assestare i colpi, ma poi decisamente
migliora, ho apprezzato il lungo pestaggio sulle note di “Uptwon girl” (grande
utilizzo della musica fuori contesto, per altro!) dell’episodio 2×04 (“Viktor”),
ovvero della soggettiva in cui l’Unità Sansone del Graal fa irruzione nell’appartamento
dei nostri, tutta mostrata dal punto di vista del visore notturno dei soldati,
in una specie di versione in piccolo di “REC” (2007) dove, però, ad un certo
punto tocca vedersela con un vampiro irlandese incazzato. Niente male nemmeno la scena di Jesse alle prese con i terroristi Armeni, in cui utilizza la pistola scarica come quest’anno ho visto fare solo in Atomica Bionda!



Il nuovo insegnante di religione a scuola.

Le parti più
azzeccate sono proprio quelle in cui la serie decide di prendersi i suoi spazi
e sfoggiare la cattiveria e lo spirito caustico tipico del fumetto di Garth
Ennis e Steve Dillon alla sua maniera, sarà anche spalmata lungo tutta la
stagione, ma la sottotrama di Eugene “Facciadiculo” Root intrappolato all’inferno
è davvero ottima, non so quante serie possano permettersi di utilizzare il
personaggio di Adolf Hitler (Noah Taylor mette anche questo nella sua
curriculum di cattivoni) e trasformarlo in un personaggio molto centrato,
perfetto per quella situazione, positivo no, non scherziamo nemmeno, ma se non è
voglia di provocare questa allora non esiste la voglia di provocare.

“Ho sentito dire che il diavolo di South Park passerà a trovarci…”.

Proprio nella sua
trasferta infernale Eugene diventa un personaggio con una sua storia, il suo
dover continuamente rivivere il momento più drammatico della sua vita aiuta a
farci patteggiare per lui e l’effetto finale funziona molto bene.

A proposito di
provocazioni è l’esilarante inizio dell’episodio 2×10 (“Dirty Little Secret”)
ci mostra forse l’idea più blasfema di tutta la serie a fumetti “Preacher”, mi
ha fatto molto piacere vedere che gli autori abbiano osato facendoci conoscere il
mitico Humperdoo, oppure abbiano deciso di utilizzare una persona travestita proprio da cane
(chiamiamolo così…) Dalmata per rappresentare l’Onnipotente, tutta roba che
rispetta lo spirito del fumetto e fa incazzare i ben pensati. La scena d’apertura
di questo episodio, in cui mettiamola così, Gesù ci fa capire che davvero
predicava l’amore non solo in senso lato, è proprio quella che ha fatto
incazzare la sopra citata comunità religiosa. Massimo rispetto per tutti, però
il senso dell’umorismo ogni tanto, andrebbe anche utilizzato.



Ok, da padrone di Dalmata ora sono ufficilmente molto preoccupato!

Il finale
piuttosto coinvolgente ci lascia tutti con delle ottime premesse per il futuro
di questa serie, in alcuni flashback Evan Goldberg, Seth Rogen e Sam Catlin ci
hanno mostrato il passato del giovane Jesse Custer, con quella bara che i
lettori ricordano molto bene, è chiaro che Angelville sarà al centro della
stagione numero tre, personalmente non vedo l’ora.

La seconda
stagione di “Preacher” si avvicina ai canoni, esagerati e satirici del fumetto,
ma resta una storia abbastanza nuova da poter intrattenere anche i vecchi
lettori come me, lo so che questo è un punto che divide, ma sono sempre a
favore di un adattamento che non sia un’ammaestrata replica della storia che
già conosciamo. I lettori di fumetti e ne posso parlare male perché rappresento
fieramente la categoria, per essere così affamati di nuove storie, sono fin
troppo conservatori nei confronti delle stesse.


“Tu non somigli al Jesse Custer del fumetto?” , “Di un po’ stai scherzando vero?”.

Se voglio
leggermi quel fottuto capolavoro di “Preacher” posso farlo ogni volta che voglio,
mi basta mettere mano ai miei volumi della serie, da una serie mi aspetto che
sia fedele, non una fotocopia, per ora andiamo sempre meglio e il potenziale
di miglioramento di questa serie è ancora molto grande, non vedo l’ora di
esplorarlo.

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