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Preacher – Stagione 3: Nomine Patris et Filii et Spiritus Cassidy

Mentre guardavo la terza stagione di “Preacher” mi sono più
volte ritrovato a pensare che “Preacher”, inteso come il fumetto originale di Garth Ennis e Steve Dillon, è un fottuto
capolavoro. Mentre “Preacher”, intesa come serie tv prodotta da AMC e curata da
Evan Goldberg, Seth Rogen e Sam Catlin è un miracolo, con dei difetti, ma
sempre un miracolo.



Facciamo una doverosa premessa, Preacher è il progetto della vita di Garth Ennis, ci ha messo
dentro tutto i suoi maggiori interessi, western, violenza, personaggi
fighissimi, sesso, trovate grottesche e una buona dose di idee che per un nord
Irlandese cresciuto nella (tranquillissima!) Belfast degli anni ’70 sono del
tutto normali, ma per il resto del mondo potrebbero essere considerate al
limite della blasfemia. Mettiamoci poi che Ennis è un’iconoclasta e il suo fumetto
più famoso una continua sfida per cercare di spostare sempre un po’ più in
avanti, il confine del mostrabile in un fumetto mainstream americano, ed il
gioco è fatto.
Si può fare un adattamento perfetto di Preacher?
Assolutamente no, già solo per il turpiloquio che caratterizza la parlata di
Herr Starr l’opera avrebbe un visto censura vietato ai min… No, diciamo pure
vietato a tutti perché Starr Davvero esagera. Ma la domanda vera è, abbiamo
bisogno di un adattamento di una storia che è già perfetta di suo nel formato a
cui appartiene? Secondo me la risposta a questa domanda è quasi sempre no, purtroppo
cinema e televisione sono sempre alla ricerca di soggetti, e il fumetto che da
sempre soffre della “Sindrome di Cenerentola”, gradisce farsi corteggiare dai
suoi compagni più grandi, anche se sa che probabilmente finirà con le mani
infilate nelle mutande, mi limito a dire questo, per non finire a usare frasi
degne di Herr Starr.

“Questo Cassidy è indegno di imitarmi, uccidetelo” , “Appena smetterà di piovere signore”.

Quindi visto che gli adattamenti ci sono, ci sono stati, e
ci saranno sempre, vi dico il mio punto di vista, a questo punto preferisco che
la storia cammini sulle sue gambe, vada per la sua direzione e magari si
differenzi anche dal materiale originale, soprattutto se questo è un capolavoro
perfetto come “Preacher”. Serve a qualcosa una fotocopia sbiadita con attori,
quando posso comunque leggermi il fumetto che invece è fighissimo? Secondo me
no, e non sono nemmeno uno di quei nerd che piagnucola appena fanno la minima
modifica ai suoi personaggi del cuore, se l’essenza del personaggio è
rispettata e le modifiche hanno cittadinanza, ben vengano pure le differenze,
sono un drogato di storie, e se sai raccontarmi una storia appassionate, io
starò a sentirti.

“Ah davvero? Peccato che con questa premessa sta facendo addormentare tutti i tuoi lettori”.

La terza stagione di “Preacher” è liberamente ispirata al
miglior ciclo di storie in assoluto del fumetto, sto parlando di quella bomba
di Fino alla fine del mondo, quindi
la possibilità di sbagliare era parecchio alta, tenete a mente la mia frase d’apertura,
iniziamo dai difetti della serie, che poi sono i motivi per cui il fumetto è
uno stracazzo di capolavoro. Vi avviso, seguono SPOILER sulla stagione 3 di
Preacher!

Jesse Custer, Tulip O’Hare e Cassidy, il vampiro ha cui ho
scippato il nome, sono personaggi che hanno reagito al loro passato il più
delle volte drammatico ognuno a suo modo, Jesse ad esempio è diventato duro
come un chiodo da bara sviluppando una sua etica, composta dal giuramento fatto
a suo padre in punto di morte e i film di John Wayne. Fino alla fine del mondo è il ciclo di storie in cui capisci che
Genesis, la creatura potente quando Dio stesso, si è unita alla persona giusta,
perché uno con meno personalità ed etica morale, avrebbe abusato di tale potere.
Quando un fumetto riesce a funzionare a tale livello di dettaglio, vuol dire
che è un capolavoro, messo in chiaro questo, passiamo ai difetti della serie,
per arrivare a spiegarvi perché AMC ha sfornato un miracolo, devo comunque
passare da questa tappa obbligata.

“Parla anche più del nostro Cassidy”, “Mi sta asciugando a colpi di parole”.

Quasi tutti i problemi della terza stagione di “Preacher”
arrivano dal confronto diretto con “Fino
alla fine del mondo”
, il personaggio di Jody (interpretato da Jeremy Childs)
non è il carismatico bastardo che ha fatto spuntare la spina dorsale a Jesse
Custer, prendendolo a calci in culo per tutta l’infanzia e buona parte dell’adolescenza.
La famigerata scena della bara nella palude, ha un terzo della potenza che ha
nel fumetto, insomma si rischia di finire a fare come quei nerd puntigliosi da
cui ho preso le distanze lassù.

Ma tutti questi sono dettagli che potrebbero distrarci dal
vero problema della serie tv, ovvero che ancora non si è emancipata dal
fumetto. La seconda stagione è stata valida perché ha inserito novità
totalmente assenti nel fumetto, ma adatte allo spirito della serie, ad esempio
il personaggio di ehm, Adolf Hitler intemperato dall’ottimo Noah Taylor, per
non parlare del mio preferito, Dio con il costume da cane, per altro un
Dalmata, e non vi dico le risate a guardare questa serie, mentre a mezzo metro
hai un Dalmata vero che se la sonnecchia sognando il prossimo casino che
combinerà a casa.

Perché se hai un Dalmata, l’Onnipotente lo invocherai spesso.

A livello di ritmo e budget a disposizione, la terza
stagione di Preacher non sembra più nemmeno la stessa serie, se paragonata alla
stagione numero uno, in cui i soldi
erano pochini e la fiducia da conquistare presso il pubblico tutta da fare. Ora
questa serie ha gli ex presidenti defunti stampati su carta verde necessari a
portare in scena il diavolone rosso e l’angelo della morte visti nello speciale dedicato al Santo degli Assassini.


“Chi saresti tu? Clint Eastwood?” , “Detto dalla brutta copia di Hellboy mi offende proprio.

Ma può anche esagerare con personaggi super grotteschi come l’alto padre del
Graal D’Aronique, un Jonny Coyne conciato quasi per assomigliare ad una
versione Cattolica del Mr Creosote dei Monty Phyton, e con lo stesso identico rapporto con il cibo.

“Meglio?”, “Meglio portare un secchio, sto per vomitare” (cit.).

Il problema per “Preacher” (serie tv) è proprio il suo non
essersi ancora emancipato in pieno dal fumetto, ci sono passaggi che sono
chiari solamente se avete familiarità con l’opera di Ennis e Dillon, qualche
esempio? Si torna sempre su una scena due volte, prima di farla accadere
davvero, basta dire che Tulip qui “muore” tre volte, oppure il rapimento di
Cassidy viene prima tentato, e poi portato a buon fine, solo perché sono eventi
chiave anche nel fumetto, e quindi anche qui non possono mancare.

Ma venendo a mancare lo stesso livello di caratterizzazione
che i personaggi hanno nel fumetto, certe svolte risultano ancora troppo
misteriose per il pubblico televisivo, altri passaggi sono ridotti a semplici
strizzate d’occhio (tipo il cameo di un sosia di John Wayne onirico, oppure lo
zippo con su scritto “Fuck Communism”) mentre altri momenti chiave
semplicemente non hanno senso, tipo, perché il Jesse Custer della serie non si
fa nessuna remora ad utilizzare il Verbo e il potere di Genesis, tanto da farsi
un discreto culo per recuperarlo, ma poi non uccide proprio quel personaggio
li, quando invece sarebbe l’unica cosa da fare?

“Hey tu che sembri uscito da un film di Waititi, non credi ci siano troppi Cassidy in questo post?”.

Insomma “Preacher” non è ancora pronta per fare il salto,
proprio per questa sua ritrosia ad abbandonare la strada comoda e conosciuta
della trama originale di Garth Ennis, alcuni passaggi stonano e bisogna purtroppo
dire che questa stagione tre, ha relegato in panchina alcuni dei personaggi più
interessanti (e differenti dal fumetto) che invece avevano brillato nella seconda stagione, mi riferisco a Eugene,
Hitler e il Santo degli assassini, che trovano giusto un po’ di spazio e una
collocazione nel finale.

Un disastro quindi? No, ho detto un miracolo, perché la
serie tv di “Preacher” in questo momento è la perfetta serie estiva, se non si
deciderà ad aggiustare questi dettagli, cacciando fuori il fegato necessario per
farlo, sarà eternamente relegata a serie estiva, il che non è un male ma
sarebbe poco, perché quando gira, questa serie non ha nulla da invidiare ad
altre più blasonate.
Ad esempio il Cassidy di Joe Gilgun è assolutamente
perfetto, e devo dire che in questa stagione Ruth Negga è riuscita a dare “Cazzutaggine”
anche alla sua Tulip, i momenti in cui ci si diverte non mancano, ad esempio ho
trovato spassosissima la rissa sulle note di “Werewolves in London” di Warren
Zevon dell’episodio 3×05 ma in generale a parte i difetti qui sopra elencati, “Preacher”
è una serie che si lascia davvero guardare.

“Ma quando parla di Cassidy dice a me, di quello del fumetto o si nomina da solo ‘sto scemo?”.

Anzi è proprio un miracolo, considerando i tempi che
corrono, così grotteschi da far impallidire anche le trovare scritte da Garth
Ennis, questa serie si diverte (e ci diverte) con il suo umorismo nerissimo e
senza guardare in faccia nessuno, dove la trovate una serie che si permette di
avere Dio come personaggio ricorrente, ma farlo recitare per tutto il tempo
vestito da Dalmata? Oppure vedere un cowboy uscito dall’inferno (nemmeno fosse
un pezzo dei Pantera) fare il culo a strisce ad un branco di Nazisti della domenica?
Che non sono quelli dell’Illinois, ma comunque io li odio lo stesso. Per non
parlare poi del mitico Humperdoo, no sul serio, possiamo avere uno spin-off
tutto dedicato ad Humperdoo?

In misura minore al fumetto da cui è tratta, “Preacher”
riesce ad essere grottesca, divertente, piena di personaggi e momenti fighi, ed
altri che qualcuno potrebbe considerare blasfemi, il che visti i tempi che
corrono è un miracolo, quindi sapete che vi dico? Abbiamo bisogno di molte più
serie come questa, spero che per la stagione quattro decidano di portare il
livello di follia a undici come l’amplificatore degli Spinal Tap!
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