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Preacher – Texas o Morte: Il mio fumetto preferito (per Dio!)

In principio
era il Verbo.
Esagerata come
citazione iniziale per parlare di un fumetto? Se conoscete “Preacher” saprete
che è l’unico inizio possibile. Il Verbo a cui mi riferisco, non è quello di
Dio che utilizza Jesse Custer, ma qualcosa di più potente, ovvero: la prosa di
Garth Ennis.

Da che io
ricordi ho sempre letto fumetti nella mia vita, ma quando ho scoperto
“Preacher” da qualche parte laggiù negli anni ’90, è stato come se qualcuno mi
sganciasse una bomba atomica nel mezzo del cervello, non avevo mai letto nulla
di paragonabile, qualcuno per anni ha cercato di etichettarlo come “Il Pulp
Fiction dei Fumetti”, ma le etichette servono solo per rendere le cose
vendibili, quindi le possiamo tranquillamente ignorare.
Sono sempre in
difficoltà quando si tratta di cercare di far percepire l’entità di un
capolavoro (cinematografico, letterario, culinario, bibliotecario,
qualcosachefinisceperario) a chi non lo conosce,  vi dico solo questo: l’anno prossimo Seth
Rogen ci farà su una serie televisiva ed io sono molto preoccupato, quindi
prima che mi salga la bile a sentire anche il mio panettiere dire cose del tipo:
“Preacher fa schifo”, preferisco parlarvene qui, è come scoreggiare durante un
tornado lo so, ma almeno saprò di aver fatto tutto il possibile… Poi magari la
serie sarà una bomba, ma per ora ne dubito.
La RW Lion ha
recentemente ristampato Preacher in grossi volumoni, ma siccome sono
tradizionalista io continuo a fare riferimento ai classici volumi Magic Press,
nel primo dei quali, dietro il cazzutissimo titolo di “Texas o Morte” e la
favolosa introduzione di (Big) Joe R. Lansdale facciamo la conoscenza dei
personaggi… Trama in arrivo!



Vorrete davvero bene a queste tre facce da schiaffi qui sopra.
Jesse Custer è
il giovane predicatore della cittadina di Anneville, Texas, ha perso la fede e
cerca Dio sul fondo della bottiglia, una Domenica durante l’omelia, su di lui
si schianta Genesis, che non è un bel gruppo di Peter Gabriel o un brutto
gruppo di Phil Collins, ma è l’essere più potente del creato. Figlio sacrilego
nato dall’appassionato accoppiamento tra un Angelo del Paradiso e una
Demoniessa dell’Inferno, il Paradiso fa di tutto per segregare il nuovo nato e
tenere segreta la sua nascita, ma Genesis fugge dal Paradiso in cerca di un
corpo ospite, sceglie Jesse perché è l’unico al mondo che dubita di Dio almeno
quanto lui. Sì, perché Genesis è più potente di Dio stesso. Il problema è che la
fusione tra la creatura di energia e il giovane Texano è esplosiva, la chiesa
viene disintegrata con tutti i suoi (non tanto innocenti) fedeli dentro e
Jesse si risveglia con un potere mica da ridere. Quando parla la sua parola è
il Verbo, la parola di Dio, molto più che un ordine, se ti dice salta, tu
salti, se ti dice muori, beh, tu muori… Ma tranquilli, questa cosa avrà
utilizzi che non potete nemmeno immaginare (garantito).
Stordito e in
fuga per il massacro di Anneville, Jesse ritrova la sua ex fidanzata Tulip
O’Hare, i due non si erano lasciati molto bene cinque anni prima e la bionda è
incazzata forte, per altro va in giro con una pistola nella borsetta e proprio
non vuole dire a Jesse perché, almeno finchè lui non le spiegherà come mai l’ha
piantata in asso cinque anni prima… Occhio che il meglio arriva ora! A
completare il trio ci pensa Cassidy, viaggia in un Pick-up, beve come una
spugna, picchia come un fabbro e beh, dorme tutto il giorno perché è… Un
vampiro. Vi lascio il tempo per assimilare la botta.



Un estratto dalla campagna dell’AVIS per sensibilizzare le persone a donare sangue.
Cosa fanno
questi tre amigos? Decidono di usare il potere di Genesis per scovare Dio,
colpevole di aver abbandonato l’umanità al suo destino, l’idea è quello di
inchiodarlo alle sue responsabilità. Ma il Paradiso, per fermare la loro
impresa e recuperare Genesis, attiva uno dei suoi uomini migliori (o
peggiori)… Il Santo degli Assassini.
Secondo voi
chi poteva inventare una trama del genere? Un pazzo? No di più… Un Irlandese,
per di più del Nord (Holywood per la precisione, occhio al numero di “L” che
fanno la differenza).
Garth Ennis e
il suo compare Steve Dillon (alle matite) quando nel 1995 hanno fatto detonare
sul Pianeta questo ordigno erano già famosi, entrambi si sono fatti le ossa
sulle pagine di 2000 A.D. e Judge Dredd, insieme hanno rivoltato come un
calzino la serie Hellblazer, per poi farsi concedere carta bianca dalla
Vertigo/DC e creare Preacher.
Ennis aveva
già impostato la struttura di Preacher su un altro fumetto, Goddnes, vera e
propria palestra per questa serie, ma è qui che
Ennis ha potuto davvero mettere dentro tutto quello che amava. La cosa
incredibile ed è anche il principale motivo per cui mi sono innamorato di
questo fumetto a pagina uno (e ancora oggi, se me lo chiedessero e dovessi
rispondere, pistola alla testa, direi che è il mio fumetto preferito) è che
molte delle cose (anche assurde) che potete trovare in Preacher, le amo anche
io follemente.
Basta dire che
ho eletto quel pazzo di Cassidy a mia guida spirituale, buttate un occhio
all’avatar, tornate qui, riciao, ecco, non devo aggiungere altro no?



Icona di stile e raffinatezza, modello da imitare specialmente nelle occasioni più mondane.
“Preacher” mescola la fascinazione per la frontiera Americana e il Texas in
particolare, troverete il mito di John Wayne celebrato come mai da nessun’altra parte (Jesse ha il duca come spirito guida un po’ come Woody Allen aveva
Bogard in “Provaci ancora Sam”), ma troverete anche la celebrazione di quella
che è a tutti gli effetti la capitale del pianeta Terra: New York City. Per non
parlare della mia amata Irlanda, Cassidy proviene da lì come il suo scrittore e molti dei bellissimi dialoghi di questa serie (e vi assicuro che sono belli
davvero) sono il frutto di ore di esercizio passate al Pub, che per gli
Irlandesi è un luogo sacro quasi quanto la chiesa.
Ecco,
veniamo alla questione, personalmente non sono un grande fan della religione,
nessuna in particolare, quella Cattolica meno di tutti, quindi ve lo dico
perché non voglio nessuno sulla coscienza: i lettori timorati di Dio potrebbero
inorridire e gridare al sacrilegio sfogliando le pagine di questo fumetto, perché
la posizione di Ennis, è quella di uno cresciuto in un Paese, diviso da
conflitti religiosi e politici, condito da violenza, ma violenza vera. Quando
uscì questo fumetto Ennis aveva 25 anni, fatevi e conti e provate ad
immaginare cosa vuol dire essere stato un ragazzino nella Belfast degli Anni
’70, poi ditemi se Ennis non è uno che può parlare (anche male) di religione.
L’altra grande
caratteristica di “Preacher” è l’alto tasso di violenza, sesso e turpiloquio
vario, vi assicuro che prima di leggere questo fumetto, non avrete mai sentito
usare un tale numero di parolacce e in modo così creativo, per altro… Per me
questo è talento!



Non servirà pregare i santi, se il Santo che vi da la caccia è quello degli assassini.
“Preacher” è figlio di tutta l’esperienza di vita di Garth Ennis e di Steve
Dillon, che con le sue matite getta il carico sulla prosa del suo compare, i
disegni sono totalmente fumettistici, ma anche realistici, quindi perfetti per
rendere al meglio le trovate grottesche (molte) e i personaggi assurdi (non
avete idea, voi non avete idea…) di questa serie, ma anche realistici quel tanto
che basta da farmi passare la voglia di ridere quando l’azione si fa violenta,
oppure quando la serie si gioca i suoi momenti romantici, per altro molto
meglio di tanta roba melensa che trovate in giro.
“Texas o
Morte” presenta le prime storie della serie con i tre protagonisti e uno dei
comprimari più matti mai visti in un fumetto, il mitico Facciadiculo (avete
letto bene). Il volume si completa con la trasferta nella Grande Mela, dove
Jesse e socia sempre alla ricerca di Dio, si imbattono in un tostissimo
poliziotto in stile ispettore Callaghan e il suo sfigatissimo compagno, alle
prese con un folle Serial Killer.
“Preacher” è
un fumetto che ha saputo spostare in avanti il margine del mostrabile nei
fumetti Mainstream Americani, una continua sfida alla censura e ai benpensanti,
un’opera satirica e Punk, ma soprattutto molto intelligente, non fatevi
ingannare dal fatto che sia un fumetto e che somiglia ad un Western, questa è
grande letteratura, personalmente ho sempre annoverato Garth Ennis tra i miei
scrittori preferiti, senza il bisogno di specificare “Di fumetti”, scrittori,
punto.



Che dite è abbastanza Western per i vostri gusti?

Toglietegli i
picchi estremi, il sesso strambo e a volto disgustoso, dimenticate le accuse di
blasfemia (se vi offendete per un fumetto, allora la Fede religione è un attimo
da rivedere perché vale davvero poco lasciatevelo dire) e cosa avrete? Verrebbe
da dire niente, gli hai tolto tutto il divertimento… Invece no! Resterà una
storia incredibile, popolata di personaggi in cui vi potrete immedesimare, una
cosa che vi farà arrapare, incazzare, ridere, vergognare (se lo leggete in Bus
come me dovrete evitare gli sguardi inquisitori, ve lo assicuro), esaltare, fare
il tifo, ci saranno momenti in cui sarete in pena per i protagonisti e vorrete fare a pugni
con loro, insomma io vorrei sempre leggere fumetti come questo e voi?

The only one who
could ever reach me

was the son of a
preacher man



P.S. Se volete approfondire, fate un salto al Bar di James Ford, un ragazzone con ottimi gusti, e non solo in fatto di bevute…

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