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Pretty Lethal – Ballerine all’inferno (2026): il mondo del menare sa!

Come dicevamo a inizio settimana, vi avevo promesso che saremmo tornati in territori proto-Suspiria – ovviamente non per contenuti o risultati – ovvero giovani ragazze minacciate che si muovono tra corridoi dai colori sparati. In questo caso poi, a differenza di Ti uccideranno, si tratta proprio di ballerine.

Premessa doverosa, se siete lettrici e lettori della Bara Volante di lungo corso la conoscete già: un film di arti marziali non è molto diverso da un film sul ballo. Lo so, suona strano, ma la sacra trilogia che fa funzionare entrambe queste tipologie di film è composta da una coreografia ben fatta, un regista capace di riprenderla mantenendo la giusta distanza e rendendo chiari i movimenti e degli interpreti capaci di eseguirla. Se hai questi tre elementi, che il tuo film parli di gente che mena cattivi o di sfide di ballo, non puoi sbagliare. La 87Eleven Productions lo sa.

Avete notato come il 100% delle recensioni online per questo film si sono sentire in dovere di citare Ballerina e Abigail? Per fortuna, voi leggete la Bara Volante.

Lo sa perché lo ha reso uno standard, applicando la loro “cura” John Wick un po’ a tutti, anche a chi normalmente non è un artista marziale di professione. Se possono dare un’idea di movimento a quel ciocco di legno di Keanu, figuriamoci cosa potrebbe fare una ballerina. Gli esempi famosi non mancano: Sofia Boutella, oppure andando più indietro, Patrick Swayze, arrivato ai ruoli d’azione proprio grazie ai suoi trascorsi nel ballo.

Quindi, per questo prodottino da streaming uscito su Amazon Prime Video, perché non applicare la formula alla lettera? Ballerine che menano. Così, un meme (mi dicono…) alla moda, per una volta lo uso anche io, quando c’è di mezzo la 87Eleven… il mondo del menare sa!

Così non potete dire che non utilizzo anche io i meme alla moda.

C’è un momento, guardando “Pretty Lethal”, in cui si capisce esattamente che tipo di film si ha davanti: non quando parte l’azione, non quando entra in scena il cattivo di turno, ma quando le protagoniste smettono di comportarsi come semplici vittime di una situazione sfortunata e iniziano a ribaltare il tavolo, qui il film dichiara le sue ambizioni, ma anche i suoi limiti.

La premessa è semplice e diretta: un gruppo di giovani ballerine americane, in viaggio verso Budapest per uno spettacolo, resta bloccato nel nulla dopo un guasto al pullman. Da lì, la deviazione obbligata verso una locanda apparentemente accogliente, gestita da una ex ballerina dal passato poco limpido, e l’ingresso progressivo in un contesto criminale che trasforma la trasferta artistica in qualcosa di molto diverso.

Non è una trama che vive di sorprese, e il film non finge mai di esserlo, ballerine che finiscono nell’ostello di Hostel, solo che tra questi corridoi dai colori sparati non hanno alcuna intenzione di farsi macellare, anzi, venderanno cara la pelle.

«Ditemi che quello laggiù non è Eli Roth con il suo amico Netanyahu!»

Ed è proprio sull’energia che “Pretty Lethal” costruisce il suo punto di forza principale, il film diretto da Vicky Jewson scorre veloce, quasi sempre consapevole di cosa deve fare e di quanto tempo ha per farlo. Non si perde in sottotrame inutili, non cerca di complicare eccessivamente i rapporti tra i personaggi e mantiene una linea dritta da film di menare, oltre che una battuta divertente su un vecchio telefono contro la GenZ.

Poteva essere la solita cazzatina da streaming, invece è un filmettino che abbraccia l’intrattenimento senza vergogna e, soprattutto, senza annoiare. Anzi, invece di farti venire voglia di scrollare Instagram come il 90% della roba da piattaforma, riesce nel miracolo di farti dimenticare il telefono, che, a pensarci bene, è esattamente quello che dovrebbe fare un film.

D’altra parte per ballare serve disciplina, rigore, preparazione fisica e sacrificio, come per le arti marziali.

Il gruppo delle ballerine funziona soprattutto come collettivo, i personaggi sono tratteggiati in modo essenziale, a volte fin troppo, ma riescono comunque a restituire un minimo di identità e una buona chimica reciproca, va benissimo così, perché la loro forza sta proprio nel gioco di squadra: iniziano a salvarsi solo quando smettono di essere individui isolati e iniziano a muoversi come un corpo unico.

Anche perché, quando entrano in modalità “difesa personale”, lo fanno con stile, lame legate alle punte da ballo e via andare. È il loro modo per sopravvivere a una ex capo ballerina (fatta a forma di Uma Thurman) con la simpatica fissazione per i marchi a fuoco sulle lingue. Ma oltre ad “Uma gamba di legno” e il suo passato ambiguo e l’arrivo del gangster Pasha, tutto si muove su coordinate piuttosto classiche. Nulla di particolarmente innovativo, ma il ritmo resta alto e le protagoniste, anche vestite tutte allo stesso modo, riescono comunque a farsi voler bene.

Uma, l’Étoile di menare.

Quando Vicky Jewson decide di travestirsi da Robert Rodriguez, lo fa anche decentemente, oltre alle lame legate alle scarpette, coreografie trasformate in combattimenti e un finale in cui si lanciano bombe un po’ a caso, il film trova quella giusta dose di follia che lo rende più memorabile della media. Insomma, è tutto pazzo quanto basta per un intrattenimento da consumo veloce, ma non per forza da dimenticare come, beh, il 90% della roba da streaming.

Con un po’ più di ambizione – o forse semplicemente con una maggiore cura nei dettagli – “Pretty Lethal” avrebbe potuto diventare qualcosa di più di un buon passatempo. Così com’è, resta un film che funziona, che si lascia guardare e che, nel panorama spesso affollato e anonimo dello streaming, riesce quantomeno a fare qualche passo (di danza).

Magari con una locandina non photoshoppata male (arte, quella delle locandine, che purtroppo sta decadendo) avrebbe anche risaltato di più. Ma resta comunque l’ennesima conferma che la formula della 87Eleven Productions funziona anche quando viene applicata al minimo sindacale: coreografia, regia e interpreti. Se poi arrivano dalla danza, tanto meglio.

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