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Prey (2022): balla con gli Yautja

A volte ho la sensazione che “Infernet” sia una specie di grosso stagno, ogni tanto qualcuno ci lancia dentro un sasso e le increspature dell’acqua si diffondono senza freni, altrimenti non mi spiego come mai alcuni film si becchino delle etichette che sembrano tanto delle frasi fatte, che vengono ripetute da quasi tutti tipo tormentone estivo.

Per “Prey” sono state essenzialmente due: “Miglior predator dai tempi di Predator”, che non è vero perché lo sappiamo tutti che il miglior seguito del film del 1987 era il tanto bistrattato ma fighissimo Predator 2, mentre la seconda grande etichetta è che il film di Dan Trachtenberg, ricalchi in qualche modo la storia di quello di McTiernan, madornale errore (cit.) ma andiamo per gradi, come avrebbe detto Anders Celsius.

Considerando che la Disney ormai come zio Paperone si è comprata tutto quanto, mi immagino i suoi magazzini come quelli che si intravedono nel finale di Raiders, dagli scaffali polverosi la casa del Topo ripesca la saga di Predator, che ormai giaceva in una pozza del suo stesso sangue fluorescente e siccome Hollywood è un posto di lavoro proprio come tutti gli altri, il telefono di Dan Trachtenberg si è messo a squillare.

«Sono fuori dal tunnel el el, degli archivi Disney…» (quasi-cit.)

«Tu saresti quello che ha diretto un nuovo capitolo fuori tempo massimo di una saga morta e sepolta con una protagonista donna?», «Ehm sì, sono Dan Trachtenberg, ho diretto 10 Cloverfield Lane», «Devi fare lo stesso per Predator, cominci lunedì». Più o meno la immagino così la telefonata tra il regista e la Disney, infatti non credete alle sue interviste dove dichiara che avrebbe voluto tenere segreta l’apparizione dello Yautja, perché tanto si sapeva che questo film sarebbe stato il quinto capitolo della saga, quando ancora il titolo del film avrebbe dovuto essere “Hunter”, ma siccome ora negli Stati Uniti, il trattamento e la rappresentazione dei nativi è un tema caldissimo (meglio tardi che mai, ma qui siamo davvero fuori tempo massimo) allora si è deciso di spostare tutta l’attenzione sulla preda, che poi in realtà non è tale.

L’eroina d’azione della settimana: Naru della tribù Disney+

Ambientato nel 1719, “Prey” è il romanzo di formazione di Naru, interpretata dalla donna con il nome più cazzuto del mondo, Amber Midthunder sulla cui prova non ho nulla da eccepire, se non che per via del non proprio gentilissimo trattamento riservato dagli attuali inquilini degli Stati Uniti ai precedenti, ora a livello di casting bisogna un po’ arrangiarsi, quindi i possenti guerrieri Comanche sono degli sbarbatelli che faranno 70 Kg in quattro e la protagonista, sembra più una ballerina, il che forse aiuta il METAFORONE su cui è stato costruito “Prey”.

Che l’attenzione alla rappresentazione dei nativi americani si un tema caro alla Disney, si capisce dal fatto che negli extra su Disney+ potrete vedere “Prey” anche in lingua Comanche, ammettiamolo, una paraculata bella e buona visto che dal labiale è chiaro che il cast abbia recitato in inglese e si sia poi ridoppiato in sala di doppiaggio in un secondo momento per evitare polemiche, si capisce dal fatto che il film è doppiato così fuori sincrono che pare di stare guardando il rumorista di “Scuola di polizia”, quando faceva l’imitazione dei dialoghi dei film di Kung-Fu degli anni ’70.

“Prey” in generale non è un film orrendo, risulta molto ben diretto e per nostra fortuna anche violento il giusto, avrebbe meritato di uscire in sala? Certo, perché tanto negli anni abbiamo visto anche di peggio ma è inutile che i puristi della sala piangano calde lacrime, considerando che film come Predators e The Predator siamo andati a vederli in quattro gatti, questo avrebbe fatto la stessa identica fine, perché se un film esce in streaming, il giorno dopo sono tutti a parlarle sui Social-cosi ma se esce in sala? Il massimo è qualche timido post del tipo: lo avete visto? Lo consigliate? Non fate i duri e puri con me, che tanto vi conosco.

Oggi non prendo prigionieri, sono più cattivo dello Yautja testa-di-teschio.

Bisogna essere onesti, gli Yautja sono roba che interessa ormai solo ai quasi ex giovani come il sottoscritto, “Prey” non è un film per chi ha letto tutti i fumetti di Predator, non è nemmeno per chi ne ha letto solo qualcuno, “Prey” non è altro che l’applicazione della solita formuletta, l’ennesima eroina d’azione in streaming della settimana, come ne escono appunto una ogni sette giorni a rotazione sulle varie piattaforme, solo che questa volta, l’obbiettivo secondario era anche quello di rilanciare un franchise, che brutto lasciarlo lì a prender polvere povero! Soprattutto ora che la Disney può strizzarci fuori qualche soldo. Infatti ho trovato un po’ patetico il tentativo di ingraziarsi i vecchi fan, facendo pronunciare in maniera forzatissima ad uno dei personaggi la frase di Dutch: «Se sanguina, possiamo ucciderlo», tanto è chiaro che la strategia della Disney sia un modo per parafrasare quella “frase maschia”: «Se una saga sanguina, possiamo cavargli altro sangue.»

Tutta la prima parte di “Prey”, la prima mezz’ora circa, si riassume con due canzoni, Siamo andati alla caccia del leon, seguita da Vengo anch’io, no tu no. Già perché Naru vorrebbe fare la cacciatrice da grande, ma non ha il pene e non ha completato il percorso dell’eroe eroina, quindi le dicono tutti di stare a casa a fare la calzetta guaritrice, il che sarebbe storicamente corretto perché non era proprio parte della tradizione, del canone, insomma non era consuetudine (anche in qualche accadeva) che una tribù di nativi americani concedesse alle donne di cacciare, ma siamo nel 2022, i film vanno scritti con il METAFORONE nel cuore (e sulla punta del pennarellone), quindi l’eroina d‘azione della settimana questa volta è una Comanche. Poi chi sostiene che la prima mezz’ora di “Prey” sia storicamente esatta dovrebbe spiegarmi che film ha visto, posso dirvi che sì, è storicamente esatto il modo in cui i Comanche afferrano la corda dei loro archi per tenderli, tenendo la mano alla “rovescia”, per il resto mi sembra la solita applicazione di una fredda formuletta alla moda.

Quando uno Yautja con il mirino laser incontro un nativo con l’arco…

Infatti dopo il dodicesimo dialogo che ruota intorno al concetto di “Tu non puoi perché sei femmina”, viene un po’ voglia di dire ok, il METAFORONE è arrivato forte e chiaro, vogliamo andare avanti? Ed è qui che chi sostiene che il film segua la struttura del Predator di McTiernan, tanto da esserne quasi un remake con i Comanche al posto dei soldati, secondo me prende una vacca per le balle. Predator è l’incudine su cui sono stati forgiati molti dei film successivi, quelli con la caratteristica di iniziare con un genere (il film di guerra), per poi cambiare in corsa (uno Slasher con alieno cazzutissimo). “Prey” non ha affatto questa struttura, lo sappiamo fin dai primi minuti che questo film sarà “Comanche vs. Alieni” perché l’astronave Yautja è molto più in vista qui, che nel film di McTiernan, quindi non avviene nessuna svolta, nessun cambio di genere cinematografico, al massimo a questo film interessa cambiare il genere della preda, il che mi starebbe benissimo se Naru non fosse figlia dell’applicazione di una fredda formula.

Lo dico con dispiacere, perché Amber Midthunder ci mette tutta la grinta che serve, però il suo personaggio risulta posticcio, perché Naru non sbaglia mai, non è mai in difficoltà e quando lo è (la pozza di fango tipo paludi della tristezza) lo è solo per sottolineare il METAFORONE, ovvero che Naru è una che si toglie dai guai da sola senza bisogno di un uomo, il che mi sta benissimo, ma nella storia di questa saga tutti sono andati sotto con perdite contro gli Yautja, tranne i 50 Kg di Naru che fanno sembrare un imbranato anche un energumeno come il Dutch del primo film, bene ma non benissimo.

«Sta arrivando…», «L’alieno assassino?», «No peggio, il METAFORONE

Altro problema? Lo Yautja di questo film è figo, ok personalmente non ho apprezzato molto la forma delle sue mascelle ma questi sono gusti personali quindi concedetemelo, l’idea di rappresentarlo come uno Yautja primitivo, quasi una versione 1.0 rispetto a quella dei precedenti film stride con il fatto che comunque piloti un’astronave avanzatissima e che abbia della armi molto più progredite dei suoi colleghi cacciatori, come lo scudo che si apre a ventaglio, oppure i droni esplosivi che escono dal pezzo di armatura sul suo avambraccio. Insomma ho capito che la Disney vuole vendere i pupazzetti di questo nuovo Predator e che il film sia pensato per il nuovo pubblico, quello che non conosce la storia della pistola ad avancarica di Predator 2 (raccontata nel fumetto Predator: 1718), questo film non tiene conto dei capitoli precedenti, figuriamoci dei fumetti, quelli sono i primi a morire in casi come questo.

Contentini per i vecchi fan (così la smettono di rompere i pallettoni)

Lo Yautja di questo film è un po’ un tonno che prende botte da tutti, utilizzando una strategia dubbia, ovvero diventare invisibile stando fermo sul posto (proprio dove tutti lo hanno visto scomparire), va un po’ meglio la sua evoluzione come cacciatore, appena sbarcato uccide prima un lupo, poi un orso prima di capire che la specie dominante sul pianeta sono i bipedi, salvo poi passare agli invasori bianchi ben più stronzi pericolosi. Infatti è proprio nella tonnara di cacciatori bianchi che “Prey” ci regala non solo tutti il campionario di vecchie-armi-nuove (o nuove-armi-vecchie, fate voi) del Predator, ma anche un’abbondante dose di sangue, almeno quello!

Ma beccami gallina se “Prey” ha di suo un momento memorabile, un guizzo, una scena che possa fargli guadagnare punti nello scontro diretto con gli altri capitoli della saga di cui fa parte, “Prey” è applicazione di una formula, anzi due, eroina d’azione in streaming della settimana più, facciamo Predatori contro i Comanche, infatti è proprio qui che il film di Dan Trachtenberg incespica.

«Op op gadget scudo!» (quasi-cit.)

Mi sarei aspettato che dopo aver fatto piazza pulita degli invasori bianchi, l’alieno avrebbe reso l’onore delle armi a Naru e al suo popolo, quella sarebbe stata una mossa in linea con l’etica di quei conti Zaroff spaziali che sono gli Yautja, ma siccome la prima parte della formuletta richiede il suo tributo di sangue (verde fosforescente), di botto l’alieno predatore se ne frega e diventa un Jason Voorhees qualunque, un generico mostro finale, ucciderlo sarà l’unico modo per Naru per completare il percorso dell’eroina, quindi in linea con un film intitolato “Prey”, che ha più a cuore gli umani che gli alieni, infatti se ne sbatte altamente dell’etica di questi cacciatori con treccine che avrebbero ancora molto da dire e da dare al cinema, ma con il successo (studiato a tavolino) di “Prey”, imboccheranno una china secondo me anche un po’ mesta.

Ragionateci, se per gli Yautja avversari come SchwarzeneggerDanny Glover, gli Xenomorfi o tutti gli altri soldati che hanno incontrato sono sport, caccia, allenamento, contro chi si stanno preparando a combattere? Lo fanno solo per collezionare teschi e ossa oppure si stanno preparando a qualcosa di più grande? Non lo sapremo mai perché la saga di Predator, nata nel segno di McTiernan, proprio come il suo regista non ha mai avuto il rispetto che merita, quindi è sempre stata trattata un po’ come robusta serie B, “Prey” in questo senso è la definitiva pietra tombale sul suo potenziale ancora inespresso.

Con un paio di Yautja al momento giusto della storia, oggi il presidente degli Stati Uniti sarebbe un Apache.

Sarebbe stato meglio lasciarla a prendere polvere nell’immenso magazzino della Disney? Prendetevi il tempo che volete per rispondere (non è obbligatorio farlo) ma è chiaro che lasciandosi aperta una porticina per il futuro (i titoli di coda disegnati, con l’arrivo di una seconda astronave), i prossimi “Prey” vedranno il ritorno di Naru? Oppure la Disney annuserà l’aria, ovvero leggerà i commenti sui Social-Cosi e inizierà a sfornare quello che il pubblico sta già invocando? Predator vs. Samurai, Predator vs. Pirati, Predator vs. Antichi romani. Per pisciare in questo modo sull’etica degli Yautja non sarebbe stato più facile creare un nuovo mostro da usare come sparring partner? La risposta non soffia nel vento come cantava uno bravino a mettere in fila le parole, ma nel vostro modo di rispondere alla domanda parcheggiata all’inizio di questo paragrafo.

E Pocahontas… MUTA! (anche se sapete già cosa ne penso in merito)

Di mio posso dire che alla fine “Prey” il suo dovere di film figlio di una formula lo ha fatto, doveva togliere la polvere depositata sopra una saga abbandonata, “vendendola” ad un pubblico che non ha mai visto i vecchi film, perché tanto un film di Predator in sala, saremmo andati a vederlo solo noi quattro o cinque vecchi fan, però se devo dirvi che l’ho trovato un film esaltante no, l’ho trovato adeguato alla sua missione, solo che non la condivido in pieno, mi piacciono troppo sia i Comanche che gli Yautja per galvanizzarmi con questo “Balla con gli Yautja” da streaming, ma forse perché sono consapevole che questo non è un Paese film per Cassidy, tutto qui.

Per concludere vi ricordo, il post del Zinefilo e di Storie da birreria su questo film e la pagina dedicata alla saga di Predator della Bara!

Sepolto in precedenza martedì 23 agosto 2022

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