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Prima di mezzanotte (1988): non hai preso il contabile (chiacchiere e distintivo)

Una grande fetta di pubblico lo ricorderà solo per quando sbraitava
dietro al San Bernardo, ma qualche giorno fa ci ha lasciati un grande attore
come Charles Grodin, che avete visto recitare (bene) in tantissimi film e mi auguro per voi, anche in quello con cui vorrei
ricordarlo oggi.

Faccio parte di una generazione che tanti grandi film, i
cosiddetti film della vita, li ha scoperto sulla televisione di casa, quell’oscuro
schermo catodico pieno di meraviglie, da cui ogni tanto uscivano titoli come “Prima
di mezzanotte”. Ora, bisogna calarsi un attimo nel momento storico (parolone)
per capire cosa voleva dire guardare un film come questo in televisione, oggi è
normale vedere Robert De Niro recitare in una commedia per pagare i mille mila
alimenti dei suoi altrettanti divorzi, potremmo stare qui a perdere tempo
cercando di identificare il momento esatto in cui la carriera di De Niro è
finita giù per lo scarico (“Le avventure di Rocky e Bullwinkle” nel 2000), oppure potremmo contestualizzare ricordando ai lettori che oggi identificano il
vecchio Bob con roba come “Nonno scatenato” (2016), che un tempo questo qui è
stato, se non il più grande attore del mondo, almeno da quelle parti per un
tempo infinitamente lungo.

Il distintivo lo ha, a questo punto manca solo il contabile.

“Midnight Run” nasce dalla volontà di De Niro di gettarsi su
qualcosa di un pochino più leggero, dopo titoli come “Mission” (1986), “Angel
Heart – Ascensore per l’inferno” (1987) e “Gli intoccabili” (1987). Tripletta da far girar la testa. Ovviamente
l’idea, “facciamo qualcosa di leggero” del Bob De Niro di quel periodo,
equivale più o meno a quella di un campione della NBA che decide di andare a
giocare al campetto il sabato, ovvero senza abbandonare la professionalità
soffocante che gli ha permesso di diventare qualcuno.

La volontà di De Niro andava mano nella mano con il punto
esatto raggiunto dalla carriera di Martin Brest in quel momento, fresco
dell’enorme successo di Beverly Hills Cop,
il regista cavalcava la cresta di un’onda altissima, l’apice della sua carriera
mai più raggiunto, no, nemmeno con il successivo “Scent of a Woman – Profumo
di donna” (1992) se volete sapere la mia.

“Midnight Run” per certi versi è una variazione sul tema Beverly Hills Cop, ed entrambi i film
appartengono ad un prolifico filone che personalmente amo moltissimo, che
risponde al nome di “Buddy Cop Movie”, i film che qui alla Bara Volante
chiamiamo in amicizia… Strambi sbirri.

Si, perché nell’ottica della contestualizzazione necessaria,
care Bariste e cari Baristi per vostra fortuna incredibilmente giovani, un
tempo le grandi case di produzione come la Universal, puntavano tutto su storie di sbirri con grandi nomi in cartellone, senza bisogno di mantelli e super
tutine, quindi per affiancare De Niro era necessario un nome di peso, la prima
scelta? La cantante Cher (storia vera) che per voi che siete giovani, era tipo
Lady Gaga ma un milione di volte più influente. E mora.

Con l’agenda pienissima per tre titoli del 1987 come “Le
streghe di Eastwick”, “Suspect – Presunto colpevole” e “Stregata dalla luna”
(uno dei film preferiti di mia madre, storia vera), Cher rifiutò il ruolo anche
perché il rischio era che il cacciatore di taglie Jack e quella che a questo
punto sarebbe stata la “Duchessa” Mardukas, avrebbero rischiato l’intrallazzo
amoroso che non era previsto dalla trama. La corsa per trovare un nome da
affiancare a De Niro è stata più a perdifiato di quella dei protagonisti del
film, fate un nome? Probabilmente è stato contattato per il ruolo, ad un certo punto sembrava
quasi fatta con Robin Williams, ma poi la scelta finale ricadde su Charles
Grodin. Posso dirlo? Non avrebbero potuto scegliere meglio di così.

“Non vorrete mica farmi attraversare tutto il Paese con uno del reparto contabilità vero?”

Lo ammetto candidamente, sono cresciuto con un poster di De
Niro in camera, una scena del film “Taxi Driver” (storia vera), per decenni l’ho
considerato davvero il miglior attore del mondo, la sua capacità di calarsi in
un ruolo è diventata leggendaria e ha fatto scuola, quindi non mi perdevo un
passaggio televisivo di “Prima di mezzanotte” nemmeno per errore, eppure nel
corso del tempo, sono pronto ad ammettere con lo stesso candore che se questo
film mi piace così tanto, è decisamente più merito di Charles Grodin che nel
vecchio Bob, ma andiamo per gradi.

La storia è quella dell’ex poliziotto di Chicago, Jack Walsh
(Robert De Niro) radiato dal corpo per una condotta inflessibile che gli ha
impedito di prendere bustarelle dal boss della droga Jimmy Serrano (un
gongolante e azzeccatissimo Dennis Farina). Nel tentativo di restare a galla
Jack si è trasferito a Los Angeles dove fa fruttare la sua esperienza come
cacciatore di taglie, spesso al servizio del garante per le cauzioni Eddy
Mascone interpretato da un trucidissimo Joe Pantoliano, che qui si becca quintali di
insulti come «Sporco verme in un sacco di merda». Ah! Le parolacce nei film di
sbirri, il sale della vita.

Se Pantoliano vi sembrava losco in Matrix è solo perché non lo avete mai visto qui.

La cauzione più ghiotta è quella del ricercatissimo Jonathan
Mardukas, detto il Duca (Charles Grodin sugli scudi) accusato di riciclaggio è
diventato uccel di bosco dopo l’udienza preliminare, la sua colpa è stata
quella di aver alleggerito Serrano di 15 milioni di fogli verdi con sopra facce
di ex presidenti defunti, tutti frutto delle attività illegali del boss, solo
per finire a distribuirli quasi tutti in opere di beneficenza, vi lascio
immaginare la gioia di Serrano.

Sprizza gioia da tutti i pori, si vede no?

Se il Duca non si presenterà alla polizia di Los Angeles
entro la mezzanotte di venerdì, l’agenzia di Mascone finirà zampe all’aria, i
soldi della taglia sono tanti e quindi bisogna scomodare il migliore per
trovare Mardukas, avete già capito che il migliore è De Niro, che sulle sue
piste avrà oltre agli uomini di Serrano, anche l’FBI capitanata dall’agente
speciale Alonzo Mosely (il mitico Yaphet Kotto). Il risultato sono 126 minuti di dialoghi uno meglio dell’altro, farina del sacco della sceneggiatura ad orologeria di George Gallo e di
parecchia improvvisazione sul set. Ma metteteci anche un ritmo che non cala mai, nemmeno quando la
storia ha bisogno di prendersi qualche pausa per approfondire i personaggi e
più in generale, di un film impeccabile sotto tutti i punti di vista che
meriterebbe di essere ricordato non solo dallo zoccolo duro di appassionati.
Classido? Vada per il Classido!

Martin Brest dopo essersi fatto le ossa con Beverly Hills Cop e aver saputo gestire
Eddie Murphy, qui era ancora così caldo da non temere nemmeno il confronto con
Bob De Niro, ma la rete di sicurezza è rappresentata dalla sceneggiatura di George
Gallo, talmente solida da poter concedere a tutti spazio di manovra. Si perché
le svolte e i cambi di mano nel film non mancano, se “Midnight Run” risulta
invecchiato, lo è solo perché nel finale, vengono usati dei Floppy Disk (per i
più giovani, sono quelli che oggi trovare nell’icona “Salva” del vostro
computer) come esca per provare ad incastrare Serrano oppure per il fatto che
l’altro cacciatore di taglie Marvin Dorfler (John Ashton, passato dalle angherie di Murphy ai ripetuti pugni in
faccia da De Niro) riesce a far annullare la carte di credito di Jack con una
facilità che oggi, sarebbe del tutto impossibile. Ma a parte questo le tante
svolte, i dialoghi ben ritmati e le ottime caratterizzazioni dei personaggi
sono tutte frutto del lavoro di Gallo, davvero una gran base di partenza.

“Voi due mi fate rimpiangere le banane di Eddie Murphy”, “Lo sai che suona molto equivoco vero?”

“Midnight Run” inizia subito trascinandoci nel vivo
dell’azione, Jack scassina una porta e finisce a fare a revolverate con un
ricercato in fuga, poi con un trucco e un pugno (gag ricorrente fino al finale
del film) si libera di Marvin e qui il film comincia per davvero: titoli di
testa sulle note del tema principale del film, un ritmo funky esaltante, capace
di piantarsi in testa che ancora oggi, ogni tanto mi canticchio da solo (storia
vera). Autore di questa meraviglia in musica? Un ragazzotto con i capelli
rossi, arrivato al cinema un po’ per caso, dopo che il suo gruppo, gli Oingo
Boingo sono saltati per aria con il tritolo malgrado il buon successo di
pubblico. “Midnight Run” non è stato la prima colonna sonora di Danny Elfman,
che aveva già firmato le musiche per almeno due film di Burton, ma resta ancora
oggi uno dei motivi per cui lo considero tra i migliori compositori in
circolazione, un ulteriore taccasulla cintura di questo film.

Tara-daaaa-pa pa pa pa paaaaa!

Jack Walsh e Jonathan “Il Duca” Mardukas sono la
classica coppia di opposti che forse nemmeno si attraggono, parafrasando le
loro stesse parole, se si fossero conosciuti in condizioni diverse, forse si
sarebbero odiati lo stesso. Ad unirli inizialmente è solo il comune odio per
Serrano e la convivenza forzata, almeno fino a venerdì, il film funziona
proprio perché il Duca le prova tutte per rallentare Jack, partendo dalla sua
fobia per il volo fino ai continui tentati di farsi rilasciare
dall’inflessibile ex agente di polizia. Lo sbirro invece è stropicciato e
incattivito dalle delusioni della vita, malgrado questo le tenterà tutte pur di
continuare a trattare il Duca solo come il lavoro che gli permetterà di
sistemarsi, aprendo il ristorantino che da tempo sogna, i due finiranno per
diventare quasi amici questo lo sappiamo, ma è il come il vero spasso.

La scelta degli attori non poteva essere più azzeccata,
opposti non solo nei personaggi da interpretare ma anche nell’approccio ai
rispettivi ruoli. Robert De Niro, profeta del metodo e dell’immedesimazione,
per interpretare Jack ha affiancato dei poliziotti dei reparti anti droga, ha
stretto amicizia con un detective di Los Angeles che lo teneva regolarmente
informato sul tasso giornaliero di crimini in città e ha preteso di volare fino
a Chicago (città natale del suo personaggio) per conoscere dei veri poliziotti
locali (storia vera).

“Uscite fuori con le mani in alto!”, “Sei della polizia?”, “No, metodo Stanislavskij”

Charles Grodin invece? Nella sua autobiografia del 1989
intitolata “It would be so nice if you weren’t here” ha scritto che la sua
ricerca per il ruolo del Duca è durata il tempo di una telefonata al contabile Ralph
Goldman, per chiedere come sarebbe stato tecnicamente effettuato il
trasferimento di milioni di dollari sottratti. Tempo totale? Dieci minuti
(storia vera).

Nel mezzo metteteci momenti in cui i due si ritrovano
ammanettati e in fuga, come in un archetipo narrativo reso tale da “Parete di
fango” (1958) e replicato dallo stesso De Niro in film come “Non siamo angeli”
(1989), ma è chiaro che lo schema sia proprio quello del “Buddy cop movie”, gli
opposti insieme per forza che vanno da 48 ore ad Arma Letale. Dove sta la
differenza che rende questo film di “Strambi sbirri” una gustosa variante sul tema? Il rimescolamento delle carte rispetto alle regole base di questo
sotto genere.

Ogni film di “Strambi sbirri” che si rispetti, si basa su
una coppia di protagonisti, uno deve essere quello regolare, che basa la sua
vita e il suo lavoro su una ferrea routine a cui si affida completamente, Nick
Nolte in 48 Ore, Roger Murtaugh, Arnold in Danko, ma gli esempi sarebbero tanti. L’altro personaggio invece è “la matta”, quello che
spariglia le carte e fa saltare il banco, quello che con il suo comportamento
manda in tilt come un flipper il suo nuovo compare, Eddie Murphy, Martin Riggs
oppure James Belushi.

Tienilo ammanettato Bob, non sembra ma quello è pericolosissimo.

Il canone prevede che l’elemento disturbante tra i due, lo
sia in tutto e per tutto, a partire proprio dalla recitazione, che deve essere
esagerata, sopra le righe. Ed è qui che “Prima di mezzanotte” mena il suo colpo
più duro, Charles Grodin non solo non va sotto bevendo dall’idrante contro il
Bob De Niro del 1988, ma fa fare il salto di qualità al film.

Jonathan “Il Duca” Mardukas è la versione bipede
della tortura della goccia, il lento logorio ai fianchi che ti consuma. Mette
in crisi la routine e le certezze di Jack proprio come facevano Reggie, Martin
e Art Ridzik ma con un atteggiamento passivo aggressivo, pedante come solo i
veri contabili possono essere. «Perché non sei popolare alla polizia di
Chicago?», oppure i continui rimproveri sulle sigarette di Jack, sulle sue
scelte alimentari, il Duca fa pesare tuuuuuuutto il viaggio allo sbirro, con
continui e sommesso attacchi. Questa stramba coppia composta da uno stropicciato ex sbirro
e un “Impiegato criminale” – come si auto definisce il Duca – è memorabile quanto
le altre grandi coppie dei “Buddy cop movie” ed è Charles Grodin il vero motore
delle dinamiche di coppia.

“Perché hai recitato in Manuale d’amore 3?”, “Questo è troppo, ora ti sparo”

Grodin non sfoggia la classe del fuoriclasse, ma la pura
concretezza, se il film ad una prima occhiata (e sicuramente secondo la Universal)
aveva come traino la prova e la presenza di Bob De Niro, grazie a Grodin è diventa davvero mitico. L’attore si prende il pochissimo spazio concesso
dall’ingombrante presenza di De Niro e lo utilizza al meglio per cesellare un
personaggio adorabile nel suo essere insopportabile, uno che probabilmente nel
tempo libero si diverte a fare la punta ai chiodi e che non vorresti mai
trovare dall’altra parte dello sportello, quel lunedì mattina in cui hai una
pratica urgente da sbrigare.

La mia scena preferita? Quando senza soldi i due si fermano
nella tavola calda, Jack spende tutto in sigarette e il Duca per sua natura di
contabile, cerca di fare economica. Quanto costa il caffè? 53 centesimi. Il tè
invece? 53 centesimi. Charles Grodin si ferma, ci pensa, immobile e concentrato
come se da questa decisione dipendessero le sorti del mondo, fa passare ancora
un paio di secondi, quelli umanamente considerati di troppo per una scelta così
facile, poi aspetta ancora un po’. Alla fine prende il tè. Ecco come costruire un
personaggio con niente, se non era un fuoriclasse questo, allora non esistono i
fuoriclasse al cinema.

Pensate quanto tempo, se gli avessero chiesto la capitale del Burkina Faso.

A questo aggiungete i momenti d’improvvisazione pura, in cui
Grodin cercava di far uscire De Niro dal personaggio facendolo scoppiare a
ridere con domande imbarazzanti, tutte formulate senza mai far cambiare
espressione al Duca, oppure la scena dei dollari “falsi”, la mitica “Litmus
configuration”, espressione purtroppo piallata dal doppiaggio Italiano del
film, che negli Stati Uniti equivale più o meno alla nostrana “Supercazzola” di
“Amici miei” (1975). Una scena che per metà è stata frutto dell’improvvisazione
dei due attori, lasciati liberi di scatenarsi sul set da Martin Brest, con
Charles Grodin a dettare il ritmo della scena e Bob De Niro, nel ruolo di spalla di
lusso (storia vera).

“Blinda la litmus configuration come se fosse antani”

Insomma a trent’anni abbondanti dalla sua uscita “Prima di
mezzanotte” resta un film incredibile, l’unica volta che ho provato a scrivere
una sceneggiatura in vita mia, finiva con il protagonista che guardava
l’orologio dicendo «Ce l’avrei fatta», giusto per farvi capire
quanta influenza questo film ha avuto su di me (storia vera). Ancora oggi un grande esempio
di quei film su coppie di “Strambi Sbirri” che mi piacciono tanto e che
purtroppo non si vedono più al cinema e soprattutto, il modo migliore per
questa Bara di rendere omaggio al Duca.

C’è voluto il San Bernando per
vendicare Bob De Niro ma intanto, grazie di tutto Charles ci si vede nell’altra vita.

Nel caso peggiore, ci vediamo nei film.
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