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Primitive War (2025): mi piace l’odore del napalm al mattino… sa di T-Rex arrosto

Sono un ragazzo semplice, voi mi mettete dei soldati alle prese con delle creature mostruose, e il DNA farà il resto, d’altra parte mi porto nelle vene i geni di mio “papà” Neil Marshall, quindi tutti i film Proto-Dog Soldiers mi trovano sempre ben disposto e lo ammetto, avevo messo gli occhi su “Primitive War” fin dal suo annuncio.

Passo indietro, l’origine, non della specie ma del film va ricercata del 2017 (alto Giurassico), nel romanzo omonimo di Ethan Pettus che ha dato vita ad una serie di romanzi, più alcuni libri di contorno, come l’elenco dei vari dinosauri, sì, ho detto dinosauri!

«Ciaaaaaao Bariste e Baristi!»

Trovo curioso che il romanzo, scritto da un americano, sia diventato un film prodotto dagli australiani, anzi, da Luke Sparke che scrive, dirige, produce e cura anche gli effetti speciali, per un film dal budget di sette milioni di dollari, che potrebbe farmi guadagnare un’accusa di truffa, se vi dicessi che è migliore di tutti i Jurassic World che avete visto nella vostra vita, perché purtroppo, quello lo stanno facendo e lo faranno in tanti, pur di farvi cliccare sulle due righe che hanno scritto. Ma se parliamo dei duecento e passa milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti estinti del film di Edwards, capite che di mezzo abbiamo la fossa delle Marianne, ma “Primitive War” si gioca le sue carte a modo suo, non per forza il migliore, ma almeno dotato di una personalità

Ci lamentiamo sempre che ormai i vari Jurassic Film sono fatti con lo stampino e non osano in territori Horror, dove invece, il capostipite gavazzava, e mentre qualcuno invoca un film su “Dino Crisis”, dall’Australia con furore arriva un titolo che possiamo riassumere così: i soldati americani in Vietnam hanno trovato qualcosa di più feroce dei Vietcong. Lo so, vi ho appena venduto il “Primitive War”.

A me sembra di sentire i Creedence anche solo guardando le immagini del film.

Tornate su con lo sguardo, rileggete le prime quattro parole di questo post, fatto? Bene, se un film inizia con un Deinonychus che decapita un soldato, anche se di notte, sotto la pioggia e illuminato solo da un lampo, e dopo il titolo del film si gioca una carrellata su alcuni elicotteri in volo, una Jeep Willy e in sottofondo “Fortunate Son” dei Creedence, io mi sento già felice così, sul serio, va bene. Certo è la regola dei cinque minuti applicata, una spremuta di cliché sul Vietnam, anzi, sul film del Vietnam, ma “Primitive War” è davvero tutto qui, perché Luke Sparke sembra uno che per prima cosa, ha voluto fare un film su quella guerra e poi, metterci dei dinosauri il più accurati possibili, con il budget di cui disponeva.

Il guaio è che sei ancora vivo, quando cominciano a mangiarti (inevitabile cit.)

Per salvare i berretti verdi (quelli che di solito vengono mangiati a colazione, per stare in tema) dispersi nel prologo, nel buco del culo della giungla vietnamita, vengono mandati i “Vulturne”, una banda di Marines che riassumono tutte le tipologie di soldati Yankee che avete visto nei film: l’ultimo arrivato che ha bisogno di consigli su come non appesantirsi troppo lo zaino (qui qualcuno è andato a rivedersi Platoon), il comandante duro ma che ha a cuore i suoi soldati, il cecchino micidiale con la mente che sta andando a pezzi e via così, ditene uno, lo ritroverete identico in “Primitive War”.

Che sia un film australiano si capisce dal fatto che il protagonista è quel giandone di Ryan Kwanten, quello che faceva il fratello belloccio e scemo in “True Blood” che qui pensa di essere sceso dal lato Martin (o Charlie) Sheen del letto, ma soprattutto, nella parte dello spiegone bipede, compare il cliché ultra noto da questa Bara de “L.S.F.” (La Scienziata Figa) impersonata dalla mai dimenticata bionda biondissima di “Battlestar Galactica”, ovvero Tricia Helfer, qui alle prese con il più finto russo degli accenti finto russi di sempre.

Un cast da serie tv di onesti quasi ex famosi.

Per dire, li vediamo entrare in azione facendo irruzione in un villaggio, in una versione con meno bicipiti della prima scena di Predator, prima che venga loro affidata la missione di ritrovare i Berretti Verdi scomparsi e di imbattersi nei dinosauri. Il problema di “Primitive War” non è essere un B-Movie, quello non è, ma soprattutto non sarà mai un problema per questa Bara, soprattutto uno che non nasconde mai la sua natura come fa questo film, il problema è che “Primitive War” si prende dannatamente sul serio.

Badate bene, non che volessi i soldatini fare le battutine cretine tipo film della Marvel, va bene così, anche per mantenere seria la minaccia, il problema è che buona parte del film deve far fronte ad una lunghezza esagerata, 133 minuti è la negazione stessa del B-Movie, ok magari i canonici 90 minuti non sarebbero bastati, ma 133 è veramente qualcosa di esagerato, tanto che – al netto dei sette milioni di budget – per fin troppi minuti quello che vediamo sono personaggi che sparano a bersagli fuori scena e poi, è tutta colpa dei Russi.

Caccia grossa oggi, eh?

Si ho scritto russi, perché la spiegazione per cui nella giungla vietnamita dell’anno 1968 ci sono i dinosauri va cercata in una trovata che è al tempo stesso azzeccatissima e veramente idiota, inizio dalla seconda parte che so che vi interessa di più: i russi hanno inventato un portale per trasportare le truppe alle spalle dei loro nemici e vincere facile. Vi lascio il tempo per riflettere su quanto, disponendo di tale tecnologia, una scelta strategia così risulta idiotissima, ma per fortuna rende possibile l’elemento che davvero ci interessa.

Le razze di dinosauri scelti non arrivano tutti dallo stesso periodo, ma sono l’effetto collaterale del portale che, pescando a casa nei flussi del tempo, inizia a sputare fuori quei bestioni giustificano animali che fino a quel momento, avrebbero avuto la stessa possibilità di coesistere tra loro, più o meno come di farlo con i soldati del film.

Ci vedo doppio, ma se stai fermo, loro non ti vedono proprio.

Questo ci permette di avere di avere una lunga scena che vede protagonisti uno stormo di Quetzalcoatlus, cioè, quante volte avete visto quei pennuti giganti in un film prima d’ora? Ci voleva “Primitive War” per vedere Raptor piumati e colori ben più scientificamente accurati per i dinosauri, rispetto a molti altri film.

Dì di no sauro

Anche se il prezzo da pagare sono a volte animazioni ripetute, utilizzate più volte nel corso dei film, che sono trovate da Asylum da cui il film riesce a tenersi a distanza, perché finalmente i dinosauri qui ammazzano, staccano teste e divorano gente, udite udite, come farebbero dei predatori oppure come degli erbivori che si sentono in pericolo e reagiscono di conseguenza, per nostra fortuna “Primitive War” non fa mai l’errore di trattare i dinosauri come mostri assetati di sangue, ma sempre come animali, rispettando la loro natura.

Quindi sì, “Primitive War” rispetta la sua natura di B-Movie, con mezz’ora in meno il ritmo ci avrebbe decisamente guadagnato, però se siete alla ricerca di Dinosauri lontani da quelli ormai omologati di quello spreco di soldi che sono i vari Jurassic World, talmente inutili da essere costretti ad inventarsi i Salcazzosauro o il Macheminchiaèsauro, qui abbiamo un approccio ai nostri amici Dino più sanguino, nel senso Horror del termine.

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