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Progetti mai realizzati: John Carpenter e il suo mostro della Laguna Nera

La storia del cinema è fatta anche di film mai realizzati, progetti mancati
oppure sfiorati per un soffio, Fabio mi ha affidato un gran bel compito: perché
non gettare uno sguardo su tutti i film che il Maestro John Carpenter è
arrivato ad un passo dal dirigere? Continuiamo oggi questa piccola rubrica a
tema con uno dei titoli più sfiziosi in assoluto, e se… John Carpenter avesse
diretto il remake di “Il mostro della Laguna Nera” (1954)?

EPISODIO #3 – John Carpenter’s Il Mostro Della Laguna Nera: mostri sacri


Si parla sempre tanto di remake, ma gira che ti rigira, alla fine gli
esempi positivi di remake che vengono citati, sono sempre gli stessi: Uno lo ha
diretto Cronenberg, e l’altro John Carpenter. Anche se ad essere precisi, il
Maestro di rifacimenti in carriera ne ha firmati due (anche Villaggio dei dannati) ma entrambi
ispirati ai classici in bianco e nero. Dopo aver rifatto a suo modo un film
prodotto dal suo mito Howard Hawks e un altro diretto da Wolf Rilla, Giovanni
avrebbe voluto davvero molto omaggiare anche Jack Arnold, riportando sul grande
schermo Gill-Man, il mostro della Laguna Nera.



Provate a guardare la statuetta dietro al Maestro, esatto è proprio un piccolo Gill-Man.

Un film memorabile quello di Arnold, le immagini della bellissima Julie
Adams in costume da bagno, intenta a nuotare minacciata da mani palmate hanno
fatto storia, penso che Enrico Ghezzi le abbia utilizzate a ripetizione nei
suoi programmi notturni cinematografici per una vita. Questa pietra miliare ha
avuto anche due seguiti, “La vendetta del mostro” (1955), girato dallo stesso
Arnold, e “Il terrore sul mondo” di John Sherwood del 1956, ma il primo film in
particolare ha generato quintali di iconografia grazie alle sue splendide
riprese sottomarine, per certi versi ancora moderne oggi a circa un’era
geologica dalla sua uscita nelle sale.

Tra tutti i mostri della Universal, l’ibrido tra uomo e pesce ribattezzato Gill-Man
(l’uomo branchia, nomignolo in amicizia) non è famoso quanto Dracula, la
creatura di Frankenstein oppure la Mummia, ma ha sempre avuto moltissimi
estimatori, anche piuttosto famosi, come uno dei miei preferiti, il mio amico
John Landis.



Due dei miei John preferiti insieme, in una loro intervista mitica del 1982.

Ben prima che si parlasse di “Dark Universe”, già nel 1982 Landis era molto
interessato a produrre un remake, sperando di far tornare proprio Jack Arnold
dietro alla macchina da presa per dirigerlo, strappandolo ai tanti episodi del
telefilm “Love Boat” che ormai erano il suo lavoro a tempo pieno (storia vera).
Il passaggio dal mostro marino che voleva essere amato, alla “nave dell’amore” è
un bel salto carpiato bisogna dirlo.

Abbiamo due dati certi: Se il film lo avesse prodotto John Landis, di
sicuro sarebbe stato pieno di donne nude scritto dal grande Nigel Kneale,
il romanziere ideatore del professor Quatermass, e sarebbe stato un film in 3D
proprio come l’originale del 1954. Perché si sa, il cinema 3D è una “novità”
che ritorna periodicamente nelle sale spacciata per innovativa, quando invece è
vecchia quasi quanto il cinema stesso.



Si, lo so che ricorda la sigla di “Fuori orario” ma è il classico di Jack Arnold.

Problema! La Universal non voleva togliere visibilità all’altro suo film
con una dimensione aggiuntiva, ovvero “Lo Squalo 3D” (uscito nel 1983), quindi il
progetto di John Landis sfumò, malgrado i tentativi di portarlo avanti con
altri registi, come Joe Dante ad esempio, che dovette rifiutare in quanto già impegnato con
i pestiferi Gremlins (storia vera).

Nessuno penso di ripescare Gill-Man dal dimenticatoio fino agli anni ’90, e
a farlo chi è stato? Proprio lui, il migliore, il baffuto Giovanni Carpentiere!
Ma qui bisogna fare una piccolissima panoramica, sarò breve prometto! Sono
sicuro che tutti sappiate giù dell’immeritato flop al botteghino di Grosso guaio a Chinatown no? Come abbiamo visto la scorsa settimana, il progetto
successivo del Maestro avrebbe dovuto essere Shadow Company, ma con lo sfumare
dell’operazione, Giovanni si è ritrovato incastrato nel contratto da tre film
con la Universal, composto da due capolavori (Il signore del male e Essi vivono)
e uno dei titoli più bizzarri della filmografia di Maestro: Avventure di un uomo invisibile.
La leggenda vuole che Carpenter accettò (non nel senso armato del termine) perché da contratto
doveva tre film alla casa di produzione, e soprattutto perché fu Chevy Chase a
volere Carpenter alla regia, dopo aver messo in fuga con le sue manie da divo
rompi maroni, signori come Richard Donner e Ivan Reitman (storia
vera). Malgrado l’investimento economico, e i nomi in gioco (Daryl Hannah e Sam
Neill su tutti) il film fu un flop lo stesso, ma d’altra parte Chevy Chase diventava
solo invisibile, avrebbero proprio dovuto farlo sparire, allora sì che il film sarebbe
stato un successo!
Se non altro, attorno al 1992 Carpenter era di nuovo un regista visto di
buon occhio dai produttori, tanto che i vertici della Universal gli proposero (quasi) carta bianca, per un film a budget medio alto a sua scelta, pescando anche tra i titoli di proprietà della casa di produzione. Giovanni si tirò su le mani, si
allisciò i baffi e senza colpo ferire dichiarò: «Voglio Gill-Man!».



“Eccomi John, arrivo ero andato a fare un bagnetto”

Per farlo partì proprio dalla sceneggiatura scritta da Nigel Kneale per il
film mai prodotto da Landis, facendo però alcuni cambiamenti. Il che è molto
ironico, perché Carpenter ha sempre annoverato tra le sue pellicole del cuore,
proprio una scritta da Kneale, ovvero “L’astronave atomica del dottor
Quatermass” (1955), e proprio per questo affidò allo sceneggiatore Inglese il compito di scrivere Halloween III – Il signore della notte salvo poi
modificare quasi tutto provocando l’ira funesta dello scrittore, che non ne
volle mai più sapere nulla del magico mondo del cinema (storia vera). Si vede
che il Maestro ha un modo tutto suo di esprimere la stima per i suoi eroi,
oppure più semplicemente, il suo punto di vista e quello di Kneale, non sono mai
andati mano nella mano.



Anzi su questo dettaglio di riporto una risposta di Carpenter, che intervistato sull’argomento è stato piuttosto chiaro: Nigel Kneale è uno scrittore brillante, ma al tempo in cui l’ho conosciuto era abbastanza irascibile e cattivo. Era un personaggio cattivo. Ha iniziato a prendersi gioco di Jack Arnold, il regista della versione originale de Il Mostro della Laguna Nera. All’epoca Arnold aveva perso una gamba. E Nigel lo prendeva in giro per questo. Terribile. [Nigel] pensava di essere superiore a noi, noi registi horror».

Da autore completo Carpenter aveva la sua visione, il suo piano era
semplice, ambientare il remake nell’Amazzonia contemporanea, mantenendo molti
degli elementi più riusciti del film di Arnold (il design del costume di Gill-Man
e la fotografia subacquea) ma dando un tocco più moderno alla storia, cercando
di inserire anche qualche elemento comico (e satirico) per alleggerire. Infatti Carpenter
affidò la sceneggiatura a due specialisti di commedie sì, ma caratterizzate da
una (non tanto) velata critica, Timothy Harris e Herschel Weingrod infatti sono
quelli che hanno scritto Una poltrona per due e Chi più spende… più guadagna!

Ci sono due cose che piacciono tanto a Gill-Man, la seconda è il cinema.

Carpenter voleva usare Gill-Man per criticare un po’ i creazionisti, vi
riporto le sue parole di una sua intervista rilasciata alla rivista Starlog nel
1992: «Ci sono diversi aspetti possibili della trama. Uno di questi riguarda il
fatto che il mostro sia l’anello mancante tra uomo e pesce. Sarebbe
interessante farlo confrontare con i creazionisti, che stanno cercando di
dimostrare che l’uomo abbia camminato con i dinosauri 10.000 anni fa, cercano
di dimostrare l’origine biblica della vita, in totale contraddizione
con i fatti scientifici.»

Ma è forse l’altro possibile aspetto della trama a risultare ancora più
interessante, secondo voi il regista di lavori estremamente Lovecraftiani come
Carpenter, poteva perdere l’occasione che un ibrido umano-pesce può offrire? Traendo
ispirazione da “La maschera di Innsmouth” (1936), l’innaturale accoppiamento tra
pesci e umani pensato da H.P. Lovecraft avrebbe potuto avere una discendenza
proprio laggiù in Amazzonia, e perché no magari anche un paio di piramidi dove
queste creature anfibie, venivano venerate come divinità.
Cosa succede quando ai produttori cominci a parlare di piramidi? Vengono
afflitti da “braccinismo” e di colpo i cordoni della borsa si chiudono. Lo
sapeva bene l’ex collega (e amico) di Carpenter, Dan O’Bannon che quando ha
iniziato a tirar dentro le piramidi in Starbeast (primo titolo di lavorazione di “Alien” del 1979)
ha iniziato tutti i suoi guai.
Carpenter con il suo solito piglio risoluto, non si è affatto perso d’animo,
continuando la pre-produzione del film a testa bassa, e per riportare Gill-Man
al cinema, ha voluto uno dei migliori di sempre, Rick “Monster maker” Baker è stato
incaricato di disegnare la nuova tuta di gomma nel mostro, senza alterare
troppo l’aspetto classico del personaggio, ma cercando di dare al corpo e
soprattutto agli artigli, un aspetto meno “plasticoso”.



Un’immagine ufficiale del costume di Gill-Man creato per il remake di John Carpenter (1992/1993)

Purtroppo nemmeno il bel lavoro preparatorio fatto da Rick Baker ha salvato
il progetto, la Universal temendo di dover sborsare troppi fogli verdi con
sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, staccò la spina al
progetto, anche se Giovanni Carpentiere e sua moglie Sandy King, hanno cercato
di fare di tutto per tenere aperte le trattative con la Universal, almeno fino
a quando è stato possibile farlo, dopodiché hasta la vista Gill-Man.

Sappiamo come è andata la storia, Carpenter nel giro di poco ha firmato uno
dei film più Lovecraftiani di tutti i tempi (Il seme della follia) e si è tolto
lo sfizio di rifare un classico (Villaggio dei dannati), quasi come a
voler rimettersi in pari con il progetto mancato, ma come sempre, il tempo è il
miglior giudice, e anche il miglior critico cinematografico di sempre, e tutti
sappiamo che proprio con il tempo, molti dei lavori di Giovanni,
sono stati riconosciuti per i capolavori che sono.
Ma ci tengo ad aggiungere un dettaglio importante: Prima Tom Cruise con La Mummia ed ora Leigh Whannell con L’uomo invisibile, hanno provato a rilanciare i mostri classici della
Universal, ma il caso più eclatante di quanto l’intuizione Carpenteriana di
riportare Gill-Man sul grande schermo fosse giusta, è arrivata nel 2017,
Guillermo Del Toro con una specie di remake non autorizzato del film di Arnold,
si è portato a casa la statuetta di zio Oscar per il suo La forma dell’acqua.
Come sempre John Carpenter è l’autore più avanti di tutti, ma anche quello che
in carriera ha raccolto meno gloria, poco importa, noi lo sappiamo che è sempre
lui il numero uno!

“Tranquillo sarà un bel film anche senza Carpenter alla regia”, “Non è diretto da Carpenter? Me ne torno a mollo… Addio!”

La prossima settimana, esploreremo ancora questi universi Carpenteriani
possibili, con altri progetti mai realizzati dal Maestro, restate da queste
parti!



Vi ricordo di passare a trovare Fabio sulla pagina Il Seme Della Follia – FanPage italiana dedicata a John Carpenter e sul suo blog, che ha ospitato per primo questo post dedicato al Gill-Man di Carpenter.

Poi trovate sempre la pagina dedicato allo speciale sul Maestro!

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