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Punisher – Zona di guerra (2008): Se pensi che la vendetta sia brutta… non hai conosciuto Frank Castle

Benvenuti a
Gara 3 di questo speciale dedicato al Punitore, giunti alla terza
trasposizione, finalmente possiamo vedere un Frank Castle quasi degno di essere
paragonabile a quello cartaceo, meglio tardi che mai…




Incredibile
che un personaggio così amato e con una genesi così semplice da narrare, abbia dovuto faticare così tanto per arrivare al cinema, personaggi meno interessanti
di lui (non faccio nomi) ci sono riusciti prima e con meno tormenti. Frank
Castle è un veterano la cui famiglia viene sterminata durante un picnic in un
parco, testimoni involontari (e quindi sacrificabili) di un regolamento di
conti tra mafiosi. Frank perde la brocca, indossa un teschio sul petto e tutte
le armi che trova e si mette a trebbiare criminali mafiosi 24h su 24, sette
giorni su sette. La costanza di Jason Vorhees, la follia di Mad Max e i metodi
da (anti) eroe dell’azione, nulla di complicato, ma malgrado tutto anche
“Punisher: War Zone” non è stato il successo commerciale sperato, è stato
accolto male e ha incassato poco.



Frank Castle mentre convince dei passanti ad andare a vedere il suo film…

A distanza di
anni dalla mia prima visione, tutto sommato di questo film ricordavo solo, il
Punitore appeso a testa in giù al lampadario a sparare e il fatto che il
cattivo fosse Jigsaw/Mosaico, proprio per questo ho deciso di riguardarlo,
devo dire che tra i pro e i contro, sono abbastanza soddisfatto.

Dopo il primo
film del 1989 con Dolph Lundgren, ci siamo dovuti puppare quella porcheria
inguardabile del 2004 con Thomas Jane e, come vi dicevo parlando di quel film,
il buon Tom non voleva proprio mollare il personaggio di Frank Castle, tanto
che è tornato ad interpretarlo nel corto “Dirty Laundry” (trovate tutto QUI).
La cosa
veramente divertente di tutto questo, è che proprio Thomas Jane per anni ha voluto
fortemente un nuovo film dedicato al personaggio, si è proprio messo di
traverso per ottenere lo spostamento della location da Tampa a New York, ha
spaccato i maroni per avere un copione più violento e Mosaico come cattivo, ma
i produttori continuavano a battere il dito su un foglio con su scritto un
numero (modesto) che sotto la voce “Totale” riportava gli incassi del film
precedente. Facciamo il film? Toc Toc Toc sul foglio, dai! Questa volta è più
cupo violento abbiamo un cattivo migliore, Toc Toc Toc. Le cose vanno per le
lunghe, quando poi il film finisce nelle di Lexi Alexander, restano tutte le caratteristiche volute da Jane: più violenza, New York e Mosaico… Ma come protagonista
viene scelto Ray Stevenson. Ciao Tommy è stato bello, non farti più rivedere.



Lexi Alexander, una che non si fa problemi a tenere a bada tipacci del genere…
Lexi Alexander
ha un passato da campionessa di kickboxing e karate, prima di questo film aveva
diretto “Hooligans” un film scemetto, ma molto divertente con Elijah “Frodo” Wood
che va in Inghilterra per motivi (veramente) idioti e si infogna con gli Hooligans,
ben rappresentati da Charlie “Jax Teller” Hunnam che basta a rendere credibile
tutta l’operazione. La ragazza sa il fatto suo, la scelta di Ray Stevenson è
come uscire dall’ascensore dopo che qualcuno ne ha mollata una a porte chiuse.
Stevenson non solo
è grosso e minaccioso, ma ha anche l’età giusta per essere credibile come reduce
(in questo film è un ex militare che addestra le truppe, finalmente basta
poliziotti!), ma soprattutto… E’ Moro! Basta tintoni ridicoli!



Stevenson quando gli hanno chiesto se era disposto ad ossigenarsi i capelli…
L’inizio del
film fa subito capire che questa volta, il team creativo ha saputo mettersi sui giusti binari: una bella (si fa per dire, sembrano dei trogloditi che Tony Soprano avrebbe
preso a scoppole sulla nuca) famiglia di Mafiosi italoamericani a cena, tutto
un tripudio di “Spaghetti” e “Vaffanculo” pronunciati in clamoroso Italglese.


La luce salta,
il Punitore fa irruzione, spezza un paio di colli, piazza un paio di coltellate
e altrettante revolverate, appena torna la luce i commensali sono quasi tutti
morti e per resistere alla prima ordata di sgherri armati, il Punitore (nella
versione italiana chiamato SEMPRE “Punisher” forse per giustificare il titolo
italiano) decide che la cosa più furba sia appendersi a testa in giù al
lampadario di cristallo sparando a ripetizione ruotando su se stesso. Era la
scena che ricordavo, allora pensavo fosse tanto coreografica quando inutile, a
rivederla posso dire che confermo il senso di Robert Rodrigueziano fastidio che
mi provoca, ma vista la mattanza precedente posso tranquillamente perdonarla.



Gira la ruota, e un mafioso puoi ammazzare anche tu…
Il Frank
Castle di questo film si avvicina molto a quello fumettistico, anche se ancora
non è perfetto (sono pignolo lo so…) iniziamo con le cose giuste. E’ un
militare quindi il fatto che sappia usare ogni tipo di arma ha senso, non
veniamo tediati dalla vita pre-trauma di Frank, mezzo flashback onirico dove
vediamo il massacro del Picnic e una veloce spiegazione dei poliziotti e anche
chi non conosce il personaggio sa tutto quello che serve sapere su di lui per
potersi godere la tonnara di Mafiosi.
Ray Stevenson
non sorride quasi mai, fisicamente è minaccioso e il conteggio dei morti gli
rende onore.



“Thomas Jane chi? Mai sentito nominare…”
Di negativo
c’è il fatto che non ha ancora la scintilla di totale follia negli occhi, non è
ancora l’incarnazione della morte con le automatiche che dovrebbe essere. Per
motivi che posso anche facilmente comprendere, ogni tanto il personaggio deve
preoccuparsi per i danni collaterali, infatti per tutto il film lo vediamo fare
da angelo custode alla vedova (Julie Benz tanto caruccia quanto imbalsamata) e
alla figlia dell’agente ucciso. Inoltre, il teschio sul petto è un po’ timido,
come se i ragazzi della Marvel si vergognassero del simbolo più celebre del
personaggio, quindi risulta un po’ scolorito, un paio di volte guardando il
film mi sono detto: “Ma si è rotolato da qualche parte che ha i vestiti sporc…
Ah già è il teschio”. Inoltre, in questa versione Frank viene aiutato da Micro(chip),
che fa per lui quello che “Q” faceva per James Bond: sfornare Gadget hi-tech. Non sono mai stato un gran fan del personaggio, ma devo dire che scegliere l’ex
Nerd di Jurassic Park, Wayne Knight è stata una scelta molto azzeccata.



“Ah! Ah! Ah! Non hai detto la parola magica!”
Il film non ha
ambizioni di profondità psicologica e di picconi moralistici (fate ciao ciao
con la manina a Chris Nolan), ma non è nemmeno una pezzentata fatta da uno che
ha letto troppi fumetti come i tediosi “Daredevil” (film non serie tv, quella è una bomba) o Ghost Rider. Lexi Alexander condisce tutto di sangue senza tirare
via la mano, è un tripudio di teste che esplodono, gambe delle sedie
infilate negli occhi, tritatutto ripieni di vetri rotti, c’è anche un corpo a
corpo in bagno che avrebbe potuto finire dopo un secondo con un revolverata,
ma poi la scena finale sarebbe stata meno sanguinolenta, quindi tutto sommato
nell’ottica dell’operazione va anche bene così.

Il film smorza
la violenza con una componente volutamente fumettistica, le citazioni sono
abbondanti, ma non invasive, infatti “Punisher: War Zone” pesca a piene mani dai
fumetti di Garth Ennis, senza, però, risultare una copia pedestre o irritante
(quindi come NON faceva il film precedente). Quasi tutti i personaggi, o almeno
i loro nomi, arrivano proprio dai fumetti che l’autore Nord-Irlandese ha
scritto per il Punitore, i più lampanti sono i due Detective, Paul Budiansky
proviene dalla saga “Widowmaker”, mentre lo sfigatissimo Soap era la task force
dedicata alla cattura del Punitore fin dai primi numeri della gestione Ennis e nel film ricopre lo stesso identico ruolo, solo con umorismo molto meno
graffiante. Il livello di grottesco cinismo di Ennis è spesso un po’ troppo per
Hollywood.



“Questo film è inguardabile, è un pugno in un occh…”.
Anche la frase
“Delle volte me la prendo addirittura con Dio” (in originale “Sometimes i’d
like to get my hands on God”) pronunciata con un qual certo coinvolgimento da
parte di Ray Stevenson è farina del sacco del vecchio Garth.
Ovviamente, il
personaggio più fumettistico di tutti è Jigsaw/Mosaico (in italiano tradotto…
Puzzle, non fatemi dire nulla altrimenti metto mano alle armi come Frank),
storico e sfigurato avversario del Punitore, creato da Len Wein (Mito!) e Ross
Andru (Mitone!) nel 1976.
Qui lo
interpreta Dominic West, ovvero il Jimmy “Fuckin” McNulty della più bella serie
Tv della storia (The Wire). Se non l’avete mai vista (Shame on you!)
non vi voglio rovinare la visione, ma sappiate che ad un certo punto “Fuckin”
McNulty è costretto ad interpretare il ruolo del pazzoide, ecco… Qui, invece, il
pazzoide lo fa dal minuto uno del film. Il suo Billy il bello (ossessionato dai
capelli) che si ritrova con la faccia (e la mente) devastata ricomposta come un
mosaico (non puzzle!) è da applausi.



“Voglio la mai faccia sopra i biglietti da un dollaro!”.
Per uno come
me cresciuto con il Joker di Jack Nicholson, la prova di Dominic West è quella
che più si mette in scia, è talmente divertito, tamarro e divertente da
risultare perfetto, inoltre, il make up del volto sfigurato è ben fatto, cosa
non da poco se vuoi che il tuo cattivo sia una minaccia convincente e non
faccia pisciare sotto dal ridere tutta la platea.
Accanto a lui
il suo fratellino pazzo ruba la scena, Doug Hutchinson ha una carriera da stronzetto
cinematografico, ma qui sforna uno psicopatico masochista capace di far
sembrare un Boy Scout Hannibal Lecter. Jimmy il Matto (in originale
“LBJ”, Loony Bin Jim) dovrebbe tenere dei seminari del tipo
“Cattiveria nel cinefumetto moderno”.



Mike Tyson vs Evander Holyfield.
A tratti il
film sembra troppo ironico e fumettistico per essere considerato il vero
Punisher, quello delle serie MAX di Garth Ennis per capirci (ovvero l’apice del
personaggio), però l’ironia di fondo sforna un paio di scene davvero spassose,
tipo Mosaico che arruola i peggiori criminali della città, facendogli un
discorso motivazionale, con tanto di enorme bandierone americano sullo sfondo,
nemmeno fosse il Generale Patton (o Bugs Bunny che ma l’imitazione di Patton).
Ma le mie due
scene ironiche preferite sono quando il Detective Budiansky chiede una tregua a
Frank, per avere il tempo di interrogare un mafioso disarmato e in tutta
risposta il Punitore gli fa esplodere il cranio con una fucilata a bruciapelo,
che provoca una crisi isterica dello sbirro (“Ma che cazzo fai Castle!”).



Senza ombra di dubbio, la mia scena preferita di tutto il film…

Il top,
comunque, resta la banda del parkour, nei primi anni 2000, era impossibile non
vedere una scena di parkour in un film, riuscivano a piazzare gente saltellante
anche nelle commedia di Kate Hudson. Lexi Alexander riprende i tre aspiranti
uomini ragno con tanto di musica (neo) metallara in sottofondo, si prende il suo
tempo per mostrarceli bene e quando uno dei tre è a mezz’aria tra un palazzo e
l’altro… Frank lo fa esplodere in volo con un colpo di Bazooka. Fine del parkour
in questo film, ma più in generale un bellissimo modo per dire: “Il parkour ha
bello che grattuggiato i maroni”.



Qui giace la moda del parkour al cinema.
Non so se
riusciremo mai a vedere al cinema un Punitore come quello (fantastico e maturo)
dei fumetti MAX di Ennis, però questo film è pieno di scene d’azione,
sanguinoso, ben ritmato, ha un protagonista che giganteggia e due cattivi che
si mangiano la scena (fate ciao ciao con la manina a John Travolta) e, a
distanza di anni, il pezzo di Rob Zombie che si sente sui titoli di coda e nel
mio MP3 quando vado a correre (storia vera). Ad oggi, questa versione è il
miglior adattamento del personaggio visto al cinema… Vediamo se la seconda
stagione di Daredevil riuscirà a fare di meglio.
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