
Se mi prudono i pollici, vuol dire che i blogger si sono uniti per rendere omaggio ad un altro grandissimo scrittore, dopo il vecchio H.P. oggi é il giorno di Ray Bradbury, che nasceva il 22 agosto del 1920, cento anni tondi.
Per quello che mi riguarda, Ray Bradbury è l’autore del cuore di tutti quelli che leggono per davvero e leggono anche tanto. Qualunque accanito lettore ha passato la sua bruciante “fase Bradbury”, in cui ha consumato ogni libro con il suo nome in copertina scovato in giro. Inoltre ad esclusione di un certo film piuttosto famoso diretto da Francois Truffaut, Bradbury pur avendo frequentato moltissimo il cinema, non è diventato mai quel nome facile da citare anche da chi non lo ha letto spesso. Come accende la scintilla negli occhi dei lettori il vecchio Ray, non lo fa nessuno, anche perché definirlo prolifico, sarebbe alquanto riduttivo.

Bradbury ha scritto di tutto, non solo la sua bibliografia è sconfinata ma copre tantissimi generi, ovviamente è ricordato soprattutto come uno dei più grandi maestri della fantascienza (le sue cronache marziane hanno cambiato il mio modo di percepire il genere), ma Bradbury ha scritto romanzi e racconti di ogni tipo, anche squisitamente horror, sempre con un occhio di riguardo ai personaggi, alla loro costruzione e alle loro motivazioni, a differenza di Isaac Asimov che nel raccontare a volte aveva un lieve e freddo distacco, Bradbury ha sempre tenuto conto delle emozioni e dei sentimenti dei suoi personaggi, un tipo di scrittura che ha influenzato generazioni di scrittori, signori come Neil Gaiman e Stephen King – specialmente King! -, hanno pescato a piene mani dallo stile di Bradbury.
Per questo piccolo omaggio allo scrittore ho scelto un titolo strambo, che poi sono anche i miei preferiti. Una storia con una lunga gestazione, perché la leggenda narra che il dodicenne Ray Bradbury, si sia prese un discreto spaghetto per colpa di un imbonitore, tale Mister Elettrico, che in un Luna Park in visita alla sua città cercò di predirgli il futuro, da quel sinistro incontro Bradbury trasse lo spunto per Mr. Dark, il proprietario del circo itinerante al centro di “Something Wicked This Way Comes”, titolo pescato da una citazione di Shakespeare presa dal “Macbeth”.

Ma la prima incarnazione della storia non era un romanzo, bensì una sceneggiatura, scritta in origine per l’amico e stella di prima grandezza di Hollywood, Gene Kelly, che entusiasta della trama si disse pronto a produrla ed interpretarla salvo poi tirarsi indietro all’ultimo momento per mancanza di tempo e fondi (storia vera). Cosa fare del manoscritto? Abbandonarlo sul fondo di un cassetto a prendere polvere? Figuriamoci! Bradbury decise di modificarlo trasformandolo in un romanzo, che qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa venne pubblicato nel 1967 con il titolo “Il Popolo dell’Autunno”.

Ma nel frattempo, il prolifico autore e Hollywood non poteva stare troppo distanti uno dall’altro, Bradbury ad esempio ha firmato anche la sceneggiatura di “Moby Dick, la balena bianca” (1956), diretto da John Huston ed in questo periodo il vecchio Ray ha fatto la conoscenza del produttore Jack Clayton, che fu proprio il nome che Bradbury suggerì alla Paramount come possibile regista, quando nel 1977 la major acquistò i diritti del suo romanzo per farne un film, anche se la strana combinazione di favola ed elementi horror lasciò la produzione in un limbo per diversi tempo, fino all’arrivo della più improbabile tra le case di produzioni possibili… la Walt Disney pictures.
A quel punto, nei primi anni ’80, una serie di titoli per ragazzi dall’anima un po’ più oscura, stavano collezionando buoni risultati al botteghino, titoli come “Dark Crystal” (1982) e I banditi del tempo, fecero scattare una molla in testa ai capoccia della casa del topastro Mickey. Steven Spielberg con il suo E.T. aveva dimostrato che i ragazzini potevano sopportare di essere (emotivamente) strattonati da una storia, era ora di espandersi e prendersi anche questa nuova fetta di mercato, ecco perché Bradbury venne assunto per rendere un storia nata come sceneggiatura, nuovamente un copione per un film. Eh ma allora! Copione, poi romanzo poi ancora copione, decidiamoci una buona volta!

Lo scrittore si mise al lavoro ad una condizione: avere Jack Clayton alla regia, l’ex produttore di “Moby Dick”, nel frattempo si era fatto un nome anche come regista per titoli come “Suspense” (1961) e “Il grande Gatsby” (1974). Trovato il regista, ora bisognava solamente trovare un attore per la parte di Mr. Dark.
Ray Bradbury voleva a tutti i costi uno tra Peter O’Toole oppure Christopher Lee, ma la Disney che voleva investire su questo film ma senza svenarsi, dopo una trattativa mise sotto contratto uno dei miei preferiti, Jonathan Pryce che dall’alto del suo 1,85 dovette comunque girare alcune scene con delle vistose zeppe sotto i piedi, in modo da svettare sul resto del cast come desiderava Bradbury per il suo personaggio (storia vera).

Con un’oscura partitura musicale composta da Georges Delerue, “Qualcosa di sinistro sta per accadere” scatenò il panico durante le anteprime organizzate dalla Disney, l’accusa principale? Troppo spaventoso per essere un film Disney! Sarà ma per uno come me che inizia ad urlare quando nei cartoni della casa del topo, attaccano con la dodicesima melensa canzone di fila, questo film non sembra poi così pauroso, guardatevi piuttosto “Oceania” (2016) poi ne riparliamo!

Nel panico generale tutti hanno la loro idea: Bradbury, come farebbe qualunque scrittore, vorrebbe un film ancora più aderente al suo romanzo originale, Clayton capisce l’antifona e punta a rendere la pellicola più adatta alle famiglie. Per farlo fa assumere John Mortimer per riscrivere alcuni passaggi e renderli più morbidi, guadagnandosi così il disprezzo di Bradbury, la frittata ormai era fatta.
Ora, siamo abituati a pensare alla figura del produttore come qualcuno in giacca e cravatta, capace solo di dire tanti inflessibili “no” tagliando i costi, eppure alla Disney ci provarono, con cinque milioni aggiuntivi di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, fecero arrivare di corsa un altro dei miei preferiti, James Horner, per comporre da zero una colonna sonora tutta nuova, inoltre convinsero Bradbury a tornare per sistemare alcuni passaggi della storia, ma solo dopo aver aggiunto la scena delle tarantole, che Clayton per altro disprezzava, ma da bambino era una delle più spaventose e bisogna ammettere che anche rivedendo il film in occasione di questo omaggio, resta una delle più memorabili.

Il frutto di tutti questi rimaneggiamenti, ottenne quasi il benestare di Bradbury che arrivò a definire il risultato finale non un grande film, ma uno abbastanza bello (storia vera), malgrado il fatto che il modesto risultato al botteghino e le reazioni del pubblico, portarono la Disney a nascondere questa pellicola sotto il tappeto, anche se negli anni, grazie allarme video e le repliche in televisione, la pellicola ha saputo conquistarsi uno zoccolo duro di appassionati.
Anche perché parliamoci chiaro, “Qualcosa di sinistro sta per accadere” è un fiero rappresentante di quel (purtroppo) breve periodo, in cui i film per ragazzi non avevano paura di spaventarli un po’, senza scomodare un classico come I Goonies, ricordiamoci di Taron e la pentola magica, oppure di Nel fantastico mondo di Oz. Trovo che sia un peccato che la Disney abbia abbandonato la sua produzione di pellicole con attori ed elementi da brivido come questa, una scelta che ha contribuito a rendere così “caramelloso” il cinema americano contemporaneo, quindi non affannatevi a cercare questo film nel catalogo di Disney+, non lo troverete mai.

Come tutte le storie dall’animo horror, “Qualcosa di sinistro sta per accadere” comincia ad ottobre e ci presenta i due protagonisti – uno anche narratore, che in originale ha la voce di Arthur Hill-, uno biondo e l’altro moro, Will Halloway (Vidal Peterson) e Jim Nightshade (Shawn Carson) sono due bambini nati con un minuto di differenza uno dall’altro, opposti in tutti e proprio per questo grandi amici.
Il papà di Will, il signor Halloway ha il volto del grande Jason Robards, che qui interpreta un bibliotecario terrorizzato dal tempo che passa, convinto ormai di essere troppo vecchio per tutto, anche per fare da padre al giovane Will, a cui però ha trasmetto tutta la passione per i libri.

Jim invece preferisce il rischio, e mentre la storia ci presenta tutti i coloriti personaggi che popolano la cittadina (Tom Fury, il venditore di parafulmini vince a mani basse contro tutti), in città arriva il luna park itinerante di Mr. Dark: ammaliante, carismatico, con strani tatuaggi che si muovono lungo la sua pelle (anche se rispetto al libro, nel film lo fanno solo in una scena), l’uomo ha svariati poteri, quello di controllare il tempo con la sua giostra, che vorticando in una direzione piuttosto che in un’altra, può farti ringiovanire oppure invecchiare. Ma soprattutto Mr. Dark è qui per regalare agli abitanti della cittadina la possibilità di esaurire uno dei loro desideri, un patto con il diavolo che avrà parecchie postille scritte in piccolo nel contratto, che però molti abitanti decideranno idealmente di firmare lo stesso… chi ha detto “Cose preziose” di Stephen King? Nessuno? Ah no perché mi era sembrato di averlo sentito, anche perché state pur certi che il romanzo del 1991 di zio Stevie, è fortemente debitore del lavoro di Bradbury, ma potremmo dire che tutta la bibliografia dello zio deve moltissimo allo scrittore di Waukegan.
Il film, con quel suo taglio così classico è un tuffo in un’epoca passata, Jason Robards è perfetto quando hai bisogno di raccontare la malinconia inoltre, ho sempre un occhio di riguardo per Jonathan Pryce, però vederlo qui nei panni del malvagio, secondo me lo rende parecchio efficace, soprattutto se si è abituati a vederlo in ruolo da buono a tutto tondo.

“Something Wicked This Way Comes” è un film che fa paura? Ad un adulto nel 2020 proprio no, però resta il film Disney con più alto numero di teste mozzate finite in una cesta, tarantole e grottesche trasformazioni che troverete mai in giro, a patto che la Disney vi conceda di trovarne ancora una copia. In alcuni passaggi va sotto con perdite nel confronto diretto con il libro, in particolare per quanto riguarda la figura della strega della polvere, che nel film è interpretata dalla bellissima Pam Grier, ma per riconoscerla vi avviso, dovrete leggere il suo nome nei titoli di coda del film.

In ogni caso “Qualcosa di sinistro sta per accadere”, resta un titolo con una buona dose di fascino grazie alla capacità di Jack Clayton di creare l’atmosfera tesa e nebbiosa che caratterizza la storia, con momenti davvero riusciti come la sequenza nella stanza degli specchi del luna park, che diventa subito la versione locale della scena di “La signora di Shanghai” (1947) oppure di I 3 dell’operazione drago, lascio che il paragone venga fatto in base ai vostri gusti, anche se tra i due titoli, ho una netta preferenza.

Questo film resta un riuscito esempio del talento di Bradbury di creare iconografia, ma anche di concentrare le sue storie attorno a personaggi riusciti con cui è molto facile immedesimarsi, ci voleva un autore della sua portata per sfornare il primo e anche l’unico horror della Disney! Qui sotto trovate l’omaggio del Zinefilo a Ray Bradbury, ma anche il post di CineCivetta dedicato a questo film… voglio sentirvi cliccare senza pietà da qui!
Sepolto in precedenza sabato 22 agosto 2020


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