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Rampage – Furia animale (2018): quando vuoi fare il Punk, ma sei pieno di soldi

Come si fa a capire quando hai vinto? Non dico quando uno
sta giocando a Basket, lì basta guardare il punteggio finale per capirlo.
Intendo dire in un contesto normale, anche lavorativo. La risposta alla domanda
che mi sono posto da solo (e questo vi dice dei miei problemi) che riesco a
darmi è che lo capisci in base a quello che fanno gli altri.


Non credo che nessuno verrà con una bottiglia di quello buono
e una coppa a dirti «Bravo, hai vinto!», ma se quello che fai ha un valore, o
per lo meno funziona, probabilmente te ne accorgerai quando gli altri
inizieranno a fare quello che tu già fai da tempo. Se riesci ad imporre uno
standard hai vinto, per quanto mi riguarda “Rampage” è la prova che la Asylum
ha vinto tutto. Lasciatemi l’icona aperta che ci torniamo, prima, urge un
piccolo passo indietro nel tempo.
Penso che siano gli ultimi sgoccioli di anni ’80 o forse
abbiamo già scollinato nei ’90, poco importa, vicino a casa mia c’è una sala
giochi vecchia maniera dove ci sono tutti i cabinati che contano, uno dei miei
preferiti in assoluto si chiama “Rampage”. È un gioco della Midway Games quella
che per circa 33 milioni di ex presidenti defunti stampati su fogli verdi
qualche anno fa è stata comprata dalla Warern Bros. La trama non era proprio
articolatissima, potevi scegliere tra un gorilla gigante in stile King Kong, un lupo mannaro sempre
gigante di nome Ralph e, l’ultimo, un lucertolone che, ovviamente, faceva il verso
a Godzilla.
Sceglievi il personaggio e via, partiti a distruggere
palazzi, bastava arrampicarsi sul palazzo e tirare cazzottoni sulla facciata
fino a farlo crollare, il tutto mentre l’esercito ti sparava contro e gli
abitanti del palazzo ti lanciavano piccole bombette, non un grosso problema
visto che potevi mangiarti gli inquilini, se finivi l’energia, il personaggio
si ritrasformava in un umano (nudo come un bruco) che correva via fuori dallo
schermo. Insomma, un giochino facile facile e molto divertente, per darvi un’idea,
sia per grafica che per intenti, somigliava un po’ a Ralph Spaccatutto (2012),
di cui sono convinto il nome del personaggio sia un omaggio, però con più
mostri giganti pieni di pixel.

Ho distrutto più città con “Rampage” io che qualunque amministrazione pubblica uscente.

Ma per tutti i dettagli su “Rampage” vi consiglio di fare un salto a casa di Emanuele!

Capite che per portare sul grande schermo tre mostri giganti
che spaccano città, la trama alle loro spalle te la devi un po’ inventare da
zero, infatti speravo sfruttassero il dettaglio di umani che si trasformano in
mostri, non perché abbia voglia di vedere uomini nudi che scappano via dallo schermo,
quanto perché sarebbe stata la via più facile da percorrere, invece la Warner
Bros in combutta con la New Line cinema ha fatto un’altra pensata, quella che
mi permette di chiudere l’icona lasciata aperta lassù: “Faremo come fanno quelli
dall’Asylum, ma con i soldi!”.

Sulla carta resta una soluzione davvero stronza, un po’ come
il compagno che avevi alle superiori che si atteggiava a Punk, poi, in realtà,
aveva il papà pieno di soldi che andava a prenderlo a scuola con il macchinone,
stessa identica cosa, però voglio dire: se tu hai i soldi per dare il ruolo di
protagonista a The Rock e poi di farlo sembrare piccolo, mettendogli accanto
tre mostri animati in CGI, chi sono io per lamentarmi se il risultato finale è
pure divertente. D’altra parte “Rampage” era uno spasso ed io ad una scimmia al
cinema non dico mai di no!

Facilissimo, Tu metti una scimmia nel film, io vengo a vedere il tuo film.

Viviamo tempi strani, The Rock è l’unico attore
portatore sano di muscoli che può permettersi di comparire in film da assoluto
protagonista, come un tempo accadeva agli Stallone e ai Schwarzenegger, solo
che loro come amici avevano registi del calibro di John G. Avildsen, John McTiernan e James Cameron. Mentre il regista di riferimento per The Rock è Brad Peyton, vi lascio il tempo
per scoppiare in una risata.

Brad Peyton, colui che ha regalato al mondo capolavori come “Cani
& gatti – La vendetta di Kitty” (2010) e Viaggio nell’isola misteriosa
(2012) proprio con Dwayne “The Rock” Johnson nel cast, ma siccome
questi film i miei neuroni hanno già provveduto a cancellarli, devo dire che Peyton
lo ricordo più che altro per San Andreas, più che altro perché Rock nel film era sposato con Carla Gugino ed era
padre di Alexandra Daddario che contribuivano a distrarre dal fatto che il film
fosse una cazzata pazzesca perfetta per il palinsesto di Italia 1.

“Fermi! Io e il mio amico chi abbiamo già prenotato tutto il palinsesto fino al 2025!”.

L’altra cosa che ricordo di San Andreas era il suo essere una brutta copia di uno qualunque dei
film di Roland Emmerich, in questo senso, “Rampage” è un esempio di continuità
artistica (se così possiamo chiamarla) da parte di Peyton, passato dallo
scopiazzare male Emmerich a cercare di scimmiottare l’Asylum. L’avete capita?
Scimmiottare, perché nel film c’è una scim… Ok, la smetto.

Invece di scegliere la strada di umani che si trasformano in
mostri giganti, la Warner Bros e la New Line chiedono al loro schiavo Brad
Peyton di percorrere la strada più complicata che da “A” porta a “Mostri
giganti distruggono Chicago”. Quindi, s’inizia con una spiegazione su una cura
resa illegale per poi finire in una stazione spaziale che nel prologo del film
viene tenuta sotto scacco da un ratto mutante vitaminizzato che si è messo in
testa di essere uno Xenomorfo e fa fuori tutto l’equipaggio tranne l’eroica
astronauta che riesce a far precipitare sulla Terra il patogene in grado di
mutare le bestie, roba che se colpisce un lupo, quello diventa un lupone, se
becca un gorilla diventa un gorillone, mentre se centra un uomo che usa bassi
trucchetti per vincere alle carte quello diventa subito un nobile di sangue blu
e via dicendo.

Lupo ululà ma elicottero ululì.

Dopo questa premessa inutilmente lunga, tocca dare un ruolo
a The Rock, qui nei panni di Davis Okoye, l’uomo che sussurrava ai gorilla. Il
primatologo ex militare ora tutto ecologista che aiuta le vecchiette ad
attraversare la strada, i gattini a scendere dagli alberi e nel tempo libero
ammalia le donne e fa dubitare gli uomini della loro eterosessualità, insomma
un santo uscito dalla palestra, in pratica un adone. Che non è un ado colpito
dal patogeno.

Ma il nostro Davis non ha tempo per lasciarsi adulare da
tutti, il suo compito è aiutare il suo grande amico George, un gorilla che lui
stesso ha salvato dai bracconieri (avevate dubbi) e che per di più è albino,
quindi rarissimo! Tipo Copito de nieve, ma realizzato con gli effetti speciali
della Weta, perché tanto che ci frega, siamo la Warner Bros. Possiamo permetterci
i migliori, gli stessi che hanno trasformato Andy Serkis in una scimmia non UNA,
non DUE, ma ben TRE volte!

“Non muoverti, è un pericolo esemplare di… ehm, uomo con le stampelle” (Vabbè poi col computer si sistema).

Il nostro amico George (re della giungla) è oggettivamente
uno spettacolo, l’animazione della Weta è perfetta, ormai hanno animato così
tante scimmie che la loro Motion Capture non ha niente da invidiare a nessuno,
ma io penso al povero animatore che ha dovuto passare ore davanti al computer per
far muovere in modo così realistico, ad esempio, le dita del gorilla bianco,
affascinante che la sceneggiatura preveda che George comunichi con il
linguaggio dei segni e proprio quelle dita le utilizzi per fare tutti i gestacci
possibili immaginabili, perché vuoi mettere quanto fa ridere una scimmia che fa
il dito medio? Risatone! Colpite pure loro dal patogeno.

“Me lo dici tu quando devo fare il dito capo oppure improvviso?”.

A livello di umorismo, stiamo davvero alle aste, i siparietti
comici tra George e The Rock si vedono all’inizio e senza nessuna sorpresa si
ripetono nel finale del film identici a loro stessi, il resto del film è
costellato da scenette in cui The Rock compare e fa quello rilassato e
tranquillo in mezzo al caos, ogni tanto sfoggia il sorrisone bianco splendente
quello che con i denti che fanno Iiiiihhhhhhhhh, purtroppo non inarca il sopracciglio,
peccato è l’unico gesto atletico con cui potrei competere in una gara diretta
contro Rock.

“Con chi è che vorresti competere Cass? Dai su fai il bravo”.

Oh, comunque ci va grassa, perché il resto del cast è una
tragedia. Naomie Harris è brava a recitare, ma siccome lo schema da seguire è
quello dell’Asylum, se nel tuo film hai una dottoressa, come minimo dev’essere
una super gnocca, perché si sa che le scienziate nei film dell’Asylum sono
tutte così, ma non è mica finita. Qual’è l’altra grande regola dei casting dei
film Asylum? Attori più o meno famosi che recitano per un tocco di pane e una
ciotola di riso, quindi occhio che pure qui siamo ben coperti.

“Ah quindi tu saresti la scienziata del film?” , “Allora? Più che un primatologo sembri King Kong, non rompere!”.

Joe Manganiello è il capo di una task force di tamarri che
finisce malissimo, quando fa la conoscenza di Ralph, il lupo gigante del
Wyoming, ma il migliore resta Jeffrey Dean Morgan. Jeffrey Dean Morgan! Una
vita passata ad essere scambiato per uno a caso tra Robert Downey Jr., oppure Javier
Bardem che grazie alla serie più noiosa della storia del piccolo schermo, ora verrà ricordato da tutti per il ruolo
di Negan, quindi che cosa fa il nostro Jeffrey Dean? Adesso recita TUTTI i
personaggi come se fossero Negan!

Qui fa la parte di uno sceriffo in giacca e cravatta, che
dovrebbe rappresentare la quota Western in un film che non ha bisogno di quote
Western, se Negan va in giro con la mazza da Baseball Lucille, qui sfoggia una
pistola nella cintura così, tanto per darsi un tono e recita ogni riga di
dialogo con il sorrisone di Negan sulla faccia, roba che viene davvero voglia
che Rock gli dia uno sganassone di quelli dati bene per poi dirgli: «Non stai
recitando in quel cazzo di Camminamorti, smettila!».

“Ti infilo quel bastone nel culo e ti sventolo come una bandiera” (Cit.)

Ma il momento in cui ho capito che per questo film non c’era
più alcuna speranza è quando ho visto spuntare nei panni di una stereotipata
cattiva, personaggio scritto sul retro di un tovagliolo per il livello di
caratterizzazione, la bella Malin Åkerman. Tanto caruccia da vedere quanto
garanzia di disastro, se c’è lei nel cast del film, state pur certi che la
pellicola è da buttare! Non si scappa, è una regola non scritta! Per fortuna,
qui il suo personaggio fa l’unica fine che merita in un film tratto dal mitico “Rampage”
e credetemi, ho voluto veramente bene a George per quella singola scena.

Il film ci mette fin troppo tempo a diventare quello che uno
si aspetterebbe da “Rampage”, ovvero: mostri giganti che distruggono la città,
quando accade devo dire tutto sommato la caciara è divertente George è un gorillone
che fa felice lo “Scimmiologo” amante delle scimmie al cinema che c’è in me, le
altre due creature non tengono il passo e lo considero un tentativo di
corruzione del sottoscritto il fatto che nel film ci sia un uso fuori misura
dei Bro-Fist.
In questo film i personaggi si scambiano Bro-Fist come se
non ci fosse un domani, quando Rock e George s’incontrano si salutano con il
pugno, anche quando il ragazzone (intendo quello senza tatuaggi) cambia di
dimensioni, quindi si raggiunge l’apice di un BRO-FIST grosso quanto la mano di
George, ovvero tutto lo schermo. The Rock, bro-fist e scimmie, davvero ragazzi
grazie sono contento, però la prossima volta cercate di metterci dentro anche un
film intorno a tutte queste cosette, ok?

Brofist, Rock, Scimmie giganti che spaccano tutto, questo film è il primo caso di: CASSatio benevolentiae.

Sì, perché se il vostro normale film dell’Asylum è costruito
attorno ad un protagonista, di solito un ex famoso tipo lo Ian Ziering di Sharknado, qui è la stessa identica cosa,
però con uno che sta all’apice della fama come The Rock. Se gli effetti
speciali dell’Asylum sono pezzenti, quelli della Warner sono il meglio che i
soldi possano comprare, ma tra cinque anni sembrano comunque già vecchi e
dubito che fuori da un grande schermo possano mantenere la loro efficacia.

Insomma, “Rampage” è la prova che l’Asylum ha vinto, perché
quando la Warner Bros ti prende come modello di riferimento, vuol dire che hai
vinto tu, con la sola differenza che un filmaccio della Asylum, riesce quasi sempre a piazzare la trovata scema che ti fa
morire dal ridere, questo “Rampage”, invece, riesce in solo a portare
avanti la brutta fama dei videogiochi adattati al cinema, perché appena arrivato ai titoli di coda, la prima cosa
che ho pensato è stata: “Il gioco era meglio” (storia vera).
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