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Red Rock West (1992): tutte le strade portano a Nicolas Cage

Ogni anno la cricca di Blogger cinefili si raduna per
festeggiare il compleanno del più grande attore della storia, no non Marlon
Brando, di più… Nicolas Cage!

Il compleanno del nipote di Francis Ford Coppola cade il 7
gennaio, l’anno scorso questa festosa tradizione è saltata e infatti, guardate
che razza di piega ha preso il 2020! Anche in questo inizio di 2021, visto che siamo arrivati un po’
lunghi sulla data, la “maledizione” di Cage ci ha regalato un attacco al campidoglio
americano e una crisi di governo Italiota, quindi pur non credendo alla
scaramanzia, meglio mettersi dalla parte giusta della storia, anche perché
personalmente di un film con Nicola Gabbia scrivo sempre con piacere.

Le prove sopra le righe del nipotino di Talia Shire non
mancano, anche perché Nicola vive e prospera recitando due ottave sopra il
necessario, ma il film che ho scelto per quest’anno è un pochino diverso, non
manca certo di eccentricità (con Cage in giro non sarebbe possibile) ma
potrebbe essere uno di quei titoli poco citati in grado (forse) di far cambiare
la valutazione sul talento di Nicolas Cage. Un ruolo da protagonista in un film
che dura poco più di 90 minuti, estremamente compatto, molto avvincente,
scritto e diretto da John Dahl.

Vi assicuro che per il film si sono impegnati più che per la grafica dei titoli di testa.

A John Dahl piacciono molto queste storie un po’ torbide di
personaggi spinti ai margini, e perché no magari ambientate sulle strade d’America, sto pensando anche al suo “Radio Killer” del 2001. Infatti per il ruolo del
protagonista Michael Williams, il regista aveva intenzione di scegliere Kris Kristofferson, non più certo il
divo di un tempo e perso tra parecchie produzioni televisive che gli impedirono
di accettare il ruolo. Anche perché tra gli ammiratori del lavoro di Dahl, in
particolare del suo film d’esordio “Uccidimi due volte” (1989), metteteci pure
lo zio di Nicola, secondo almeno un paio di fonti, potrebbe essere stato
proprio Francis Ford Coppola a suggerire il nipote per il ruolo da
protagonista, non ci sarebbe troppo da stupirsi, tutti i primi ruoli di Cage
sono parti minori in film del celebre zio, almeno fino a “Nato per vincere”
(1986) e al bellissimo “Arizona Junior” (1987) dei fratelli Coen.

“Diamoci una mossa, questo Nicolas Cage Day non comincerà senza di me”

Per assurd “Red Rock West” sarebbe uno di quei film da
vedere senza sapere nulla della trama, uno di quei titoli su consiglio del tipo
«Guardalo è bello», quindi cercherò di restare il più vago possibile su molti
dei colpi di scena, perché “Red Rock West” è una pellicola che cambia spesso
direzione, proprio come fa il protagonista, che va e viene dalla piccola
cittadina di Red Rock nel Wyoming, senza riuscire ad abbandonarla mai per
davvero.

Ma visto che pochi guarderebbero un film a scatola chiusa,
qualche dettaglio di massima ci vuole: “Red Rock West” è un film che si rifà a
parecchi archetipi cinematografici, di base è un noir purissimo, con il
protagonista stropicciato e la “Femme Fatale” come vuole la tradizione, però
oltre ad avere un’ambientazione moderna, la trama si svolge in paesaggi tipici del
western, quindi per assurdo potrebbe funzionare quasi senza nessun cambiamento,
anche con i cavalli al posto delle automobili, anche perché a ben guardare
nemmeno qui mancano pistoleri e sceriffi.

Invece di un cavallo chiamato Dinamite, una bella Coupe de Ville del 1967. Brutto?

Aggiungiamo un po’ di Guacamole, “Red Rock West” ha una
sottile ironia che in alcuni momenti sale in cattedra, ma anche una certa dose
di fatalismo piuttosto marcata che rende il film un cugino alla lontana
rispetto al cinema dei fratelli Coen e considerando il cast, diventa davvero
impossibile non pensare a David Lynch, non solo per le trame che ruotano
attorno ad una piccola città americana, quanto proprio per la presenza nel cast
di tre attori Lynchiani: il nostro Nick fresco della sua magistrale prova di
esagerazione in Cuore Selvaggio, la
bella Lara Flynn Boyle lanciata da Twin Peaks e il matto col botto, Dennis
Hopper che ricorderete per “Velluto blu” (1986) e che è sempre felice di poter
sfoggiare il suo accento Texano in un film, infatti Hopper originariamente
avrebbe dovuto interpretare lo Wayne, ma è stato presto dirottato sul
ruolo dello straniero in arrivo dal Texas e il film ne ha sicuramente giovato
(storia vera).

Non so voi, ma mi parte in testa il Badalamenti.

“Red Rock West” si apre con il paesaggio arido del Wyoming e
le note perfettamente azzeccate del compositore William Olvis, uno che ha
lavorato spesso per la tv ma che qui ha davvero azzeccato il tono del film, in
più di un passaggio la musica sottolinea alla perfezione gli eventi, ben presente
ma senza rubare la scena, anche perché a quello ci pensa Nicolas Cage.

Il suo Michael Williams entra in scena svegliandosi dopo
aver passato la notte in auto, parcheggiato a bordo strada si sveglia, fa le
flessioni su un braccio, si rade, si veste, si sistema la ginocchiera che tiene
insieme i pezzi del suo malandato ginocchio, fottuto durante un’azione di
guerra in Libano quando militava nel corpo dei Marines. Ora Michael è solo in
cerca di un lavoro onesto in un’azienda petrolifera del Wyoming, ha viaggiato
dal Texas contando solo sulla raccomandazione di Coppola un amico, anche
se proprio per via del ginocchio resterà a spasso, costretto a spendersi i suoi
ultimi cinque dollari in benzina, necessaria giusto ad arrivare fino alla
cittadina di Red Rock.

Piegamenti su un braccio di prima mattina, il solito megalomane.

Nel bar che sembra un saloon il suo accento del Texas lo fa
scambiare con il Texano che stavano aspettando, Michael fa buon viso a cattivo
gioco anche perché il lavoro che gli offrono è ben pagato, in fondo deve solo
uccidere la ricca Suzanne Brown (Lara Flynn Boyle) facoltosa ex moglie di Wayne
Brown (J.T. Walsh).

Michael è uno spiantato, sarà pure pronto a vivere di
espedienti ma non è un malvagio, quindi incassa i soldi di Wayne per uccidere l’ex
moglie, ma poi complice il fatto che la donna sia anche fatta a forma della
guardabile Lara Flynn Boyle, la avvisa dei piani dell’ex marito, incassa il
doppio dei soldi dalla donna per restituire il favore all’uomo e scappa con il
ricco bottino da Red Rock, ma non prima di aver scritto una lettera allo
sceriffo locale per avvisarlo degli eventi, qui a Red Rock siete tutti matti, io me ne vado e non mi
vedrete mai più, ciaione!

L’inquadratura più ricorrente di tutto il film (cambieranno il numero di abitanti quando Nick entra ed esce dalla città?)

Mike gongola e lascia la città, John Dahl ci regala l’inquadratura
più ricorrente nel film, quella sul cartello di benvenuto o di addio (in base
alla direzione percorsa) di Red Rock che il protagonista finirà per vedere e
rivedere fin troppe volte, perché guidando sotto una pioggia torrenziale, il
destino ci mette ancora una volta lo zampino: un uomo rimasto con una gomma a
terra, una frenata e uno scontro. Scappare con i soldi impunito, oppure
lasciare un uomo innocente a morire sull’asfalto? Come detto, Michael è uno spiantato ma
non un malvagio, quindi tornerà a leggere ancora una volta il cartello della cittadina, questa
volta dal lato “Welcome”.

“Red Rock West” tiene altissima la tensione con davvero
nulla, le musiche di William Olvis sottolineano alla perfezione la condizione
di Michael, che come un personaggio dei Coen è vittima degli eventi, a volte a
suo favore ma più spesso contro, come spettatori sappiamo esattamente cosa rischia
a restare in città e la faccenda si complica quando arriva il terzo colpo di
scena in breve tempo, quello che metterà il protagonista nella cacca fino al
collo. Non ve lo racconto per lasciarvi intatta la visione del film.

Nicolas Cage è semplicemente perfetto per il ruolo, sembra
la versione misurata (e pettinata) del suo personaggio in “Arizona Junior”, ma
esattamente come in un film dei Coen per ogni svolta sarà vittima del caso, totalmente
in balia degli eventi anche con l’entrata in scena di Lyle (Dennis Hopper), che
arriva con un Deus ex machina ma quasi gli spappola il cranio sul paraurti
della sua rombante auto, in una scena davvero molto ironica, che anche qui
rimanda parecchio al cinema dei fratelli del Minnesota.

Se riesci a leggere questo vuol dire che sei troppo vicino.

Vorrei raccontarvi altro della trama ma vi farei un torto,
perché “Red Rock West” è un film che va scoperto una svolta alla volta, che
rallenta il ritmo solo nel secondo atto, per seguire il manuale del noir
portando in scena la storia d’amore tra Mike e la “Femme Fatale” del film, ma è
un passaggio inevitabile di un film con archetipi narrativi così chiari e che
diventa fondamentale per rendere così riuscito l’ultimo atto, dove
davvero non manca niente: il piano per una rapina, una cassaforte, tombe da
scavare in un cimitero nemmeno fossimo in un film di Leone e persino una gara di velocità di auto contro un treno,
insomma tutte quelle belle cosine che mi piace sempre vedere in un film.

I don’t want to be buried in a pet Nick cemetery (quasi-cit.)

Una menzione speciale la merita Dennis “la minaccia” Hopper,
il suo Lyle è il solito serpente a sonagli con cappello da Cowboy, ruolo che
Hopper avrebbe potuto recitare dormendo, ma è anche un discreto agente del caos
all’interno di una storia dove i personaggi seguendo il loro barometro morale,
devono dimostrarsi sempre un passo avanti agli altri per non finire due metri
sotto terra. La prova di Hopper è ottima e ovviamente esagerata come solo l’attore
di “Easy Rider” (1969) sapeva essere, probabilmente se questo film venisse
girato oggi, il ruolo di Lyle andrebbe proprio a Nicolas Cage, che in un paio
di momenti lascia la palma del più matto in circolazione proprio al collega.

Dennis e Nicola, tre metri sopra il cielo le righe.

Se Hopper qui è lo scattista che si mangia singole scene con
il suo estro, Nicolas Cage si comporta come il maratoneta consapevole che il
suo personaggio ha tutto il film sulle spalle e che la storia gli permette di
esplodere solo in un paio di momenti (come nel suo «Al diavolo il Messico!»),
visto che nel film si sentono spesso le sue canzoni, direi che il nostro Nick
qui “Walk the line”, fa il bravo e riga dritto, come in un pezzo di Johnny Cash ed è bravo per
davvero, uno di quei film che bisognerebbe vedere non solo perché molto riuscito
ed avvincente, ma anche per avere prova del talento di Nicolas Cage, che non è
solo scene da matto col botto, anche se bisogna dirlo, anche qui trovo almeno
un’occasione per esplodere come solo lui sa fare.

Non è così che si apre l’aletta parasole.

Quindi in buona sostanza, “Red Rock West” è un film che non mi sento di raccontare o analizzare più di così, mi sento invece
di consigliarlo perché meriterebbe una piccola riscoperta, i film che sanno
fare così tante cose bene tutte insieme sono roba rara, compreso regalarci un
Nicola Gabbia in gran forza, quindi direi che anche per quest’anno la nostra
buona dose di Nick Cage l’abbiamo avuta, anche se sappiate che il nipote di
Francis Ford Coppola e Talia Shire tornerà a breve, perché è uno dei prediletti
di questa Bara, ma nel frattempo non osate perdere gli altri Blog impegnati in
questa “Giornata nazionale del Cage”, li trovate tutti qui sotto.

Director’s Cult  – Face/Off 

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