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Reversal – La fuga è solo l’inizio (Bound to Vengeance) (2015): L’Importante non è come inizi, ma come finisci…

Da
appassionato di film Horror, è una vita che aspetto di vederne uno che
cominci dove di solito tutti gli altri finiscono, per un minuto ho creduto di
averlo trovato… Per un minuto.

Questa mia
bizzarra idea mi viene fuori dalla curiosità di sapere, cosa fa una final girl,
dopo essere sopravvissuta all’assassino di turno, i primi minuti di Venerdì 13 Parte II si avvicinano a questa idea, però nella mia mente malata vorrei
proprio vedere la final girl, ferita e incazzata, sopravvivere all’assassino
solo per finire in un casino ancora più grosso.
Di positivo ci
sarebbe quello di poter comodamente saltare tutta la fase in cui la
protagonista cerca soluzioni logiche e sensate (tipo chiamare la polizia) e
avere per le mani un personaggio che ha già capito che per portare a casa la
pelle, è necessario combattere con le unghie e con i denti. Che poi è la
condizione in cui troviamo Eve (Tina Ivlev) al minuto uno di questo film.
Attraverso i
filmati amatoriali (caramellosi) girati dal suo ragazzo in una bella giornata
di sole, scopriamo le informazioni necessarie sulla ragazza, che purtroppo se
la passa male, segregata in un seminterrato da settimane, vittima di ogni
genere di abuso da parte del suo misterioso carceriere. Una mattonata in
faccia ed Eve si libera dalle catene, con il piglio della final girl prima trova
un’arma, poi cerca di capire dove si trova e presto scopre, attraverso alcune
inquietanti Polaroid, che altre ragazze stanno subendo il suo stesso destino. Per trovarle, però, bisognerà “convincere” il ciccione steso nel seminterrato…



“Possiamo fare questa cosa in due modi: con le cattive o con le cattivissime”.
Il titolo di
questo film mi crea più confusione che altro, qui da noi, in uno strambo
Paese a forma di scarpa, esce come “Reversal”, lo stesso titolo con cui è stato
presentato al Sundance. Ma è stato anche titolato, “Bound to Vengeance” come se
fosse un film Action di Italia 1, ma vabbè, questo passa il José Manuel Cravioto,
regista del film al suo esordio a Yankeelandia.
I problemi
con “Reversal” non tardano ad arrivare, sì, perché si tratta del classico film
in cui i protagonisti non prendono una singola decisione sensata nemmeno per
errore. Le motivazioni della protagonista sono comprensibili, ma abbastanza
traballanti, il film poteva risolversi dopo 15 minuti con una bella telefonata
alla polizia e l’arresto del carceriere… Ma secondo voi siamo così fortunati?
Giammai! Il telefono non funziona ed Eve pensa di essere la Sposa di Kill Bill,
quindi la vendetta comincia…
Le prime due
case visitate da Eve e dall’ex rapitore (ora rapito e portato a spasso con un
guinzaglio di fortuna costruito sul posto… Bau!), portano subito la pellicola
in zona “ripetitività” anche perché entrambe le sortite si concludono con
soluzioni che vorrebbero essere drammatiche e splatter, ma a me sono sembrate
molto (troppo) tragicomiche e basta…



“Norman Bates? … Sei tu?”.

Keith Kjornes
e Rock Shaink, autori della sceneggiatura, si rendono conto che spingere
il carrozzone in salita con queste premesse è quasi impossibile, quindi
introducono una piccola svolta, ma è solo una tappa in una serie di capitoli
che servono solo a raggiungere il minutaggio minimo per
garantirsi le etichette di “Lungometraggio”, infatti il film dura 82 minuti
secchi, compresa un’inutile scena post-credits.

José Manuel
Cravioto (oppure J.M. Cravioto visto che vuole fare l’americano…) ci crede
tantissimo, ma proprio tantissimo, sembra uno che ha visto “Seven” che so…
Sette volte e ha detto: “Anche io David Fincher! Anche io David Fincher!”. Il
risultato è la fotografia scurissima e una serie di inquadrature ricercate che
al regista d’ispirazione non gli allacciano nemmeno le scarpe.



La vostra prossima pubblicità progresso per incentivare la donazione di sangue.

Nel tentativo
(fallito) di tenere alta l’attenzione dello spettatore, la vicenda viene
scandita da una serie di tappe obbligate e si conclude con un colpo di scena
(Sba…Di….Glioooooooo) che non è propriamente impossibile da anticipare, ma la
cosa più curiosa sta nei continui cambi di fronte tra Eve e Phil il rapitore
(interpretato da Richard Tyson, ve lo ricordate il tipo che veniva aggredito
dal furetto in “Un Poliziotto alle elementari” con Arnold Schwarzenegger? Ecco
lui… Solo molto più vecchio).

Per tutto il
tempo Eve ha il controllo e potrebbe fare la scelta sensata, invece mossa da
chissà quale motivazione (forse il fatto di avere due sceneggiatori dilettanti)
fa le cose più insensate, tipo sprecare a caso i proiettili della pistola, ad
esempio. Ma la cosa che fa più tenerezza, è il tentativo da parte della
sceneggiatura (e di Cravioto) di mettere in scena un continuo duello tra Eve e
Phil, che quasi sempre si risolve con l’omaccione mandato KO da un destro della
ragazzina (di 50 kg bagnati)… Meno male che si chiama Tyson di cognome!



“Aiuto!! Fatemi uscire da questo film vi prego!”.
Insomma, il
mio sogno di vedere un film che inizia dove gli altri Horror finiscono è stato
preso a pugni in faccia (come Phil) anche questa volta, come le mie
speranze di vedere un Thriller ben fatto, però a furia di sbadigliare devo dire
che ho rafforzato la mascella, consiglierei di farlo anche a Richard Tyson
potrebbe tornargli utile se mai la sfiga decidesse che ‘sta robetta merita un
sequel… Che Crom ci scampi!
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