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Rick and Morty – Stagione 3: ho quasi finito i complimenti per questa serie

Non so più come
dirvelo: voi dovreste fare un favore a voi stessi e iniziare a guardare SUBITO “Rick
& Morty”. Dopo lo spettacolare finale della seconda stagione, non sono riuscito nemmeno ad aspettare che i
nuovi episodi arrivassero su Netflix, ne è valsa la pena, anche la terza
stagione riconferma l’assoluto genio di questa serie!

Con davvero una
manciata di episodi sparsi su tre stagioni, la serie animata creata da Dan
Harmon e Justin Roiland è già parte della cultura pop, forse da noi in uno
strambo Paese a forma di scarpa non è ancora popolare come merita, ma davvero
non esiste niente in circolazione che tenga il passo di Rick and Morty.

Mi sono divorato
anche questi dieci episodi con una facilità
irrisoria, anche se devo dire che me li sono gustati, perché la densità di
eventi, citazioni, idee pazzesche snocciolate senza soluzione di continuità in
un solo episodio, risulta davvero sfiancante per lo spettatore. Dopo venti
minuti di episodio occhi e cervello sono stati bombardati da un numero di
informazioni ed eventi che in una serie di qualunque altro tipo trovereste in
due o tre puntate.

Non avrete che da scegliere la vostra versione preferita di Rick, tanto sono tutti bastardi uguali.

Basta guardare il
primo episodio, in cui apparentemente il bellissimo cliffhanger della stagione
precedente viene risolto in una riga di dialogo, invece si trasforma in un
episodio (3×01 The Rickshank Rickdemption) in cui scopriamo qualcosa del
passato di Rick? Summer entra a far parte di una famiglia di cannibali? No, in
realtà, Rick salta da un corpo all’altro, regalandoci una grande scena di “Stallo
alla Messicana” e dimostrando quanto cambiare uno “0” con un “1” possa essere il
modo più efficace di distruggere un impero galattico. Arrivati ai titoli di
coda ci si ritrova con il fiatone ed è solo il primo episodio!

In questa terza
stagione “Rick and Morty” si riappropria della natura episodica della serie, ci
sono continui rimandi alle avventure più clamorose dello strampalato duo, ma è
chiaro che questa serie non è interessata a mettere in scena lunghe trame
orizzontali, si capisce molto bene nel finale, dove non mancano le battute
meta-televisive sulla struttura stessa della serie, che viene definita, come la
prima stagione, ma molto più semplice.

“Due combattono Morty vive! Due combattono Morty vive!” (Quasi-cit.)

A ben guardare, in
questi bellissimi dieci episodi, i personaggi evolvono eccome, il filo rosso
della stagione è la separazione tra Jerry e Beth, affrontata dal resto della
famiglia ognuno alla sua maniera, Rick, ad esempio, risulta sempre più cinico anche
se finalmente si è liberato dell’odiato genero. Morty, invece, pur rimanendo il
sempliciotto di sempre, ha un atteggiamento sempre più disincantato nei
confronti di Rick.

Come vediamo
molto bene dell’episodio 3×04 (Vindicators 3: The Return of Worldender) in cui
il ragazzo sogna di partecipare ancora ad un’avventura con dei super eroi, mentre
Rick non fa altro che distruggere il mito del super eroe, ma non come ha fatto
per anni nella sua carriera Alan Moore,
più che altro con un sacco di trucchi degni di “Saw”, organizzati per altro da
ubriaco (!).

Stanchi di tutti questi super tizi in calzamaglia? Vi presento la vostra nuova serie preferita.

La condizione di
Rick è sempre più assoluta, la sua intelligenza lo rende totalmente superiore, tanto
da potersi permettere di umiliare la versione locale degli Avengers, ma anche
di rompere costantemente la quarta parete lanciando battute che possono essere
colte solo dallo spettatore a casa.

Attraverso l’ubriachissimo
scienziato, la serie gioca con tutti i generi del racconto e le possibilità
della fantascienza, il ritmo frenetico e indiavolato non risparmia davvero
nulla allo spettatore, posso assicurarvi che alcuni degli episodi più memorabili
di questa serie si trovano proprio nella terza stagione.
L’episodio 3×02 (“Rickmancing
the Stone”) porta i protagonisti in un mondo in stile Mad Max Fury road, mentre il brillante episodio 3×08 (“Morty’s Mind
Blowers”) oltre ad aprirsi con una citazione volante a Sandman, di fatto ha materiale per sei o sette potenziali episodi
tutti, però, riassunti in uno.


“Morty lascialo stare quello, non rivolgere la parola ai personaggi dei fumetti!”.

Questa serie è
fatta così, bombarda lo spettatore e se ti distrai mezzo secondo rischi di
perderti un’idea geniale, ad esempio, nell’ultimo episodio 3×10 (“The
Rickchurian Mortydate”), mentre Rick combatte contro il ehm… Presidente degli
Stati Uniti, sullo sfondo dei corridoi segreti della Casa Bianca s’intravede,
davvero per un paio di secondi, un finto set cinematografico dov’è stato messo
in scena il finto sbarco, sulla luna? Ma va! Di Cristoforo Colombo negli Stati
Uniti! Questa serie ha così tante idee geniali che alcune può permettersi di
gettarle sullo sfondo, roba da riguardarsi tutte le puntate a rallentatore per
cercare altre di queste chicche.

Dove la
stagione davvero esagera è quando diventa ancora più estrema, focalizzandosi su
una sola (folle) idea e sviluppandola per i venti minuti di un episodio, qui
vengono fuori episodi che non esito a definire geniali, come la puntata 3×07 (“Ricklantis
Mixup”) che ci mostra la vita quotidiana di tutti i Rick e i Morty alternativi
che vivono nella cittadella dei Rick.


La crisi dei Rick & Morty infiniti.

Ma questa serie è
talmente conscia del suo strapotere che alcuni episodi, diventano mitici ancora
prima di andare in onda, sto parlando della puntata 3×03, ”Pickle Rick” non
so nemmeno come descriverla, no sul serio correte a vederla, un modo geniale di
unire mutazioni del corpo quasi Cronenberghiane,
tanta fighissima azione in stile action hero anni ’80 e… Un cetriolo. No, sul
serio, perché non state ancora guardando questa serie! Perché!!!?!?!

Dovreste iniziare a guardare questa serie anche solo per questa puntata!

Ogni puntata di “Rick
and Morty” sembra dominata dal caos, in realtà per raggiungere questo livello
di totale anarchia apparente, dietro è necessario un lavoro di scrittura e
programmazione davvero ossessivo, il risultato finale è una serie che è in
parti uguali cerebrale ed esaltante, che capisce alla perfezione il potenziale
del suo cinico protagonista.

Rick Sanchez in
questa stagione è talmente spudorato che arriva a definirla come una specie di Doctor Who con il cinismo al posto del “Everybody
Lives!”. Più o meno da Tony Soprano in poi è diventato chiaro che come
spettatori siamo tutti dei piccoli Morty, affascinanti dagli anti-eroi del
piccolo schermo, ecco Rick non è altro che questo, un anti-eroe reso
onnipotente dalla (fanta)scienza e dal suo enorme genio, è arrogante e superbo
come Sherlock, megalomane come Walter
White, in totale controllo del mondo (tanto da dialogare con il pubblico) come
Frank Underwood, solo che è quasi sempre ubriaco e ha una pistola
spara-portali, invece che un Tardis e un cacciavite sonico.


La disperazione che ti coglie quando capisci di aver già terminato tutta la stagione.

Anche arrivati
alla terza stagione, “Rick and Morty” si conferma una serie intelligentissima, da
ridere fino alle lacrime, cinica da morire in cui vi ritroverete a pronunciare
le parole “Geniale” e “Pazzi” in numero uguale molte, ma molte volte. Garantito
al limone!

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