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Ritorno al Futuro – Parte II (1989): 21 Ottobre 2015… Oggi!

21 Ottobre 2015, ore 7.28. Nel momento in cui questo post è stato pubblicato, Marty, Doc e Jennifer sono atterrati ad Hill Valley con la DeLorean, l’obiettivo è salvare Marty McFly Jr… Sta’ attento a quel tizio, Griff, ha qualche corto circuito nei suoi impianti bionici.

Ve ne ho parlato riguardo al primo capitolo della trilogia, ci abbiamo messo 30 anni, ma alla fine ci siamo arrivati al 2015, se l’idea alla base del primo era: “Chissà com’erano i miei genitori alla mia età?”, il secondo capitolo si basa sull’idea: “Chissà come sarò IO alla loro età!”, più una gustosa variante di universi paralleli e almanacchi sportivi da recuperare.

Ammettetelo, avete aspettato questo giorno tutta la vita.

Anche questo secondo film è stato riscritto varie volte, in una delle tante revisioni della sceneggiatura, era previsto di visitare il 1975, con Lorraine in versione figlia dei fiori, bocciato da Zemeckis perché semplicemente infilmabile. Per fortuna Bob Gale aveva scritto anche una versione molto più complicata della sceneggiatura, che prevedeva un universo parallelo in cui George McFly, papà di Marty veniva ucciso e qui i fatti si mescolano con la leggenda…. Ah prima di dimenticarmi:

Quel pazzarello di Crispin Glover, si rifiutò di tornare a prendere parte al film, non è chiaro quanto di questa scelta influì sulla direzione presa, resta il fatto che George McFly giovane, in questo secondo capitolo, viene mostrato solo attraverso immagini prese dal primo capitolo, mentre nella sua versione anziana, quella che entra in casa svolazzando a testa in giù, per capirci, viene interpretato dall’attore Jeffrey Weissman, con indosso un’inquietante maschera di gomma da Crispin Glover, una roba che a confronto Faccia di Cuoio di “Non aprite quella porta” sembra un costume di carnevale per bambini.

Ho le prove, direttamente dal mio reportage estivo (Storia vera).

L’altro Re-casting prevede il cambio Basket tra Claudia Wells ed Elisabeth Shue nei panni di Jennifer, con tutto il rispetto per la Wells (che lasciò il film per motivi familiari) nel cambio ci abbiamo guadagnato, anche perché Elisabeth Shue arrivava da un paio di Cult che levati (Karate Kid, ma soprattutto… Link).

Tra le cose che si ricordano di più di “Ritorno al futuro – Parte II” c’è sicuramente la rappresentazione dell’(allora) futuro, Bob Gale nella sua sceneggiatura introduce un trucchetto che diventerà marchio di fabbrica della serie, ovvero le scene ripetute, sempre uguali a loro stesse, nelle varie epoche visitate da Marty. All’inizio rivediamo la fuga di Marty sullo Skateboard, inseguito da Biff, vista nel primo film, solamente adattata all’anno 2015, quindi via di Hoverboard / Volopattino, sicuramente una delle invenzioni tecnologiche più iconografiche, ammettiamolo, abbiamo desiderato tutti quanti un Hoverboard, ma anche un paio di Nike con lacci automatici (“Autolacci, figo!”) per non parlare della giacca con maniche regolabili ed asciugatura automatica.

Ecco, magari il nostro di 2015, viene ancora preso a scoppole dal 2015 del film…. Sfiga!

Personalmente ho sempre amato moltissimo questo secondo capitolo della trilogia, a volte sono anche arrivato a pensare che fosse il mio preferito, resta il fatto che anche rivedendolo adesso, per le celebrazioni del suo 30esimo compleanno, il primo capitolo resta superiore, proprio per una questione di ritmo e di originalità dell’idea. Quello che secondo me azzoppa un po’ il secondo capitolo è la parte centrale dedicata alla famiglia McFly del futuro.

La doppia cravatta, lo so che un giorno diventerà di moda anche quella.

Capisco che sia un passaggio fondamentale per la trama e soprattutto per l’evoluzione del personaggio di Marty, per quanto possa essere divertente alla prima visione, ogni volta che vedo Michael J. Fox nei panni di Marlene McFly ho un moto di disgusto, un po’ come l’idea della pizza disidratata cucinata da Lorraine (“Oh, accidenti, mamma, tu sì che sai idratare la pizza”). Però, se non altro, abbiamo l’occasione per assistere all’esordio da attori di Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, che qui interpreta il simpaticissimo Needles.

Questo invece nel nostro 2015 non c’è…. Per fortuna!

Ma, ovviamente, il top di questo secondo capitolo è la trovata dell’Almanacco, perché quando si parla di viaggi nel tempo, dopo aver fantasticato sull’incontrare noi stessi del futuro, una delle prime cose a cui si pensa è che conoscendo alcune informazioni chiave, si potrebbe migliorare il proprio presente, in pratica, il vecchio discorso sul potere e la responsabilità di Peter Parkeriana memoria. Proprio l’Almanacco sportivo è il perfetto riassunto delle fantasie temporali e l’uso che vorrebbe farne Marty (e che finisce a fare il vecchio Biff) è la scintilla che mette in moto l’altro grande motivo per cui tutti ricordiamo “Ritorno al Futuro – Parte II”, ovvero: l’universo parallelo.

Questo è quello che succede quando si fa troppo i furbi con i viaggi nel tempo.

Il 1985 alternativo dove Biff è corrotto, potente (e sposato con tua madre!) che sembra degno di un incubo è la zampata piazzata da Bob Gale all’interno della sceneggiatura. La cosa più facile da dire della trilogia di “Ritorno al futuro” è che piace a tutti, personalmente non ho mai conosciuto nessuno affermare che questo film non fosse di suo gradimento e, di sicuro, non è nemmeno il primo che parla di universi paralleli, ma è quello che ha tra i tanti pregi, quello di aver sdoganato concetti tipici della fantascienza ad un pubblico normalmente a secco di questo genere. Chi è abituato alle storie sci-fi, non avrà troppi problemi a seguire le spiegazioni di Doc, il resto del pubblico, invece, potrà immedesimarsi nello stupore di Marty, nel ritrovarsi in una Hill Valley simile (ad esempio non manca il Barbone “Stupido… Pedone… Urbiaco!”), ma completamente diversa.

La cosa che ho sempre trovato brillante è proprio la ripetitività di certe trovate comiche, come la celebre scene in cui Marty si sveglia nel letto convinto che sia stato tutto un incubo, oppure il fatto che il Biff del 1985 alternativo, stia guardando “Per un pugno di Dollari” di fatto anticipando gli eventi del terzo film. Per altro Biff è talmente scemo che non solo sbaglia proverbi e modi di dire, ma non ben chiaro nemmeno il concetto di “Poetic Justice” per tutti i dettagli vi rimando QUI.

«Stai per caso parlando male di me pivello?»

Chi non si perde nel “Wibbly Wobbly timey wimey” temporale e nei rimbalzi tra 2015, 1985 (vero e alternativo) e 1955 è Robert Zemeckis, la sua regia non perde un colpo e se la trama inevitabilmente rallenta verso la metà del film per concedere qualche (doverosa) spiegazione, il buon Bob non perde un colpo, dopo il 1985 alternativo, ci mostra anche la serata del “Ballo incanto sotto il mare” (nella buffa traduzione italiana) in versione alternativa, con Marty impegnato a cercare di recuperare l’almanacco, ma anche di non interferire con la missione del se stesso del primo film, che poi è il se stesso del 1985, ma non quello alternativo… Oh, al diavolo avete capito dai!

A decollo verticale, eco-sostenibile ma soprattutto… Fighissima!

L’idea di mostrare nuovamente la scena del fulmine è molto azzeccata, non solo per ritmo, ma anche per momenti comici, inoltre ritengo che il finale di “Ritorno al Futuro – Parte II” sia tra i più riusciti piani a lungo termine mai visti al cinema. In sè ha lo stesso effetto Shock del Non-finale de “L’Impero Colpisce ancora” dove i titoli di coda ci costringono ad abbandonare i personaggi, feriti, dispersi o immersi nella grafite. Il finale di questo film è un colpo di scena preparato ad arte (i tempo circuiti che fanno le bizze e ogni tanto puntano sul 1885), ma riesce ad essere allo stesso tempo shockante ed esaltante.

Quando Marty vede scomparire la Delorean, per due secondi da spettatori, si ha come l’impressione di essersi dimenticati come si respira e quando arriva l’uomo che consegna la lettera, capisci che i due Bob (Zemeckis & Gale) sono due bei matti. La corsa finale di Marty per quanto mi riguarda, è esaltante quasi come il finale al volo del primo film, quel: “C’è solo un uomo che può aiutarmi!” seguito dal tema di Alan Silvestri sparato a 1.21 Gigowatt (come direbbe Doc), ma soprattutto quel finale: “Sono tornato… Sono tornato dal futuro” (Grande Giove!) che spiazza e apre le porte a scenari tutti nuovi.

In questo punto parte Alan Silvestri, ed io mi esalto tantissimo.

Anche ora esiste la fastidiosa moda di dividere i film in più parti (per moltiplicare gli incassi) se non altro la cura con cui è stato scritto e diretto “Ritorno al Futuro – Parte II” lo avvicina più a “L’impero colpisce ancora” (ovvero: la volontà vera di fare una trilogia) che ai film odierni (facciamo la trilogia, in cui nel secondo capitolo non succede NULLA e nel terzo ci mettiamo una battaglia). Esisteva solo nella versione VHS del film, ma uno dei miei ricordi legato a questo film era l’assaggio di alcune scene del terzo e quella frase che sapeva di epico: «Attualmente in lavorazione.»

L’ambientazione Western e quella frase finale mi hanno sempre comprato, lasciandomi l’illusione che il film fosse “Attualmente” in lavorazione, anche se lo stavo riguardando in VHS per le 12esima volta (questo mese). D’altra parte, forse, “Ritorno al futuro” è così talmente riuscito da rendere il muro tra realtà e finzione un po’ più sottile, 1985, 2015, alla fine è tutto qui… Non abbiamo le macchine volanti e “Lo Squalo 19” (in 3D), però abbiamo ancora “Ritorno al Futuro” sono passati 30 anni e non è invecchiato, come se fosse appena sceso dalla Delorean.

Sequel infiniti e mania dei film in 3D… Esistono anche nel nostro di 2015.

Ed ora se volete scusarmi devo scappare, il commento del terzo film è “Attualmente in lavorazione” e se oggi incontrate Griff che vi chiede se siete dentro o fuori… Voi dite che siete fuori! 

Sepolto in precedenza mercoledì 21 ottobre 2015

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