Siamo qui per cantare le gesta, di un genietto di
Brooklyn che alza la cresta. E dico Hey. HEY!
Nella foresta di Sherwood ne vedremo delle bel, quindi
benvenuti al nuovo capitolo di…
Brooklyn che alza la cresta. E dico Hey. HEY!
Nella foresta di Sherwood ne vedremo delle bel, quindi
benvenuti al nuovo capitolo di…
E dico Hey. HEY!
Ok, esco dalla modalità cantagallo rapper perché devo confessare, l’idea di una rubrica sul Maestro Mel Brooks, libera di
concentrarsi su tutti gli altri titoli del regista, che non fossero quei due citati sempre, mi piaceva per molte ragioni, una di queste era poter
assecondare la mia passione per Robin Hood, nell’anno in cui una delle
sue più riuscite e celebri parodie compie i suoi primi trent’anni.
Ok, esco dalla modalità cantagallo rapper perché devo confessare, l’idea di una rubrica sul Maestro Mel Brooks, libera di
concentrarsi su tutti gli altri titoli del regista, che non fossero quei due citati sempre, mi piaceva per molte ragioni, una di queste era poter
assecondare la mia passione per Robin Hood, nell’anno in cui una delle
sue più riuscite e celebri parodie compie i suoi primi trent’anni.
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| Per il compleanno, tutti noi diciamo Hey. HEY! |
Quello che non tutti ricordano è che prima delle calzamaglie,
Mad Mel era già stato nella foresta di Sherwood, a metà degli anni ’70 uno
degli sceneggiatori di Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Norman Steinberg
insieme all’altro Norman, Stiles e John Boni, erano la squadra assemblata da
Brooks per realizzare una sitcom, con episodi di mezz’ora ciascuno intitolata “Le
rocambolesche avventure di Robin Hood contro l’odioso sceriffo”.Con Dick Gautier nei panni dell’infallibile arciere, Dick
Van Patten (papà di Tim) in quelli di Frate Tuck e con Misty Rowe ad
impersonare Lady Marian, i tredici episodi del telefilm andarono in onda nel
1975 poi ABC chiuse i rubinetti per via di ascolti a loro detta troppo scarsi. Le
persone facevano la fila per pagare e vedere Brooks al cinema, ma la ABC
rinunciò a tutto quel Mel gratis in televisione, ma non sapevano che Robin Hood
era ancora una freccia in faretra per il pazzarello di Brooklyn, bisognava solo
attendere il momento giusto.
Mad Mel era già stato nella foresta di Sherwood, a metà degli anni ’70 uno
degli sceneggiatori di Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Norman Steinberg
insieme all’altro Norman, Stiles e John Boni, erano la squadra assemblata da
Brooks per realizzare una sitcom, con episodi di mezz’ora ciascuno intitolata “Le
rocambolesche avventure di Robin Hood contro l’odioso sceriffo”.Con Dick Gautier nei panni dell’infallibile arciere, Dick
Van Patten (papà di Tim) in quelli di Frate Tuck e con Misty Rowe ad
impersonare Lady Marian, i tredici episodi del telefilm andarono in onda nel
1975 poi ABC chiuse i rubinetti per via di ascolti a loro detta troppo scarsi. Le
persone facevano la fila per pagare e vedere Brooks al cinema, ma la ABC
rinunciò a tutto quel Mel gratis in televisione, ma non sapevano che Robin Hood
era ancora una freccia in faretra per il pazzarello di Brooklyn, bisognava solo
attendere il momento giusto.
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| La prima sortita di Mad Mel nella foresta di Sherwood. |
La pazienza al Maestro non manca, uno che ha atteso
quarantadue anni per raccontarci la seconda parte della sua pazza storia del
mondo, ha atteso anche che quel ragazzone di Kev Costner spaccasse i botteghini con
il suo Robin Hood, principe dei ladri e lavorando gomito a gomito con Evan
Chandler e il giovane sceneggiatore J.D. Shapiro, il nostro buttò giù
velocemente una sorta di film istantaneo, palesemente ricalcato su quello di
Costner ed è qui che mi tocca farlo… Time Out Cassidy!I grandi Maestri della comicità americana sono
essenzialmente due, da una parte ovviamente Brooks dall’altra ZAZ, il trio Zucker-Abrahams-Zucker,
esperti nel tirare fuori parodie geniali, ricreando i film presi come
bersaglio, anche scena per scena, con risultati entrati nella storia della settima arte. La differenza tra i due (intesi come Maestri, lo sono che
sono quattro persone in totale, so contare fino a cinque io!) sta nel fatto che
Brooks ha sempre fatto film, a volte con punte di umorismo non-sense, ma capaci
di stare in piedi sulle loro gambe, senza per forza avere bisogno della
“stampella” del film preso come bersaglio. La comicità i ZAZ invece ha sempre
funzionato meglio quando ha potuto fare quello che facciamo noi, sul divano con
gli amici a perculare i film “ridoppiando” le battute, però utilizzando il loro
genio e il budget messo a disposizione da Hollywood.
quarantadue anni per raccontarci la seconda parte della sua pazza storia del
mondo, ha atteso anche che quel ragazzone di Kev Costner spaccasse i botteghini con
il suo Robin Hood, principe dei ladri e lavorando gomito a gomito con Evan
Chandler e il giovane sceneggiatore J.D. Shapiro, il nostro buttò giù
velocemente una sorta di film istantaneo, palesemente ricalcato su quello di
Costner ed è qui che mi tocca farlo… Time Out Cassidy!I grandi Maestri della comicità americana sono
essenzialmente due, da una parte ovviamente Brooks dall’altra ZAZ, il trio Zucker-Abrahams-Zucker,
esperti nel tirare fuori parodie geniali, ricreando i film presi come
bersaglio, anche scena per scena, con risultati entrati nella storia della settima arte. La differenza tra i due (intesi come Maestri, lo sono che
sono quattro persone in totale, so contare fino a cinque io!) sta nel fatto che
Brooks ha sempre fatto film, a volte con punte di umorismo non-sense, ma capaci
di stare in piedi sulle loro gambe, senza per forza avere bisogno della
“stampella” del film preso come bersaglio. La comicità i ZAZ invece ha sempre
funzionato meglio quando ha potuto fare quello che facciamo noi, sul divano con
gli amici a perculare i film “ridoppiando” le battute, però utilizzando il loro
genio e il budget messo a disposizione da Hollywood.
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| La fine del Time Out Cassidy che mi lascia in braghe di tela. |
La parte finale della carriera di Mel Brooks, potremmo
definirla la sua fase Pop, se fino a La pazza storia del mondo i suoi
film sono sempre stati parodie di un genere, e se Essere o non essere
possiamo considerarlo il remake (e film della vita) con cui omaggiava tutto
quello che gli stava sinceramente a cuore, da Balle Spaziali in poi Mad
Mel ha iniziato a concentrarsi sui singoli film (più qualche deviazione lungo
il percorso), idealmente andando a giocare nello stesso campo da gioco di ZAZ.
Se ne facciamo una questione di gusto personale, sul non-sense puro
all’americana, ZAZ per me vince sempre, di mio preferisco quando Brooks faceva
film dove era possibile trovare quel tocco umano nei suoi personaggi che il trio
di genietti non ha mai nemmeno preso in considerazione, ma proprio perché amo
l’umorismo non-sense in generale, la fase Pop del Maestro di Brooklyn, la trovo
comunque un gioioso spasso.La prima volta che vidi “Robin Hood – Un uomo in
calzamaglia” fu alla sua uscita, nel mio cinemino di provincia, per l’occasione
pieno di gente, avete mai sentito un’intera sala ridere di gusto? Io si, quella
sera sicuramente (storia vera). Una delle principali trovate azzeccate del film
è il cast, direttamente da La storia fantastica, Brooks pesca il suo
Robin Hood, scelta impeccabile fatta da un profondo conoscitore del cinema,
perché Cary Elwes lo sappiamo tutti che somiglia più a Val Kilmer che a
Kevin Costner, però allo stesso tempo è un credibilissimo (e scemissimo) Errol
Flynn, che concede al film di Brooks di poter strizzare l’occhio anche ai
classici, non è un caso che qui si possano trovare molti momenti presi di peso
(e vilipesi) da “La leggenda di Robin Hood” (1938).
definirla la sua fase Pop, se fino a La pazza storia del mondo i suoi
film sono sempre stati parodie di un genere, e se Essere o non essere
possiamo considerarlo il remake (e film della vita) con cui omaggiava tutto
quello che gli stava sinceramente a cuore, da Balle Spaziali in poi Mad
Mel ha iniziato a concentrarsi sui singoli film (più qualche deviazione lungo
il percorso), idealmente andando a giocare nello stesso campo da gioco di ZAZ.
Se ne facciamo una questione di gusto personale, sul non-sense puro
all’americana, ZAZ per me vince sempre, di mio preferisco quando Brooks faceva
film dove era possibile trovare quel tocco umano nei suoi personaggi che il trio
di genietti non ha mai nemmeno preso in considerazione, ma proprio perché amo
l’umorismo non-sense in generale, la fase Pop del Maestro di Brooklyn, la trovo
comunque un gioioso spasso.La prima volta che vidi “Robin Hood – Un uomo in
calzamaglia” fu alla sua uscita, nel mio cinemino di provincia, per l’occasione
pieno di gente, avete mai sentito un’intera sala ridere di gusto? Io si, quella
sera sicuramente (storia vera). Una delle principali trovate azzeccate del film
è il cast, direttamente da La storia fantastica, Brooks pesca il suo
Robin Hood, scelta impeccabile fatta da un profondo conoscitore del cinema,
perché Cary Elwes lo sappiamo tutti che somiglia più a Val Kilmer che a
Kevin Costner, però allo stesso tempo è un credibilissimo (e scemissimo) Errol
Flynn, che concede al film di Brooks di poter strizzare l’occhio anche ai
classici, non è un caso che qui si possano trovare molti momenti presi di peso
(e vilipesi) da “La leggenda di Robin Hood” (1938).
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| «Che credete? Io ho fatto colpo anche su Robin Wright» |
Visto che non può esserci Robin senza Marian, la sua
Brooks l’ha trova nella cascata di riccioli rossi di Amy Yasbeck, una che l’anno
dopo sarebbe riusciva a non passare inosservata nemmeno accanto alla Cameron più Diaz
mai vista al cinema in The Mask. La sua Marian con problemi di
ferramenta legati in vita, a proteggere il più prezioso tesoro del regno è uno
spasso, pur non avendone lo stesso spropositato talento (anche perché lassù
sono arrivate in pochissime), in lei ho sempre rivisto un po’ dello spirito di Madeline Kahn, a cui sono sicuro Brooks avrebbe affidato il ruolo a scatola chiusa
in altri tempi e se non si fosse capito, ho appena fatto un grosso complimento
alla rossa.
Brooks l’ha trova nella cascata di riccioli rossi di Amy Yasbeck, una che l’anno
dopo sarebbe riusciva a non passare inosservata nemmeno accanto alla Cameron più Diaz
mai vista al cinema in The Mask. La sua Marian con problemi di
ferramenta legati in vita, a proteggere il più prezioso tesoro del regno è uno
spasso, pur non avendone lo stesso spropositato talento (anche perché lassù
sono arrivate in pochissime), in lei ho sempre rivisto un po’ dello spirito di Madeline Kahn, a cui sono sicuro Brooks avrebbe affidato il ruolo a scatola chiusa
in altri tempi e se non si fosse capito, ho appena fatto un grosso complimento
alla rossa.
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| Mylady, si consideri precettata anche per la prossima settimana, questa Bara avrà ancora bisogno della sua chioma. |
Roger Rees che avete visto in tutti i film, interpreta il
vanesio Sceriffo di Ruttingham con i suoi enormi problemi di pronuncia e
dislessia galoppante. Completa il lotto anche il personaggio assente dal film
di Kevin Costner, ovvero il Principe Giovanni, qui affidato al neo (che come le
gobbe di un tempo) di sposta in continuazione sul volto di Richard
Lewis.
vanesio Sceriffo di Ruttingham con i suoi enormi problemi di pronuncia e
dislessia galoppante. Completa il lotto anche il personaggio assente dal film
di Kevin Costner, ovvero il Principe Giovanni, qui affidato al neo (che come le
gobbe di un tempo) di sposta in continuazione sul volto di Richard
Lewis.
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| Il re fasullo d’Inghilterra e la versione locale di Alan Rickman. |
Ma visto che l’orrida strega era uno dei personaggi più
ingombranti (e memorabili) del film preso a bersaglio, la freccia di Mad Mel va
a segno affidando il ruolo dellastrega cuoca Latrina (ex Belcesso) a Tracey
Ullman, attrice e cantante che Brooks nella sua autobiografia definisce così:
«Nella mia vita ho conosciuto solo due geni, Orson Welles e Tracey Ullman»
(storia vera).
ingombranti (e memorabili) del film preso a bersaglio, la freccia di Mad Mel va
a segno affidando il ruolo della
Ullman, attrice e cantante che Brooks nella sua autobiografia definisce così:
«Nella mia vita ho conosciuto solo due geni, Orson Welles e Tracey Ullman»
(storia vera).
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| «Tracey Ullman sono io! Sono un genio!» |
Voi pensate che sia facile scrivere di questo tipo di
parodie, in realtà trovo che siano tra le tipologie di film più complicati,
perché il problema resta sempre lo stesso, si finisce per esibirsi in un lungo
elenco di tutte (o quasi) le gag geniali sparse lungo i 104 minuti di questo
gioiellino, assorto nel corso del tempo a titolo di culto, oltre ad essere
ancora oggi per molti, uno di titoli con cui i genitori iniziano i figli al
cinema di Brooks, punto d’accesso ideale al suo cinema, sia per la popolarità
di Robin Hood, sia per il suo essere un po’ più la parodia di un solo film piuttosto
che un intero genere. Con dei distinguo però, perché stiamo sempre parlando di
un ragazzo (classe 1926) cresciuto a pane ebraico e cinema.Dopo i fiammeggianti titoli di testa del film (che bucano
già la quarta parete), Brooks si accanisce sulla celebre scena della prigionia
a Gerusalemme del film del 1991, inserendo quante più trovate gustosamente
sceme nel cast e affidando ad Isaac Hayes il ruolo che fu di Morgan Freeman,
solo molto più scemo. Quindi se Kev Costner baciava la sabbia della sua terra,
una volta tornato a casa, lo vede rifare anche Cary Elwes con risvolti comici,
tanto quando la scritta ENGLAND in stile, è il caso di dirlo, Hollywoodiano.
parodie, in realtà trovo che siano tra le tipologie di film più complicati,
perché il problema resta sempre lo stesso, si finisce per esibirsi in un lungo
elenco di tutte (o quasi) le gag geniali sparse lungo i 104 minuti di questo
gioiellino, assorto nel corso del tempo a titolo di culto, oltre ad essere
ancora oggi per molti, uno di titoli con cui i genitori iniziano i figli al
cinema di Brooks, punto d’accesso ideale al suo cinema, sia per la popolarità
di Robin Hood, sia per il suo essere un po’ più la parodia di un solo film piuttosto
che un intero genere. Con dei distinguo però, perché stiamo sempre parlando di
un ragazzo (classe 1926) cresciuto a pane ebraico e cinema.Dopo i fiammeggianti titoli di testa del film (che bucano
già la quarta parete), Brooks si accanisce sulla celebre scena della prigionia
a Gerusalemme del film del 1991, inserendo quante più trovate gustosamente
sceme nel cast e affidando ad Isaac Hayes il ruolo che fu di Morgan Freeman,
solo molto più scemo. Quindi se Kev Costner baciava la sabbia della sua terra,
una volta tornato a casa, lo vede rifare anche Cary Elwes con risvolti comici,
tanto quando la scritta ENGLAND in stile, è il caso di dirlo, Hollywoodiano.
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| Rebook pump-Fu! |
Ma è inutile girarci attorno, una delle aggiunte migliori
di questo film resta il mitico Etcì (in originale Ahchoo) che da solo, mi ha
regalato una frase di culto, la mitica «Fermi tutti, ho finito l’aria», incomprensibile
se non appartenente alla generazione cresciuta nel mito delle Reebok pump.
Ma Brooks non molla l’osso e non lascia indietro nulla, Costner gli ha dato
un’orribile strega e un servitore non vedente? Benissimo! Mad Mel si aggrappa a
questi due personaggi sfornando ogni genere di battuta politicamente scorretta
sull’aspetto non proprio sexy di alcuni dei personaggi femminili del film
(trovata fuori moda più delle Reebok pump oggi come oggi) facendo esibire il
suo Bellosguardo (in originale Blinkin) in tutte le gag possibili immaginabili,
quindi è uno spasso vedere (ah-ah) Mark Blankfield alle prese con il paginone
centrale di Playboy in braille, oppure combattere con tutto il suo ardore…
Contro un palo di legno inanimato.
di questo film resta il mitico Etcì (in originale Ahchoo) che da solo, mi ha
regalato una frase di culto, la mitica «Fermi tutti, ho finito l’aria», incomprensibile
se non appartenente alla generazione cresciuta nel mito delle Reebok pump.
Ma Brooks non molla l’osso e non lascia indietro nulla, Costner gli ha dato
un’orribile strega e un servitore non vedente? Benissimo! Mad Mel si aggrappa a
questi due personaggi sfornando ogni genere di battuta politicamente scorretta
sull’aspetto non proprio sexy di alcuni dei personaggi femminili del film
(trovata fuori moda più delle Reebok pump oggi come oggi) facendo esibire il
suo Bellosguardo (in originale Blinkin) in tutte le gag possibili immaginabili,
quindi è uno spasso vedere (ah-ah) Mark Blankfield alle prese con il paginone
centrale di Playboy in braille, oppure combattere con tutto il suo ardore…
Contro un palo di legno inanimato.
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| Vogliamo dirlo? Il migliore, MVP! |
Il fuoco di fila di gag ci colpisce, se necessario anche
con sei frecce alla volta, pescando da ogni lato, Mamma, ho perso l’aereo,
Il Padrino o i pistoleri di Clint Eastwood, che trovano spazio come sgherri al soldo del boss Dom DeLuise, perché non vuoi ritagliare una
particina per l’attore feticcio di Brooks?
con sei frecce alla volta, pescando da ogni lato, Mamma, ho perso l’aereo,
Il Padrino o i pistoleri di Clint Eastwood, che trovano spazio come sgherri al soldo del boss Dom DeLuise, perché non vuoi ritagliare una
particina per l’attore feticcio di Brooks?
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| Don Dom, una presenza fissa della rubrica. |
Dovessi elencarvi i momenti esilaranti di “Robin Hood –
Un uomo in calzamaglia” finiremmo a far notte, l’attraversamento del “fiume” con
annesso duello con Little John (che però dal vivo sembra più grande), oppure
battute finali fulminanti che arrivano con perfetto tempismo («Ed ora che ci
facciamo con tutta questa carne in scatola?») fino a purissime trovate
non-sense tipo prestatemi orecchio, che ogni volta mi fa scoppiare a ridere
come lo scemo che sono.Bisogna anche dire che l’adattamento italiano del film
manda a segno dei notevoli salti mortali, a volte facendo anche l’impossibile
per far funzionare battute oggettivamente intraducibili, come ad esempio il
gioco di parole tra Robin di Locksley e Lady Marian di Bagelle, assonanza tra
lox (salmone affumicato e bagel) che in italiano è stato rivoluzionato ma
mantenuto altrettanto comico, con Robin Hood e Lady Mariam di Batman, quindi
non possiamo proprio lamentarci, il doppiaggio italiano ha sempre trattato
bene, se non molto bene il Maestro Brooks.
Un uomo in calzamaglia” finiremmo a far notte, l’attraversamento del “fiume” con
annesso duello con Little John (che però dal vivo sembra più grande), oppure
battute finali fulminanti che arrivano con perfetto tempismo («Ed ora che ci
facciamo con tutta questa carne in scatola?») fino a purissime trovate
non-sense tipo prestatemi orecchio, che ogni volta mi fa scoppiare a ridere
come lo scemo che sono.Bisogna anche dire che l’adattamento italiano del film
manda a segno dei notevoli salti mortali, a volte facendo anche l’impossibile
per far funzionare battute oggettivamente intraducibili, come ad esempio il
gioco di parole tra Robin di Locksley e Lady Marian di Bagelle, assonanza tra
lox (salmone affumicato e bagel) che in italiano è stato rivoluzionato ma
mantenuto altrettanto comico, con Robin Hood e Lady Mariam di Batman, quindi
non possiamo proprio lamentarci, il doppiaggio italiano ha sempre trattato
bene, se non molto bene il Maestro Brooks.
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| «Chiamami Mel, Melvin James Kaminsky è troppo lungo» |
Quello che invece non troverete da nessuna altra parte in
un post dedicato a “Robin Hood – Men in tights” sono gli effettivi meriti di un
film che riesce a trovare anche qui il modo di giocarsi – in maniera esilarante
– una delle scene musical tanto care a Brooks, bella stoccata alla
mascolinità, quella che oggi qualcuno chiamerebbe tossica (io no), questa invecchiata invece piuttosto bene.
un post dedicato a “Robin Hood – Men in tights” sono gli effettivi meriti di un
film che riesce a trovare anche qui il modo di giocarsi – in maniera esilarante
– una delle scene musical tanto care a Brooks, bella stoccata alla
mascolinità, quella che oggi qualcuno chiamerebbe tossica (io no), questa invecchiata invece piuttosto bene.
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| Mad Mel contro la mascolinità tossica, prima che fosse una moda (la calzamaglia invece, di moda non lo sarà mai) |
No quello che voglio sottolineare tra i meriti del film,
il motivo per cui leggere La Bara Volante ogni tanto vi lascia con degli extra
da giocarvi poi al bar con gli amici (ogni tanto eh? Mica sempre), sta nel
riconoscere quando questo film fosse avanti. L’equivoca scena delle ombre dietro
al telo, Mike Myers (il comico canadese, non l’assassino di Haddonfield) l’ha
rifatta IDENTICA nel 1999 nel suo “Austin Powers – La spia che ci provava” non
vi basta? Occhio che ora vi scocco la mia freccia migliore, quella Patriot.
il motivo per cui leggere La Bara Volante ogni tanto vi lascia con degli extra
da giocarvi poi al bar con gli amici (ogni tanto eh? Mica sempre), sta nel
riconoscere quando questo film fosse avanti. L’equivoca scena delle ombre dietro
al telo, Mike Myers (il comico canadese, non l’assassino di Haddonfield) l’ha
rifatta IDENTICA nel 1999 nel suo “Austin Powers – La spia che ci provava” non
vi basta? Occhio che ora vi scocco la mia freccia migliore, quella Patriot.
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| Intanto in Canada, Mike Myers prende appunti ammirato, davanti a tanta virile comicità (o una cosa così) |
Va bene, la trovata meta-narrativa dei personaggi che
leggono il copione del film per capire il regolamento del torneo di tiro con
l’arco, è figlia della VHS pirata di Balle Spaziali, su questo non ci piove
anzi, più avanti ci torneremo, ma proprio la gara non è altro che la parodia
del torneo della freccia d’oro del mio Robin Hood preferito di sempre, quello della Disney che usciva esattamente vent’anni prima della parodia di Brooks. La
prova sta nel fatto che Cary Elwes qui si traveste da “vecchio con i baffi”,
ovvero la versione umana di Becco giallo, la cicogna del Devonshire.Fermi! Calma perché non era questo il mio colpo migliore,
il mio colpo migliore sta per essere scoccato ora: quando tra poco, io mi
auguro mai ma purtroppo accadrà, la Disney penserà bene (ovvero male) di rifare
in “Live Action” anche il mio classico Disney con volpi (non 12thcentury Fox)
preferito, come sempre verremo sommersi vivi da una marea di sterili polemiche
da Social-cosi per il casting, ma comunque, quando sarà, quel Robin Hood con attori e attrici, quando uscirà sarà già stato parodiato da Brooks nel 1993. Boom!
Centro perfetto! Trovatemi un’altra pagina di cinema che su questo film vi
spara certi dardi!
leggono il copione del film per capire il regolamento del torneo di tiro con
l’arco, è figlia della VHS pirata di Balle Spaziali, su questo non ci piove
anzi, più avanti ci torneremo, ma proprio la gara non è altro che la parodia
del torneo della freccia d’oro del mio Robin Hood preferito di sempre, quello della Disney che usciva esattamente vent’anni prima della parodia di Brooks. La
prova sta nel fatto che Cary Elwes qui si traveste da “vecchio con i baffi”,
ovvero la versione umana di Becco giallo, la cicogna del Devonshire.Fermi! Calma perché non era questo il mio colpo migliore,
il mio colpo migliore sta per essere scoccato ora: quando tra poco, io mi
auguro mai ma purtroppo accadrà, la Disney penserà bene (ovvero male) di rifare
in “Live Action” anche il mio classico Disney con volpi (non 12thcentury Fox)
preferito, come sempre verremo sommersi vivi da una marea di sterili polemiche
da Social-cosi per il casting, ma comunque, quando sarà, quel Robin Hood con attori e attrici, quando uscirà sarà già stato parodiato da Brooks nel 1993. Boom!
Centro perfetto! Trovatemi un’altra pagina di cinema che su questo film vi
spara certi dardi!
![]() |
| Quando sarà il momento, niente panico, ricordatevi che Mel aveva già anticipato tutto! |
Vi ero debitore di un altro argomento, me lo gioco nel
finale, quello dove il Maestro Brooks dall’alto della sua lunga carriera, può
permettersi anche di “citarsi addosso”, non solo l’abate abbacchio (Abbott in
originale) è impersonato dal suo ex frate Tuck, ovvero Dick Van Patten, qui
sostituito dall’esilarante versione ebraica, il rabbino Tuckman (il ruolo che
Brooks si è ritagliato nel film) proprio lui ripete la frase «Bello essere il Re» quando Re Riccardo Cuore di leone entra in scena e fa valere il peso
della sua corona.
finale, quello dove il Maestro Brooks dall’alto della sua lunga carriera, può
permettersi anche di “citarsi addosso”, non solo l’abate abbacchio (Abbott in
originale) è impersonato dal suo ex frate Tuck, ovvero Dick Van Patten, qui
sostituito dall’esilarante versione ebraica, il rabbino Tuckman (il ruolo che
Brooks si è ritagliato nel film) proprio lui ripete la frase «Bello essere il Re» quando Re Riccardo Cuore di leone entra in scena e fa valere il peso
della sua corona.
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| «Eri forte in le rocambolesche avventure di Robin Hood contro l’odioso sceriffo!», «Sta zitto nerd!» |
Se nel 1991 a ricoprire il ruolo era Sir Sean Connery,
qui Brooks sceglie un altro attore britannico con il giusto livello di carisma,
il ruolo infatti tocca a Patrick Stewart, che prima di diventare il capitano dell’Enterprise
era stato alla corte di Re Artù in Excalibur. Quindi non sottovalutate
MAI la conoscenza enciclopedica della settima arte del Maestro Brooks!
qui Brooks sceglie un altro attore britannico con il giusto livello di carisma,
il ruolo infatti tocca a Patrick Stewart, che prima di diventare il capitano dell’Enterprise
era stato alla corte di Re Artù in Excalibur. Quindi non sottovalutate
MAI la conoscenza enciclopedica della settima arte del Maestro Brooks!
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| Ci ha messo poco per tornare dalle Crociate, ha usato il teletrasporto. |
Non credo che a questo punto della rubrica serve che io
vi spieghi la battuta auto referenziale sullo sceriffo nero, anche
perché è manifesta e spudorata, ma sta di fatto che a trent’anni dalla sua
uscita, “Robin Hood – Un uomo in calzamaglia” è assorto allo stato di titolo di
culto, amatissimo anche da chi non ha molta familiarità con il cinema di
Brooks, gioiellino pop nella corona del Re della comicità che alle parodie
dirette di singoli film, ci ha preso gusto, prossima settimana, si viaggia
dalla foresta di Sherwood alla Transilvania, ricordate di portarvi il vostro
cavicchio puntuto!
vi spieghi la battuta auto referenziale sullo sceriffo nero, anche
perché è manifesta e spudorata, ma sta di fatto che a trent’anni dalla sua
uscita, “Robin Hood – Un uomo in calzamaglia” è assorto allo stato di titolo di
culto, amatissimo anche da chi non ha molta familiarità con il cinema di
Brooks, gioiellino pop nella corona del Re della comicità che alle parodie
dirette di singoli film, ci ha preso gusto, prossima settimana, si viaggia
dalla foresta di Sherwood alla Transilvania, ricordate di portarvi il vostro
cavicchio puntuto!




















