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Robocop 2 (1990): La legge di Murphy

Mente lo speciale
dedicato a Paul Verhoeven procede a
velocità di crociera, sono molto contento di poter inaugurare oggi una nuova
rubrica spin-off tutta dedicata al Robo Poliziotto più famoso del cinema,
quindi benvenuti allo speciale Robocop!

Di tutte le leggi
che hanno regolamentato la mia vita, una più delle altre ha fatto valere il suo
peso, ovvero la legge di Murphy, il pensiero “murphologico” può
essere riassunto con una massima in cui mi ci ritrovo molto: “Se qualcosa può
andar male, andrà male”. Che ci volete fare, sono nato ottimista.

Associare la
legge di Murphy ad Alex Murphy diventa inevitabile, tanto che qualcuno lo ha
fatto prima e meglio di quanto potrò mai fare io (passate a salutare il
Cumbrugliume!), eppure per il secondo capitolo delle avventure del poliziotto
di Detroit la legge di Murphy ha davvero tenuto banco.
Il successo del
primo film diretto da Verhoeven è clamoroso, di conseguenza il seguito non può
mancare, ma l’Olandese ha già portato le sue labbra ad un indirizzo nuovo, su
Marte per la precisione, per dirigere un altro enorme cult della sua carriera,
ovvero Atto di Forza. Per sostituirlo
la produzione sceglie Irvin Kershner, l’uomo che ha vinto il mondo dirigendo l’Impero colpisce ancora, un
professionista affidabile che sa dirigere sceneggiature solide… Ecco… Sceneggiature solide… Dove andiamo a cercare qualcuno in
grado di scriverne una davvero inattaccabile? Facile! Facciamo venire giù Frank
Miller!



Miller si atteggia facendo il figo, Robocop imbarazzato senza pantaloni. Il fotogramma che riassume il film.

Ora, tutto quello
che verrà fuori su Miller in questo commento è dettato anche dal mio travagliato
rapporto con lo scrittore. Non credo ci sia uno che ho portato sul palmo della
mano come ho fatto con Miller e nemmeno uno che grazie ad una serie di cazzate
clamorose mi abbia fatto venir voglia di mettergli quelle stesse mani sulla faccia, con il palmo aperto, con molta forza, ripetutamente.

Da anni ormai
Miller è in caduta libera, il confine tra avere un carattere forte e una
posizione decisa e quello di essere un coglione non è tanto sottile, ma Miller
ho ha abbattuto, per quanto mi riguarda la lapide sulla sua tomba si chiama “The
Spirit” (2008) e non fatemi parlare mai più di quella roba, sul serio potrei
diventare molto, ma molto scurrile.
Ma nel 1990 Frank
Miller era ancora un artista dalla statura artistica indiscutibile, uno che
poteva davvero permettersi tutto quello che voleva, anche di sputtanarsi la
carriera come si è molto impegnato a fare negli anni successivi. Miller
arrivava da cosette clamorose come il passaggio dall’essere solo il
disegnatore della serie “Daredevil” a sceneggiare anche le trame, dando vita ad
un ciclo di storie bellissime che hanno lanciato il diavolo di Hell’s Kitchen
nell’empireo fumettistico, fino al momento in cui la Distinta Concorrenza ormai
alla canna del gas gli ha detto “Frank, Batman ormai vende meno delle ristampe
delle giovani marmotte, dopodomani chiudiamo, quindi fai pure quello che ti
pare”, lui fa proprio così e nel 1986 sgancia sul mondo “Il ritorno del
Cavaliere Oscuro”, insieme a “Watchmen” di Alan Moore una pietra miliare che rende
il fumetto di supereroi qualcosa di davvero autoriale. Con la piccola
differenza che Moore, contattato per scrivere questo film ha risposto con una
grassa risata (storia vera), mentre Miller con la spocchia che lo
contraddistingue ha pensato di poter spaccare in due anche Hollywood.



Ed invece guardate come è finito, ed il povero Robocop insieme a lui.

Chiamare Miller
non era certo un’idea stupida sulla carta, proprio in “The dark knight returns”
Frank ci mostrava un futuro distorto in cui l’uso massiccio e martellante delle
televisione tiene banco, in un modo analogo a quanto fatto da Verhoeven nel
primo film della serie. Non so se a questo punto Miller si sia fatto prendere
dalla smania di competere, me lo immagino mentre pensa: “Cavolo! Se lo ha fatto
quel fricchettone olandese vuoi che un tipo tutto d’un pezzo come Frank Miller non
possa fare di più e meglio?”.

SPOILER: No, non
può. 
Fine dello SPOILER.

Il problema
principale è che Miller non aveva un minuto di esperienza in fatto di cinema
(ma nemmeno ora, se per questo, vi ricordo il già troppo citato “The Spirit”),
quindi si mise a scrivere una roba monumentale come numero di pagine, piena di
tutte quelle robe che lui in un suo fumetto saprebbe far funzionare, ma che per
il grande schermo non funzionano alla stessa maniera, specialmente se sei una
specie di cripto-fascista (senza cripto) a cui manca TOTALMENTE il senso dell’umorismo.
Ai produttori
viene un mezzo colpo apoplettico e chiedono prima a Walon Green (autore de “Il
mucchio selvaggio” 1969) e a Irvin Kershner dopo, di cercare di dare un senso
al casino sceneggiato da Miller. Molti anni dopo, attorno al 2004 la
sceneggiatura originale di Miller diventata un fumetto. M
i è capitato di leggerlo diversi anni fa, già allora notai che
non mancavano i punti in comune con “Il
ritorno del Cavaliere Oscuro”. In entrambi i casi l’eroe si emancipa dal
potere che lo controlla, per poter dispensare la giustizia solo sulla base del suo
giudizio, il resto della storia punta parecchio sulle direttive
aggiuntive di Robocop che lo limitano nell’efficacia, sull’idea di un progetto “Robocop
2” fatto di tecnologia aggiornata che fa da guscio al cervello di un tossico e,
a ben guardare, ci sono spunti che troveranno spazio nel terzo film della saga
(prossimamente su questi schermi!), peccato che tutto sia un immenso casino
che al cinema non avrebbe mai potuto funzionare davvero, nemmeno con tutto l’impegno
degli Irvin Kershner di questo mondo.

La sceneggiatura è una casino, ma pure i disegni del fumetto non scherzano!

Ma la
sceneggiatura definitiva del film deve tener conto anche di un’altra questione
non da poco, la Orion pictures vorrebbe sfruttare le crescente popolarità del
personaggio presso il pubblico più giovane e ha molto a cuore il nuovo target
di riferimento del film: i bambini!

Nel giro di pochi
anni Robocop diventa protagonista di storie a fumetti, un giocattolo
molto popolare, la sua serie di cartoni animati (con la sua martellante sigla
che ancora ricordo “Robo Robocop macchina infernale, Robo Robocop mente
micidiale…”, giusto per dirvi dei miei problemi!) spopola tra i più piccoli e
la serie televisiva era pronta ad esordire sempre rivolta alla stessa porzione
di pubblico. Per tutte queste ragioni la violenza che Verhoeven utilizzava per
portare avanti la storia, dare stoccate satiriche e far evolvere i personaggi,
diventa lo spauracchio nero di cui bisogna liberarsi a tutti i costi, al grido
di: “I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini?”.



“Puoi sfornare droga in serie Frank?” , “Ho fatto sette volumi di Sin City, i lettori di fumetti sono i peggiori tossici”.

Se pensate che il
casino sia finito qui, ricordatevi la legge di Murphy, perché le cose iniziano
ad andare davvero male quando Miller, lo stesso che prima galvanizzato dall’idea
di entrare ad Hollywood dalla porta principale, si ritaglia nel film una
comparsata nel ruolo del cuoco della Nuke, la letale droga al centro della
trama, ma poi quando realizza che la sua sceneggiatura è stata sforbiciata nel
tentativo di renderla comprensbile a tutti quelli che non si chiamino Frank
Miller, s’incazza come… Beh, come Miller! Se ne va sbattendo la porta al grido
di “Con voi non gioco più!” con l’intenzione di non tornare mai più ad
Hollywood.

SPOILER: Ci
torna, purtroppo ci torna…Porco Mondo! Fine dello SPOILER



I’m blue da ba dee da ba daa (il mignolo alzato mi manda in tilt il cervello!).

Il risultato
finale è un film che da bambino ho visto un quantitativo di volte che non sto
nemmeno a cercare di contare, ma che è chiaramente spaccato in due, anche se
non mancano i segni di continuità con il primo titolo, ad esempio il grande Peter Weller è ancora della partita, anzi è
stato uno dei pochi che ha cercato di imporsi con la produzione per dare un
tono più drammatico a tutto il film, rimanendo purtroppo inascoltato. L’armatura
creata da Rob Bottin viene convertita in una versione in vetroresina più
leggere da indossare e questo spiega il colore bluastro sfoggiato da Robocop,
eppure anche rivedendo il film per questa Robo-rubrica, non riesco a non
pensare a che razza di professionista è Peter Weller, che sotto quella
quintalata di vetroresina riesce comunque a restare serio mentre è costretto a
recitare QUEI dialoghi. Non stento a credere che l’anno successivo Weller abbia
detto: “Sapete che c’è? Io me ne vado nell’interzona a battere i tasti di
macchina da scrivere-scarafaggio diretto da un Canadese bravino, ciaone!”.

“Lewis, viva o morta, dovresti venire a lavorare con Cronenberg con me”.

Nei panni di
Lewis troviamo ancora quella bambolona di Nancy Allen, sempre intenta a
masticare la “Cingomma”, ma con il capello in fase di ricrescita, dopo essere
stata tosata da Verhoeven per il primo film, dettaglio che non sfugge alla
sceneggiatura, tanto che Robocop riprogrammato dalle mille mila direttive, si
spende anche in una riga di dialogo per la nuova acconciatura della collega,
poi non stupitevi che Weller abbia preferito gli scarafoni di Cronenberg!

Anche perché la
povera Nancy Allen per tutto il tempo del film ha l’ingrato compito di restare
seria mentre Robocop, riprogrammato e ridotto ad un odioso Papaboy si esibisce
in momenti del tutto imbarazzanti. L’idea dei ragazzini in divisa da Baseball
che rapinano un negozio è la classica idea esagerata che Miller in un suo
fumetto in qualche modo farebbe funzionare, ma qui non ha assolutamente senso, se
non per seguire la direttiva (primaria) della Orion di inserire quanti più
ragazzini possibili all’interno della storia.



Sei proprio sicuro che non puoi sparargli? Guarda che salveresti il film Robocop.

Non credo che
qualcuno della Orion abbia chiesto a Miller, a Walon Green o a Irvin Kershner: “Voglio
una scenetta comica in cui Robocop legge i diritti ad un cadavere”, ma purtroppo
è la deriva che questo secondo capitolo prende e che oscura quando di buono
nella storia è presente.

“Robocop 2” è
palesemente diviso in due tronconi, la parte iniziale non è affatto male, con
la città di Detroit indebitata fino al collo con la OCP ancora rappresentata
dal Vecchio, Giovanni Agnelli Dan O’Herlihy, con tanto di isterico
sindaco che le tenta davvero tutte (compresa una tristissima raccolta fondi)
per evitare la bancarotta. Anche lo sciopero dei poliziotti (“Scioperiamo se
non ci pagano, OCP, dovrai morir!” si vede che ho visto tante volte il film?) minacciato
nel primo film si realizza qui e per lo meno ci regala la scena di apertura,
con l’unico (Robo) poliziotto che non sciopera mai che sventa da solo una
rapina e poi s’intrufola nel covo dove viene fabbricata la letale droga nota
come Nuke crivellando di colpi i cattivoni, il colpo di rimbalzo degno del
miglior Tim Duncan per far fuori il bastardone con il bambino usato come
ostaggio è ancora un di quelle scene che ogni volta mi fa esultare.
I primi
(disastrosi) tentativi per il progetto “Robocop 2” e le pubblicità martellanti
(la mia preferita è quella della crema solare Sun Block 2000, l’allergico alla
tintarella che c’è in me si riconosce molto) sono ancora un modo efficace di
tener viva la satira inaugurata da Paul Verhoeven. Trovo anche piuttosto
interessante il fatto che in due momenti differenti del film, due personaggi
opposti come il cattivissimo Cain (Tom Noonan) e il CEO della OCP utilizzino la
frase «Made in America sarà di nuovo garanzia di qualità», un po’ come a
sottolineare che criminali e capi d’azienda incravattati non siano poi tanto
diversi.



“Avvocato una dichiarazione!” , “Sieg heil OCP neue flaggen partizanen”.

Tra le trovate
che suggeriscono allo spettatore questo livello di satira, la mia
preferita è la scelta dei colori delle bandiere della OCP, tu stai lì a
guardare il diabolico Giovanni Agnelli Dan O’Herlihy intento a
presentare il nuovo modello chiamato Robocop 2 e dietro di lui vedi solo
bandiere con un logo nero su sfondo bianco e rosso che ad una prima occhiata
ricordano in maniera sinistra le bandiere Naziste e, credetemi, non è certo una
scelta che è stata fatta per caso (storia vera).

Inoltre, Cain è un
cattivone davvero fighissimo, uno spacciatore che si atteggia, un po’ rockstar
un po’ santone con tanto di cadavere di Elvis conservato in una teca, il fatto
che abbia il volto e il corpo altissimo di Tom Noonan contribuisce a renderlo
convincente, anche perché l’attore si mangia la scena ogni volta che viene
inquadrato, ma quanti personaggi fighi ha fatto Noonan in carriera? Un grande, in tutti i sensi!



Come salvare un film: Avere Tom Noonan nella parte del cattivo!

Purtroppo, il
voler cercare di tenere i piedi in più scarpe manda in tilt il film come le
mille direttive con cui Robocop viene riprogrammato, nella scena in cui Murphy
e Lewis seguono lo sbirro corrotto nella sala giochi, Robocop si esibisce già
in una serie di frasi da maestrina rivolte ai ragazzini, roba del tipo «Ma non
dovreste essere a scuola?» beccandosi una bordata di insulti che hanno l’effetto
di presentare il personaggio come un corazzato cagaminchia. Male, molto male.

Robocop legge i diritti ad uno degli spettatori del film, morto di imbarazzo.

Ho sempre pensato
che Robocop in questo film venga smontato con fin troppa facilità, vederlo
boccheggiare come un pesce caduto fuori dalla boccia mi fa sempre un certo
effetto, anche perché gli effetti speciali hanno tenuto molto bene alla prova
del tempo, inoltre, la parte dedicata ad Alex Murphy, l’uomo che cerca ancora la
sua umanità dentro un corpo di titanio si riassume, purtroppo, ad un’unica scena:
quella con la moglie che funziona, ma archivia l’argomento che, invece, era alla
base del film di Verhoeven.

Ogni volta che mi
rivedo “Robocop 2” devo resistere alla tentazione di mandare avanti tutta la
parte in cui Murphy parla come un cretino, fa la paternale ai ragazzini e s’impegna a prevenire il fumo (“Grazie per aver smesso”), tutta robaccia per cui
mi viene voglia di dare la colpa a Miller, perché ci vedo il suo zampino, quello
di uno totalmente sprovvisto di senso dell’umorismo che cerca in tutti i modi
di far ridere senza riuscirci, lo trovo più patetico di Robocop che decanta
poesie, il che è tutto dire!



La mia stessa identica reazione mentre guardo la parte centrale del film.

Persino la machiavellica
Dott.ssa Juliette Faxx è davvero poco originale, una psicologa stronza in un
film? Per di più donna che se la fa con il capo? Complimenti Miller, davvero
quanta originalità, sembra di stare ad una svendita degli stereotipi sessisti,
se poi il personaggio funziona forse lo dobbiamo davvero solo a Belinda Bauer
che la interpreta con la giusta faccia da schiaffi.

“Ho fatto un incubo terribile dottoressa, ero scritto da un reazionario senza umorismo!”.

Ma appena “Robocop
2” azzecca mezza trovata, un attimo dopo ne sbaglia due per essere sicuro di
spiazzare il pubblico. L’idea del ragazzino che diventa il capo della banda di
Cain non è assolutamente credibile fuori da un fumetto di Miller, inoltre perché
dovrei provare empatia per lo stronzetto quando ci lascia le penne, altro che
tienimi la mano e «Ho freddo» ti do due sberle e dritto a scuola… Forse sto
iniziando a capirlo Robocop!

Persino “Robocop
2” (inteso come nemesi presente nel film) ad una prima occhiata sembra
estremamente figo, un ED209 molto più potente che infatti Murphy non riesce a
fermare con un colpo di fucile Cobra come già fatto nel primo film, per altro
animato con della più che decente stop motion invecchiata abbastanza bene. 
Però, più lo
guardi questo nuovo robopoliziotto farcito con il cervello di Cain e più pensi
che sia bene poco funzionale: perché mettergli il logo della radioattività in
bella vista sul petto? In teoria dovrebbe avere la potenza di fuoco per
affrontare il crimine, ma anche rapportarsi con i cittadini, non so quanto amichevole
possa essere un carro armato alto cinque metri per di più potenzialmente
radioattivo!

“Non dimentichiamo Drugo, che tenere un Cyborg selvatico radioattivo, e per di più in città, non è affatto legale!” (Quasi-Cit.)

Ma il MACCOSA più
grosso di tutta la trama è l’idea che Cain risponde ai comandi in cambio di
grosse razioni di Nuke. Capisco che la droga abbia effetti sul corpo e
soprattutto sul cervello, l’unica parte di Cain che è rimasta, ma al pari del
logo della radioattività, quando inizi a pensare lucidamente capisci di essere
di fronte ad un Robot che si droga, ci manca solo che metta dell’odiosa musica
lounge per godersi meglio la botta e che bazzichi attorno alla stazione
chiedendo «Oh c’hai un euro per il biglietto del treno?» è poi il quadro è completo!

Lo scontro finale
con cervello spappolato mi esalta, ma anche la frase finale del film, con un
Robocop zen che dice alla sua socia «Pazienza Lewis siamo solo umani» ci lascia
con un eroe quasi rassegnato ad essere parte di un sistema dove non si può fare
davvero niente perché tanto i cattivi non pagano (il Vecchio della OCP che la
fa franca) e i buoni sono rassegnati come l’Italiano medio che si lamenta che i
politici. Una
de-responsabilizzazione dell’eroe che se aveva intenti satirici sono di certo
andanti persi in mezzo a questo gran pasticcio.

“La droga fa male al cervello!”

Il problema di “Robocop
2” è che non succede davvero molto, si tratta di una storia raffazzonata a cui
manca il finale perché è stato tagliato via dalla sceneggiatura troppo lunga di
Miller. Il problema della Nuke non viene risolto, abbiamo un secondo Cyborg
pazzo che il nostro eroe sconfigge, ma alla fine nessuno paga per davvero, se l’idea
era quella di mostrare un mondo dove sono tutti cattivi, il messaggio non è
arrivato. Resta solo Robocop con la sua rassegnata frase finale, il prossimo
passo dell’evoluzione quale sarebbe stato? Robocop lo statale? Bolso e con la
robo-panza che alla macchinetta del caffè si lamenta che non ci sono più le
mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio?

Ultimo schiaffo
in faccia, mentre sullo schermo compare “Screenplay by Frank Miller” è che non
abbiamo nemmeno le musiche di Basil Poledouris a consolarci, sostituite da una penosa
cantilena che ripete “Robocooooooop” quasi in stile lirico, ma perché? Perché
ci avete tolto anche Basil! Perché anche questo!

Insomma, “Robocop
2” è un pasticcio a cui voglio bene, ma sempre un pasticcio, personalmente
quasi preferisco il terzo capitolo che arriverà su questi schermi
prossimamente. 

Stay tuned, anzi, Restate tonnati!


Mentre aspettate, vi consiglio l’ottimo pezzo di Doppiaggi Italioti tutto dedicato al doppiaggio di Robocop 2! Mentre su IPMP trovate la locandina italiana d’epoca!
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