Home » Recensioni » Robocop (2014): Non lo comprerei nemmeno per un dollaro

Robocop (2014): Non lo comprerei nemmeno per un dollaro

Quando mi metto
in testa di fare una rubrica, cerco di farla al meglio delle mie possibilità,
anche se questo comporta doversi rivedere un film su cui avevo già messo una
pietra sopra alla prima visione, ma cosa ci volete fare? Seguo le mie direttive
primarie e vi ho il benvenuto al nuovo capitolo dello speciale Robocop!


In questi curiosi
anni ’10 un remake non lo si nega a nessuno, nulla mi toglie dalla testa che la
vera ragione per cui la Columbia Pictures abbia deciso di produrre rilanciare
il personaggio creato da Paul Verhoeven sia
per sfruttare la moda imperante dei super eroi al cinema. D’altra parte già nel
primo film del 1987 il regista olandese aveva in qualche modo anticipato la
struttura dei film di supereroi che oggi vengono via per un soldo alla
dozzina, ma per nostra fortuna il film aveva tutta una serie di letture di
secondo livello, la satira e quintalate di violenza che, ovviamente, in questo
remake non si vedono nemmeno con il binocolo.

Sono certo di
averlo visto alla sua uscita nel 2014, sono bastati soltanto tre anni per
dimenticarlo quasi completamente, ricordavo che grossomodo questo film non era
altro che una grossa inutile delusione senza una vera trama, una generica
storia di origini di cui per fortuna avevo quasi dimenticato tutto. Rivedendolo
ho anche capito il perché, ora spero di metterci meno di tre anni per tornare
ad ignorarlo completamente!



“Signor Murphy la buona notizia è che lei ha dei polmoni perfetti!” (cancellatemi la memoria vi prego!).

L’idea di
rilanciare il poliziotto Cyborg di Verhoeven è stata accarezzata lungamente, il
primo nome per la regia uscito fuori dal cilindro è stato quello di Darren
Aronofsky e se vi sembra un’associazione improbabile tenete a mente che per
un certo periodo, il regista de “Il cigno nero” era sempre ad un grado di
separazione da tutti i blockbuster in produzione, basta dire che ha rischiato
di dirigere anche uno dei film dedicati a Wolverine (storia vera).



Ma come sua
abitudine Aronofsky si smarca all’ultimo secondo e qui la produzione fa la
prima scelta sensata, ovvero affidare il film a José Padilha. Il regista
brasiliano è stata anche la ragione per cui per la bellezza di tre secondi,
tre, TRE, ma pieni, eh? Ho creduto che questo remake avrebbe potuto essere un
buon film, poi per fortuna la Columbia si è messa dannatamente d’impegno per
far sì che i secondi non arrivassero a quattro, intanto tenetemi l’icona aperta
su Padilha che più avanti ci torno.

Robocop in sella della motorella, sulla targa leggi “Sto film è una cagatella” (Quasi-cit.)

Per la parte di
Alex Murphy viene considerato chiunque, tipo Keanu Reeves (così non ci sarebbe
stata differenza tra l’espressività del personaggio con e senza l’elmetto in
testa), Russell Crowe scartato probabilmente per il girovita, Tommaso Missile
(sarebbe stato il Robocop basso e con il nasone che però fa tutti i suoi stunt
da solo, eh?) e anche Johnny Depp, ecco scegliere Johnny Depp sarebbe stato l’unico
modo possibile per rendermi questo film ancora più odioso!

La scelta ricade
su Joel Kinnaman uno che sa davvero il fatto suo quando si parla di recitare
(lo ha ampiamente dimostrato in House of cards) peccato che in questo film non si veda, il che è un problema visto
che compare nel 95% delle scene del film.



“Ok che questa mano po esse ferro, ma così mi sembra un po’ esagerato!”.

La tragedia di
questo rilancio di “Robocop” sta nel suo essere un progetto nato davvero con le
migliori intenzioni che, però, in corso d’opera riesce a fare davvero tutte le
scelte più sbagliate possibile per cadere nella mediocrità più totale. Fatemi
riprendere l’icona su José Padilha che ho abbandonato la sopra perché il
regista del fighissimo “Tropa de Elite” (2007) e dell’ancora più figo “Tropa de
Elite 2” (2010) nell’anno di grazia 2014 era davvero l’unico sul pianeta ad
avere qualcosa in comune al Verhoeven del 1987.

Entrambi nati
molto lontano dagli Stati Uniti di Yankeelandia, i due registi hanno dimostrato
nei loro film in patria uno spiccato gusto per la violenza senza tirar via la
mano, nei due “Tropa de Elite” Padilha ci aveva portato tutti a Rio de Janeiro a
distanza molto ravvicinato del BOPE, il famigerato battaglione per le
Operazioni Speciali impegnato a farsi largo a revolverate tra criminali e
spacciatori tutti arroccati nelle favelas della città.



“Proteggere gli innocenti, far rispettare la legge, assomigliare ad un iPhone”.

Inoltre, il film
della Columbia non è uscito in estate (periodo di blockbuster caciaroni), ma a
fine ottobre 2014, per altro, senza il famigerato 3D che aveva fatto scappare Aronofsky,
insomma c’erano tutte le premesse per un “Robocop” che potesse davvero adattare
temi e contenuti del film di Verhoeven alla complicata realtà dell’anno 2014,
poi, ad un certo punto gli ovini nel consiglio di amministrazione della Columbia
devono essere usciti fuori dal recinto.

Sì, non ho altra
spiegazione, m’immagino solo tutte queste pecorelle spaventate in giacca e
cravatta che sedute al tavolo dei creativi iniziano a belare cose tipo «Seee
poi è troppo violento beeeee?», mi immagino l’agnello sambucano direttore del
reparto Marketing che bela «I bambini non compreranno i giocattoli beeeeee»,
mentre nel panico generale un gruppo di Merino inizia ad invocare «PG-13 Beeee!
PG-13 Beeeee!» con la pecora sarda che già teme di fare la fine del porceddu
suo conterraneo.



“Bravo José beeeeeella scena!”.

Il remake di “Robocop”
s’impegna in tutti i modi per NON mostrare la violenza, ogni scena d’azione
prevede quasi sempre dei robot da combattimento a cui sparare, con una regia in
stile videogioco, quindi quanto di più lontano dal realismo dei due “Tropa de
Elite”, ma allora io mi chiedo: a cosa serve far venire giù José Padilha se poi
hai paura che il tuo film sia troppo violento? Come dite? Non vi sento alzate
la voce, questo gregge di pecore intorno a me fa un casino che non vi dico e
temo di aver anche pestato della cacca… Ah no, è il film di Josè!

“Robocop 2014” s’impegna tantissimo ad essere il MENO appassionante possibile, la morte di Alex
Murphy che Verhoeven aveva resto un doloroso martirio qui avviene con una veloce auto bomba, del corpo devastato dell’agente
non vediamo quasi nulla, se non un elenco dei danni riportati, ma senza
mostrarlo, per carità! Un minuto e un veloce balzo in avanti di tre mesi della
storia e Murphy è già dentro la “Corazza” (virgolette d’obbligo) di Robocop, ha
una mano ancora umana (nel film del 1987 il braccio sopravvissuto veniva
amputato su ordine diretto di Bob Morton, un Cassidy non dimentica!), ma soprattutto un volto senza nemmeno una
piccolissima cicatrice, infatti per tutto il tempo guardando il protagonista
viene voglia di pensare: “Ma ti togli quella tuta da sub per favore che mi fai
venire caldo solo a guardarti?”. Non certo quello straccio di faccia rimasta
appesa su freddo titanio resa magnificamente dal grande Rob Bottin.



Se vi siete mai sentiti come quelli peggio vestiti della stanza, ecco pensate a lui!

Se Verhoeven dopo
la presentazione del suo eroe in armatura si concentrava sul produrre un
revenge movie farcito di sangue, violenza, satira sociale e riflessioni sull’uomo
dentro la macchina, la sceneggiatura di James Vanderbilt (mi ricordo di te maledetto!) liquida la vendetta di Murphy in un paio di scene del
tutto anticlimatiche, l’unica vera “Invenzione” è quella di modificare Lewis
che passa dall’essere una ciancicante Nancy Allen da robetta, solo quel
fenomeno di Michael K. Williams, uno che in tv sfoggia carisma da vendere nei
panni di Leonard Pine e di Omar Little, mentre qui ha il compito di fare l’unica
battuta decente del film, ovvero «Sei del colore giusto ora», quando vede il
suo socio in armatura nera, per altro una specie di fissazione visto che l’altra
battuta azzeccata del film (non le potete mancare, sono solo due in 120 minuti)
la pronuncia Michael Keaton ed è uguale, «Proviamo con il nero» sempre riferito
al colore dell’armatura, non a Michael K. Williams!

L’espressione di uno che ha visto Detroit, ma a cui manca tantissimo Baltimora.

Visto che siamo
in argomento, uno dei grossi difetti di questo film è proprio la sua capacità
di annullare il talento, di Williams e di Joel Kinnaman vi ho già detto, ma
soltanto riguardandolo (ahimè!) mi sono ricordato che nel cast compaiono
anche due dei miei attori preferiti di sempre, Gary Oldman alle prese con il ruolo
del dottore a capo del progetto, una parte infame tutta scuse e spiegoni, ma
anche il già citato Michael Keaton che dovrebbe ereditare la stronzaggine dei
dirigenti della OCP della saga di Robocop, ma di cui non conservavo alcuna
memoria e per mettere in ombra il carisma di Keaton bisogna anche impegnarsi!



“Come siamo finiti qui Michael?” , “Cerchiamo di far piacere il film a Cassidy, e il mutuo. Soprattutto il mutuo”.

Samuel L. Jackson
con un’inguardabile cofana di capelli in testa ha la sfiga di dover ricoprire
la quota satirica del film, se Verhoeven trent’anni fa ha saputo tratteggiare
un popolicchio narcotizzato dalla televisione spazzatura, qui il personaggio di
Jackson, il presentatore televisivo Pat Novak è una macchietta, un reazionario
tutto urlato e sopra le righe, evidentemente scritto da qualcuno che prima di
buttare giù i dialoghi del personaggio è corso a rivedersi Robocop, ma ha
drammaticamente sbagliato e per errore ha noleggiato Robocop 2, perché come senso dell’umorismo siamo in piena zona
Frank Miller.

Ci sarebbero
anche idee interessanti, come il libero arbitrio modificato chirurgicamente per
rendere Alex più efficace in combattimento, ma tutto è gestito in maniera così
sciatta e poco convinta da passare in secondo piano, alla fine del film ti
ricordi solo Samuel L. Jackson che urla frasi fatte della consistenza di certi
commenti sul Faccialibro, ti aspetti che da un minuto all’altro parta con un
pistolotto sulle scie chimiche, la terra piatta “…e Renzi che fa?” (Cit.)



Infatti anche lui recitava in “The Spirit” di Frank Miller. Un Caso? GOMBLOTTO!!!11!!!!!!!

Tutto il dramma
dell’uomo dentro la macchina si perde in effetti speciali che ti tirano proprio
fuori dalla storia e da una trama che si prende troppo, tanto, esageratamente
sul serio… Dai, andiamo come faccio a credere alle riflessioni di uno che tutto
impostato recita dentro una tuta che inquadrata da vicino è fatta palesemente
di gomma? Cacchio, sembra l’omino della Michelin costruito con i copertoni di
auto usata, dai!

Imbarazzante, poi,
l’idea che nel tentativo di aggiornare Robocop ai giorni nostri, lo abbiano
dotati di super poteri come un qualunque supereroe, perché qui lo vediamo
proprio testare i suoi nuovi poteri come farebbe uno Spider-Man qualunque, ad esempio,
lo vediamo mettersi a correre super veloce, oppure saltare un altissimo muro di
cinta, due talenti che nel corso del film NON utilizzerà mai più anche se in
alcune occasioni gli sarebbero tornati davvero molto utili.



Fai un salto, fanne un altro…

Quello che mi
chiedo è se durante le scene di battaglia contro i Robot da combattimento
guidati da Jackie Earle Haley (ah sì, perché c’è pure lui in questo film!),
questo Murphy nero vestito riesce a muoversi agile e scattante, rotolandosi a
terra e muovendosi con grazie a leggiadria, perché poi quando interagisce con i
suoi colleghi e attraverso gli uffici del distretto di polizia si muove tutto
lento, robotico e legnoso come il vecchio Robocop?

… Fai la giravolta, falla un’altra volta.

Se non altro, l’armatura
creata da Rob Bottin nel 1987 ti faceva capire al volo che con il suo essere
pesante, rendeva Murphy un carro armato anti proiettile impossibile da fermare,
dotato di una potenza di fuoco superiore, ma ‘sta tuta da sub di gomma cosa mi
rappresenta? Per citare una delle strizzate d’occhio ai vecchi fan buttate a
minchia nella trama che viene pronunciata da Jackie Earle Haley: “Non lo
comprerei nemmeno per un dollaro!”.

Questo remake è un
vuoto pneumatico che divora talento e restituisce noia, fastidio e inutilità. Conto di dimenticare questa seconda visione proprio come ho fatto con la prima
e da appassionato della musica dei Clash, non posso che interpretare la scelta
di concludere il film sulle note di “I fought the law” come l’ufficiale
dichiarazione di resa di José Padilha e della Columbia picture, davvero ditemi
che non era molto meglio Robocop 3!
I fought the law and the law won

Quando avete finito di ascoltare i Clash invece, vi consiglio il bellissimo post di Malastrana VHS dedicato a Robocop, quello vero non questo del questo remake pezzente!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Gli intrighi del potere – Nixon (1995): la storia di Tricky Dicky secondo Oliver Stone

    Oggi affrontiamo il titolo che per certi versi da solo, ha confermato una delle etichette appioppate al titolare della rubrica, quindi senza ulteriori indugi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing