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Rover Red Charlie: Quattro zampe bene, due zampe malissimo

Da buon
appassionato di fumetti, ogni volta che varco la porta di una fumetteria,
inizio a salivare come i cani di Pavlov alla vista di tutta quella bella carta,
se avessi una coda scodinzolerei. L’altro giorno nel mezzo del mio consueto
giro di acquisti, tra i fumetti appena arrivati, la mia attenzione è stata
attratta dalla copertina di “Rover Red Charlie”, perché oltre ai fumetti, mi
piacciono molto anche i cani, quindi il mio fiuto è stato attratto da quei tre
pelosi in copertina che da soli mi avevano già convinto a
portarli a casa con me. Poi ho alzato lo sguardo sopra il titolo, ho letto il
nome “Garth Ennis”… Il mio fiuto ancora funziona!

Tante storie
hanno trattato il tema dell’Apocalisse, la fine del mondo come lo conosciamo
(come cantavano i REM) e dell’umanità, ecco, perché peccando di presunzione noi
bipedi ci dimentichiamo di essere solo i primi animali che indossano i
pantaloni (questa, invece, la cantavano i Pearl Jam), questa storia è
diversa, perché ci racconta la fine della razza umana, ma dal punto di vista
dei migliori amici dell’uomo: i cani.
Rover, Basset
Hound inglese che arriva dall’altra parte del “Bagnato più grande”, Red,
pastore irlandese matto come un cavallo (come tutti gli Irlandesi, a due e a
quattro zampe, Garth Ennis compreso) e Charlie, border collie (o come li chiamo
io “Spotty”) impiegato per il supporto ai non vedenti. Questi tre sono i
rappresentanti dell’unica razza sul pianeta, che in caso di nostra scomparsa,
probabilmente sentirebbe la mancanza dell’uomo… Per un po’ almeno.

“Ragazzi, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”.
Quel matto di
Garth Ennis non ci dice molto della piaga che colpisce l’umanità, proprio come
i tre pelosi protagonisti, dobbiamo capire cos’è successo agli “Sfamatori”,
che di punto in bianco, hanno iniziato a farsi male tra di loro, una malattia simile
a quella di un altro fumetto di Garth Ennis, ovvero Crossed (non è un caso se l’introduzione al volume sia scritta dal
grande Alan Moore, ormai amicone di Ennis) raccontata dal punto di vista
canino, che vede i tre amici prima fuggire dalla città, per poi intraprendere
un viaggio da costa a costa, in cerca di un “Posto dei cani” dove stare.

Inutile
girarci attorno: là fuori è pieno di gente pronta a dirvi “Questa storia mi ha
fatto piangere, quindi è bellissima”, personalmente ho una gestione dell’emotività
tutta mia, non lo dico per fare il duro a tutti i costi, normalmente non mi
commuovo con una storia (almeno non la prima volta), mi tengo i miei sentimenti
per me e la mia ex moglie mi chiamava “Sushi” pesce freddo (Cit.), le lacrime
per me non sono un metodo valido per misurare la qualità di una storia, ma “Rover
Red Charlie” è un gran fumetto e basta, uno dei migliori che mi sia capitato di
leggere in questo 2016, una storia che ha tutto per colpirvi alla pancia e al
cuore. Se poi, come il sottoscritto, fate parte di quella porzione di pubblico
che gli scodinzolanti li conoscono e magari ne ha un paio che girano per casa,
il vostro livello di coinvolgimento per questa storia salirà alle stelle.
Se, invece,
siete dei gattofili, o magari dei patiti dei pennuti, mi spiace, ma “Rover Red
Charlie” non fa una grande pubblicità ai “Soffiosi” e ai “Qua-Qua”, ma in una
storia cane-centrica ci può anche stare, quello che è impossibile negare è che
Garth Ennis sia riuscito davvero a capire i cani e a fornire il loro punto di
vista su noi umani e sul nostro (strambo) mondo del tutto credibile,
convincente e coinvolgente.



Mai fidarsi di uno che caga in una scatola.
Il creatore di
Preacher, manda a segno un altro
piccolo capolavoro, i tre protagonisti sono ben caratterizzati e vi faranno
fare il tifo per loro fin dalla prima pagina, lo scrittore Nord-Irlandese gestisce alla grande il vocabolario dei personaggi, umanizzato per esigenze di
leggibilità, ma perfettamente adatto agli animali protagonisti, quindi ci sta
che i cani abbiamo un numero di parole più limitato rispetto ai ben più intelligenti
gatti (detti Soffiosi), anche se molto più ampio di quello degli stupidissimi uccelli,
ma anche degli irritanti Chiwawa!

In questa
versione scodinzolante di “Stand by me”, Garth Ennis lima anche le trovate
violente e grottesche che hanno sempre caratterizzato tutta la sua produzione a
fumetti, in “Rover Red Charlie” ci sono una paio di scene forti (che
giustificano il logo “Per un pubblico maturo” sulla copertina), ma niente di
visivamente troppo sconvolgente, davvero all’acqua di rose in confronto a
quello che Ennis ci propone normalmente.

Le vecchie abitudini non muoiono mai, nemmeno durante la fine del mondo.
Il vecchio Garth
s’infila magistralmente nella tradizione dei fumetti con protagonisti animali
(non antropomorfi), ma anche della letteratura, è impossibile non pensare a “La
fattoria degli animali” di George Orwell, quando lo scrittore sfrutta gli altri
cani incontrati dai nostri protagonisti durante il loro viaggio, per fare un po’
di metafora sulla bestia più pericolosa di tutte: l’uomo.


Ora, non ho mai
avuto il piacere e l’onore di uscire una sera a bermi numerose Guinness con il
grande Garth, ma questo fumetto è l’ennesima riprova della mia affinità con quel
pazzoide, non solo per la rappresentazione degli odiosi Chiwawa (una delle rare
razze canine che proprio non riesco a digerire…), ma anche per l’utilizzo
metaforico dei Tedeschi (intesi come Pastori), uno dei miei cani non li
sopporta, quindi quando giro per strada, ormai, sembro un soldato alleato di una
storia di guerra di Ennis, appena ne avvisto uno (“I Tedeschi!”) devo correre
ai ripari per evitare una rissa tra cani.



… Proprio quando pensi che le cose non possano andare peggio.
Bene, qui Ennis sfrutta proprio due di questi cagnoni, storicamente utilizzati dalle forze armate, per mandare a segno un po’ di critica a noi umani, non voglio rovinarvi la lettura, ma il cane che fedelmente attende il ritorno dei suoi “Sfamatori” soldati, è una delle metafore anti militariste più riuscite, tra quelle (poche) lette di recente.

Menzione speciale
anche per i disegni di Michael DiPascale, che per tutto il volume sceglie intelligentemente
di disegnare una serie di inquadrature basse (dal punto di vista dei quadrupedi
protagonisti) e si barcamena alla grande tra le varie espressioni facciali canine,
che come chi conosce bene i cani vi potrà confermare, non sono affatto poche,
ma per fortuna DiPascale non fa mai l’errore di umanizzare gesti ed espressioni
per facilitarsi il compito. Il risultato è che tra gli ottimi disegni e l’ispirata
prosa di Ennis, sarà molto semplice per voi riconoscere i tick e le abitudini
dei vostri amici pelosi, nei comportamenti del riflessivo Rover, del mattissimo
Red e del turbato Charlie.



Incontri ravvicinati del pollo tipo.
“Rover Red
Charlie” è l’ennesima prova di talento di uno scrittore che ho sempre
apprezzato, che manda a segno uno dei possibili candidati a miglior fumetto
dell’anno, era dai tempi di A boy and his dog che non si vedevano cani alle prese con la fine del mondo, e che ci ricordano la massima Orwelliana che tutto ciò che ha due gambe è
malvagio, mentre tutto ciò che ne ha quattro è buono, in un modo coinvolgente e
non banale, senza fare sconti Disneyani a nessuno, sicuramente non a noi umani,
dopo aver letto questo fumetto, non potrete più ascoltare l’abbaiare di un cane
allo stesso modo e non è tanto per dire.
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