India, terra di santi indiani, poeti indiani, navigatori indiani. Gange, fiume che ti bagna, fiume che ti parla, non vorrei rovinare un così bel rapporto (cit.)
Cosa sapete del cinema Indiano? Tento il pronostico? Quello che avete visto dai video sul TuTubo che vi
ha passato il vostro amico esaltato al grido di: «Oh Bro guarda ‘sta roba
perché ‘sti Indiani stanno troooooooppo fuori!», ho indovinato? Ci tengo a
sottolineare che io non ne so poi molto di più, tutto quello che conosco dell’India
l’ho imparato dal menù dell’ottimo ristorante etnico ad un tiro di schioppo da
casa mia e dal fatto che quando cerchi un film – leggete tra le righe – tra i
titoli più popolari, mi spuntavano sempre fuori titoli a me sconosciuti, ma che
numeri alla mano frantumano i botteghini di un Paese che il cinema lo ama
visceralmente.
Ho provato ad
avvicinarmi al cinema indiano con qualcuno dei loro film d’azione, ad esempio War
è una discreta bomba, che mette in chiaro che le formule tipiche del cinema
Indiano somigliano al quelle del cinema d’azione degli anni ’80 occidentale, però spinte oltre il limite estremo: attori con fisici statuari, Bromance oltre i
livelli di guardia, canzoni e scene d’azione che a confronto i magneti dei Toretto, sono normale amministrazione, quasi momenti di riscaldamento in vista
delle vere scene movimentate.
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| “Laggiù li vedi? I dilettanti occidentali”, “Ah eccoli, che teneri con i loro magnetini” |
Ve lo dico per
mettervi in guarda, il rischio di overdose è altissimo con questo tipo di film,
bulimici, dalla durata spesso infinita e in grado di minare tutte le vostre certezze
oppure ad annoiarvi, tutto all’interno dello stesso film, insomma cambi di
umore tipici di chi ha sviluppato una nuova dipendenza. Se da una parte sono
contento di portare un film indiano su questa Bara, dall’altra sono preoccupato
per gli effetti a lungo termine, visto che stupidamente mi sento un po’ responsabile
di alcune delle vostre visioni, però non posso nemmeno ignorare i segnali che
mi manda l’universo.
“RRR” è il titolo indiano più grosso del 2022, talmente grosso da aver frantumato i botteghini in
patria (quasi un abitudine per il suo regista, storia vera), solo per guardarsi
intorno consapevole che gli unici altri botteghini da fare a pezzi, si
trovavano tutti fuori dai confini dell’India. Quindi complici visioni
organizzate per i tanti emigrati, il film di S. S. Rajamouli è entrato anche
nel radar di Netflix, lo trovate proprio sulla piattaforma con i suoi comodi (si
fa per dire…) 182 minuti di durata, ma siccome mi sento responsabile del film che
potrebbe spaccarvi il cervello aprirvi le porte del cinema indiano,
lasciate che io vi dia due dritte di massima.
Dimenticate (in
parte) i balletti di Bollywood, l’industria che ha soppiantato per incassi e
popolarità il cinema in lingua hindi è quello di Tollywood, che prende questo
nome perché tutto recitato in lingua telugu. Da questa nuova frontiera si erge
come il gigante che è il regista S. S. Rajamouli, che ha alcune caratteristiche
chiave, la prima essere il sosia indiano di Andrea K Lanza di Malastrana VHS,
seconda cosa avere più o meno il potere decisionale di James Cameron, unito
alla statura artistica di Martin Scorsese, però con i fondi della Marvel e un
gusto per la follia tutto suo, parliamo di uno che nel 2012 ha diretto un film
su un uomo che si reincarna in una mosca e una volta domato il suo nuovo corpo,
lo utilizza per vendicarsi (Storia vera).
| Hai un amico in me, un grande amico in me (cit.) |
Rajamouli ha
dichiarato di aver avuto l’idea per questo film dopo aver visto “I diari della
motocicletta” (2004), gli piaceva l’idea di un personaggio del tutto normale, destinato
a diventare un grande rivoluzionario, quindi una base storica ma immersa nel
cinema come noi facciamo con i biscotti nel caffelatte la mattina, perché l’idea
di Rajamouli di piegare la storia al suo racconto, arriva dritta da “Bastardi
senza gloria” (2009) sempre per sua ammissione eh? Vi riporto la nuda cronaca,
mi sto muovendo in un terreno del tutto nuovo per me.
Ora però bisogna
aprire il vaso di Pandora degli attori, che in India sono tutti più o meno come
Donnie Yen in Cina: sono divi con un livello di popolarità variabile più
o meno tra Johnny Depp e Fiorello, insomma sono idolatrati dalle nonne alle
nipotine e ritorno, il più delle volte hanno fisici da far impallidire lo Sly ultra
definito di Rambo III, inoltre oltre a recitare ballano e cantano. Tra i
più quotati, ma anche tra i più costosi da accaparrarsi, metteteci tranquillamente
Ram Charan e N. T. Rama Rao Jr. per distinguerli vi dirò che il secondo è una
sorta di John Belushi indiano, che pare cicciotto solo con la camicia addosso,
perché anche lui ha un fisicone mica da ridere.
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| E Zack Snyder… MUTO! |
Per dare un’idea
della portata di tutti questi nomi per me sconosciuti fino all’altro giorno,
bisogna dire che il titolo del film, di fatto è venuto fuori per sottolineare l’esordio
di questo trio di eroi nazionali , “RRR” sta per Rajamouli, Ram e Rama
Rao, ripensato in “Rise, Roar, Revolt” per tentare di dare un minimo di senso a
questa follia. Un po’ come se Heat – la sfida fosse uscito come “MDP”, Mann, De
Niro, Pacino, non so se ho reso l’idea.
La storia – e qui
sono tutti caSSidy miei – è più o meno quella vera o verosimile, dell’India del
1920, tenuta sotto il tallone dai bastardi inglesi invasori e degli eroi locali
che ribellandosi, diedero vita alla rivolta, due opposti, come fuoco e acqua,
per quello che di fatto è un “Buddy movie” secondo i canoni di Tollywood, un po’
come se boh, Gabriele Mainetti utilizzasse tutti i soldi del PIL Italiano per dirigere
la storia dell’amicizia tra Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio, ma con una scena
dove ad un certo punto i due, per salvare un bambino, si legano ognuno all’estremità
di una corda, si gettano da un ponte volando e facendo l’uno da contrappeso
dell’alto, per agguantare al volo il bimbo in pericolo, correndo sull’acqua
tenendo in una mano una bandiera Italiana. Ecco, tipo così ma con un altro tipo
di tricolore e per la nuda cronaca, la scena che ho descritto termina con Giuseppe Ram Charan e
GaribaldiNino Bixio N. T. Rama Rao Jr. che si danno il
cinque come facevano Arnold Schwarzenegger e Carl Weathers in Predator, però sott’acqua. Vi
giuro che è tutto vero, guardatevi il film.
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| “Piacere Giuseppe”, “Piacere mio, mi chiamo Nino” |
Fuoco e acqua, i due
amici opposti come canta il testo di una delle (tante) canzoni della colonna
sonora, entrano in azione con una scena madre a testa: Alluri Sitarama Raju (Ram
Charan) è un soldato tra le fila dell’esercito, fedele alla divisa e pronto
anche a sedare una rivolta da solo pur di assecondare gli ordini degli
ufficiali inglesi e quando dico rivolta, intendo una situazione in stile “Zulu”
(1964) che di colpo diventa la rissa nel fango di “The Raid 2” (2014), però con
il numero di comparse che solo Tollywood può permettersi, quindi qualcosa come tre
o quattro milioni di persone (percepite).
Lo stile è quello di
un Wuxia in salsa Indiana (Curry? Mah!), quindi è normale che la storia vera
della rivolta del 1920, si mescoli con i contorni della fiaba e il baffuto
soldato possa saltare in testa ai mille milla rivoltosi con uno zompo alla
Spider-Man, perché a Tollywood della verosimiglianza se ne fregano, in favore
dello spettacolo visivo, proprio come nell’entrata in scena di N. T. Rama Rao
Junior.
Uomo delle foreste, Komaram
Bheem il Belushi indiano dà la caccia ad un lupo no, ad una tigre (altrimenti è
troppo facile) in posticcia ma costosa CGI, in una lunga sequenza di muscoli
dell’uomo contro denti dell’animale. Buffo come la scritta ad inizio film
avverta che nessun animale è stato ferito durante le riprese, visto che sono milioni
nel corso dei 182 minuti di “RRR” e uno più farlocco dell’altro, però mi piace
questa voglia di precisazione, la apprezzo.
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| Metti una tigre nel motore (cit.) |
Fuoco e acqua, i due
nemiciamici, diventeranno tali per caso, dopo averli presentati come due armi
di distruzione di massa presi singolarmente, e due potenze nella scena nel
salvataggio al bambino, S. S. Rajamouli con occhio notevole, sulle note dell’ennesima
canzone che ci spiega il loro rapporto, mostra i suoi due divi camminare uno
accanto all’altro divisi dal filo spinato, ci penserà una donna ad unirli anche
se per il quantitativo di Bromance in scena, diventa chiaro che i personaggi
femminili qui, siano quasi di contorno, l’unica vera storia d’amore è tra questi due
che ne fanno davvero di tutti i colori. Forza, affrontiamo l’elefante al centro
della stanza.
Le scene di ballo e
canto, i momenti Musical che nei film indiani sono naturali quanto un
protagonista che saltella come l’Uomo Ragno. Forse il principale motivo per cui il
pubblico ancora rifugge un cinema che oh, fa soldi, tanti soldi! Però
ragioniamo, una buona regia, un valida coreografia e un atleta in grado di
eseguirla al meglio sono la sacra trinità che regola le scene di menare ma
anche i Musical, ed è qui che “RRR” mena il suo colpo più duro.
Il motivo dello
scontro è il rapimento della piccola Mallì, Komaram Bheem è l’uomo che dovrà
riportarla al villaggio da cui l’hanno rapita. Un paio di facce occidentali aiutano a rendere meno traumatico un film che comunque, farà urlare i vostri
neuroni, come l’odioso governatore inglese Ray Stevenson e sua moglie Alison Doody. Siccome, come avrete sicuramente intuito, gli inglesi in quanto cattivi,
in questo film che la tocca pianissimo, sono talmente malvagi che ci manca solo
pratichino il cannibalismo, quindi per ribadire l’orgoglio indiano, bisogna
batterli su tutti i campi, anche ad un festa dove i nostri due eroi sfidati da un
gaglioffo di Albione mettono in chiaro che loro Salsa e Flamenco zero, ma sono
maestri di qualcosa di molto meglio, il Desi Nach, ballo che prevede che nella
coreografia ballino anche le bretelle che reggono i calzoni dei due eroi.
Onestamente non so descrivervi la scena, non vedevo un lavoro tacco punta,
testa collo così, dai tempi del miglior Don Lurio, solo il tutto eseguito al
triplo della velocità, perché gli inglesi non vanno semplicemente battuti, ma
umiliati sulle note di Naatu Naatu, una roba che recita “Balla come se
ti avesse morso uno scorpione” e che da giorni non riesco a togliermi dalla testa
(storia vera).
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| Persino le bretelle ballano coordinate, avete tutta la mia stima. |
Per descrivervi
tutte le trovate di “RRR” ci vorrebbero circa 182 minuti, quindi forse fate
prima a guardarvelo, la capacità di scartare da comico a drammaticamente drammatico
(non è una ripetizione, ma un modo per sottolineare quanto la recitazione sia carica) è incredibile, ci sono scene d’azione che sembrano Zack Snyder,
solo molto più pacchiano a maleducato, oltre dove francamente viene da
chiedersi: «Ma è necessario? Non lo so ma che figo!», come l’infinitamente
lungo flashback sul padre di Rama, interpretato da un altro semidio di
Tollywood come Ajay Devgn, uno che fa reparto da solo.
“RRR” porta tutto ad
un livello di esagerazione senza senso, non basta attaccare i nemici usando degli
animali (in CGI), bisogna scatenare loro contro un esemplare di ogni specie
disponibile in India. Ci sono scene alla “Braveheart” (1995), però con più
canzoni e fruste rafforzate, inoltre una motocicletta puoi cavalcarla,
lanciarla nel fuoco, oppure sollevarla sulla testa usandola per menare i tuoi nemici. Poi per sottolineare ancora un po’ l’abbondanza di Bromance nel film, perché
non far combattere i protagonisti come un sol uomo, letteralmente visto che uno
sostiene e salta con le sue potenti gambe (come ci si sente dopo aver allenato
gli arti inferiori in palestra) mentre l’altro seduto sulle sue spalle, spara
con un fucile 303 per ogni mano, un po’ come i gemelli Derrick di “Holly e Benji”, ma molto più pericolosi. Sul serio, vi sfido a smentirmi, ma tutta
questa roba si trova agilmente nei 182 minuti di “RRR”.
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| Questo è quello che succede in India se chiedi: “Hai da accendere?” |
La formula del film
è talmente collaudata che i momenti di lungaggine li ho avvertiti anche io che
sono quasi a digiuno di cinema indiano, ma è una formula così divertente e per
certi versi nuova per noi occidentali, che un film così arrogante si lascia
seguire anche solo per scoprire cosa si inventeranno per esagerare ancora un po’
con la prossima sequenza, il bello è che ci riescono.
Lo trovate su
Netflix, non so se vi ho convinto ad affrontare questo cinema molto speziato, però sono ben felice di aver portato questo film qui sopra, d’altra parte
parliamo di un titolo il cui tema musicale principale, ripetuto in tutte le
sale, suona più o meno come: Bara Dom Bara Dom Bara Dom Dom. Poteva mancare su
questa Bara? Giammai!








