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Sandman – Parte 1: La vita è un sogno, o i fumetti aiutano a vivere meglio?

Era un bel
pezzo che volevo rileggermi Sandman dall’inizio, quindi ho colto al volo
l’assist che mi hanno alzato (Ciao Roberto!) per immergermi nuovamente nella
lettura del capolavoro di Neil Gaiman.

Pubblicato
dalla DC Comics sotto l’etichetta “per adulti” della linea Vertigo, tra il 1989
e il 1996, Sandman è stato il fumetto che ha traghettato la nona arte dalla
rivoluzione dei Super Eroi revisionisti degli anni ’80, al fumetto degli anni
’90 il cui massimo rappresentante è stato sicuramente Preacher.
I 75 albi
originali americani sono stati suddivisi in 10 archi narrativi, a cui è
necessario aggiungere “Notti Eterne” pubblicato nel 2004 e il recente Sandman: Overture, che fa da prequel alla vicende di Sogno.
A metà degli
anni ’80 la famigerata continuity della “Distinta Concorrenza” era molto in
ordine. In ordine sparso. Le pulizie di primavera tra i super eroi sfociarono
nella saga “Crisis on Infinite Earths” quella che ancora oggi viene ricordata come
il più clamoroso rassettamento di cassetto dei calzini della storia del
fumetto. In compenso la DC ai tempi, un po’ per fame un po’ per disperazione,
ha lasciato carta (quasi) bianca ai suoi autori, il risultato sono state
storie rivoluzionarie come “Il ritorno del cavaliere oscuro” di Frank Miller
(1986), o i vari capolavori firmati da Alan Moore, “Swamp Thing” (1984),
“Watchmen” (1986) e “Batman: the killing joke” (1988), pietre miliari del
fumetto che hanno saputo ridefinire personaggi storici, ma anche insegnare ai
lettori che il fumetto poteva essere più complesso e denso di argomenti maturi
di come è stato inteso per decenni.



Neil Gaiman, l’uomo meglio vestito della storia dei Comics.
Nel 1988,
forte della mini “Black Orchid”, l’uomo meglio vestito della storia dei Comics,
ovvero Neil Gaiman, ottiene la fiducia della editor Karen Bergen, l’idea è
quella di prendere qualche personaggio minore di casa DC e rilanciarlo. Gaiman
inizia snocciolare nomi, la Bergen sistematica, glieli boccia tutti uno dopo
l’altro, a quel punto le alternative erano due: ripiegare su un rilancio di
Geppo la Super Scimmia o farsi venire una grande idea. Ovviamente dalla testona
riccioluta di Gaiman esce fuori una grande idea: Sandman.

Personaggio
creato nel 1939, su cui in passato hanno lavorato gente come Joe Simon e Jack
“The King” Kirby, il primo Sandman della Distinta Concorrenza era un eroe Pulp
con maschera antigas, il nome Sandman arrivava dalla polverina soporifera,
utilizzata contro i nemici, del tutto simile (nei risultati) a quella della
preghierina notturna al Dio del sonno Morfeo. Ovviamente, Gaiman non è
interessato a scrivere di super eroi, gli sconfinfera di più l’idea di parlare
di un personaggio che vive nei sogni. Karen Bergen accetta, Gaiman si mette al
lavoro e crea Sogno degli Eterni.



Il primo Sandman contro i gondolieri abusivi di Venezia (o qualcosa del genere…).
“Sandman”
pesca a piene mani dalla mitologia e dal folklore di diversi Paesi, mescolando
i generi come solo quel geniaccio di Neil può fare, tra le pagine dei 75 numeri
della serie si trova un po’ di tutto: fantastico, horror e supereroistico
(specialmente nei primi numeri). Si parte da qui per arrivare alle sponde più
remote del mondo dei sogni, per usare le parole dello steso Gaiman.
Sogno è uno
dei sette Eterni (quasi delle divinità, che incarnano e controllano i vari
aspetti della vita dei mortali), il fratello maggiore si chiama Destino, poi
troviamo Desiderio, Disperazione, Distruzione, Delirio ed insieme a Sogno
(Dream in originale) completa la rosa Morte (Death). L’uso della “D” per tutti
i nomi è l’ennesima trovata geniale di Gaiman.
Sogno è la
rappresentazione antropomorfa del mondo onirico, è uno degli Eterni più
potenti, poiché umani e animali passano la maggior parte della loro vita
dormendo (e quindi sognando). Ha molti nomi, ognuno per le molte culture
d’appartenenza, ma è sempre rappresentato quasi uguale: pelle bianca, alto,
magro con un mucchio di capelli neri e sempre rigorosamente vestito di nero,
da questo punto di vista è del tutto simile al suo creatore Neil “Uomo meglio
vestito della storia dei comics” Gaiman.
Originariamente
freddo e distaccato, la sua evoluzione e la sua crescita etica sono la base su
cui la serie “Sandman” è stata basata.
Preludi e Notturni (numeri 1-8 della serie
originale, 1988-1989)
Il primo arco
narrativo di “Sandman” cominciò nel 1916 in Inghilterra, l’occultista Roderick
Burgess nella sua sperduta villa nel Sussex, organizza un rituale per
intrappolare la Morte, guadagnandosi così la vita eterna, purtroppo fa un
errore letale e cattura Sogno, fratello minore di Morte. Temendo una
ritorsione da parte della potente creatura, lo tiene imprigionato in una sfera
di cristallo. Sogno ci resta per 70 anni, tutti passati a fissare il proprio
carceriere senza proferire una singola parola.



“No? Ma sempre no? Basta allora, io me ne vado…”.
La vendetta è
un piatto che va consumato freddo dicono, Sogno indebolito dalla lunga
prigionia si libera e infligge una severa punizione al suo aguzzino: una veglia
eterna, ovvero una serie infinita di incubi da cui non potrà mai più
risvegliarsi.
Soccorso da
Caino e Abele (personaggio che arrivano dalle pagine di “Swamp thing” di Alan
Moore), Sogno ritorna alla sua dimora, solo per trovarla devastata. Il regno
dei sogni è in rovina e tutti i sogni (e gli incubi) sono fuggiti via. Morfeo
(Oneiros, Sogno, il Plasmatore… E chi più ne ha più ne metta) inizia il suo
viaggio, per recuperare il suo elmo, il suo rubino e il suo sacchetto con la
polvere, che sembra talco ma non è e serve a fare dormire.



Caino e Abele direttamente dalla pagine di “Swamp Thing” di Alan Moore.
Per recuperare
l’Elmo dovrà incontrare Lucifero all’inferno, personaggio caratterizzato così
bene da Gaiman, da meritarsi una sua serie personale (“Lucifer” sempre edita
dalla Vertigo). Il sacchetto con la sabbia è l’occasione per Morfeo di
incontrare John Constantine, un altro personaggio creato da Alan Moore sulle
pagine di “Swamp thing” preso in prestito da Gaiman, molti di voi potrebbero
conoscerlo per la sua serie regolare “Hellblazer” altro capolavoro del fumetto
contemporaneo, ma questa…. E’ un’altra storia. Per altro, il racconto con
protagonista Constantine è uno dei finali più agghiaccianti mai
visti in tutta la serie “Sandman”. Lettore avvisato, mezzo salvato.
Il rubino,
invece, dovrà recuperarlo dalla mani di un pazzoide fuggito dal manicomio di
Arkham, John Dee, noto anche come Dottor Destino (ma non quello della Marvel
Comics nemico dei Fantastici Quattro… Occhio!), in una doppia storia che
rappresenta l’ultimo tentativo di Gaiman di utilizzare il suo personaggio
all’interno dell’universo della Distinta Concorrenza, l’ultimo necessario
scotto da pagare all’impero dei super eroi, prima di portare il suo personaggio
verso ben altri (e più onirici) lidi.
Non credo sia
un caso che “Preludi e notturni” con i suoi alti e bassi e i suoi compromessi
con la casa editrice, si concluda con il numero 8, celebre per l’esordio di
quella che è a tutti gli effetti il secondo (molti direbbero il primo)
personaggio più riuscito della carriera di Neil Gaiman, ovvero Morte.



“Chi è caro?” , “Pare sia un certo La Morte, venuto per la mietitura” (Cit.)
Una giovane
ragazza con trucco Gotico sugli occhi (il più riprodotto tra le cosplayer di
tutto il pianeta), minuta, vivace, saggia, allegra e vestita di nero. Un
personaggio chiave di tutta la serie, protagonista di due miniserie a lei
dedicate (“Death: l’alto costo della vita” del 1993 e “Death: Il momento della
tua vita” del 1996), per quella che ancora oggi è una delle più originali
rappresentazioni della mietitrice che siano mai state fatte nell’arte e nella
letteratura… Fumetti li chiamano, Tzè!
Casa di bambola (numeri 9-16 della serie
originale, 1989-1990)
Nel secondo
arco narrativo, Morfeo comincia a recuperare tutti i sogni e gli incubi sfuggiti
sulla Terra in forma umana. Facciamo la conoscenza della giovane Hippolyta Hall,
convinta di vivere ancora con la sua famiglia in realtà intrappolata in un’illusione, ben rappresentata da Gaiman con il metaforone della casa di bambola
del titolo. Titolo che per altro non arriva dalla celebre opera di Ibsen, ma da
un romanzo per ragazzi, un tipo di letteratura che Gaiman conosce bene, visto
che molti dei suoi libri (tipo Coraline o Stardust) si rivolgono proprio ai
lettori più giovani.
Nel doppio
racconto ambientato ad una particolarissima convention (di Serial Killer)
Morfeo incontra e sconfigge uno dei suoi incubi più terribili, l’iper-dentuto
Corinzio. In questa storia Gaiman lancia qualche stoccata all’American way of
life, l’idea di una riunione annuale dei Serial Killer è qualcosa che può
venire in mente solo ad un Inglese che osserva un Paese ospite, sottolineando
tutti i suoi tick. Per altro, alcuni dei dialoghi più riusciti di tutta la serie
si trovano proprio qui.



Se il buono è vestito di nero, il cattivo che colori avrà?
“Casa di
bambola” si completa con alcune storie brevi veramente mirabili, la prima è il
prologo di questo arco narrativo, una leggenda orale tramandata di padre in
figlio tra le tribù africane, la leggenda della regina Nada, amante
dell’incarnazione dei Dio dei Sogni del continente nero. Il primo racconto in
cui Gaiman dimostra di poter utilizzare il suo personaggio in un modo nuovo e
alternativo, discostandosi dai tipici schemi di narrazione del fumetto americano.
L’altra storia che funge da epilogo per “Casa di bambola” è la vicenda di Robert
Gadling, l’uomo a cui Morte ha concesso di non morire, più che altro per dare
una piccola lezione su suo fratello minore Sogno. Ogni 100 anni Morfeo e Robert
si incontrano e attraverso l’evoluzione dell’uomo, Sogno impara qualcosa sul
valore della vita.
Le terre del Sogno (numeri 17-20 della serie
originale, 1990)
Quattro storie
indipendenti una dall’altra, in cui Sogno non è nemmeno il protagonista, ma il
più delle volte una presenza marginale,. Si inizia con il triste destino di
Calliope, la musa delle arti, tenuta prigioniera da uno scribacchino da quattro
soldi divenuto, grazie alla presenza della poveretta, prima un grande
scrittore, poi un autore di best sellers e, infine, un regista famoso. Interverrà
Sogno a liberare la sua ex amante.
Per tutti i
gattofili, la storia “Il sogno di mille gatti” vi regalerà tutti i musini e le
zampette che volete, personalmente guardando il mio cane che dorme, ho sempre
pensato che 5 Euro li avrei investiti volentieri, per vedere sul grande schermo
una proiezione dei suoi sogni, ma si sa che i gatti sono molto più nobili,
furbi e vendicativi, il sogno di mille gatti potrebbe far impallidire “Il
pianeta delle Scimmie”, storia meravigliosa, in cui Sogno assume per la prima
volta la sua forma felina (vista anche in Sandman: Overture).



Pensateci la prossima volte che lasciate il micio solo a casa…
Si continua
con “Sogno di una notte di mezza estate” sì, proprio il celeberrimo racconto di Shakespeare
e qui è proprio il giovane Bardo a portare in scena la commedia commissionata
da un pallido mecenate dell’arte vestito di nero, per un pubblico molto
particolare, ovvero gli stessi protagonisti (reali) di sogno di una notte di
mezza estate. Una storia geniale che è valsa a Gaiman un World Fantasy Award
nella categoria racconti brevi, uno dei mille mila premi raccattato in giro per
il mondo dal buon vecchio Neil.



Con tanti saluti al caro vecchio Will Shakespeare.
Si chiude con
una triste storia con protagonista Urania “Rainie” Blackwell, ovvero
la Element Girl della Distinta Concorrenza, forse l’ultimo colpo di coda dei
super eroi all’interno delle trame di “Sandman”.
La stagione delle nebbie (numeri 21-28 della serie
originale, 1990-1991)
Il grande
affresco tirato su da Neil Gaiman ripesca Nada, vista nella bella storia africana di “Casa di bambola”, il re dei Sogni vuole giocarsi il tutto per tutto
per liberare l’anima del suo antico amore dall’inferno in cui è relegata.
Morfeo affronta nuovamente Lucifero e si reca nell’Ade per trovarlo… Vuoto.
Demoni ed
anime dannate sono state scacciate da Lucifero, intenzionato a tirare giù la
serranda per sempre, gli effetti collaterali sono notevoli, sulla Terra i morti
ricominciano a tornare in vita, come nella frase di lancio di “Dawn of the
Dead” di George A. Romero.
Morfeo si è
presentato dal principe dei dannati pronto per la guerra e con grande sorpresa
Lucifero si presenta remissivo, tanto da donare le chiavi dell’inferno a
Morfeo… Un dono che gli poterà più problemi che altro.



“Ma chi ci tengono lì dentro, King Kong?” (Cit.)
Il risultato è
che divinità provenienti dai Pantheon di tutto il mondo, bussano alla porta di
Sogno, per reclamare le chiavi del regno lasciato vuoto, qui Neil Gaiman per la
prima volta, ha l’occasione di offrirci la sua visione sugli Dei e le divinità,
come avrebbe fatto successivamente nel suo fantastico romanzo American Gods.
Odino, Thor e
Loki dal Pantheon norreno (molto diversi dalla loro versione Marvel bisogna
dirlo), sono i primi ospiti, ma non mancano Anubi, Bast e Bes dal Delta del
Nilo, Azazel arrivato da una delle cerchie dell’inferno, fino a
personalità meno note come Tremula della Brigata dei Matti in rappresentanza
del principio del Caos e i due Angeli Remiel e Duma. Ovviamente, con ognuno di
questo personaggi Gaiman si sbizzarrisce nel definirli, ognuno con le proprie
caratteristiche peculiari e i tick distintivi. Alle prese con questa difficile
situazione diplomatica e con il rischio di fare una scelta che scontenta
tutti, attirando su di sè le ire di molti potenziali nemici, il pragmatico
Sogno riesce a fare la scelta giusta, dopo aver ascoltato le motivazioni di
tutti i suoi ospiti.
Non ho detto
nulla riguardo ai disegnatori. I primi numeri di “Sandman” sono stati disegnati
da Sam Kieth che ha abbandonato la serie presto, a suo dire, impossibilitato ad
esprimere a pieno il suo talento su una serie non molto nelle sue corde. Fino
all’ultimo numero, i disegnatori si sono succeduti, l’unico a firmare tutte le
75 copertine è stato Dave McKean, le cui tavole, un misto di fotografia,
disegni e svariate tecniche artistiche, hanno contribuito alla maturazione del
fumetto. Ancora oggi, nessuna serie può vantare copertine così riconoscibili e
artistiche, senza quasi mai mostrare Sogno, dei veri pezzi di inconscio portati
con grande talento su carta.



I maggiori Pantheon di Dei, riassunti in una sola splash page.
Inutile
girarci intorno: i talenti che si sono succeduti al tavolo da disegno hanno
fatto tutti un ottimo lavoro, ma è la prosa di Neil Gaiman e la sua
straordinaria inventiva il vero motore di “Sandman”. Nei primi quattro archi narrativi si è già
visto di tutto, Pantheon di Dei, convention di Serial Killer, Will Shakespeare
e sogni visti dal punto di vista dei gatti, un quantitativo di materiale e idee
(geniali) che solo uno con una testa fuori dal comune può gestire in una storia
coerente, senza trasformare tutto in un gran casino.
“Sandman” è un
capolavoro capace di sperimentare, la dimostrazione lampante che certe storie
possono essere raccontate solo con il mix di prosa e disegni che soltanto
i fumetti possono vantare, penso che nemmeno il Cinema avrebbe mai potuto
portare in scena tutto questo materiale. “Sandman” ha contribuito a far
rialzare la testa ad un’intera forma d’arte troppo spesso soggetta a
sudditanza psicologica nei confronti degli altri media.
Per la prima
parte di “Sandman” è tutto, prossimamente torneremo nella terre del sogno per
gli altri archi narrativi di questo capolavoro, che ho diviso in tre grosse
porzioni, qui sotto trovate il resto del menù, in attesa del prossimo capitolo,
buona notte… E sogni d’oro!
ARCHI
NARRATIVI DI SANDMAN
[01] Preludi e
Notturni (#1 – #8)
[02] Casa di
bambola (#9 – #16)
[03] La terra
dei Sogni (#17 – #20)
[04] La
Stagione delle Nebbie (#21 – #28)
[08] La
Locanda alla Fine dei Mondi (#51 – #56)
[09] Le
Eumenidi (#57 – #69)

[10] La Veglia
(#70 – #75)

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