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Saw – L’enigmista (2004): due ragazzi in bagno con una sega

Non so voi ma ho un ricordo indelebile del 2004, anzi, devo essere preciso, inizio del 2005 visto che “Saw – L’enigmista” in uno strambo Paese a forma di scarpa sbarcò nei nostri cinema a gennaio, in ritardo di qualche mese sull’uscita di ottobre 2004 negli Stati Uniti.

Perché me lo ricordo così bene? Perché il mio gennaio 2005 si è svolto così: «Hai visto Saw?», «No», «Hai visto Saw?», «No», «Hai visto Saw?», «No», «Hai visto Saw?», «No», «Hai visto Sa…», «TI HO DETTO DI NO!» (storia vera). Che vi devo dire, gli Horror li guardo tutti, penso di essermene perso uno negli ultimi vent’anni, uno solo ed era l’esordio alla regia di James Wan, in amicizia Pupazzo UAN. Per reazione da allora, la saga di “Saw” è diventato il mio appuntamento fisso di ottobre o giù di lì, ancora oggi non me ne perdo uno anche se nessuna ha più raggiunto il livello del capostipite, forte anche di un notevole effetto sorpresa.

Con Leigh Whannell di mezzo è chiaro che l’enigmista in realtà è Lucius.

Vi ricordate la media dei film Horror che uscivano in sala nei primi anni 2000? Roba anemica, la coda lunga dello scossone portato da Scream, il film nato per chi guardava troppo Horror, diventato patrimonio di chi invece ne guardava pochissimi, quasi solo quelli con Ghostface. Perché Hollywood del film di Wes Craven aveva fondamentalmente capito questo: adolescenti interpretati da trentenni sì, ma bellissimi, in film sempre più patinati in cui il sottoprodotto di questa incomprensione, alla fine erano Horror dove le persone morivano fuori scena, stacco prima della coltellata e qualcuno nella scena successiva che ti diceva che Billy era morto. Oh no povero Billy, così giovane! Malgrado i suoi trent’anni portati benissimo.

La reazione non poteva farsi attendere molto, l’Horror che usciva in sala aveva bisogno di tornare a macchiarsi di rosso, la prima pennellata è arriva proprio grazie a James Wan e al suo compare Leigh Whannell, che prima dell’ostello di Eli Roth hanno mandato a segno un titolo che aveva i tratti del classico istantaneo e oggi, a vent’anni dalla sua uscita possiamo dirlo, del Classido.

L’incontro tra Pupazzo UAN e l’amico/nemico di Lucius, ovvero Leigh Whannell (questo un po’ fa di Lucius una sorta di Jigsaw se ci pensate) è avvenuto tra i banchi della scuola di cinema, la prima bozza del loro “Saw” era un cortometraggio realizzato per mostrare le potenzialità della sceneggiatura, che finì per conquistare i vertici della Lions Gate Films. Un piccolo film tra amici con lo stesso Leigh Whannell nei panni di Adam, uno dei due sfortunati che si ritrovano nel sudicio bagno che è la (quasi)mono location del film: piastrelle rotte, tubi e catene impossibili da rompere, uno specchio, un orologio nuovo per essere consapevoli del tempo che passa e vabbè robetta, un cadavere con la testa spappolata da un colpo di pistola, disteso faccia sotto tra i due poveretti, incatenati ai lati opposti dello stanzone. Una metafora del lunedì mattina al lavoro oppure un gran punto di partenza per un horror.

Arma Letale 5 (sono troppo vecchio per queste SAWnzate)

L’altra metà, non del cielo ma della sfiga in questo film è rappresentata dal buon (buon?) dottore Lawrence Gordon, fatto a forma di quel mito di Cary Elwes che quando è ora di fare il buono o la perfetta faccia da schiaffi risulta sempre azzeccatissimo. Non solo “Saw” qui mette su una corsa contro il tempo, costellata di flashback che servono a fare luce sulla soluzione del mistero, a loro volta strutturati come piccoli enigmi, false piste, ammonticchiando uno sopra l’altro elementi che sono cortina fumogena per distrarci dall’enorme rasoio di Occam che abbiamo tutti sotto il naso e proprio per questo non riusciamo a vedere.

Non un meccanismo ad orologeria perfetto, badate bene, tanto che per vedere il finale, come in un episodio di una serie tv, bisognerà attendere il secondo capitolo, ma in questo lungo “pilota” è tutto così ben confezionato da calamitare l’attenzione: il registratore con sopra l’etichetta “Play me”, il vocione dell’enigmista, i rompicapo assassini da risolvere, fino ad arrivare ad elementi anche palesi, come il titolo, un gioco di parole tra “Saw” e “Jigsaw”, tra il seghetto unico strumento dei due prigionieri e il soprannome del loro carceriere, ma anche come voce del verbo vedere, anche se poi a ben guardare, tutto il film si potrebbe riassumere come un grosso due ragazzi in bagno con una sega.

«Sarai chiuso in un bagno con un uomo e una sega… Comincia il gioco!»

Eppure cosa gli vuoi criticare per davvero a Pupazzo Uan e al suo compare? Ogni elemento in “Saw” già nel 2004 era nuova iconografia o al massimo, riuscito rilancio di quella vecchia, il pupazzo di Jigsaw, con le sue gotine rosse e la biciclettina, deve più che qualcosa a quello inquietante di Dario Argento in “Profondo Rosso”, eppure tutto questo, con il ritorno della violenza e del sangue (anche solo percepito, ma nel 2004 il pubblico ne aveva un gran bisogno), ha fatto di “Saw” un culto istantaneo ad una prima occhiata semplicissimo, in realtà con al suo interno tanta di quella roba da poter riempire beh, dieci film, e il tassametro corre, perché questo esordio sembrava frutto di un allineamento di astri positivi, persino il tema principale del film è diventata iconico.

Conoscete il suo cigolare di ruote, conoscete le sue origini.

Quando dico che “Saw” ha saputo rielaborare vecchia iconografia ma è anche un film pieno di trovate, mi riferisco anche al cast, ad indagare sull’enigmista abbiamo il buon vecchio Danny “Brakko” Glover, in una versione più oscura e tormentata del suo personaggio più famoso, potranno andare male le cose con lui ad indagare? Finta di corpo numero uno. Nel micro ruolo di una poliziotta della scientifica o giù di lì, per mezzo secondo vediamo anche quella meraviglia di Dina Meyer che ti aspetti faccia qualcosa in quanto beh, Dina Meyer invece nisba, finta di corpo numero due.

Dinona tornerà nei seguiti e su questa Bara ogni volta che avrò l’occasione per farlo.

Così come il fatto che diverse facce più o meno note rese (allora) celebri da Lost, le ritroviamo qui, da una parte, il socio di Brakko interpretato da Ken Leung, così come il losco paramedico impersonato da Michael Emerson, potrà l’ex capo degli “Altri” dell’isola non essere proprio lu… Finta di corpo numero boh, ho perso il conto, perché il film ne è pieno e non ditemi che vi sto facendo rivelazioni di sorta, sono super vago e dopo vent’anni ormai ogni ansia da Spoiler dovrebbe essere finita in prescrizione in ogni caso.

“Saw” ci fa dubitare anche degli elementi chiave di una storia, roba che diamo per scontata come il fatto che il buono sia davvero tale, certo il cattivo è tutto tranne che uno stinco di santo, ma come capiremo meglio nei seguiti, il suo moralizzare ha un motivo, ben introdotto e illustrato qui con la tortura della trappola d’orso che vede protagonista Amanda Young interpretata da Shawnee Smith, non a caso personaggio che diventerà fondamentale con il proseguire dei capitoli. In questo lungo “pilota” il ritmo resta a tratti anche ondivago, non di certo impeccabile, ma gli elementi che compongono il mistero sono così tanti da rendere il film ancora un oggettino interessante anche alla luce della rivelazione, che guarda caso anche quella, ha saputo intercettare il gusto del pubblico, che aveva dimostrato di amare i “Twist-in-end” resi celebri da un sacco di grossi titoli o dal cinema di M. Night Shyamalan.

«Uhmm muhm mmhu huhh hummm» (tutto chiaro no?)

“Saw” è un po’ più della sua rivelazione finale ma allo stesso tempo, anche un pochino meno perché è spudoratamente basato su essa, tanto da rinunciare, anzi da rimandare le conseguenze di quella svolta ai prossimi capitoli, per questo riguardandolo a vent’anni dalla sua uscita, forse ha perso qualcosa venendo a mancare l’effetto sorpresa, ma è chiaro che Pupazzo Uan ebbe l’abilità di cogliere il momento meglio di molti altri.

A ben guardare “Saw” non è altro che la versione estesa e arzigogolata di un’idea buttata lì da uno che è davvero un genio, George Miller, che il suo “Saw” lo aveva già diretto nel 1979 con la scena finale di Mad Max. Eppure il cinema horror “per tutti” nel 2004 aveva proprio bisogno di quella violenza, anche solo percepita, perché al netto delle complicate trappole di Jigsaw, questo film non si è certo spinto dove invece ha osato un po’ di più Eli Roth un anno dopo, pensateci, la scena madre, la decisione tragica viene rimandata per cento minuti e quando arriva, la sentiamo grazie al montaggio sonoro, perché anche quella è fuori scena come da tradizione degli horror dei primi anni 2000, ma la percezione? “Saw” viene ancora ricordato come violentissimo, anche se poi è diventato davvero “grafico” nello spargimento di sangue solo nei numerosi seguiti.

Tu lo hai visto Mad Max?

Mi sembra anche inutile dilungarmi troppo su un film che tutti hanno visto, anche prima di me se ripenso al gennaio del 2005, trattare i film con svolta è spesso una trappola degna di Jigsaw, perché si rischia di finire a parlare solo di quella, infatti come vedete, sto volutamente trattando tutto, rischio di segnare un primato perché questo potrebbero essere il primo post su questo titolo, che non si sofferma nemmeno un momento su Tobin Bell, che è un po’ il fu Mattia Pascal della situazione, perché tanto il suo momento sarebbe arrivato nei seguiti della saga, quindi inutile accanirsi.

La vera forza di “Saw” è stato il suo tempismo a dir poco impeccabile, negli ultimi vent’anni è diventato un classico moderno, ma nel 2004 (da noi 2005) è uscito dal nulla, sorprendendo tutti perché nella sua semplicità, dava al pubblico tutto quello di cui aveva bisogno. Il film di Pupazzo UAN era già lì, in prima fila nel momento del cambiamento e del ritorno del sangue nelle sale cinematografiche, già un modello quando è esplosa la moda delle “Escape room”, alcune di loro si sono popolate di sagome inquietanti come il pupazzo di Jigsaw, insomma vent’anni fa con un solo piccolo film pieno di trovate, alcune giustissime, altre ben riciclate, James Wan si è messo sulla mappa geografica firmando un classico istantaneo, era impossibile per questa Bara perdersi questo compleanno!

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  1. Mai visto un solo film della saga, me lo avevano accomunato ad Hostel come torture porn ed io odio il torture porn. Detto questo mi hanno ingannato e vale la visione o meglio continuare la mia strada nel viale dell’indifferenza ?

    • Quello che dovevo dire l’ho detto, anzi, scritto, ora sta a te… Comincia il gioco! 😉 Cheers

  2. Una saga, quella di Saw, a mio parere iniziata molto meglio di quanto poi sia proseguita, tanto che al terzo decisi di mollare il colpo… Comunque, questo primo capitolo funzionava
    bene pure nell’omaggio parodia contenuto in “Scary Movie 4” 😉

    • Quando diventi oggetto di parodia vuol dire che hai fatto bene il tuo dovere 😉 Cheers

  3. L’esordio fulminante di Wan alla regia.
    E guarda caso? Con un horror.
    Mi era piaciuto un sacco, ricordo. E lo avevo consigliato a tutti.
    Non perche’ abbia inventato chissa’ che, eh.
    Ma solo perche’, come dici tu, ha recuperato un modo di fare horror (perche’ e’ un horror, anche se all’uscita lo avevano spacciato come thriller, dato che non c’e’ nulla di soprannaturale) che ormai sembrava andato perduto.
    Se torno con la mente a quegli anni, ormai c’erano solo horror spagnoli o orientali.
    Tutta atmosfera. Ma che non spaventava per nulla.
    Ricordo che in “Darkness”, col nostro Giancarlo nazionale, l’unica cosa che mi aveva fatto sobbalzare era il fatto che si erano accese le luci in sala sul finale.
    Cosi’. Inspiegabilmente. De botto e senza motivo.
    Per il resto, noia e sbadigli su sbadigli.
    Roba simile non può’ fare effetto su chi e’ cresciuto con “Nightmare”.
    Per dirla come gli Elii…se mi facevano un altro film su una ragazzina coi capelli lunghi e neri svolazzanti e la tunica bianca sfasciavo il cinema.
    Un ritorno alle sane, vecchie origini era necessario. Ma con i dovuti accorgimenti, pero’.
    E infatti parecchi stilemi presenti nella pellicola hanno fatto da spunto per parecchia robina buona uscita in seguito, soprattutto in terra d’oltralpe.
    Gens, Laugier e tanti altri della nuova generazione.
    Bus (o jumpscare, come preferite. Io prediligo la vecchia terminologia) piazzati nel posto e nel momento giusto, ambientazione malsana, sporca e lugubre ma soprattutto un contesto allucinante da cui vorresti solo scappar via a gambe levate.
    L’horror moderno, in altre parole.
    Il tutto da’ un autentico senso di sozzo e di marcio. E di profondo disagio.
    E poi la tensione. Che si taglia col coltello, letteralmente.
    Soprattutto quando le vittime vengono costrette a guardare e a immaginare cio’ che le aspetta. E noi con loro.
    Perche’ il primo strumento di tortura, al di la’ di quello che puoi utilizzare, e’ il cervello del malcapitato. Che con il giusto mood diventa una cassa di risonanza spaventosa, che amplifica a dismisura ansie e paranoie.
    Il film tocca le corde giuste, sotto questo aspetto.
    Quando ti alzi dalla poltroncina con un gran senso d’inquietudine nonostante il film sia finito, e vai al parcheggio guardandoti intorno e soffermandoti sulle zone buie…direi che il suo sporco lavoro lo ha fatto. E a regola d’arte, aggiungo.
    Nella prima meta’ parte a razzo, poi procede su strade piu’ tipiche e convenzionali.
    Un tributo pagato alle note serie investigative che gia’ fioccavano in TV, allora.
    Li’ provi una sensazione di gia’ visto. Ma solo per renderti conto che il regista ti ha ingannato portandoti su un terreno conosciuto giusto per rifilarti la mazzata sul finale. Tra capo e collo.
    Io ero li’ a pensare “Ma allora chi c…o e’ il killer?” Per poi tirarmi una manata sulla fronte e dire tra me “Non ci credo”.
    Diciamo che ci si poteva arrivare, e forse a rivederlo oggi appare un po’ pretestuoso.
    Ma allora fu uno choc.
    Ancora adesso l’episodio migliore.
    Proprio perche’ non si sapeva se avrebbe avuto successo.
    I successivi sequel non fanno altro che abusare di uno schema ormai collaudato e reiterarlo fino allo sfinimento dopo averlo condito di efferatezze varie.
    Ah, ecco. E qui, tanto per restare a tema…finalmente si rivede un bel po’ di emoglobina e budella.
    Carne e sangue.
    Era ora. A patto di non esagerare.
    Per fare una battuta che girava ai tempi, credo anch’io che a Hitchcock sarebbe piaciuto.
    Di sicuro molto piu’ grezzo rispetto alle sue opere, ma Sir Alfred avrebbe detto che, ahime’, l’avanzata del gusto tamarro era da considerarsi ormai cosa necessaria quanto dolorosa e inevitabile.
    Da vedere, se non lo avete ancora fatto.

    • «Did you saw Saw?» quindi vedi? Ha ragione Quinto Moro nel suo commento 😉 Cheers

  4. Se organizzassimo un concorso sui titoli più deficienti e divertenti della Bara questo entrerebbe in top 3, e se la giocherebbe per la vittoria.

    Hai ragione sul tempismo, e forse sono i film meno attesi quelli che finiscono per diventare più influenti e dare il via a un filone o rivitalizzarlo.
    Ai tempi se ne parlava di continuo, come di un horror rivoluzionario. Il colpo di scena finale era praticamente un must in quegli anni lì, quello che poteva farti vendere il film.

    Io mi sono fermato al 4° della saga, questo è e resterà sempre il mio preferito.

    p.s. mi sono sempre chiesto com’erano le conversazioni tra i cinefili anglofoni sul film: “Did you saw Saw?”, una roba alla “Chi gioca in prima base? Chi”

    • L’obbiettivo era proprio quello, se come sostiene giustamente Federico Sfascia, Pupazzo UAN fa film sul travestitismo, allora io posso giocarmi il titolo volutamente scemo, non prendo più prigionieri, oddio non che lo abbia mai fatto 😉 Cheers

  5. Alla sua uscita mi è piaciuto davvero un sacco, sebben l’horror non sia il mio genere preferito, ma questo era nuovo, interessante, sorprendente e violento il giusto (non ho faticato a vederlo, mentre con Hostel temevo di non farcela). Anche se non ho visto nessuno dei seguiti, questo lo ricordo con piacere (complice la presenza di Cary Elwes, che sono sempre felice di vedere).

    • Aveva l’aria di novità, anche se poi le sue origini vanno ricercate nei classici che Wan ha dimostrato di conoscere. Cheers

  6. La prima volta ci rimasi di sasso, ero poco più che un adolescente. Rivedendolo poi due o tre volte, più avanti negli anni, la regia non regge il colpo di scena finale che è la chiave di tutto il film. Wan era proprio agli inizi e si sente, ma il suo tocco già si vedeva.

    • Esatto, gli è andata bene perché il colpo di scena ha reso il film celebre, buona parte della sua fama è nata grazie a quello. Cheers

  7. Faccio outlet: sono l’unico che non è mai impazzito per questo film, che ho visto a noleggio con una compagnia dell’epoca. Ricordo che raggranellai 50 €uri scommettendo sul finale, previsto dal quinto minuto in poi… 😅

    • Che poi è anche il budget con cui hanno realizzato buona parte del film 😉 Non è riuscito, tanto che non ha nemmeno una conclusione vera e propria, è il pilota di una serie al momento di dieci film, ma alla sua uscita ha almeno riportato il sangue nel cinema horror per tutti. Cheers!

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